Cave canem Cave canem

Cave canem

Letteratura italiana

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Cave canem, "attenti al cane", è una scritta che si trova spesso all'ingresso delle domus romane. È appunto in una casa come questa che Publio Aurelio si ferma sulla via del ritorno a Roma, dopo aver trascorso la villeggiatura a Baia con l'amica Pomponia. La villa appartiene a Gneo Plauzio, un plebeo che ha fatto fortuna allevando pesce pregiato, ed è costruita sul lago d'Averno, la porta del regno degli Inferi. Non appena arrivato, il senatore-detective ha una brutta sorpresa: Plauzio Attico, figlio di Gneo, è stato trovato cadavere la notte precedente. Ben presto avviene un nuovo delitto e Aurelio apprende che sulla famiglia grava un'oscura maledizione...

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Cave canem 2019-01-26 09:22:18 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    26 Gennaio, 2019
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Un detective con la toga

Cave canem, tradotto in italiano attenti al cane, è un’iscrizione che si trovava sovente all’ingresso delle case romane ed è il titolo di questo romanzo giallo il cui protagonista è Publio Aurelio Stazio, un senatore appassionato di indagini e di belle donne. L’opera, scritta dalla bolognese Danila Comastri Montanari, è la prima di una fortunata serie in cui l’investigatore è sempre Publio Aurelio. Ho notato che da un po’ di tempo c’è la tendenza ad ambientare in epoche passate, anche di molto, delle trame gialle in modo da suscitare nel lettore ulteriori elementi di curiosità e di interesse; tanto per citare solo alcuni narratori che operano in tal senso troviamo Tiziana Silvestrin che ha creato la figura del capitano di giustizia Biagio dell’Orso che indaga nel corso del XVI secolo nella Mantova dei Gonzaga, e Ben Pastor, con il suo ufficiale tedesco Martin von Bora che alterna eventi bellici a investigazioni. Le particolarità dei protagonisti sono determinanti per il successo delle prose in cui appaiono e anche nel caso Publio Aurelio la simpatia che suscita con il suo acume, accompagnato da una sottile vena di ironia, è tale da far nascere in chi legge l’interesse per il romanzo al punto che anche gli episodi successivi costituiscono l’attrattiva proprio perché è sempre presente quel personaggio. Un altro aspetto fondamentale è l’ambientazione ed è qui che assume rilevanza l’aspetto storico; nel caso delle trame in cui è attore principale Publio Aurelio è la Roma imperale, che non mi pare abbastanza ben ricreata, perché l’atmosfera, il modo di procedere e anche i dialoghi non mi sembrano propri dell’epoca, ma ben più attuali. Quanto alla struttura dell’opera lo stile è leggero, il ritmo mai troppo lento e mai troppo veloce; fa difetto semmai un’analisi un po’ più approfondita dei personaggi, che in alcuni casi sembrano degli stereotipi e in altri ricalcano una caratterizzazione superficiale.
Insomma un po’ la suspence, un po’ un tuffo nella storia caratterizzano la lettura di Cave canem, un romanzo che potrebbe essere migliore solo che l’autore volesse dedicare maggiore impegno all’analisi psicologica dei protagonisti, inserendoli in un contesto in cui fosse più facile per il lettore calarsi nella vita dell’antica Roma.
Da leggere comunque perché consente un po’ di svago senza impegnare troppo la mente.

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