One big union One big union

One big union

Letteratura italiana

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Robert Coates, di origine nordirlandese, condivide molti dei pregiudizi che circolano, negli Stati Uniti, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. E così fin da giovanissimo diventa una Labor Spy, infiltrato nel movimento operaio americano ai suoi inizi. In questa veste, prende parte all'epopea degli Industrial Workers of the World: il sindacato rivoluzionario che cerca di organizzare precari, vagabondi, immigrati, manovali a giornata. Con lo scopo di dare vita alla One Big Union: il solo, grande sindacato che rechi in sé il modello della società a venire. Un'idea che sarà sconfitta, ma non senza un'accanita resistenza. Nel tentativo di sabotare dall'interno quel progetto, Coates incontrerà personaggi memorabili, senza riuscire tuttavia a riscattare la miseria progressiva della sua vita privata.

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One big union 2015-05-05 09:00:58 silviiia
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silviiia Opinione inserita da silviiia    05 Mag, 2015
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“AN INJURY TO ONE IS AN INJURY TO ALL”

Si tratta di un libro che rispolvera con maestria una pagina della storia americana spesso dimenticata, quella delle lotte operaie avvenute a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
Vicende complesse, sporche, che mettono in luce i subdoli meccanismi dello stato per riuscire ad annientare un’intera di classe di lavoratori, uomini e donne, decisi ad alzare la testa di fronte ai continui abusi.
Un pezzo di storia dunque, visto con gli occhi dell’immigrato nordirlandese Bob Coates, spia infiltrata nei movimenti sindacali, prima per conto dell’agenzia privata Furlong e poi della Burns, famose per aver contribuito efficacemente alla repressione del movimento operaio.
Bob è un personaggio complesso, religioso e nazionalista, che svolge i suoi incarichi con devozione e con la certezza di essere nel giusto; per lui riportare i lavoratori alla disciplina e all’obbedienza significa ripristinare l’ordine naturale del mondo e restituire alla nazione efficienza e produttività.
Alle vicende personali del protagonista fanno da sfondo i grandi scioperi di quegli anni, degli operai, dei ferrovieri, la rivolta di Haymarker a Chicago e il processo farsa che ne seguì; s’incontrano wobblies illustri: l’italo-americano Joseph Ettor, Elizabeth Gurley Flynn (sostenitrice, tra l’altro, di una grande campagna a favore di Sacco e Vanzetti) , lo scrittore Jack London, il bellicoso “Big Bill” Haywood, l’intellettuale John Reed, “l’angelo dei minatori” Mamma Jones e l’afro-americana Lucy Parsons, tutti intenti ad organizzare la lotta, fatta di scioperi e di sangue, dolorosa, disperata ma anche animata da forti ideali di giustizia e di benessere comune.
Un libro corposo, ricco di storia, formativo, che offre costanti spunti di riflessione e sottolinea tutte le sfaccettature, le contraddizioni e le contrapposizioni di due parti in conflitto tra di loro.
Primo fra tutti forse è il contrasto tra la solitudine della spia e l’esperienza sindacale, fatta di socialità, di condivisione e di solidarietà. Quest’ultimo concetto mi porta in conclusione ad un ulteriore osservazione, quella riassunta nel termine “One Big Union”, ovvero che la lotta per l’ottenimento dei diritti non può che nascere da una pluralità, da una forma di coscienza comune che ci permette di capire che siamo tutti uomini, con gli stessi diritti e la stessa dignità da rivendicare e da pretendere. Concetti importanti, mai come ora attuali e mai come ora dimenticati.

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