Narrativa italiana Romanzi storici Il rumore del mondo
 

Il rumore del mondo Il rumore del mondo

Il rumore del mondo

Letteratura italiana

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L’ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, sposa Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta. Quando, dopo essere stata vittima del vaiolo, arriva a Torino, Anne è molto diversa. La vita coniugale si annuncia come un piccolo inferno domestico, ma il suocero Casimiro la invita a occuparsi della proprietà del Mandrone, il cui futuro soltanto a lui – conservatore di ferro – sembra stare a cuore. Tra i due si stabilisce un’imprevedibile complicità e Anne matura amore e dedizione per la vita appartata e operosa che vi conduce. La storia della famiglia Vignon si intreccia ai fili dello spirito del tempo, e non di meno a quelli della seta. Anne Bacon scopre come conquistarsi un posto nella storia di un paese non ancora nato, di un orizzonte ideale che infiamma il mondo. Progressisti e conservatori, al di là degli schieramenti politici, si trovano davanti alla necessità di rispondere al cambiamento e lo fanno agendo – nell’economia, nel costume, nella morale, nella cultura. E l’Italia appare, vista da lontano (complici anime migranti come Anne, e il suo entourage femminile), vista come utopia e come sfida.

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Il rumore del mondo 2018-10-15 09:21:56 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    15 Ottobre, 2018
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Il Rinascimento italiano tra ricordi e storia

Un romanzo storico poderoso, molto preciso anche dal punto di vista delle ricerche storiche, quello che Benedetta Cibrario pubblica col titolo Il rumore del mondo. Un testo tra ricordi e storia, una lettura avvincente ed intrigante.
Riflettendo sul titolo, Il rumore del mondo, il lettore è indotto a chiedersi quale sia il rumore di sottofondo di cui si parla. E’ il rumore, importante e mutevole, del cambiamento, del tempo che passa inesorabile, della speranza e della storia; qui descritto con perizia di metodo.
Il testo racconta la storia di Anne Bacon, londinese, figlia di un ricco mercante di seta. Definita come:
“la figlia della seta”,
Anne è una bellissima diciannovenne, con un incarnato roseo perfetto e un corpo da far invidia, quando decide di sposare Prospero, un uomo molto bello, ufficiale, che la vita militare ha forgiato duramente rendendolo particolarmente indifferente ai sentimenti, altezzoso ed arrogante. Così Anne lascia Londra, per raggiungere l’amato, ma durante il viaggio, in una locanda francese, si ammala di vaiolo; quel vaiolo per cui:
“c’è una mostruosa bizzarria nel destino, riflettè, un capriccio: la natura non è semplicemente indifferente alle sventure degli uomini, se ne fa beffe.”
Ed è proprio un brutto scherzo, perché dopo essere sopravvissuta ad una malattia devastante, Anne non si riconosce più. Il vaiolo ha mutato il suo essere, e la donna che giunge a Torino è totalmente diversa, e ciò influisce negativamente sul menage coniugale. L’amore, su cui lei aveva posto le basi della sua vita, non c’è più e suo marito è un essere che non riconosce più. Ma Anne è una donna forte e tenace, e accetta rassegnata il destino, rifugiandosi nella tenuta di campagna di famiglia, il Mandrone, che è:
“Il Mandrone era una casa una casa isolata. Dal lato di mezzogiorno il giardino all’italiana – un rettangolo con quattro aiuole di bosso che non gli erano mai piaciute ma che non aveva ancora eliminato- terminava contro una balaustra di pietra, un belvedere fatto costruire a metà Settecento. Il terreno si prestava magnificamente perché la casa – il castello, come lo chiamavano i contadini- era costruita in cima a uno sperone di roccia. Di lì si godeva la vista sulle Alpi Marittime che giustificava in pieno il nome di belvedere. A settentrione il terreno digradava più dolcemente verso la boscaglia e cominciava il parco vero e proprio.”.
Lì, vive lo suocero Casimiro, che la considera uno sbaglio commesso dal figlio, come “una forestiera”. Lui, protagonista della battaglia del Brichetto, dove:
“Il Brichetto. Uno dei tanti colli a metà strada tra Mondovì e Vico. Erano settimane febbrili. I francesi avanzavano un colle dietro l’altro. (…) Nella notte i francesi avevano acceso mille fuochi di bivacco, sulla riva destra del Corsaglia e nei paesi al di là del Tanaro già caduti. Sembravano un avvertimento: “Siamo in arrivo e siamo una moltitudine.”.
Ben presto Casimiro si ricrede sul conto della nuora, a cui riconosce un ottimo fiuto per gli affari e spirito altruistico. Nel Mandrone, un luogo romantico, che pare un quadro dipinto da Turner, Anne rinasce a nuova vita, adattandosi al nuovo spirito del tempo. Mutevoli sono i cambiamenti, anche societari, cui va incontro quest’Italia del 1838/48, per cui:
“Guardati incontro. Spira ovunque il vento del secolo.”
Quel vento che vede l’ascesa della borghesi, a cui il conservatore Casimiro guarda come:
“Li chiamavano borghesi e Casimiro non sa nemmeno cosa siano, con esattezza, questi borghesi; sulla carta sono avvocati, notai, mercanti all’ingrosso, medici. Sono spuntati dal nulla, arrivati a frotte dalle province.”
Il libro è scritto con una prosa precisa e dettagliata; molto attenta anche ai singoli particolari. Ad esempio nel narrare la moda dell’epoca:
“Non gli piaceva la moda recente. Le gonne erano tornate ampie e vaporose; eppure, a conti fatti, era stato un vantaggio: le clienti avevano bisogno del doppio della stoffa.”.
Il narrato è impreziosito anche da espressioni dialettali piemontesi, che contribuiscono a delineare una descrizione perfetta e preziosa dell’epoca, dei luoghi e delle ambientazioni. Di particolare precisione sono i racconti che vedono protagoniste le terre del Monregalese e territori limitrofi. Un libro sugli albori dell’Unità d’Italia, perché ricordare quello che siamo stati e l’evoluzione che ci ha accompagnato, aiuta a comprendere meglio ciò che oggi siamo diventati.

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi ha amato i precedenti libri di Benedetta Cibrario, Rossovermiglio e Sotto cieli noncuranti.
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