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Anime baltiche

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Mark Rothko, Hannah Arendt, Romain Gary, Gidon Kremer. C'è un legame sotterraneo tra alcuni grandi nomi della cultura mondiale: i paesi baltici dove sono nati e la cui anima li ha accompagnati nella fuga oltre confine. E sulle tracce di quest'anima che Jan Brokken attraversa Lettonia, Lituania ed Estonia ricostruendo le vite straordinarie di personaggi celebri e persone comuni, per riscoprire la vitalità di una terra da sempre invasa e contesa, dove la violenza della Storia è stata combattuta con l'arte, la poesia e la musica. Un romanzo per capire il XX secolo, perché "viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è la via più breve per arrivare a se stessi".

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Anime baltiche 2017-11-13 11:54:49 siti
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siti Opinione inserita da siti    13 Novembre, 2017
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UN VERO VIAGGIO

La bellezza del volume nasce dal fascino esercitato dal viaggio, elemento senza il quale queste storie non sarebbero state recuperate in egual misura, unito a quel sapore unico che solo le vicende umane sanno offrire, soprattutto se rese travagliate dalla Storia.
Jan Brokken, scrittore , giornalista, viaggiatore olandese , novello Chatwin, raccoglie infatti in questa antologia le sue impressioni di viaggio nelle Repubbliche baltiche, sapientemente dosate con la materia principale: il recupero di storie, di frammenti esistenziali, di affacci alla vita contraddistinti da un luogo di nascita, terra travagliata, di confine, di invasioni e di successive cessioni, perforato a ripetizione, come con la più brutale arma automatica, nella sua anima, nella sua identità. Si tratta in misura maggiore della ricostruzione di storie private di grandi nomi della cultura mondiale, da Sergej Ejzen?tejn a Romain Gary, da Kant a Hannan Arendt passando per Estonia , Lettonia e Lituania oramai definite in netti confini geopolitici ma dove echeggia ancora il sapore antico di toponimi scanditi in tutte le lingue dei dominatori. Non mancano però le vicende di sconosciuti che hanno in egual misura contribuito al grido di libertà e di indipendenza , levatosi dapprima con la gloriosa ondata successiva alla risoluzione del primo conflitto mondiale, successivamente con la Rivoluzione cantata nei primissimi anni novanta del secolo scorso.
Si rimane affascinati dal destino segnato di queste anime e dalla esistenza fatta di fughe, peregrinazioni, deportazioni, ricostruzioni di identità come nel caso del libraio di Riga Janis Roze, deportato in Siberia perché appartenente al ceto borghese o la storia taciuta dalle tv mondiali della giovane Loreta, morta da manifestante per la libertà durante l’attacco dei carri armati sovietici alla Torre della televisione di Vilnius nel 1991. Sappiamo oggi perché resiste, in queste terre, l’orgoglio . È con orgoglio che la figlia di Jakobson , sostenitore di illuminate riforme agrarie , scrittore, filosofo, nazionalista, fondatore del primo quotidiano in lingua estone, apre le porte della sua casa- museo. E “l’orgoglio non ha niente a che vedere con il nazionalismo, lo sciovinismo o l’arroganza. Essere orgogliosi del proprio paese significa credere in tutto ciò che lo rende speciale, diverso, unico. Significa avere fiducia nella propria lingua, nella propria cultura, nelle proprie capacità e nella propria originalità. Quest’orgoglio è la sola risposta adeguata alla violenza e all’oppressione”.
Bello e sincero questo libro che parte sempre da un frammento di storia e di identità per andare sapientemente e sul campo a ricostruire una visione più ampia facendoci conoscere così non solo vissuti genuini, certo dolorosi ma necessari affinché si capisca la Storia europea , ma anche architetture, librerie, strade, stazioni ferroviarie, boschi , passaggi segreti, confini segnati da una semplice soglia che permette la fuoriuscita subitanea dalla propria nazione. Un viaggio nella storia, inoltre, scandito da date ben precise che a fine lettura forniranno un quadro d’insieme più ampio e dettagliato della vera anima di una parte della nostra Europa, oggi entità politica la cui comprensione sfugge ai più, di fatto ancora coacervo di popoli, identità, lingue, tradizioni, etnie che faticano a sentirsi parte di un solo progetto probabilmente perché ancora non si conoscono.

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Anime baltiche 2016-12-09 16:01:42 joannes88
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joannes88 Opinione inserita da joannes88    09 Dicembre, 2016
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Ai confini dell'Europa

Ai nostri occhi, le regioni del Baltico appaiono come un’entità misteriosa e lontana dalla vicende storiche che ci riguardano direttamente. “Macchioline su una carta”: così il generale inglese H. H. Wilson definì Lituania, Lettonia ed Estonia durante la conferenza di pace di Parigi del 1919. Eppure, basterebbe una breve ricerca per scoprire che si tratta delle stesse terre che hanno dato i natali a uomini come Immanuel Kant, Hannah Arendt, Mark Rothko, Romain Gary ed altri ancora. Dietro ai paesi baltici esiste quindi una storia più interessante di quella che noi pensiamo: è questo il messaggio principale che lo scrittore olandese Jan Brokken ha voluto trasmettere ai suoi lettori con Anime baltiche (pubblicato in Italia da Iperborea nel 2014), un libro che non è solo un viaggio in questo remoto e semisconosciuto angolo d’Europa, ma anche tra arte, letteratura, cinema e musica, i segni più tangibili di una vicinanza culturale da molti nemmeno immaginata.

Attraverso la vita di alcuni celebri personaggi, l’autore racconta le vicissitudini di queste terre di confine, dove la convivenza di tedeschi, ebrei, russi, lituani, lettoni ed estoni ha prodotto nell’ultimo secolo violenti e drammatici conflitti, che hanno cambiato per sempre un mosaico etnico che aveva pochi pari in Europa per varietà e complessità. Che dire, ad esempio, della città prussiana di Königsberg, dove nel Settecento nacque il filosofo tedesco Kant? Oggi si chiama Kaliningrad, in onore a un bolscevico sovietico, e si trova in territorio russo. E Vilnius, l’attuale capitale della Lituania? All’inizio del Novecento era abitata da circa 100.000 ebrei, che costituivano il 40% della popolazione locale. Oggi, dopo l’Olocausto, non ne restano che poche centinaia. Ma gli esempi si potrebbero moltiplicare.
Le storie che Brokken ci descrive sono per lo più spaccati di vite sradicate, che hanno usato l’arte per reagire alle brutture della storia, nella speranza di un nuovo inizio. Lo scrittore Roman Gary esorcizzò nei suoi romanzi un passato triste e per lui inconfessabile. La filosofa ebrea Hannah Arendt parlò di quella “banalità del male” che tante vittime aveva mietuto in Europa negli anni dell’ultima guerra. Lo scultore lituano Jacques Lipchitz raffigurò nelle sue opere quell’angoscia che provò da bambino quando riuscì a sopravvivere fortunosamente a un pogrom. Il compositore estone Arvo Pärt espresse magistralmente nei suoi concerti quella spiritualità a lungo repressa durante il dominio sovietico.
In queste terre di dolorosi sconvolgimenti, solo la natura sembra essere rimasta identica a prima, con le sue fitte selve incontaminate, il mare gelido, le strade ghiacciate e i venti del nord che si abbattono su castelli in rovina e palazzi decadenti. Una natura a tratti maligna e in triste armonia con i tanti drammi umani del secolo passato.
Quello che emerge dalle pagine di Anime baltiche è un piccolo mondo perduto e dimenticato, che meriterebbe tuttavia di essere conosciuto più da vicino. La sua storia, in fondo, è anche quella della nostra Europa.

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Anime baltiche 2016-03-10 09:01:49 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    10 Marzo, 2016
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Un terrazzo sul Baltico

Questo bellissimo libro di J. Brokken è un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso Lituania, Lettonia ed Estonia, le tre Repubbliche baltiche, scoprendone i paesaggi memorabili, lo spessore culturale, soprattutto la travagliata Storia, che le ha viste martoriate dalla guerra e da invasioni e deportazioni russo-sovietiche e naziste . Gli abitanti sono stati più che decimati (la Lettonia, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale ha perso un terzo degli abitanti!). Parte della borghesia è stata deportata in Siberia. Gli ebrei hanno subìto sorti spaventose.
L'autore ci racconta tutto questo attraverso il vissuto di personaggi famosi e di persone quasi anonime, in questo caso con vicende ancora più toccanti, che talvolta ci rimangono impresse anche solo per qualche dettaglio, tant'è sconvolgente, come per la ragazza travolta da uno dei carrarmati inviati dall'ultimo ideologo comunista a sedare una protesta : con una gamba amputata dai cingoli, rivolge ai medici le sue ultime parole: "Potrò ancora sposarmi? Potrò ballare alle mie nozze?".

Appaiono poi le vicende di personaggi noti : il cineasta Ejzenstejn ; l'intellettuale Hannah Arendt, originaria della città di Kant, la prussiana Konigsberg, diventata la Kalingrad russa, "per diventare a fine secolo una città di banditi" ; poi lo scrittore von Keyserling e la baronessa Alexandra che sposò Tomasi di Lampedusa e trovò rifugio a Roma dove fu la prima psicoanalista italiana ; e ancora il pittore Rothko emigrato negli USA ed il compositore di musica spirituale Arvo Part.
Non minori protagonisti sono le popolazioni e i luoghi, reduci da percorsi storici spesso devastanti. Tra il 1914 e il '21, la città di Vilnius passò da una potenza all'altra, cambiando sovranità otto volte!

Non si tratta però solo di un testo sugli orrori subiti da queste terre, ma è anche un libro che trasmette sia il fervore culturale e umano, che si respira in questi luoghi, sia l'incanto della natura baltica. "Sotto la neve appena caduta, betulle, pini e querce emanano la calma maestosa delle statue (...) : è un paesaggio che impone la contemplazione".

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