Se avessero Se avessero

Se avessero

Letteratura italiana

Editore

Casa editrice

Una mattina di maggio del 1945 tre (o quattro) partigiani si presentano col mitra in un villino di Milano alla caccia d'un ufficiale della Repubblica Sociale (o forse di tre), lo scovano, segue un ampio scambio di vedute, e se ne vanno. Da questo aneddoto domestico, si dipanano settant'anni di ricordi di un fratello quindicenne, confusi ma puntigliosi: il nero-sangue e il gelo della guerra, la triste farsa di sognarsi eroe, poi il "passaggio dalla parte del nemico" (iscrizione al PCI), e poi ancora un titubante far parte per se stesso; e il rapporto di reciproca protezione con il padre fascista; ma anche una collana di amori malriposti, le letture, il teatro, la musica, il calcio, gli amici. Testa e cuore però non fanno che tornare a quella mattina di maggio, a quell'ipotesi sospesa, a quell'eccidio mancato. Sermonti ci regala un libro sconcertante, che è anche la cronaca minuziosa di un interminabile dopoguerra.



Recensione Utenti

Opinioni inserite: 3

Voto medio 
 
2.3
Stile 
 
2.7  (3)
Contenuto 
 
2.7  (3)
Piacevolezza 
 
2.0  (3)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
Se avessero 2017-07-23 06:04:26 Pelizzari
Voto medio 
 
1.5
Stile 
 
2.0
Contenuto 
 
2.0
Piacevolezza 
 
1.0
Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    23 Luglio, 2017
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Senza respiro...

…ma in un’accezione negativa…Questo libro mi ha tolto il fiato fin dalle prime pagine. Soprattutto per lo stile che, seppure forbito e segno di una profonda conoscenza della nostra lingua, per me è stato un grandissimo ostacolo alla lettura, tanto che, pur essendo cosa per me impossibile, ho abbandonato la lettura. Mi sono sentita risucchiata come se la scala a chiocciola della copertina fosse un mulinello, ma invece che catturare la mia attenzione ed il mio interesse, lo ha respinto. La storia è una lunga ipotesi, da cui il titolo, che è, se non altro, molto azzeccato, visto l’incipit del libro. Sicuramente può piacere a chi è più appassionato di storia di me, sicuramente può piacere ai lettori che hanno gusti letterari di più alto livello dei miei. Io però personalmente l’ho trovato davvero molto pesante, al punto da essere per me davvero illeggibile. Con rammarico.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
no
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
Se avessero 2016-09-24 18:40:56 LaFataRibelle
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
LaFataRibelle Opinione inserita da LaFataRibelle    24 Settembre, 2016
Top 1000 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E poi un'ipotesi incompiuta e reale

Si dice sempre, per saggezza proverbiale, che con i “se” e con i “ma” la storia non ha diritto di realizzarsi: ebbene, in Vittorio Sermonti, dantista e letterato classe 1929, tutta questa sapienza di repertorio (abusata peraltro dai genitori) deve aver sganciato la molla dell'ispirazione autobiografica.
“Se avessero”, titolo evocativo ed astutamente incompiuto, prende le mosse dalla vicenda del maggio 1945, durante il quale tre giovani partigiani minacciano di denuncia e di morte il fratello maggiore FM (al secolo Rutilio Sermonti), reo di militanza tra le file del Duce e del Führer. Vittorio, irrequieto quindicenne, è lì ad assistere, crescere, familiarizzare con un nemico fanciullo e ben poco temibile: la sparatoria mancata lo condizionerà forse più che a tutti gli altri, stipati in quel vano dove avviene l'improvvisa fatidica irruzione.
L'ingresso milanese di via del Domenichino, col suo mestissimo mobiletto giallo e un numero variabile di porte e individui, è il punto di partenza e continuo ritorno di una narrazione sadicamente involuta: si fatica, lo si ammetta, a star dietro ai periodi dell'autore, eccessivo nell'inutile complessità della scrittura. Quando poi leggerlo diviene piacevole, forse perché ormai avvezzi, forse perché finalmente soccorsi da un testo più agile, ci si rende benissimo conto dell'ovvio: nell'”ingressino” (come lo chiama V.) tutto nasce, sì, eppure subito muore.
E non solo perché il fatto non sussiste (“se avessero” presuppone per sua stessa natura che non abbiano), ma anche e soprattutto perché non suscitano certo scalpore biografico, quei tre fucili puntati sul petto di chi poi sarà esponente di punta del deprecabile movimento neofascista.
È dunque la persistenza del non accaduto a dare avvio alla storia: non accaduto quale pretesto per raccontare invece i tanti e intensi accaduti della Storia con la “S” maiuscola, accanto a quelli ad essa strettamente legati, nati nel ventre della famiglia e nel percorso di vita dell'ottantasettenne ragazzo di una volta.
I personaggi di levatura culturale e politica che costellano le pagine vi si affacciano in un quasi incognito di falsa modestia (“non li cito al completo per non vantarmene troppo”, potrebbe essere la morale), col solo ausilio delle loro iniziali, in un gioco enigmistico per qualcuno non poi tanto semplice: svetta però, tra gli altri, un PPP dal precoce talento calcistico che altri non può né vuol essere se non Pier Paolo Pasolini.
Vi sono scelte e prospettive opinabili in questo libro, in quest'esistenza intellettuale e multiforme: nessuna vera condanna per il fratello, una stima evidente del proprio essere, un raccontare gli altri raccontando anzitutto se stessi. Non si può però negare che, nelle vesti di umili lettori, si rimanga coinvolti dagli eventi, dalle riflessioni, dai toni brillanti di questo testimone nostalgico di una giovinezza fiduciosa e appassionata: nostalgia che in realtà (almeno è ciò che passa) pare nulla di fronte al raggiungimento della quiete dell'animo, ambita condizione che per Sermonti ha nome “Occhi Pescosi”. È Ludovica la proprietaria di un simile sguardo, ed è per lei che si percepiscono forti l'amore e la gratitudine, rivelati con delicata ironia dall'uomo che le rinfaccia di avergli nascosto in silenzio tutta la voglia di morire.

Contorto e saccente quanto saggio e curioso, l'autore candidato allo Strega un po' ci assomiglia, nel trarre dal lento scorrere del mondo la stessa identica conclusione cui infine giungeremmo anche noi: se si tratta della nostra vita, della vita strettamente personale, un evento cancellato, riuscito, variato nella sua identità modifica il futuro soltanto parzialmente. Soltanto per noi. Così che la storia, nel nostro sentire, sarebbe capace di apparire (rispetto a quanto davvero accaduto) esattamente identica eppure profondamente diversa.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Se si apprezza la sintassi tortuosa senza legarsi al contenuto, "Senti le rane" di Colagrande; in quanto alla materia di racconto, consigliato soprattutto a chi segue lo stesso Sermonti.
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Se avessero 2016-05-31 03:29:57 Bruno Elpis
Voto medio 
 
2.0
Stile 
 
2.0
Contenuto 
 
2.0
Piacevolezza 
 
2.0
Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    31 Mag, 2016
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Mio fratello straariano, la sorellina sabauda

“Se avessero” di Vittorio Sermonti è un periodo ipotetico del terzo tipo di 200 pagine: “Il tema eponimo:… il che cosa avrei fatto, il chi sarei diventato se avessero sparato a mio fratello”.
Nel clima post liberazione il giustizialismo partigiano impazza (“A farla breve, Milano cadde come una pera nelle mani delle forze partigiane”): per camaleontismo italiano, prima tutti erano fascisti, adesso tutti non lo sono mai stati (fascisti). In seguito a una delazione, tre partigiani armati di mitra irrompono nella casa del narratore (“Mio fratello straariano… la sorellina sabauda… un carvanserraglio”). Cercano il fratello più grande, che ha un passato di amicizia con i nazisti (“Schutzstaffeln e comunemente si abbreviano SS”). L’interessato però convince i partigiani che stanno commettendo un errore…

Ne seguono ricordi dello scrittore (da balilla, “Andare alle adunate il sabato alle tre con quelle divisucce del cavolo scocciava a quasi tutti me compreso”), digressioni più o meno scanzonate (gli stupri ai tempi della guerra rappresentati in una barzelletta) e narrazioni su tempi passati (“Il gesto di arruolarmi era andato buco”) e presenti, descrizioni di crudeli pratiche di guerra (“L’aneddoto di un secchiello pieno di occhi visto da lui in Istria, occhi cavati… probabilmente dai titini alle popolazioni di lingua italiana”), racconti di amori.

Come ben sa chi si è destreggiato nella consecutio temporum ai tempi del liceo, il periodo ipotetico dell’irrealtà è insidioso e anche Sermonti, a parer mio, cade nelle trappole delle ipotesi del terzo tipo. Ma gli rimane un barlume di consapevolezza (“Qui mi accorgo che il soggetto, l’io che scrive in quanto io che è scritto, risulta piuttosto odioso…”), e se è in finale al premio Strega 2016 evidentemente non tutti hanno giudicato questo romanzo con la severità del sottoscritto. Anche sul piano stilistico, l’opera fa rimpiangere stili lineari, classici, non troppo sperimentali.

Giudizio finale: finalista?, estemporaneo, post neorealista.

Bruno Elpis

Indicazioni utili

Lettura consigliata
  • no
Trovi utile questa opinione? 
220
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Il mistero della donna tatuata
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il morso della vipera
Valutazione Redazione QLibri
 
4.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Echi in tempesta. L'Attraversaspecchi
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
La vita alla finestra
Valutazione Redazione QLibri
 
4.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il borghese Pellegrino
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il dolce domani
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La congregazione
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La strada di casa
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
4.5 (2)
Questa tempesta
Valutazione Redazione QLibri
 
2.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Giura
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'enigma della camera 622
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
3.2 (3)
La nostra folle, furiosa città
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)

Altri contenuti interessanti su QLibri