Narrativa italiana Romanzi storici Il giardino degli inglesi
 

Il giardino degli inglesi Il giardino degli inglesi

Il giardino degli inglesi

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Napoli, 1842. Sopra l'ospedale degli Incurabili il cielo è sulfureo come il Giorno del Giudizio la mattina in cui Gioacchino Fiorilli, Commissario di Primo rango presso il quartiere di San Lorenzo, apprende che il nome di Peter Darshwood è nell'elenco dei decessi delle ultime ore. Il giovane inglese era giunto da poco a Napoli per piangere la sorella Emma, scomparsa cinque mesi prima in circostanze altrettanto drammatiche. Nemmeno il tempo di ambientarsi in città che la morte, dopo una violenta aggressione, lo ha sorpreso in un vicolo buio. Napoli non ha avuto misericordia dei due giovani Darshwood, che vengono sepolti nel cimitero acattolico, quel cimitero degli inglesi tenuto come un giardino che, dopo l'omicidio della bella Emma Darshwood, il Commissario Fiorilli ha imparato a conoscere siepe per siepe, iscrizione per iscrizione. Dell'uccisione dell'insegnante di canto nell'orfanotrofio del Serraglio è stato accusato il Comandante della disciplina dell'istituto, Michele Florino, un uomo che tutti dicono invaghito della giovane inglese e diventato così privo di senno da non sopportarne il rifiuto. Il Commissario Fiorilli, tuttavia, non cessa un istante di pensare che dietro al duplice omicidio si nasconda in qualche modo la mano dell'ex medico del Serraglio, Domenico De Consoli, un uomo avvenente e carismatico ma anche sinistro e imperscrutabile. Il caso viene, tuttavia, chiuso quando la polizia rinviene gli effetti personali di Peter Darshwood nell'appartamento di un quartiere popolare napoletano. Peter - concludono le indagini - è stato vittima di una rapina ed Emma di un innamorato deluso. Fiorilli getterebbe la spugna se non giungesse a Napoli un terzo Darshwood: il padre Edward, schiacciato dai rimorsi per la morte prematura dei figli, e a conoscenza di alcune circostanze e dell'esistenza di un fascio di lettere di Peter che potrebbero gettare nuova luce sull'intera vicenda.

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Il giardino degli inglesi 2018-02-01 13:58:28 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    01 Febbraio, 2018
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“Siamo solo un gioco di luci e ombre”

Un affresco intenso, minuzioso e appassionato della Napoli di metà Ottocento. Questo è un romanzo che parla di storia, eppure nelle sue pagine non si trovano re, personaggi famosi o episodi presenti nei libri di scuola perché la storia che ci racconta si svolge per le strade, tra la gente comune, e ha come protagonista la miseria e la degradazione infantile.

Piccole fioraie, venditrici di spilli o di pannocchie arrosto. Mendicanti, ladruncoli, orfanelli abbandonati a se stessi. La città partenopea si ammanta di tinte fosche e atmosfere pericolose, diventando la scena in cui si muovono bambini di strada, vittime della fame, della povertà e della turpitudine di chi approfitta del proprio potere per violarne l’innocenza.

Con questo romanzo Valdimiro Bottone prosegue la narrazione già avviata con “Vicaria”. Se nella prima opera ci aveva presentato il mastodontico “Albergo dei Poveri”, un posto dimenticato da Dio e dalla Giustizia, teatro di squallore, miseria e crudeltà, in questo secondo episodio è il verde cimitero britannico a diventare simbolo di una verità che ha spesso un prezzo molto, troppo alto. Un prezzo fatto di dispiacere, di dolore, di morte.

Emma e Peter Darshwood sono deceduti nel tentativo di dare luce a ombre dietro cui si nascondono corruzione, viltà, perversione. La colpa di questi omicidi è stata velocemente addossata al poveraccio di turno, in una comoda verità. Eppure c’è ancora chi, come il Commissario Fiorilli, non ci sta a non capire e continua a combattere per la verità con i propri deboli mezzi e la propria forte onestà. Sullo sfondo, le mosse del demoniaco dottor De Consoli, viscido e depravato, a ideare e concretizzare il male. Sarà possibile arrivare alla verità? E quale sarà alla fine il prezzo da pagare?

“Il giardino degli inglesi” è un romanzo corale, in cui la trama si frantuma in molteplici filoni narrativi che coinvolgono diversi personaggi. Di grande pregio è l’impeccabile ricostruzione delle atmosfere d’epoca e la finezza psicologica con cui sono tratteggiati i personaggi. Con uno stile sontuoso, caratterizzato da una ricchezza linguistica ormai inusuale, Bottone racconta una storia in bilico tra bene e male, intessuta con molteplici fili, alcuni dei quali rimarranno sospesi, in attesa probabilmente di un seguito. Un buon romanzo, che, a mio avviso, paga forse un po’ in piacevolezza una certa frammentarietà narrativa, che si traduce in stanchezza di lettura e scarso coinvolgimento. Nel complesso, un lavoro apprezzabile per ricerca e qualità.

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