Narrativa italiana Racconti Ranocchi sulla luna
 

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Ranocchi sulla luna

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Nelle pagine di Primo Levi gli animali non rappresentano una curiosità marginale o un divertimento accessorio, ma sono parte integrante del suo immaginario e della sua moralità: rappresentano un diverso modo di parlare delle scelte che ogni uomo deve affrontare. Primo Levi è affascinato dalle capacità con cui esseri d'ogni specie, compresi i parassiti, hanno risposto alle difficoltà dell'ambiente elaborando soluzioni ingegnose, quasi altrettante filosofie di vita. Sino dalla fine degli anni Cinquanta Primo Levi ha dedicato loro racconti, articoli, interviste immaginarie e poesie, in cui ha messo a frutto l'acutezza delle sue osservazioni, e la curiosità di uno sguardo sorridente e pensoso, mai sentimentale o antropomorfo.

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Ranocchi sulla luna 2015-02-06 12:00:18 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    06 Febbraio, 2015
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La prego, non dimentichi il mare

Di recente pubblicazione, questa entusiasmante raccolta contiene un buon numero di racconti e di elzeviri, alcune interviste (immaginarie) e qualche poesia  che Primo Levi scrisse a partire dagli anni Cinquanta. 
Il soggetto che regna sovrano in ogni composizione e' senz'altro il regno animale, si tratti di animali comuni, di bestiole esotiche o di creature dall'embrione di fantasia e mitologia. 
Stilisticamente raffinati e di penna forbita ed elegante, imburrati da una mente emotiva, sottile e tagliente ma logica e propositiva, a discapito di copertina e titolo si tratta di un repertorio adatto a menti adulte e non a bambini.
L'iter si ripete in ogni racconto, la perfezione innocua nasce sempre in natura, l'intelligenza nobilita l'uomo, ma la coscienza dell'intelligenza così assente nel mondo animale e invece così presente nel sapiens troppo spesso debilita.
Si gira pagina e si torna alla fonte, ci si diletta  ascoltando le meraviglie delle specie animali, si assorbe la pace di una quercia che cresce e si nutre per secoli senza dare disturbo a nessuno. Ci si inabissa col tuffo di un gabbiano che pescava pesci prima di dimenticarsi cosa fosse il mare. Rapiti si contempla la corsa disperata di un centauro, nato dall'amplesso di piu' specie nel fertile fango che ricoprì la terra dopo il diluvio universale. 
E rieccoci con lo scorrere dei paragrafi in epilogo, dove giunge l'uomo che troppo manipola, tortura e distrugge e badate bene non serve chiamarsi Primo Levi  per prenderne atto.

Una produzione assai brillante e piacevole sia nella forma che nei contenuti , essa stimola alla riflessione, il tocco e' realistico e toccante. 
Vedete, se sulla falsa riga di questa raccolta Levi ci avesse scritto per ipotesi del mare in burrasca, saremmo potuti annegare solo leggendo righe del rumore di bufera.
Perfetto per i sensibili, per i pensatori e per chi cerca una compagnia non impegnativa ma di un certo livello.
Buona lettura.

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