Sanguina ancora Sanguina ancora

Sanguina ancora

Letteratura italiana

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Tutto comincia con "Delitto e castigo", un romanzo che Paolo Nori legge da ragazzo: è una iniziazione e, al contempo, un'avventura. La scoperta è a suo modo violenta: quel romanzo, pubblicato centododici anni prima, a tremila chilometri di distanza, apre una ferita che non smette di sanguinare. "Sanguino ancora. Perché?" si chiede Paolo Nori, e la sua è una risposta altrettanto sanguinosa, anzi è un romanzo che racconta di un uomo che non ha mai smesso di trovarsi tanto spaesato quanto spietatamente esposto al suo tempo. Se da una parte Nori ricostruisce gli eventi capitali della vita di Fëdor M. Dostoevskij, dall'altra lascia emergere ciò che di sé, quasi fraternamente, Dostoevskij gli lascia raccontare. Perché di questa prossimità è fatta la convivenza con lo scrittore che più di ogni altro ci chiede di bruciare la distanza fra la nostra e la sua esperienza di esistere. Ingegnere senza vocazione, genio precoce della letteratura, nuovo Gogol', aspirante rivoluzionario, condannato a morte, confinato in Siberia, cittadino perplesso della "città più astratta e premeditata del globo terracqueo", giocatore incapace e disperato, marito innamorato, padre incredulo ("Abbiate dei figli! Non c'è al mondo felicità più grande", è lui che lo scrive), goffo, calvo, un po' gobbo, vecchio fin da quando è giovane, uomo malato, confuso, contraddittorio, disperato, ridicolo, così simile a noi. Quanto ci chiama, sembra chiedere Paolo Nori, quanto ci chiama a sentire la sua disarmante prossimità, il suo essere ferocemente solo, la sua smagliante unicità? Quanto ci chiama a riconoscere dove la sua ferita continua a sanguinare?



Recensione della Redazione QLibri

 
Sanguina ancora 2021-04-18 07:14:45 siti
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
3.0
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5.0
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5.0
siti Opinione inserita da siti    18 Aprile, 2021
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Uno per tutti, tutti per uno

Tredici snelli capitoli dal tono colloquiale e a tratti disinvolto si snodano in un improbabile romanzo sulla vita del grande scrittore. Non è un romanzo, sicuro. Non è nemmeno un saggio, questo è certo, verrebbe forse l’orticaria allo squisito Paolo Nori vedersi preso così troppo sul serio. Paragoniamo dunque questo scritto a una chiacchierata fra amici appassionati di letteratura, i quali hanno, in particolare, il piacere di parlare di Dostoevskij. E Paolo Nori lo potremmo paragonare all’animatore di tale chiacchierata, il più titolato a farlo non perché professore all’università, non perché scrittore e traduttore, ma semplicemente perché è come noi un appassionato di letteratura, nella fattispecie, lui, di quella russa. E allora sgomberato il campo da qualsiasi fraintendimento iniziale - Nori te lo fa capire subito con grande onestà intellettuale di che cosa si tratterà e spetta a te, caro lettore, accettare o meno questo patto narrativo implicito - si inizia a leggere una deliziosa biografia. Non ha il tono accademico, non è centripeta, piuttosto liquida, con momentanei travasi nella vita personale del curatore. E chi di noi non travasa la lettura nella sua biografia o la sua vita nella lettura? Inutile negarlo, il doppio filo è impossibile da sciogliere, il lettore che parla delle sue letture parla anche di sé. Tanto meno ha la presunzione di insegnarti qualcosa:

“È impossibile, secondo me, imparare Dostoevskij, non c’è un libro definitivo, su Dostoevskij, tanto meno questo, devo dire, ma ripercorrere la sua vita incredibile, io credo che sia una cosa che si può fare, se no questo libro cosa l’ho scritto a fare?”

Eppure, leggendo questa biografia si viene arricchiti e non solo dal confronto con la prospettiva di un altro lettore, ma anche da conoscenze sulla vita privata del russo ampiamente documentate da numerose fonti letterarie. Dal libro di memorie di Anna Dostoevskaja ,“Dostoevskij, mio marito”, Castelvecchi, Roma, 2014, a quello di Serena Vitale, “Il bottone di Puskin” o ancora a quello di J, Brokken, “Il giardino dei cosacchi”. Poi via via Gide, Nabokov, Freud, per stare su scritti disponibili in traduzione italiana, oltre al rimando a una essenziale bibliografia critica in lingua russa. La narrazione, seguendo un criterio gioco forza cronologico, ripercorre gli episodi salienti della vita dell’autore accostandoli puntualmente alla genesi e alla pubblicazione delle sue opere. Purtroppo, soprattutto all’inizio con una tendenza all’anticipazione della trama che potrebbe rovinare la lettura a chi ancora non conoscere l’opera omnia, tendenza che rientra progressivamente nel corso della trattazione. Si ritrova tutto ciò che già si sa rispetto alla vita dell’autore, con l’unica differenza che lo sguardo non è puntato solo su di lui ma abbraccia Gogol, Puskin, Turgenev, Goncarov e Tolstoj e le loro relazioni, quando esse, per pura coincidenza dei termini temporali delle loro esistenze, sono state possibili.
A me, lettrice non particolarmente amante dei russi, fatico sempre a leggerli, in particolare Dostoevskij, il libro in questione ha regalato un nuovo entusiasmo, è stato utile laddove alcune opere le avevo lette, è stato indispensabile per accompagnarmi al proseguimento delle successive, aprendomi al contempo alla lettura degli altri grandi, a partire da Lermontov, “Un eroe del nostro tempo”, seguendo con Gogol di “Anime morte”, per giungere a Puskin e al suo “ Eugenio Onegin”. Penso che su tutti la precedenza verrà però data a “ Il villaggio di Stepàncikovo e i suoi abitanti”, a detta di Nori uno tra gli scritti di Dostoevskij meno noti e più sorprendenti.

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