Padri e figli Padri e figli

Padri e figli

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Erroneamente interpretato come romanzo di taglio soprattutto sociale, e fatto oggetto di violente polemiche e dure critiche, Padri e figli è l'analisi sottile del conflitto generazionale che dominò gli anni Sessanta in Russia: ai padri, aristocratici idealisti, immobili nella loro privilegiata sclerosi, si oppongono i figli, antidealisti, democratici, materialisti, nichilisti. In una scrittura tra le più limpide e perfette Turgenev registra la complessità dello scenario ideologico-sociale del suo tempo, dando vita a personaggi vivi, esempi ancor oggi suggestivi di tormentata ambiguità, di sotterranea crescita spirituale.



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Padri e figli 2020-11-02 14:16:00 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    02 Novembre, 2020
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La forza della distruzione

“L'uomo è in grado di capire tutto, come vibra l'etere e che cosa avviene sul sole, ma non capirà mai che un altro uomo possa soffiarsi il naso in un modo diverso dal suo”.

Si parla, si discute, si litiga, ma a volte è proprio difficile comprendersi davvero. Soprattutto quando l’età e l’esperienza ti fanno guardare il mondo da prospettive così diverse. Soprattutto tra padri e figli.

Nella Russia del 1859, in un momento di grande fermento politico e intellettuale, queste divergenze si fanno ancora più nette.
I padri sono uomini di una certa età, ancorati ai valori tradizionali e alle convenzioni sociali, uomini buoni e onesti, magari, ma in fondo incapaci di pensare e mettere in atto veri e propri cambiamenti.
Il compito di guardare le cose in modo nuovo e tentare di rinnovare il mondo è, in fondo, da sempre, appannaggio dei figli. A loro la spavalderia e l’energia della giovinezza. A loro il pragmatismo di chi si fa beffe di ideali e sentimentalismi. A loro il rifiuto di dogmi e antichi princìpi: il nichilismo. Ma questa forza distruttrice sarà adatta per costruire qualcosa di nuovo e rispondere alle istanze di riforma della società russa?

Quello che Turgenev mette in scena e fa vibrare attraverso dialoghi mirabili è proprio il conflitto tra figure emblematiche che rappresentano due generazioni, due modi di pensare, due pezzi di storia russa. E se, da un lato, i padri vengono quasi ridicolizzati per la loro inettitudine, i loro vezzi d’altri tempi, i rigidi simulacri in cui ingabbiano la realtà, sarà proprio il loro amore semplice e incondizionato a riempire di tenerezza le pagine, rivelandosi l’unico mezzo capace di cucire la distanza, anche nell’incomprensione. E ai figli, con tutta la loro superiorità intellettuale e il loro scetticismo beffardo, non rimane che piegarsi ai princìpi innegabili della vita, lasciando che quei tanto negati sentimenti corrodano l’armatura ideologica, scoprendo la carne di ragazzi che, in fondo, stanno solo cercando il proprio posto nel mondo.

“Il posto che occupo è infinitamente piccolo se si paragona a tutto lo spazio dove io non sono e non sarò mai... E la porzione di tempo in cui mi è dato di vivere è così insignificante rispetto all'eternità in cui non ho vissuto e non vivrò mai. E in questo atomo, in questo punto matematico, circola il sangue, lavora il cervello, nascono i desideri... Che orrore! Che assurdità!”

L'autore riesce a tenere salde le redini di un romanzo in cui tematiche storico-sociali si intrecciano ad altre più psicologiche, legate all’osservazione e all’indagine dell’animo umano, tratteggiato attraverso una serie di personaggi vivi ed affascinanti, colti con le loro imperfezioni, le loro contraddizioni irrisolte, i loro segreti. E forse la grandezza di questa lettura sta proprio in questo, in una complessità che non si lascia del tutto svelare.

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Padri e figli 2018-03-09 10:54:42 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    09 Marzo, 2018
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Generazioni a confronto

Pubblicato per la prima volta nel 1862 sulla rivista “Il messaggero”, “Padri e figli” rappresenta l’opera più significativa di Ivan Sergeevic Turgenev. Nella stessa l’autore affronta la tematica del nichilismo soffermandosi in particolare sul suo carattere ateistico, materialistico, rivoluzionario e positivistico.
È il 20 maggio 1859, Nikolaj Petrovic Kirsanov, è trepidante di attesa: il figlio Arkadij sta finalmente rientrando da San Pietroburgo, luogo in cui si era recato per portare avanti gli studi universitari. Il suo rientro non è però solitario, l’erede del modesto proprietario terriero è accompagnato da Bazarov, studente di medicina da poco amico. Egli è il materialista e antitradizionalista che fa da perno all’intero componimento. Il soggiorno dei due giovani presso l’uomo è di fatto breve in quanto questi, a seguito dell’incontro con Koljazin e altri personaggi, decidono di spostarsi presso la dimora di Sergeevna Odincova, vedova e donna di grande fascino, acume e intelligenza. Qui gli equilibri e le convinzioni sociali verranno messi in discussione per i riscoperti sentimenti che si verranno a manifestare nel cuore dei due uomini.
Sin dalla sua prima lettura l’elaborato fu considerato la perfetta trasposizione di quella che era allora la realtà russa a seguito della riforma voluta dallo Zar Alessandro II, una riforma che poneva fine alla servitù della gleba restituendo la libertà ai cittadini e frazionando quelle che fino ad allora erano state le grandi proprietà terriere. Lo scontro tra questa società in divenire e questa società di vecchi modelli è rappresentate dalle due categorie dei padri e dei figli, dei vecchi e dei giovani.
La bravura di Turgenev risiede nel riuscire a ricreare lo uno spaccato reale di quella che è stata la realtà sociale e economica della Russia della seconda metà del 1800. Riesce con la sua narrazione limpida, ironica e fluente a ben rappresentare quello che è stato il passaggio generazionale, il tutto con un occhio acuto e attento a quegli animi e a quelle contraddizioni che sono proprie dell’essere umano. I personaggi sono concreti e tangibili per chi legge che, senza difficoltà, apprezza e si immedesima in ciascuno di loro. Fra tutti spicca Bazarov che risulta essere senza dubbio uno dei migliori e più complessi personaggi ideati.

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Padri e figli 2017-07-06 17:12:17 siti
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siti Opinione inserita da siti    06 Luglio, 2017
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IL DESIDERIO, LA PAURA

Il romanzo datato 1862 apre la fase più importante della produzione dell’autore russo e segue il successo della raccolta di racconti “Memorie di un cacciatore”(1852), all’epoca fu accolto da notevoli e prolungate polemiche e da giudizi contrastanti. Fu letto infatti in chiave sociale rappresentando la società russa nel momento in cui la recente riforma voluta dallo zar Alessandro II poneva fine alla servitù della gleba restituendo la libertà ai contadini e frazionando le terre dei grandi proprietari. Dalla lettura del romanzo si evince il quadro sociale e ci si accorge di essere di fronte ad una realtà in divenire, in parte ancorata ai vecchi modelli sociali , culturali ed economici, in parte invece tesa ad un timido cambiamento di cui pochi paiono avere netta percezione e questo trasversalmente nelle due grandi categorie ivi rappresentate: i vecchi e i giovani. Il merito di Turgenev è appunto quello di offrirci uno spaccato reale, equilibrato, sincero di tali contraddizioni rappresentate dall’atavico generazionale passaggio di consegne.
I giovani Arkàdij e Bazàrov rientrano presso le loro famiglie terminati gli studi. La loro è un’amicizia recente, il primo pare quasi rapito dall’originalità del secondo che offre una visione della vita complessa, disturbante, nichilista andando a colpire tutte le certezze costruite dalla generazione precedente. Soggiornano dapprima presso la famiglia di Arkàdij la quale viene rappresentata nella sua composita complessità fatta di tante sfaccettature esistenziali e sociali. Bazàrov vi si insinua come una spina velenosa aprendo pericolose brecce e sovvertendo il presunto ordine. È un perfetto elemento disturbante che troverà un appetibile antagonista nel signorotto di campagna, zio dell’amico, residente nella stessa casa. Proseguono il loro tour nella steppa sconfinata andando presso la residenza di una gentile signora per poi dirottarsi verso la casa di Bazàrov dove accoglienti aspettano i suoi mesti genitori. In realtà il modulo del viaggio a tappe non è poi così lineare, eventi non anticipabili porteranno a separate partenze, a insperati ritorni e a definitivi congedi.
Con una prosa limpida, efficace, a tratti poeticamente descrittiva, l’occhio di Turgenev esplora gli animi umani e ne coglie le più fallaci contraddizioni rendendo umani anche i più invisi, avvicinandoli al nostro cuore e facendoceli capire nella loro finitezza. La sua penna si affina anche col più modesto, col meno appetibile, perfino col contadino al quale restituisce lo sguardo lucido che il più acuto dei personaggi vanta di avere. Ogni personaggio è persona a tutto tondo. Nikolàj, il proprietario illuminato, percepisce tristemente il solco del tempo tra sé e il figlio, l’ingenuo Vasìlij ne intuisce pure la distanza ma la colma di paterno affetto: sono i padri. Loro, i figli , sono complementari l’uno all’altro e opposti nel loro percorso di crescita, più tradizionalista Arkàdij , più coerente Bazaròv. Personaggio potente, riuscitissimo, amato da me per la sua aura da vinto. Il suo essere disturbante cela un dissidio interiore profondissimo che la penna di Turgenev rende indimenticabile: ”Io invece penso: eccomi qui, sdraiato all’ombra di questo mucchio di fieno … il posto che occupo è infinitamente piccolo se lo si paragona a tutto lo spazio dove io non sono e non sarò mai … E la porzione di tempo in cui mi è dato vivere è così insignificante rispetto all’eternità in cui non ho vissuto e non vivrò mai. E in questo atomo, in questo punto matematico, circola il sangue, lavora il cervello, nascono dei desideri … Che orrore! Che assurdità!”.

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Diario di un uomo superfluo
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Padri e figli 2016-07-15 19:08:56 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    15 Luglio, 2016
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Idealismo e cinismo

In questo romanzo Turgenev affronta e combatte le nuove idee che si stavano affacciando nello scenario della sua epoca e che mettevano in discussione tutta la società, il suo assetto e i suoi valori economici, politici e morali . Anche se il titolo fa pensare a una contrapposizione generazionale, in realtà a contrapporsi nella storia sono soprattutto due persone che apparentemente stanno dalla stessa parte, due amici: Arkadij, cuore puro, poeta, romantico e idealista e il suo amico Bazarov che si autodefinisce nichilista. Negare i valori, i pilastri e le istituzioni della società non è difficile.Come noto, criticare e trovare difetti è ben più facile che costruire. Non per niente i vecchi, padre e zio di Arkadij ad esempio, bravissime persone, hanno ben evidenti lacune nelle loro vite imperfette. Lo zio è innamorato della compagna del padre di Arkadij. E il padre di Arkadij non ha sposato la ragazza perchè inferiore a lui e inoltre ne ha fatto la compagna alla morte della madre di lei, in un momento in cui la poveretta aveva ben poca scelta.
Bazarov non ha torto a guardarsi intorno con cinismo, a non aspettarsi niente da nessuno, a vedere il marcio in ogni cosa, dato che effettivamente c'è in ogni cosa. Solo che vivere da cinici non vale la pena. Solo l'amore, qualsiasi amore (anche senza l'aggettivo romantico attaccato che è un po' troppo limitativo) giustifica un'esistenza.
In ogni caso, nel romanzo, Turgenev ridimensiona la questione e contrappone l'amore romantico al nichilismo operando una semplificazione eccessiva e forse non del tutto corretta. Dal punto di vista dell'ampiezza del pensiero preferisco i romanzi del grande Dostoevskij.
Turgenev per dimostrare la giustezza del proprio sentire fa innamorare il povero nichilista di una cinica peggio di lui e ... gli dà quello che si merita per fargli scontare le sue idee e redimerlo. I cuori puri come nelle migliori favole avranno l'amore romantico che meritano al costo contenuto di chiudere un occhio sulla posizione sociale dell'amata. Insomma, una bazzecola. Perciò la scelta tra le nuove idee e le vecchie diventa la scelta scontata tra cinismo e amore romantico, scelta che porta le vecchie idee dei padri a una facile vittoria e che richiede un sacrificio minimo.
Devo dire che la mia copia Bur del romanzo andrebbe rinfrescata nella traduzione. Ci sono ancora delle parole: costì, pugna, lindura, uomo giubilato o delle costruzioni della frase che guastano il romanzo. A me il linguaggio ha dato fastidio per molte pagine. E' un peccato, basterebbe affidarlo a uno scrittore/traduttore per i ritocchi.

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I demoni, Delitto e castigo
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Padri e figli 2016-04-06 06:09:11 68
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68 Opinione inserita da 68    06 Aprile, 2016
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Nichilismo o amore romantico?

C' e' una sensazione nitida, chiara, fluente, un' emozione che si fa immagine e sprigiona un amore profondo, struggente, banalizzando qualsiasi credo secolare, tradizione immutabile o rigida posizione ideologica pregressa.
È' un fotogramma di due anziani genitori, stanchi, soli, deboli, affranti, che si sorreggono, a fatica, l' un l' altro, pieni di considerazione e di affetto per un figlio adorato che ricoprono del proprio amore, scambiandosi qualche parola, con gesti semplici, di fronte all' indifferenza della natura circostante e del tempo.
Lo osservano, lo scrutano, lo accettano, nessuna domanda, sono teneramente ed ossequiosamente orgogliosi di lui, oltre ogni sua strana ideologia, partenza improvvisa, assenza, lo sommergono di un amore inspiegabile e disinteressato, l' amore genitoriale.
Il suo nome è' Evgenij Bazarov ed è' un nichilista. Il nulla è' la sua essenza, riconosciuto ed espresso, suo pregio e condanna.
È' un uomo freddo, irascibile, un cuore ribelle, colpevole, nega qualsiasi principio, non crede nel passato, nella tradizione e cultura del proprio tempo affermando la grandezza del niente.
Vive di empirismo, di puro materialismo, è' un medico, sperimenta, si rivolge esclusivamente alla propria verità' e al concetto insito in questa dottrina.
Ha radici in un passato che considera lontano, si sposta di continuo, non sosta a lungo nello stesso luogo, giudica ogni evento con occhio critico, indagatore, avulso da ogni sentimentalismo o romanticismo.
Non crede nelle relazioni umane, nei sentimenti, nell' amore, nella poesia, nell' arte, nella filosofia.
Un eroe negativo, o, per contro, positivo, per l' amico Arkadij una guida, un mentore, un punto di approdo, dai più' odiato, da alcuni (pochi) amato, inseguito, desiderato, di certo non ignorato.
Attorno a Bazarov un' epoca ed un pezzo rilevante di storia russa, siamo alla metà' dell' '800, periodo di grandi cambiamenti politici- storico-sociali, in una nazione sconfinata in bilico tra passato e futuro, con un presente che vive di contrasti generazionali.
Da un lato i padri, la vecchia cultura nobiliare, aristocratica, slavofila, legata alle tradizioni ed al passato di cui Pavel Petrovic ( zio di Arkadij ) ne è' esponente precipuo, dall' altro i figli, quel movimento radicale, democratico, dei cosiddetti uomini " nuovi ", rivoluzionari, fortemente critici dei rapporti sociali, a rappresentare il contrasto idealismo- materialismo, alla vigilia dell' abolizione della servitù' della gleba.
Tematiche discusse ed irrisolte, tracciate con un realismo descrittivo che solo parzialmente cela rapporti famigliari, personali, temi ed elementi psicologici di figure così' diverse ed antitetiche, tratti caratteriali imperscrutabili, indagine dell' animo umano.
L' intreccio narrativo, una trama scarna, dialoghi fitti, svela per contro la complessità' di quel mondo e delle sue relazioni.
La schiettezza del vero si intreccia al presunto, addentrandosi in un universo dove qualsiasi verità' o idea si abbandona all' incertezza ed alla caducità'.
La pura narrazione soggiace alla ricchezza dei personaggi e delle relazioni, contrapponendo spirito-materia, sperimentazione-sentimento, empirismo-amore.
È' una lotta che segnerà' la vita di Bazarov in nome dei propri principi negativisti, sopraffatto da quel profondo sentire da lui stesso negato, sfuggito, allontanato.
Il ribaltamento dei ruoli, il nichilista che si fa romantico, soffre di pene d' amore, si nutre di amicizia, emozione, cordialità', ed è' respinto nel suo non essere più' se stesso, non può' che portare ad una sofferenza dell' esistere.
Il suo credo è' sconfitto, ma si palesa in quegli stessi personaggi che lo negavano, si pensi ad Anna Odincova che, nei propri atteggiamenti repulsivi e freddi si nutre del nichilismo bazaroviano.
Per contro tutto il vero che egli aveva negato gli si rivolge contro, ed è' possibile che Turgenev si sia in parte identificato in questo eroe all' apparenza negativo, alla vigilia di cambiamenti sociali radicali, per poi lasciarlo trasformarsi in eroe positivo e romantico, certamente funzionale al grande romanzo ed alla narrazione.
" Padri e figli " scorre e si erge a romanzo supremo, completo e complesso, ed accoglie una narrazione che tratta temi oggettivi, di storia, ed esistenziali, di vita, attraverso personaggi multiformi, estremizzati, che sono uno spaccato di universalità', con una scrittura precisa, realista, pulita, e tocchi poetici, di autentico genio narrativo, condito da una semplicità che sa tracciare la complessità'.
Turgenev nasconde e svela verità', pensieri, ideologie, storia, in una trama che è' tanto altro e di difficile connotazione, ma con una certezza assoluta. Trattasi di un capolavoro destinato all' immortalita'.

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