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Altai
 
Altai 2012-01-08 17:30:58 cesare giardini
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    08 Gennaio, 2012
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Un grande affresco storico

La cooperativa di scrittori che usa pubblicare sotto lo pseudonimo Wu Ming ci racconta questa volta, in un affresco storico ricco e movimentato, gli accadimenti intercorsi tra l’incendio dell’Arsenale di Venezia (1569) e la famosa battaglia di Lepanto (1571), che segnò l’iniziale tramonto dell’Impero Ottomano ad opera delle forze alleate cristiane. Le vicende del protagonista, che narra la propria storia in prima persona prima del tragico epilogo, coprono tutta l’area del Mediterraneo, partendo dalla Serenissima Repubblica di Venezia fino a Costantinopoli, per continuare nell’assedio di Famagosta e terminare nella battaglia navale finale : una vicenda complessa, dove si fronteggiano cristiani, giudei, turchi, rinnegati e non rinnegati, una vicenda in cui la fanno da protagonista i servizi di spionaggio . Sullo sfondo, in alternativa al protagonista, giudeo convertito al cristianesimo e poi riconvertito, la dolente e tragica figura di Giuseppe Nasi, giudeo alla corte ottomana, finanziatore di imprese belliche, favorito del sultano Selim e propugnatore della conquista di Cipro, nuova terra promessa. Qui Nasi sogna di fondare il nuovo stato ebraico, riunendo nell’isola gli ebrei erranti e perseguitati. Ma la battaglia di Lepanto apre nuove prospettive e nuovi scenari. La scrittura, anche se si dilunga talvolta in digressioni ed in riflessioni a volte avulse dal tema narrativo principale, è fluida, scorrevole, con frasi brevi e lapidarie. I personaggi sembrano prelevati da una tragedia greca, lasciando una traccia indelebile nel lettore attento. Anche la scenografia è di grande impatto : mi riferisco, ad esempio, ai colloqui con il Gran Visir o alla resa di Marcantonio Bragadin e dei suoi capitani al comandante turco dopo la caduta di Famagosta: pagine dense di pathos, culminanti nell’orrendo massacro finale. Per i curiosi, Altai è il nome di una razza di falchi di origine asiatica, che cacciano prede ricevendo in cambio dai loro padroni falconieri brandelli abbondanti di carne : un “ do ut des” che, a ben leggere, trova riscontro nelle vicende del romanzo.

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