Narrativa straniera Classici La cantatrice calva
 

La cantatrice calva La cantatrice calva

La cantatrice calva

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La presentazione e le recensioni di La cantatrice calva, opera di Eugene Ionesco edita da Einaudi. Il ritratto dell'umanità che Ionesco ci offre non si presenta, se non in minima parte, come pittura e critica di costume, come ricostruzione grottesca e paradossale di caratteri e di situazioni. La sostanza è molto più impegnativa e tormentosa, di una natura che tende in qualche modo all'assoluto: la ricerca del senso e del perché della vita. Un tentativo, implicito o esplicito, che si rinnova in tutte le opere e che regolarmente fallisce, poiché nell'autore non c'è risposta. Ma è un'ansia genuina, per quanto sapientemente controllata, che costituisce la forza, o forse il presupposto della forza drammatica e poetica di questo teatro, il quale certamente per questa via, favorito dal tramite della forma comica, ha stabilito il suo tenace e fecondo contatto con il pubblico.



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La cantatrice calva 2012-04-06 10:58:31 Rosaliaa
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Rosaliaa Opinione inserita da Rosaliaa    06 Aprile, 2012
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Ti hanno mozzato la lingua?

Opera manifesto del Teatro dell'assurdo, genere quanto mai indefinito, a Ionesco il soggetto venne in mente mentre imparava l'inglese su uno di quei manuali che fanno studiare a memoria le conversazioni e, ripetendole, si accorse che quelle frasi mancavano di logica e comunicazione. Guardandosi attorno, capì che l'incomunicabilità, che involontariamente insegnava quel libro, era la norma in quell'Europa occidentale del dopoguerra, che aveva visto osteggiare l'identità umana, le certezze morali mancare, il buon senso ucciso. L'Europa che aveva conosciuto il nazismo, ossia l'universo antiumano, non si era allontanata dalla dimensione psicologica del regime, isolandosi: l'uomo aveva perso il senso della relazione, diventando un involucro di se stesso, agilmente interscambiabile con qualunque altra persona. E' questa la situazione dei protagonisti della breve pièce (non dura più di 45 minuti), gli Smith e i Martin. Essi, per quanto finemente radicati nel loro ruolo familiare, non esistono: esiste il signor Smith, non esiste l'uomo Smith, perché ha perso la capacità di parlare. Il linguaggio, così essenziale nel ciclo della vita di un essere umano, nella pièce di Ionesco è forma mentis e strumento di individualità e di pensiero. Perdendo la capacità di trasmutare la parola pronunciata (il significante) in un oggetto con significato, l'uomo perde anche la capacità di ragionare, di ascoltare, di provare sentimento. Conseguentemente anche tutto ciò che circonda l'uomo perde consistenza: il tempo, nell'opera rappresentata da un orologio a pendolo, batte i rintocchi a caso, senza rispettare il tempo; lo spazio, cioè il salotto degli Smith, è privo di calore e di personalità, tanto che alle ultime battute cambierà addirittura proprietario, diventando dei Martin.
La lettura è estremamente consigliata, è un libro poi molto piccolo: può essere curioso leggerlo sul pullman o sul treno, mentre si vive l'incomunicabilità del pendolarismo.

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