Narrativa straniera Fantasy La corte di rose e spine
 

La corte di rose e spine La corte di rose e spine

La corte di rose e spine

Letteratura straniera

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"Un paio di occhi dorati brillavano nella boscaglia accanto a me. La foresta era silenziosa. Il vento non soffiava più. Persino la neve aveva smesso di scendere. Quel lupo era enorme. Il petto mi si strinse fino a farmi male. E in quell'istante mi resi conto che la mia vita dipendeva da una sola domanda: era solo? Afferrai l'arco e tirai indietro la corda. Non potevo permettermi di mancarlo. Non quando avevo una sola freccia con me." Una volta tornata al suo villaggio dopo aver ucciso quel lupo spaventoso, però, la diciannovenne Feyre riceve la visita di una creatura bestiale che irrompe a casa sua per chiederle conto di ciò che ha appena fatto. L'animale che ha ucciso, infatti, non era un lupo comune ma un Fae e secondo la legge "ogni attacco ingiustificato da parte di un umano a un essere fatato può essere ripagato solo con una vita umana in cambio. Una vita per una vita". Ma non è la morte il destino di Feyre, bensì l'allontanamento dalla sua famiglia, dal suo villaggio, dal mondo degli umani, per finire nel Regno di Prythian, una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva solamente sentito raccontare nelle leggende. Qui Feyre sarà libera di muoversi ma non di tornare a casa, e vivrà nel castello del suo rapitore, Tamlin, che, come ben presto scoprirà la ragazza, non è un animale mostruoso ma un essere immortale, costretto a nascondere il proprio volto dietro a una maschera. Una creatura nei confronti della quale, dopo la fredda ostilità iniziale, e nonostante i rischi che questo comporta, Feyre inizierà a provare un interesse via via più forte che si trasformerà ben presto in una passione dirompente. Quando poi un'ombra antica si allungherà minacciosa sul regno fatato, la ragazza si troverà di fronte a un bivio drammatico. Se non dovesse trovare il modo di fermarla, sancirà la condanna di Tamlin e del suo mondo...

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La corte di rose e spine 2019-04-08 17:42:57 Violet H.
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Violet H. Opinione inserita da Violet H.    08 Aprile, 2019
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The Hunter & The Fae


*(POSSIBILI - SPERO NON TROPPI - SPOILER)*

La corte di rose e spine suggerisce grandi promesse. Ahimè, ho subito trovato alcuni punti poco forti e perciò poco credibili nei primi capitoli del romanzo, come ad esempio quando Tamlin si presenta a casa di Feyre sottoforma di bestia né lupo, né felino, né alce, reclamando a gran ruggiti vendetta, per poi placarsi inaspettatamente e offrirle misericordia come lei non ne ha offerto al suo amico lupo. Queste scene che virano da un'intensità emotiva vibrante a una calma improvvisa e quasi ridicola rendono il flusso della trama inverosimile, secondo me. Della serie: "Tu! Hai ucciso un mio caro amico! Te la farò pagare! Una vita per una vita! ... ... ... Verrai a vivere con me nella dimensione dei Fae, dove avrai cibo a volontà, un letto caldo, il sottoscritto a farti la corte e non sarai più costretta a mendicare né a patire la fame. Mi occuperò anche di aiutare la tua famiglia". Mah?
(Fortunatamente negli ultimi capitoli viene spiegata la ragione di quest'offerta; personalmente l'ho trovata sia valida che assurda nella sua ideazione fin troppa accurata; capirete cosa intendo se leggerete il libro!).
Questo racconto è un retelling della fiaba La Bella e la Bestia ambientata nel mondo fatato. Dark, fantasy e con alcune battute "spinte" e momenti di tensione.
Feyre è una cacciatrice diciannovenne che per un impulso momentaneo uccide un Fae in forma di lupo. (Se c'è il pericolo che l'animale in questione sia un Fae, considerando che hai la responsabilità ingrata di proteggere e sfamare la tua famiglia, per reclamare un semplice pasto dovresti evitare di correre inutili rischi abbattendo un povero lupo indifeso nel cuore della foresta, no? Ammettiamolo, non è stata una mossa geniale). Per questo motivo viene reclamata dalle antiche leggi e dall'accordo stipulato tra Fae e umani: una vita per una vita, la morte o l'esilio nelle terre dei Fae per essersi macchiata del sangue di un loro simile senza essere stata né attaccata né provocata.
Da questo momento in poi ci troviamo nelle terre dei Fae.

A parte Tamlin, i nomi delle altre fate non mi sono parsi un granché originali: Lucien, Alis, Andras (continuavo a leggere Andreas!).
Il particolare delle maschere indossate dai Fae invece è originale e interessante, crea mistero. Senza contare i toni e le sfumature dei loro lunghi capelli (o almeno, nella mia mente li hanno tutti lunghi!) e degli occhi cangianti. Di certo Tamlin possiede un fascino drammatico, quasi pigro, ma unico nel suo genere. Feyre mi sembra molto cruda e rivedersi in lei, almeno per quanto mi riguarda, è stato difficile: ho percepito il suo punto di vista come estraneo e talvolta un pochino irritante, anche se devo ammettere di averla trovata proprio per questo motivo una sfida interessante!
L'atmosfera è ben dipinta e suggestiona il lettore. Invece ho trovato la mappa un tantino fuorviante. Le terre dei Fae sembrano appartenere a un'altra dimensione, e tuttavia vengono rappresentate come spazio dominante che riduce gli esseri umani a misere raccolte negli angoli a Sud?
Comunque, dal momento in cui Feyre mette piede nelle terre magiche scopriamo nuove creature pericolose e l'esistenza di un segreto oscuro che avvolge le maschere indossate dai Fae. Qui la storia comincia ad assumere contorni più decisi, fascino e intensità. Il segreto di un buon fantasy, secondo me, è rendere quel mondo il più reale possibile.
A tal riguardo, Tamlin mi ha conquistata. Riesco a visualizzarlo chiaramente. È attraente, tormentato e malinconico.
Invece... qui mi rivolgo a chi ha già letto il libro: i Suriel non ricordano un po' troppo i Dissennatori di Harry Potter? Mi aspettavo che tali creature non conversassero fluidamente come i Fae o gli umani, la cosa mi ha spiazzato.
Questo libro è fantastico, ma ci sono dei punti di grande tensione che finiscono per chissà quale motivo con un picco deludente, non all'altezza. Il contenuto è appassionante, lo stile dell'autrice è ottimo... mi sfugge il motivo per cui mi sono sentita disillusa durante la lettura.
Ad ogni modo, proseguiamo! A quanto pare sulle terre dei Fae incombe un maleficio. Infetta gli esseri fatati e potrebbe estendersi alle case degli umani. Feyre è determinata a voler avvisare la sua famiglia (tanta lealtà, ora che la sua famiglia è in buone mani e non ha più bisogno di lei e di servirsi delle sue capacità per sopravvivere, mi sembra decisamente troppa). Stringe una strana e sottile alleanza, non proprio palpabile, con Lucien; il loro cameratismo mi piace.
E da qui, guai più grossi aspettano la nostra protagonista.
(I miti del popolo fatato in questo racconto non seguono fedelmente quelli del folclore conosciuto; fastidioso per gli appassionati del regno del sottosuolo ma originale per coloro che amano le variazioni. Io, ad esempio, rientro in entrambe le categorie).

Ci sono anche momenti e frasi hot in questo libro. Tra cui il Grande Rito che prevede una notte di accoppiamento selvaggio per i Fae... "Stanotte, Tam permetterà... a una potente e terribile magia di entrare nel suo corpo. Perderà il controllo della sua mente, del suo corpo, della sua anima, trasformandolo in un Cacciatore. Avrà un unico scopo: cercare una fanciulla. Dal loro accoppiamento scaturirà una magia che si diffonderà sulla Terra rigenerandone la vita per l'anno a venire", spiega Lucien.
Be', questo punto mi ha fatta sorridere ironicamente. Andiamo! Il modo perfetto per far esplodere il desiderio fra Tamlin e Feyre in modo carnale e incontrollabile, no? Già, già. A dire il vero non ho capito come mai questa "scena" sia stata inserita nel contesto generale, dato che non porta né benefici né svantaggi alla trama... Forse serviva solo per consentire ad entrambi di realizzare quello che provano l'uno per l'altra?

Feyre è un'umana davvero capace... forse un po' troppo per non essere una mercenaria esperta e aver già eliminato e catturato elementi fatati poco tempo dopo aver messo piede a Prythian, no? Senza un addestramento mirato a difendersi da un popolo immortale e guerriero e millenario, con qualche ridumento di caccia a suo favore, mi sembra però alquanto improbabile.
Un altro esempio di incoerenza lo troviamo nell'atteggiamento di Lucien nei confronti della violenza e della sofferenza altrui: nella prima situazione, quando assiste alla tortura inflitta a un povero Fae inferiore, vomita e scappa via dalla stanza; mentre nell'altra si occupa di staccare da un palo una testa appena mozzata senza battere ciglio.
Ah, e ricordate l'episodio del lupo? Ecco, Feyre è apparentemente prona a commettere stupide azioni insensate in preda a un impulso momentaneo. Anche quando si tratta di calici dal contenuto sospetto...
Plus, sembra che in casa del Signore Supremo, Tamlin, chiunque possa entrare senza essere stato invitato. Come Rhysand, per gli amici Rhys (sì, anche le fate si danno nomignoli), soprannominato la "puttana" di Amarantha, una figura femminile dalla pessima reputazione.
A proposito di figure femminili negative... Nesta, la sorella di Feyre, si rivela essere verso la fine un personaggio interessante. Un cuore di ghiaccio e un carattere rigido, mura elevate per proteggersi dalla rabbia e dal rancore e dalla paura. La sua glacialita' la fa quasi sembrare una Fae, e il suo cuore assiderato in realtà batte ancora e prova sentimenti. Specialmente per Feyre.
(Mi piacerebbe vederla in compagnia del malizioso Rhysand! Con la sua freddezza formerebbero di sicuro una coppia interessante!).

Il finale è scritto bene. Ma anche qui ritroviamo i sopracitati "picchi deludenti". Ho già spolerizzato a sufficienza, quindi dirò soltanto che durante una particolare situazione molto rischiosa Feyre viene aiutata da Tizio, Caio e Sempronio a sopravvivere. In teoria dovrebbe farcela da sola, perciò manca un tantino di coerenza. Sono i momenti più difficili che fanno la somma del coraggio e della tempra di un/una eroe/eroina. Insomma, stai affrontando il pericolo guardandolo dritto in faccia e non è credibile che ogni ferita ti venga guarita e che l'origine di tutto questo ti offra anche una doppia via d'uscita, giusto?
Di nuovo, capirete se leggerete il libro.

Sorprendentemente, nonostante tutte le smorfie perplesse che ho sfoderato durante la lettura, questa storia, a modo suo, mi ha catturata. La trama di base è ricca di promesse, come ho detto all'inizio, e mi è davvero dispiaciuto che mi sia parsa (in numerose occasioni) tanto inverosimile perché sarebbe potuta essere da sogno con il giusto ritmo sostenuto e ben studiato. Penso che alla fine dei conti una storia può rivelarsi incantevole e appagante anche se manca di una piena e salda realizzazione complessiva.

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