Narrativa italiana Romanzi storici La macchina del vento
 

La macchina del vento La macchina del vento

La macchina del vento

Letteratura italiana

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Isola di Ventotene, colonia di confino degli antifascisti, 1939. Erminio è un giovane socialista, ex studente di Lettere a Bologna. Voleva fare la tesi sui mari d'Italia nei miti greci e adesso, ironia della sorte, è segregato su uno scoglio nel Tirreno, di fronte alla dimora della maga Circe, dove rischia di impazzire. Per non cedere, Erminio guarda all'esempio di un compagno più anziano, un uomo carismatico e tenace, da dieci anni prigioniero del regime. Si chiama Sandro Pertini. Una mattina d'autunno, dal piroscafo Regina Elena sbarca in catene Giacomo, un nuovo confinato. È un fisico romano e ha un segreto. Anzi, più di uno. Mentre l'Italia entra in guerra e la guerra travolge l'Italia, le stranezze di Giacomo e i misteri sul suo conto influenzano Erminio, innescando una reazione a catena e trasformando l'isola in un crocevia di epoche e mondi. Perché a Ventotene ci sono anarchici, utopisti, futuri partigiani, costituenti, pionieri dell'Europa unita... Ma c'è chi sogna ancor più in grande di loro.

Recensione della Redazione QLibri

 
La macchina del vento 2019-04-22 15:19:04 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    22 Aprile, 2019
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Ventoteneide

A coloro che pensano che la Letteratura italiana contemporanea di qualità sia finita e che per questo leggono soltanto classici o autori stranieri, vorrei consigliare questo libro. Soprattutto a chi apprezza il romanzo storico.
Siamo a Ventotene, isola in cui, durante il fascismo, venivano confinati gli oppositori al regime. C'erano socialisti, comunisti, sostenitori di Giustizia e Libertà, anarchici... Centinaia e centinaia di persone confinate in una piccola isoletta circondata dal mare, private della libertà perché avevano osato mettere in dubbio in qualche modo il fascismo, perché avevano, in una maniera o in un'altra, continuato a pensare con la loro testa e non si erano fatti zittire e piegare dalla dittatura. Una situazione certamente difficile da sopportare. Eppure la concentrazione di tante menti pensanti, di tante persone coraggiose pronte ad affrontare prove durissime pur di opporsi al fascismo generò comunque qualcosa di positivo: l'opportunità di confrontare idee, di farsi animare da miti personali e da fantasie, che contribuirono sicuramente alla rinascita di un'Italia e di un'Europa diverse.

«Alle proibizioni del libretto rosso se ne aggiungevano altre, in base al capriccio dei militi o del direttore. […]
Eppure, si pensava e si creava. Pasta-e-fagioli aveva concentrato lì molte tra le menti migliori nate nei primi vent'anni del secolo. Il regime non poteva pretendere che quei cervelli smettessero di funzionare. Nonostante le restrizioni, la censura, le angherie, quelle menti si influenzavano a vicenda.
E così, a Ventotene c'era più libertà di pensiero che nel resto d'Italia.
Tanta che poteva dare alla testa. »

Il narratore e protagonista della vicenda è un giovane originario di Ferrara, Erminio Squarzanti,
che non è riuscito a laurearsi in Lettere proprio a causa delle sue idee antifasciste. Erminio aveva già pensato alla tesi, “I mari Adriatico, Ionio e Tirreno e gli arcipelaghi d'Italia nei miti greci”, ma le sue argomentazioni, pur riguardando la Letteratura greca, erano troppo lontane dalle idee che potevano risultare gradite ai fascisti. E così, invece di laurearsi, era giunto sull'isola di Ventotene come confinato politico. Lì conosce molti antifascisti, alcuni, come Sandro Pertini, diventano per il giovane punti di riferimento. Occorreva infatti continuare a sperare e non abbattersi, perché il momento in cui sarebbero stati rilasciati e avrebbero potuto dare il loro contributo attivo ad un'Italia non più fascista, sarebbe arrivato presto.
Una mattina del novembre 1939 arrivò sull'isola un fisico romano, Giacomo Pontecorboli. Spossato dall'infelice condizione di confinato, Giacomo aveva attirato fin da subito l'attenzione di Erminio, che vi aveva riconosciuto alcuni tratti della sua stessa personalità. Quando Giacomo, dopo qualche tempo, racconta una storia del tutto assurda che sembra uscire dal romanzo di Wells, “La macchina del tempo”, Erminio e gli altri compagni non gli credono, ma poi... Forse la storia di Giacomo, al pari della storia di Erminio, non deve essere creduta, ma solo interpretata.

«Immaginarla era una cosa: l'essere umano può immaginare l'irreale, vedere il mai avvenuto, è questo a distinguerlo dagli altri animali. Non solo questo, certamente, ma anche. Ascolti una favola e vedi il lupo che parla con l'agnello, la rana invidiosa del bue, la sfida tra la lepre e la tartaruga. Leggi un romanzo e vedi i personaggi mai vissuti amarsi, combattere, tradirsi, morire. Leggi l'Odissea e vedi Atena assumere le sembianze di Mente, di Mentore, di Telemaco...
Immaginarla era una cosa. Ma crederla vera, quella scena con la macchina del tempo, era un altro paio di maniche.»

Non ha importanza se le storie di Giacomo e di Erminio siano reali o soltanto immaginate: sono delle metafore del pensiero dei dissidenti, di chi non voleva conformarsi al regime. A Ventotene il tempo scorreva davvero più velocemente perché le idee di chi non voleva arrendersi al fascismo e voleva costruire un futuro diverso aprivano il tempo stesso a nuove possibilità.

«Noi siamo come Pirra e Deucalione. Trascorremmo anni su un'arca nel Tirreno, mentre un diluvio sommergeva il vecchio mondo. Quando fu il momento di scendere, venne ad accoglierci Atena, dea delle guerre per giusta causa. Le chiedemmo nuovi compagni e compagne, per riprendere la lotta. Lei ci fece gettare in aria una pietra dopo l'altra, e le colpì col suo scudo.
Dopo il diluvio, la Resistenza.
Ogni pietra un partigiano. »

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La macchina del vento 2019-06-03 09:41:49 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    03 Giugno, 2019
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Tempo che scorre, tempo che va.

«Immaginarla era una cosa: l’essere umano può immaginare l’irreale, vedere il mai avvenuto, è questo a distinguerlo dagli altri animali. Non solo questo, certamente, ma anche. Ascolti una favola e vedi il lupo che parla con l’agnello, la rana invidiosa del bue, la sfida tra la lepre e la tartaruga. Leggi un romanzo e vedi personaggi mai vissuti amarsi, combattere, tradirsi, morire. Leggi l’Odissea e vedi Atena assumere le sembianze di Mente, di Mentore, di Telemaco… Immaginarla era una cosa. Ma crederla vera, quella scena con la macchina del tempo, era un altro paio di maniche.»

A poche decine di chilometri al largo della costa tirrenica, tra Lazio e Campania, c’è un rado arcipelago di isolotti, spuntati da un vulcano quando Zeus era ancora in fasce. Sono le isole Ponziane, quelle che si affacciano alla nostra mente, isole che quel 14 novembre 1939, in una giornata torva con cielo pesante, hanno accolto Giacomo. Ventotene ha la forma di un cavalluccio marino, o di un uccello con la cresta appollaiato su un filo. La testa è rivolta a Gaeta, la coda a Punta dell’Arco. È un filo teso tra Capri e Ponza che protende verso Palermo. È il luogo del confino.
Pontecorboli Giacomo è un prigioniero, un uomo di scienza che Pasta-e-fagioli ha recluso sull’isola, insieme alle altre tante menti migliori nate nei primi vent’anni del secolo ma, tuttavia, contrarie e oppositrici del regime. Il risultato, involontario certamente, è stato quello, nonostante le censure, le angherie, le restrizioni, di far sì che a Ventotene ci fosse più libertà di pensiero che nel resto d’Italia.
Voce narrante che immediatamente resta affascinato dal “nuovo arrivato” è Erminio Squarzanti, originario di Ferrara, studente di Lettere, che al momento del deposito dell’indice e del titolo della sua tesi di laurea viene condannato e confinato. D’altra parte “I mari Adriatico, Ionio e Tirreno e gli arcipelaghi d’Italia nei miti greci” per dimostrare che, nel mito greco, i mari d’Italia sono sempre spazi aperti e illimitati, che solcarli è occasione di incontri inattesi e sorprendenti tra popoli diversi e razze diverse, tra uomini e divinità, tra uomini, animali e mostri, incontri che spesso avvengono nel conflitto aperto, ma più spesso ancora nel conflitto ambiguo, intriso di seduzione e altresì di accoglienza, apertura, erotismo e volontà di mescolare e unire le diverse culture, non può che destare i disappunti del totalitarismo vigente.

«Perché Poseidone aveva aderito al fascismo? Per gli stessi motivi di tutti: convenienza, rivalsa, meschinità. Nelle dispute con gli altri dèi per il possesso di terre, costui aveva sempre rimediato sconfitte: non aveva ottenuto l’isola di Egina, non aveva ottenuto Nasso, non aveva ottenuto Delfi, né Trezene, né l’Attica, né l’Argolide, né alcuna isola o penisola importante. Era rimasto un sovrano a mollo, che sapeva di salmastro, signore soltanto dei pesci e delle alghe. Nella famiglia dell’Olimpo era lo zio da tenere un po’ a distanza. Invitiamo anche lo zio Posi alla festa? No, dài, che bagna dappertutto… Per questo era risentito e iracondo, sempre incline a sfogarsi scatenando maremoti e burrasche.»

Tra i due nasce un profondo legame, legame che si avvalora e rafforza grazie a tutte le altre personalità presenti sull’isola, da Sandro Pertini a Bruno Buozzi, e che abbraccia comunisti, socialisti, anarchici, dissidenti, uomini di giustizia, sostenitori della libertà e chi più ne ha più ne metta, che si snoda attraverso i miti, per Erminio, e mediante la dimensione temporale, l’orologio, l’equazione risolutiva, e i continui riferimenti all’opera intitolata “La macchina del tempo” di H.G. Wells, per Giacomo.
E così prende sempre più campo l’ultima opera di Wu Ming 1, un testo la cui idea si radica nella mente dello scrittore già a partire dal 2005 ma che per una ragione o per un’altra ha tardato a consolidarsi, forse proprio perché, come ci suggerisce lo stesso nei titoli di coda, semplicemente “i tempi non erano ancora maturi”.
Il risultato vale però a giustificare la lunga attesa. Se deciderete di leggere questo saggio/romanzo storico, perché di questo si tratta, vi troverete di fronte ad un elaborato al cui interno vi è tutto: storia, filosofia, principi giuridici e morali, mitologia, scienza, letteratura, attualità. Con grande maestria Wu Ming 1 ricostruisce e riporta alla luce personaggi che fanno parte della nostra cultura, che hanno posto le basi di quei dogmi essenziali di cui adesso, dopo i lunghi lavori dell’Assemblea costituente (170 per l’approvazione della Costituzione e 375 pubbliche), possiamo godere e che talvolta vengono, purtroppo, dati per scontati.
Ma non è soltanto questo, “La macchina del vento”. È anche una riflessione più intima sull’uomo, sul suo essere, sulle sue sicurezze e sulle tante fragilità che lo accompagnano nel percorso di vita. È una riflessione sulle proprie paure, sul senso di inadeguatezza, sul timore di non essere all’altezza, sui legami umani, sulla famiglia, sulle amicizie, sulle perdite, sulla lotta singola e collettiva per raggiungere i propri traguardi, sulla resistenza. Resistenza nel passato, negli anni dell’oppressione, nel presente per tutti gli ostacoli di questa nuova società.
Questo e molto altro è l’ultimo volume a firma Wu Ming. Un elaborato di non semplice lettura, che richiede impegno ma che stimola anche la curiosità, che offre molteplici spunti di esame e valutazione e che non si dimentica.
Il tutto è avvalorato da una penna precisa, erudita, magnetica, che fa proprio il linguaggio del tempo, che accompagna passo dopo passo e che mai risulta scontata.

«Noi siamo storie. Siamo ricordi tramandati»

«Noi siamo come Pirra e Deucalione. Trascorremmo anni su un’arca nel Tirreno, mentre un diluvio sommergeva il vecchio mondo. Quando fu il momento di scendere, venne ad accoglierci Atena, dea delle guerre per giusta causa. Le chiedemmo nuovi compagni e compagne, per riprendere la lotta. Lei ci fece gettare in aria una pietra dopo l’altra, e le colpì col suo scudo. Dopo il diluvio, la Resistenza. Ogni pietra un partigiano.»

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