Narrativa straniera Romanzi autobiografici Un'odissea. Un padre, un figlio e un'epopea
 

Un'odissea. Un padre, un figlio e un'epopea Un'odissea. Un padre, un figlio e un'epopea

Un'odissea. Un padre, un figlio e un'epopea

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Nel gennaio del 2011, al primo incontro del seminario sull'Odissea tenuto da suo figlio Daniel, mescolato alle matricole diciottenni siede Jay Mendelsohn, matematico e ricercatore scientifico all'epoca ottantunenne. «Sarà un incubo», pensa Daniel a fine mattinata, quando appare chiaro che Jay non si atterrà al ruolo di silenzioso uditore che aveva immaginato per lui. Il vecchio Mendelsohn è cresciuto nel Bronx ed era ragazzo durante la guerra. Detesta la debolezza e il raggiro, valuta le cose in base alla fatica per ottenerle e la sua sola fede è nelle scienze esatte. Non può non aver da ridire sulla figura di Odisseo, il polytropos, l'uomo dalle molte svolte, ma anche dai molti trucchi, lacrime, aiuti divini, donne. «Non capisco perché dovremmo considerarlo un grande erooooe», ripete Jay per lo stupore divertito degli studenti. Eppure, settimana dopo settimana, affronta le tre ore di viaggio da Long Island al Bard College per apprendere dalla voce di suo figlio delle Vacche del Sole e di Penelope e del nostos. E va oltre: quando Daniel, quasi per gioco, gli propone una crociera nel Mediterraneo che ripercorra i luoghi dell'epopea, Jay acconsente. Per Daniel è un'esperienza pregna di rivelazioni: per mano a suo padre capisce appieno lo sgomento dell'Ade; nei ricordi coniugali del vecchio genitore ritrova la forza dell'homophrosynē, il «pensare allo stesso modo», e in quell'uomo inaspettatamente tanto aperto e socievole, in classe come a bordo, non riconosce forse un Odisseo dalle molte svolte? Di certo è un Laerte, il cui corpo caduco presenterà il suo conto di lì a breve. «Ma la nostra odissea l'avevamo vissuta, – osserva Daniel prima che accada, – per la durata di un semestre avevamo navigato insieme, per così dire, attraverso quel testo, un testo che a me – e ai lettori con lui – sembrava sempre più relativo al presente e meno al passato»

Recensione della Redazione QLibri

 
Un'odissea. Un padre, un figlio e un'epopea 2018-03-09 18:32:26 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    09 Marzo, 2018
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un lungo viaggio alla ricerca della propria identi

Daniel Mendelsohn è un docente universitario, studioso di lettere classiche, critico e traduttore. Ha scritto: Gli scomparsi, un libro lettera aperta al proprio nonno. Ora pubblica Un’odissea. Un padre un figlio e un’epopea: un testo che intreccia la storia del suo defunto padre Jay con riflessioni colte ed erudite sull’Odissea di Omero. Moltissimi sono i temi trattati, presi a spunto sempre dall’Odissea e trasposti, quali le relazioni padre e figlio, l’educazione e l’indentità. E’ una mescolanza tra memorie personali e critica letteraria, come ben precisato sin dal prologo:
“probabilmente anche chi non ha letto l’Odissea conosce la leggenda dell’uomo che impiega dieci anni a tornare a casa dalla moglie; ma, come si apprende nelle scene iniziali, quando è partito per Troia Odisseo si è lasciato alle spalle anche un figlio appena nato e un padre nel fiore degli anni. La struttura del poema sottolinea l’importanza di questi due personaggi: l’epopea inizia col figlio ormai adulto che parte alla ricerca del genitore perduto (…)e si conclude non col trionfante ricongiungimento dell’eroe con sua moglie, ma col lacrimoso ricongiungimento di quell’uomo con suo padre, ormai anziano e deperito. L’Odissea non è dunque solo una storia di mariti e mogli, è anche, e forse ancor di più, una storia di padri e figli.”.
L’autore è un brillante docente capace di ammaliare schiere di studenti con un seminario sull’Odissea, l’idillio però sembra rompersi quando tra le matricole spunta anche il volto di suo padre, Jay, che è un matematico, ricercatore scientifico, carattere ruvido, ottant’anni, la lingua fin troppo aguzza dell’uomo che si è fatto da solo. Davvero un inferno, Jay non riesce neanche a capire perché Ulisse debba essere considerato un eroe, e poi si susseguono le lezioni e i racconti, finchè arriva la proposta spiazzante del figlio: un viaggio in Grecia per ripercorrere i passi dell’uomo dal multiforme ingegno. Così i due partono per una crociera, denominata “Sulle tracce dell’Odissea”, in cui:
“La crociera seguiva il tortuoso, decennale itinerario del mitico eroe nel suo arduo ritorno a casa dopo la guerra di Troia, funestato da mostri e naufragi. Iniziava nella stessa Troia, il cui sito si trova oggi in Turchia, e terminava a Ithaki, una piccola isola del mar Ionio che si presume corrisponda a Itaca, il luogo che Odisseo chiama casa. E così, (…) partimmo per la crociera che durava in tutto dieci giorni, uno per ogni anno del lungo ritorno a casa di Odisseo. “.
Il rapporto padre-figlio è scandagliato in tutti i suoi possibili aspetti sempre in parallelo e in riferimento con il poema omerico. Per cui, oltre il prologo il cui testo prende un terzo dell’intera narrazione, e ha una importanza fondamentale, il libro è suddiviso in cinque grandi capitoli: Telemachia, è il primo capitolo in cui si parla di istruzione, suddiviso in due sottocapitoli: Paideusis e Homophrosyne, ovvero padri e figli e mariti e mogli. Il secondo è Apologoi, ovvero Avventure, dove il viaggio compiuto da Odisse è esaminato nei minimi particolari. E poi c’è Nostos, ovvero il ritorno a casa, a cui fa seguito Anagnorisis: il riconoscimento di Odisseo da parte di tutta la famiglia. Per ultimo c’è Sema, ovvero Il segno dove si parla della tomba vuota, presagio di future disgrazie, che conduce al racconto della dipartita del padre dell’autore.
La conclusione è un memoir raffinato e struggente,
“capace di dare corpo e forma all’universalità dei classici. Omero ha una definizione per coloro che si sanno esprimere in modo tanto ammaliante: hanno parole alate. Mendelsohn ha parole alate.”
Il libro è certamente incentrato sulla necessità di conoscere di più il proprio padre, un uomo di indubbio fascino, di granitiche certezze, matematico che esaminava ogni cosa scientificamente, nel dettaglio. Quest’ultimo particolare è determinante perché l’autore è un classicista. Ma questo invece di allontanarli, li unisce nel profondo, in un connubio di rara intensità.
Un altro tema espresso nel testo è la ricerca spasmodica di stabilire in che cosa consiste la vera identità dell’uomo. L’autore si domanda quante identità può assumere l’essere uomo. La risposta è che lui ha imparato che il padre, come tutti, di identità ne ha tante e l’autore lo comprende quando parlano insieme della sua omosessualità, che i suoi genitori hanno vissuto nella più totale normalità. Poiché: “La prima cosa che Dio ha creato è l’amore”, una frase citata da Seferis, che è una poesia immortale. Ma questo verso è da mettere assieme al successivo: “la prima cosa che Dio ha creato è il viaggio.”. Come è possibile che Dio abbia creato due prime cose? La risposta è nella divinità e in secondo luogo nel fatto che chi parla è un poeta. E riflettendo infatti le due creazioni sono l’essenza della stessa Odissea.
Un viaggio epico colto e raffinato, un saggio più che un romanzo di grande natura accademica, che non può che essere apprezzato. Una lettura non per tutti, però.

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Consigliato a chi ha amato Omero, L'Odissea per affinità di temi.
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Un'odissea. Un padre, un figlio e un'epopea 2018-05-10 20:32:41 68
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68 Opinione inserita da 68    10 Mag, 2018
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Origine ed identità perdute

Che cosa veramente sia e rappresenti “ L’ Odissea “ vissuta e riproposta attraverso un parallelismo tra storia e personaggi in un romanzo che ridiscute l’ intricato rapporto padre-figlio ( Daniel-Jay, Telemaco-Ulisse ), ma che tratta anche di altro.
È questo l’ intento di Daniel Mendelsohn, che, servendosi della propria esperienza di studioso di lettere classiche, traduttore e docente universitario, rivisita e ridiscute le tappe di una vita al fine di una riscoperta personale e relazionale in un viaggio della conoscenza.
Si cerca un parallelismo tra idee e contenuti con un poema che è una storia di padri e figli oltre che di mariti e mogli. Ed allora, in un romanzo costruito su una trama esile, la partecipazione dell’ anziano padre Jay, matematico d’ eccellenza, ad un seminario tenuto dal protagonista e narratore della storia, il figlio Daniel, sui temi del grande poema omerico, è proprio la rivisitazione dell’ Odissea a suscitare un certo interesse e spunti di riflessione in un testo altrimenti fragile e balbettante.
L’ infinito peregrinare di Odisseo si traveste in viaggio della scoperta attraverso le stagioni della vita, dalla nascita alla morte, e lui è l’ uomo del dolore, versatile, fragile, riflessivo, enigmatico, dalla lacrima facile.
Un percorso accidentato nella magnificenza della cultura classica e di una lingua ( il greco antico) ricca di sfumature e dettagli filologici, un moto perpetuo che non segue una linea retta, un insieme concentrico e circolare di storie, una trama costruita su flashback, digressioni, artefatti.
L’ autore svela l’ iter omerico sfogliando ogni singolo libro del poema, che ha inizio con la ricerca del padre ed il processo di maturazione da parte di un figlio che non lo ha mai conosciuto realmente affermando che pochi figli sono uguali ai padri, i più sono peggiori e solo pochi migliori.
Durante la gioventù di Daniel Jay è stato assente, rigido, schematico, introverso, non ha mai pronunciato la parola amore, contrapponendosi ad una madre estroversa, piacevole, divertente.
Da sempre in casa si è vissuta una certa tensione attribuendo ( da parte di Jay ) una importanza maniacale all’ istruzione fino al fatale innamoramento per lo studio della lingua greca.
A Jay non è mai piaciuta la figura di Odisseo, un uomo da lui ritenuto debole ed inerme, un eroe antieroe, di continuo assistito dagli Dei, lacrimoso, ingannatore, bugiardo, baro.
Per contro di se’ dice di non avere mai barato ne’ mentito, ma quante facce possiede un padre e quale quella vera? In fondo i genitori ai nostri occhi si mostrano misteriosi quanto noi non lo siamo ai loro.
Proseguendo nel viaggio parallelo della scoperta e della conoscenza ( apologoi ), l’ Odissea affronta il tema della riconciliazione con il passato per aprirsi al futuro rivelando quanto il viaggio sia più importante della meta fino al tanto sospirato momento del ritorno ( nostos ).
I temi del poema riguardano anche identità e riconoscimento ed affrontano il cambiamento del proprio aspetto e del come ci si senta, che cosa si percepisce di se’ e che cosa vedono gli altri con un epilogo che sottolinea l’ importanza del linguaggio vista l’ inaffidabilità del corpo, il mutamento esteriore ed il mantenimento della sola identità.
Scopriamo come le piccole cose diano reale fondamento all’ intimità e come spesso consideriamo solo ciò che vogliamo senza accorgerci di quello che realmente abbiamo davanti.
Alla fine Daniel comprenderà che suo padre è stato veramente uno studente del suo corso intrattenendo sorprendenti relazioni amichevoli con gli altri studenti e che il suo passato va riletto alla luce del presente e grazie a testimonianze, interrogativi e ad un percorso a ritroso nel tempo ( come intraprese Telemaco ), che il suo matrimonio nel corso degli anni ha goduto di quella omophrosinee ( il pensare allo stesso modo ) che ha sconfitto il passare del tempo ( come il matrimonio tra Odissea e Penelope ), e quanto un padre conosca pienamente il figlio, mentre il figlio non può conoscere in tutto il padre.
Ed allora l’ Odissea non è che una biografia e che cosa è Odisseo se non il poeta della sua stessa vita? Nel poema omerico si narrano storie vere e presunte, ma così avviene anche nella quotidianità, in quella continua invenzione narrativa a cui tutti noi ci affidiamo per dare un senso al mondo che ci circonda.

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