Narrativa italiana Romanzi storici La palude dei fuochi erranti
 

La palude dei fuochi erranti La palude dei fuochi erranti

La palude dei fuochi erranti

Letteratura italiana

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Anno del Signore 1630. A Lancimago, villaggio perso tra campi e acquitrini, gli abitanti aspettano con angoscia la peste che si avvicina. Per prepararsi al peggio, i monaci della vicina abbazia decidono di preparare una fossa comune. Ma durante i lavori di scavo trovano numerosi scheletri sepolti in modo strano, con legacci intorno agli arti e crani fracassati. La memoria collettiva non sa dire chi siano e i frati più anziani, interrogati, rispondono con un muro di reticenza e silenzio. Mentre, con poteri di commissario apostolico, arriva monsignor Diotallevi, incaricato di allestire i cordoni sanitari per contenere il contagio, nelle paludi nebbiose, nei poderi smisurati e nelle boscaglie intorno cominciano a succedere cose inspiegabili e inquietanti: fuochi che paiono sospesi nell'aria, animali scomparsi, presunti untori che si aggirano tra le vigne. «È opera del Demonio» dicono i paesani, e subito cercano streghe e fantasmi da combattere; ma c'è anche chi a Satana si rifiuta di credere, e in nome della scienza perlustra i terreni a caccia di risposte. Eraldo Baldini ci trascina in un mondo sospeso tra religiosità e superstizione, tormentato da paure ancestrali, in cui è impossibile distinguere il naturale dal sovrannaturale, i giusti dai colpevoli, i carnefici dalle vittime.



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La palude dei fuochi erranti 2021-04-07 07:03:01 Donnie*Darko
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Donnie*Darko Opinione inserita da Donnie*Darko    07 Aprile, 2021
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Tempi oscuri

Trama: anno 1630, presso l'abbazia di Lancimago (piccolo villaggio della Romagna) giunge Monsignor Rodolfo Diotallevi, incaricato di istituire un rigidissimo cordone sanitario al fine di contenere il morbo della peste ormai giunto ai confini di quelle zone paludose.

Eraldo Baldini si dimostra ancora una volta maestro di un genere in cui il mondo rurale sposa quello del soprannaturale, contaminato con la cattiveria e la cupidigia umana. Un mix esplosivo, soprattutto se ambientato in anni contraddistinti da radicate superstizioni e da uno scontro, vecchio come l'umanità, in cui religione, scienza e credenze popolari si danno battaglia senza tregua.
La trama è ricca di eventi ma diretta nella sua elaborazione. Baldini va al sodo perdendo un po' in atmosfere e coerenza, ma non vi è tregua per rimuginare; gli eventi si susseguono a ritmi vertiginosi tra macabri ritrovamenti, giochi di potere, presenze inquietanti, scoperte potenzialmente rivoluzionarie, presunte streghe ed una bizzarra ragazza forse ispirata a Julia "Butterfly" Hill. Sui personaggi Baldini lavora di fino solo in casi isolati, ovvero su quelli indispensabili per dare plausibilità ad una storia in cui l'autore è abilissimo nel trattare col suo linguaggio assai forbito, ma mai spocchioso o di ostica interpretazione, diverse tematiche che al fatto storico combinano sfumature di stampo sociale e antropologico. Un finale meno frettoloso mi avrebbe maggiormente soddisfatto, un centinaio di pagine in più con qualche maggiore approfondimento non avrebbero guastato. Tuttavia Baldini si conferma uno dei più abili scrittori italiani contemporanei, la sua prosa affascinante e la sua capacità di intrappolare su pagina inquietudini e misteri meritano applausi a scena aperta.

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La palude dei fuochi erranti 2019-10-09 14:03:23 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    09 Ottobre, 2019
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Peste e corna (diaboliche)

Ritengo Eraldo Baldini uno dei migliori scrittori italiani contemporanei. Una delle motivazioni alla base di questa considerazione è la originalità delle trame che non viene canonizzata nel genere (thriller, giallo, storico, sociale ecc...) ma di volta in volta descrive una vicenda storicamente ben delineata, con personaggi definiti e verosimili. Alcuni critici hanno inquadrato questo autore come (parafrasando un titolo del medesimo) inventore del gotico rurale. Dissento da questa generalizzazione. E' vero che le ambientazioni di “Stirpe selvaggia”, “L'uomo nero e la bicicletta blu”, “Gotico rurale”, “Nevicava sangue” ecc.. sono peculiarmente agresti e “di villaggio” , ma trovo riduttivo fermarsi a questa semplificazione. Nell'ultimo lavoro “La palude dei fuochi erranti” ci troviamo nella Romagna del 1630 ove la peste infuria e alcuni fenomeni misteriosi si manifestano nelle paludi e nelle terre della piccola comunità di Lancimago. Gli abitanti si apprestano ad affrontare l'epidemia , e i monaci decidono di scavare una fossa nel terreno di loro proprietà per le inevitabili sepolture. Durante gli scavi emergono scheletri sepolti dopo morte violenta (legacci, crani fracassati). L'abbazia diviene teatro di intrighi, che il commissario apostolico Diotallevi (impegnato nell'istituire il cordone sanitario) deve districare fronteggiando il suo passato di orfano, e una serie di inquietanti personaggi (la strega, il conte, l'abate, monaci vari, contadini, una “santa” sull'albero ecc...) e di strani fenomeni di fuochi erranti, brama del cugino del conte “pseudo scienziato” precursore dello sfruttamento dei gas naturali che nel contesto sarà cardine. La vicenda scorre facilmente, alternando colpi di scena a fasi più “intime”. Il testo ha il pregio della sintesi e dell'essenzialità, dipingendo un affresco dell'epoca con aspetti propedeutici. Alcuni dialoghi e scenari ricordano “Il nome della Rosa” o alcuni passaggi l'inquisitore Eymerich di Evangelisti. Colpisce il contenuto per la sua verosimiglianza. Non ci sono elementi fantastici o improbabili. Tutto è nella sua crudezza estremamente aderente alla realtà tragica (epidemia, fame, violenza, ignoranza, superstizione, avidità, malvagità ecc.) di un'epoca buia della nostra storia medievale. Un buon libro che scorre in un pomeriggio.

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tutto Baldini, Lucarelli, Rigosi, Evangelisti...
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