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Vesuvius

Letteratura italiana

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Sotto le pendici verdeggianti del Vesuvio Flavia rimpiange la sorte che l’ha obbligata a sposare il ricchissimo Quinto, molto più anziano di lei. Dall’altra parte della strada, Lucio Ceio, brillante uomo politico, spia la sua inquietudine, pronto a offrirle una breve passione clandestina. Quinto, spesso lontano per affari, intraprende un viaggio che lo inghiottirà nel mistero; nel frattempo, a Roma, la moglie di Nerone Poppea muore all’improvviso in circostanze poco chiare, e il console Plauzio, insieme ad altri senatori, aderisce a una congiura contro l’imperatore. Attimi di felicità e di tristezza, segreti tormentosi e brillanti carriere, vissuti da uomini e donne inconsapevoli che la bella e chiassosa città di Pompei sta per essere travolta da una catastrofe inimmaginabile. E su tutto incombe l’ombra del Vesuvio, il monte sacro a Giove, che nessuno all’epoca immaginava fosse un vulcano.

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Vesuvius 2016-01-09 15:22:27 Gondes
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Gondes Opinione inserita da Gondes    09 Gennaio, 2016
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LA MONTAGNA DI FUOCO

Appena ho saputo che Vesuvius era stato scritto da una ricercatrice ed archeologa, non ho avuto più dubbi, questo era il mio libro.
Leggendo il libro, sembra quasi di assistere alla cronaca di una tragedia annunciata, un pò come succede ai giorni nostri, ma prontamente ignorata. Con l’attenuante però che all’epoca non c’erano certo gli strumenti e la conoscenza che abbiamo oggi per prevenire questo tipo di tragedie.
Il libro parte dalla fine, e cioè dall’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.c, per poi ritornare indietro di quindi anni e raccontare le vicende antecedenti a questo spaventoso avvenimento.
Per farci entrare nell’atmosfera che si respirata nei vicoli di Pompei e di Roma, l’autrice ci farà conoscere un serie di personaggi con i quali imbastirà una storia fatta di invidie e tradimenti coniugali che ci faranno avvicinare gradualmente alla fatidica giornata dell’eruzione.
La storia raccontata non è di quelle che tengono il lettore con il fiato sospeso, ma comunque l’ho trovata molto interessante in quanto allacciata anche alle vicende degli imperatori del periodo (Nerone, Vespasiano e Tito). La cosa che mi ha colpito maggiormente è il fatto che la popolazione considerava il Vesuvio non come un vulcano, ma come una normale montagna molto fertile e produttiva . I terremoti che interessarono la zona, non erano in alcun modo collegati alla montagna di fuoco, ma alla volontà degli Dei. All’epoca si considerava invece come vulcano l’Etna.
La vita di tutti i giorni è raccontata molto bene e traspare nettamente la piena conoscenza dell’autrice dei temi trattati, con il risultato, non da poco, di aver l’impressione di passeggiare fra i vicoli delle lussuose case di Pompei e di partecipare ai numerosi banchetti a fianco dei protagonisti.
Grazie a questo libro posso dire di aver appreso nuove nozioni, che diversamente non avrei avuto modo di conoscere ed è proprio quello che cercavo in questo libro.

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Vesuvius 2013-07-06 12:46:21 calzina
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calzina Opinione inserita da calzina    06 Luglio, 2013
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Il Vesuvio dalle tinte rosate

Questo romanzo è stato scritto da Marisa Ranieri Panetta, archeologa e autrice di alcuni saggi tra cui alcuni riguardanti proprio Pompei. Le sue competenze professionali traspaiono nettamente in questo romanzo, che seppure rimane un romanzo quindi opera di fantasia, racchiude dentro se un tesoro di fatti storici realmente accaduti.
Attraverso le vicende della protagonista di questo romanzo, Flavia, ripercorriamo i quindici precedenti alla devastante eruzione del Vesuvio che distrusse la città di Pompei e i suoi abitanti nell’anno 79 d.c.
Flavia è figlia di un modesto mercante reatino che viene data in sposa contro la propria volontà ad un ricco commerciante pompeiano, Quinto. Da qui la vicenda poi si dipanerà tra tradimenti, nascite, trasferimenti, disagi e mondanità fino ad arrivare al triste racconto dell’eruzione.
Ho trovato questo romanzo alquanto gradevole. La cosa che più ho apprezzato è stata la capacità della scrittrice di far rivivere appieno il lettore nell’epoca narrata. Ho immaginato come la mente di questa scrittrice abbia partorito questo romanzo. Sicuramente studiare reperti archeologici non può essere ridotto a mero lavoro. L’archeologo si trova di fronte scoperte immense che aiutano a riscoprire la nostra storia, e inevitabile, credo, sia immaginare “l’anima” di quegli oggetti. Penso sia difficile non immaginare la donna che potrebbe aver portato al collo una bellissima collana ritrovata, oppure anche la storia dell’orafo che con le sue mani ha dato vita a tale meraviglia.
Ho immaginato questa autrice impegnata nell’accarezzare una collana ritrovata ed immaginare il volto di Flavia. Oppure osservare un dipinto di una sontuosa residenza pompeiana e immaginare la famiglia che possa avervi dimorato. Questo ho sentito in questo romanzo. La forza e la volontà di dare vita a dei personaggi rievocati attraverso dei reperti archeologici ritrovati.
La meraviglia di questo romanzo è il sapere descrivere con minuzia di particolari la vita e le abitudini delle donne e uomini nella Pompei del 79 d.c. .
È stata anche una scoperta per me sapere che i pompeiani non sapevano che il Vesuvio fosse un vulcano. Lo pensano una semplice montagna dal terreno “grasso”, ignari che proprio antiche eruzioni resero il terreno tanto fertile.
In questo romanzo sono tante anche le descrizioni dei rapporti umani degli abitanti di Pompei. Dai mestieri ed abitudini quotidiane ci ritroviamo anche immersi in innumerevoli tradimenti matrimoniali e figli illegittimi. Per questo ho trovato questo romanzo in parte dalle tinte rosate. Questo mix comunque risulta piacevole, mai volgare e dosato al punto giusto nell’ambientazione storica.
Per nota dell’autrice questo libro è stato scritto anche per evitare che abusi edilizi e cementificazione massiccia deturpi il paesaggio mettendo in pericolo anche gli abitanti da eventuali eventi naturali comunque sempre possibili. Io aggiungo anche altri due scopi a questa lettura.
In primis sicuramente il merito di far conoscere la vita a Pompei prima dell’eruzione del Vesuvio e ciò che essa ha distrutto in termini umani e materiali.
In secondo luogo un urlo di denuncia al degrado cui versano molti degli scavi archeologici italiani, in particolar modo quelli di Pompei ed Ercolano. Trovo scandaloso che un paese civile, che poi si decanti tale, lasci “sgretolare” dei tesori di tale pregio per mancanza di fondi. Non è forse la Storia antica con i suoi resti a fare dell’Italia il tesoro più bello del mondo?
L’unica pecca di questo romanzo è un inizio un po’ confuso. La vicenda parte dai fatti accaduti dopo l’eruzione e poi fa ritorno a 15 anni prima ripercorrendo con salti temporali le vicende che ruotano intorno alla protagonista. La parte finale poi si ricongiunge con la parte iniziale ma quest’ultima è ricca di particolari che possono essere apprezzati solo a fine libro, quando sono poi tornata a rileggerli per comprendere appiano il significato.
Comunque è una lettura che consiglio a tutti agli amanti dei romanzi storici e non.
Vorrei solamente terminare con un frase che mi è piaciuta tantissimo, non so che invenzione dell’autrice e trascrizione da un testo antico:
“…La Fortuna regala a chi nasce dei sacchetti pieni di farfalle. Contengono tutto quello che proveremo nella vita: uno contiene i dolori, un altro le gelosie, poi i momenti felici, i tradimenti, il gioco, la fatica. Dobbiamo aprirli tutti prima di morire, perché ci sono stati dati in sorte. Così, se le farfalle della tua felicità non hanno ancora preso il volo, stai sicura che prima o poi verrà il momento”.

Che meraviglia.

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