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Narciso e Boccadoro
 
Narciso e Boccadoro 2018-07-08 18:28:52 68
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
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Piacevolezza 
 
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68 Opinione inserita da 68    08 Luglio, 2018
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Opposte complementarietà

Una ambientazione medioevale svela “ Narciso e Boccadoro “, a metà tra fiaba e romanzo picaresco con accentuata impronta filosofico-esistenziale.
Molteplici i temi trattati, gli spunti di riflessione ( spirito-materia, arte-vita, religiosità, identità, destino, amore-morte, origine della vita ), i simbolismi, gli elementi psicanalitici, in primis una marcata duplicità ( caratteristica dei romanzi di Hesse ) non solo dei protagonisti, ma nell’indirizzo del racconto.
Narciso è l’ insegnante, ascetico e spirituale, scuro e magro, pensatore e sognatore, Boccadoro l’ allievo, anima di fanciullo, radioso e florido, empirico e sperimentatore.
Opposti attratti dalla propria complementarietà, esseri superiori, con doti e caratteristiche precise, e con un monito particolare dal destino.
Narciso possiede un talento naturale nel leggere l’ animo degli uomini, il nucleo della sua vita è al servizio dello spirito, del verbo, nel guidare i suoi scolari ad alte mete spirituali tenendosi alla larga dal piacere dei sensi, devoto alla sola forma più alta, quella spirituale.
Non crede che Boccadoro, accompagnato dal padre al convento di Mariabronn, sia destinato alla vita ascetica, il suo compito sta nell’ indicargli la natura del proprio destino con il rischio di perderlo.
Boccadoro ha dimenticato una infanzia che lo ricerca dalle profondità dell’ anima, insegue la madre primigenia, quella figura di donna lasciata prematuramente che ne ossessionerà la giovinezza consegnandolo a plurimi afflati amorosi senza alcuna reale speranza d’ amare.
Egli soffre la dimenticanza di una parte del suo passato, sua madre e tutto quanto a lei si riferisce. L’ ha persa piuttosto presto, non sa altro ma pare vergognarsi di lei nonostante ne abbia ereditato le doti.
Un giorno la sua immagine ritornerà, una madre che è natura, contrapposta allo spirito paterno che nella natura non potrà mai vivere. Quella vita in convento che suo padre ha progettato per lui vorrebbe essere purificazione dalla memoria materna o solo vendetta.
In Boccadoro nulla è vivo e reale al di fuori della sua vita interiore, il battito ansioso del cuore, il doloroso pungolo della nostalgia, le delizie e le angosce dei sogni.
Lasciando il convento si è addentrato in un reale dove non si parla, dove le parole ed il pensiero non hanno significato ed ha iniziato a vagare per il mondo, assaporando brama ed amore, piacere e dolore in una vita da vagabondo, con il desiderio di divenire un artista, la caducità della vita umana contrapposta alla eternità dell’ opera d’ arte.
Nell’ arte e negli artisti non ricercherà fama e danaro, ma altro. Durante il suo peregrinare smarrirà la grazia adolescente e l’ ingenuità fanciullesca plasmando un animo senza amici ed un cuore che appartiene alle donne, ma solo amore e voluttà sono in grado di scaldare la vita.
L’ arte e’ verità, eternità, unione ed identificazione del mondo paterno e materno, dello spirito e del sangue ed il giusto motivo per cui è lecito porsi al suo servizio.
Dopo anni di vagabondaggio la giovinezza di Boccadoro è appassita e sciupata, inevitabile il ritorno al monastero, pervaso da luoghi e persone che vivono in lui ma con l’ esigenza di creare qualcosa che gli sopravviva, di vivere senza rinunciare alla nobiltà della creazione.
Sa di avere vissuto tra l’ orrore del mondo e la ricerca del piacere per sfuggire il dolore, alla continua ricerca di un’ alternativa che lo potesse aiutare a superare la caducità della vita ed a rendere eterno il transitorio.
Oggi, finalmente consapevole e pacificato con se stesso, il contatto con la morte assume per lui un suono profondo ed amoroso, il suo appello si fa richiamo d’ amore.
Narciso lo osserva, estasiato, ne assapora la rinnovata essenza, conoscendone l’ intimità, e ne accompagna il faticoso cammino, consapevole della loro profonda amicizia ed ascoltandone le ultime parole…

…” Ma come vuoi morire un giorno, Narciso, se non hai una madre? Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire “…

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Commenti

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Bella recensione, Gianni, come sempre.
Personalmente, questo libro è piaciuto poco. L'ho trovato con qualcosa di troppo, con delle ombre di enfasi. Forse non l'ho neppure terminato. Si tratta però di impressioni piuttosto lontane nel tempo.
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Matelda
09 Luglio, 2018
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Condivido al 100% Lo lessi molti anni fa e non mi piacque, anche se allora era davvero à la page
Un commento che spiega con semplicità una storia variamente interpretabile. Davvero molto ben fatto.
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68
11 Luglio, 2018
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Ciao Emilio, forse la chiave di lettura del romanzo sta nel non considerarlo tale, ma a metà tra una fiaba ed un saggio, in cui i personaggi sono simbolici. A questa stregua, il romanzo in se’ sarebbe piuttosto deludente, considerandolo altro ci sono vari spunti di riflessione.
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68
11 Luglio, 2018
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Certamente, si parla di molti anni fa, insieme a “ Siddhartha “, ma hanno poco del romanzo....
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68
11 Luglio, 2018
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Grazie, la difficoltà nella presentazione sta nel definire esattamente di cosa trattino romanzo e storia e di collocarli in una chiarezza espositiva sintetizzata.
Uno dei libri che mi ha segnata di più in assoluto. Dopo "Narciso e Boccadoro", ho guardato la vita con occhi diversi: meno stereotipi e più fede nel bello, ovunque esso sia. Eccellente la recensione.
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68
16 Luglio, 2018
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Sicuramente un romanzo di formazione, con temi ragguardevoli che scansa ogni banalità e con un grande senso di essenzialità un caro saluto
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Unda Maris86
17 Luglio, 2018
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Concordo pienamente. Ti suggerisco anche la lettura della raccolta antologica "La musica del mondo", pubblicata nella collana degli Oscar Mondadori, che contiene in forma di estratto i pensieri più belli di Hermann Hesse. Saluti.
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