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Anime morte
 
Anime morte 2015-01-22 13:56:19 Cristina72
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    22 Gennaio, 2015
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"Io sono un uomo, Eccellenza!"

A dispetto del titolo un po' lugubre, “Anime morte” è un libro carico di ironia, beffardo verso l'intero sistema sociale della Russia ottocentesca, un tantino noioso a volte, per un eccesso di digressioni che forse l'autore non ha fatto in tempo a sfoltire.
L'opera, incompiuta, doveva essere la prima di un “poema in prosa” in tre parti e non manca di capitoli magistralmente scritti, caratterizzati da un'arguzia che lascia intendere senza dire, che lusinga per canzonare, oltre che da pagine di interesse gastronomico non irrilevante, tra pranzi a base di storione, pasticcini ripieni, salmone, caviale e ogni altro ben di Dio innaffiato da vodka a cui i vari personaggi, anche quelli oppressi dai debiti, difficilmente rinunciano (lo spirito di ospitalità russo del tempo sembra davvero impareggiabile).
Seguiamo il protagonista Cicikov - “un uomo molto ammodo, comunque lo si rigirasse” - attraverso il suo viaggio a caccia di anime morte “in buchi sperduti, in angoletti remoti dell'Impero” dove pigrizia e apatia vanno per la maggiore, luoghi lontani dai fasti di Mosca e Pietroburgo ma non meno corrotti.
“Anime” erano i contadini servi della gleba che lavoravano per i proprietari terrieri, e acquistare da questi ultimi quelli deceduti ma ufficialmente ancora in vita in base all'ultimo censimento sembra a Cicicov un affare vantaggioso, sebbene ai limiti della legalità.
La sua idea è quella di ipotecare le anime passate a miglior vita, una volta venutone in possesso in cambio di pochi rubli, per comprare terreni, realizzando così il sogno di diventare proprietario di una discreta tenuta.
Gogol descrive paesaggi, ambienti, persone e cose infondendo a tutto l'insieme un soffio vitale, trasformandoli in qualcosa che il lettore ha quasi l'impressione di avvertire con i cinque sensi.
Ne esce un gustoso ritratto d'epoca della Madre Russia e dei suoi figli, dai toni talvolta un po' enfatici e moralistici (soprattutto nell'ultima parte) ma di grande efficacia quando lo scrittore “castiga ridendo mores”.
Il romanzo è anche un interessante viaggio nel tempo, tra usi e costumi che non esistono più e vizi sorprendentemente attuali, connaturati all'essere umano.
Cicicov è fondamentalmente un briccone neanche tanto intelligente, è vero, ma chi è senza peccato...
“Tutta la mia vita è stata un vortice turbinoso o una nave fra i marosi, in balia dei venti. Io sono un uomo, Eccellenza!”.

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Commenti

5 risultati - visualizzati 1 - 5
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Bella analisi e bel commento, bella l'idea del viaggio nel tempo.

Complimenti.
Riccardo
Gran bel commento, Cristina.
Il libro mi è parso ad un livello letterario sicuramente buono, anche se forse la leggibilità non sempre è coinvolgente, come tu stessa hai rilevato.
Letto e riletto; una prima volta da giovane adulto, poi qualche anno fa. Nicolaj Gogol il padre della letteratura russa dell'800. Grazie. Ciao.
Ferruccio
@Ferruccio: grazie a te che hai segnalato l'opera, e grazie a tutti :-)
In risposta ad un precedente commento
gracy
23 Gennaio, 2015
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Ottima segnalazione Cristina, dei russi Gogol è l'autore che viene citato meno.
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