L'acquaiola L'acquaiola

L'acquaiola

Letteratura italiana

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Maria ha quindici anni, vive in un paesino dell'Appennino centro meridionale d'Italia e mantiene se stessa e l'anziano padre malato facendo la bracciante nei campi dei signori, un lavoro incerto e molto gravoso, fino a quando non viene assunta come acquaiola nella casa di don Francesco, il signorotto del paese, con il compito di recarsi più volte al giorno e con qualunque tempo alla fonte, che dista tre chilometri dal paese, per rifornire la famiglia di acqua. A don Francesco, infatti, è nato il quinto figlio, Luigi, il quale rivela fin dall'infanzia una natura ribelle, precoce e assetata di libertà. I destini di Maria e Luigi, così diversi fra loro, si intrecceranno in una serie di vicende dolorose ma, nello stesso tempo, intense e salvifiche per entrambi. Intorno a loro, una umanità umile, legata alla terra e alle antiche tradizioni, assuefatta a una vita di miseria, sacrifici e secolari soperchierie sopportate con fatalistica rassegnazione e per questo spesso dura e inflessibile, ma anche capace di pietà e umana solidarietà.

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L'acquaiola 2019-01-06 10:15:37 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    06 Gennaio, 2019
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Maria l'acquaiola

L’acquaiola di Carla Maria Russo racconta la storia di Maria, detta l’acquaiola. Ma chi era Maria? Era una donna povera, la figlia dello stagnino. Un uomo povero suo padre, malato che da solo non riesce più a soddisfare le esigenze della sua famiglia. Nessun problema, allora, ci pensa lei, Maria! Avezza ad alzarsi all’alba, sopporta ogni tipo di fatica pur di sopravvivere. Coltiva il suo piccolo apprezzamento di terreno che le fornisce un po’ di cibo per mangiare e da vendere, accudisce il padre malato, si cura della casa e si offre come bracciante agricolo, quando abbisogna. Quando i signori della Casa Grande le offrono il lavoro di “acquaiola”, ovvero di portare con il suo asino acqua dalla fonte al castello, per lei è un onore a cui fa fronte con maniacale compostezza. E’ un lavoro duro, viene pagata la metà del salario spettante ad un uomo, ma lei non sente ragioni. E lavora, sempre, con qualunque tempo e stagione. Così:
“Maria e il suo asino riprendono il cammino, su e giù fino alla fonte, tre chilometri di impervia strada di montagna all’andata e altrettanti al ritorno, più volte al giorno, con qualunque tempo. (…) Parla pochissimo Maria. E’ riservata e rispettosa. Scarica i barili dell’acqua, uno a uno, carica i vuoti sull’asino e riparte. Tutto da sola. (…) E’ un bene che Maria incuta soggezione alla gente, con quella sua dignità scontrosa, di fronte alla quale, per istinto, nessuno oltrepassa il limite che lei pone alla confidenza e alla familiarità.”
Lei ha un motto a cui si attiene scrupolosamente:
“La vita è dura. Prima lo capisci e meglio è per te.”
Non solo, lei ha:
“un pretesto dietro il quale nascondere una forza di volontà, una durezza di carattere che la rende inafferrabile e altera, pur nella sua apparente modestia, nella sua misurata affabilità. “
Maria è, a suo modo, anche una bella donna, anche se dura. E può capitare che in un mondo così rustico, qualcuno decida di impadronirsi di quella bellezza, per violarla gravemente. Il frutto di quella insana violenza sarà una bambina, che “l’acquaiola” non potrà mai amare perché le ricorderà sempre il grave torto subito.
Un romanzo storico, narrante di una figura di donna alquanto bella e stupefacente. Un testo che narra con puntigliosità anche le condizioni di una società arcaica, alquanto povera e dura, ma sorretta sempre da profondi legami e valori a cui fare riferimento. Una società in :
“cui impera l’arretratezza culturale e vige il principio del servilismo, della sottomissione del debole al forte, dell’imbroglio e dell’aggiustamento clientelare, non certo della giustizia o dell’imparzialità, i cambiamenti radicali sono visti con scetticismo, anzi con autentico terrore, specie da chi ha molto da guadagnare dall’immobilismo e dal perpetuarsi dell’arretratezza.”
Un bellissimo testo, preciso e profondo. Un romanzo che narra, con perizia e sapienza narrativa, della figura di una donna di altri tempi e altri contesti, splendidamente dipinti e narrati. Una lettura in cui il lettore si immerge e viene travolto con passione e precisione di uno storico, studioso di epoche e di fatti lontani. Bellissimo ritratto di dona,a tratti rude, un po’ cinica, piegata da una vita di stenti e di dolori, ma sempre fiera di sé ed orgogliosa. Ma soprattutto sempre onesta, sorretta da una incorreggibile fede in valori etici e morali incorruttibili ed indiscutibili. Un esempio per i tempi moderni.

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L'acquaiola 2018-11-30 04:28:05 evelyn73
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evelyn73 Opinione inserita da evelyn73    30 Novembre, 2018
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La Merica

SPOILER ***
L'Autrice ci regala lo spaccato storico di una piccola realtà paesana, ambientando la vicenda nell'Italia centro meridionale, in un periodo che si deduce compreso fra la metà del XIX secolo e quello dell'Italia fascista. Si narra la vita grama, misera, stentata di Maria, la protagonista, dai suoi 15 anni sino alla morte. Attorno a lei ruotano altri personaggi: dalle amiche che come lei condividono una povertà schiacciante, fino ai "signori" del luogo, alle cui dipendenze Maria lavorerà per decenni. Ben descritta la condizione sociale dei poveri e la miseria estrema cui erano costretti: fame, analfabetismo, emigrazione in America, sottomissione della donna all'uomo, donna che deve sottostare ai dettami imposti dalla società del tempo senza azzardarsi ad allontanarsi dagli schemi precostituiti. Questo "sentire comune" risulta molto vincolante per la libertà delle persone, le ingabbia in una (non) vita che non ammette deroghe dalle aspettative. Maria invece viene tratteggiata come una figura molto forte e dura che riesce a collocarsi al di sopra di tali dettami, conduce una vita senza sposarsi, esegue lavori da uomo, la maternità è segnata da durezza e indifferenza, anche per la crudeltà e violenza del concepimento. La figlia di Maria, Nella, si affranca da una condizione sociale infima sposando un "signore" e regalando alla madre gioie insperate. Sarà infatti proprio la non amata figlia Nella ad offrire a Maria la possibilità di vivere serenamente almeno gli ultimi anni della sua vita, quando troviamo una Maria ammorbidita, capace di riscattarsi dalla maternità "mancata" attraverso l'amore per la nipote, Linù, che le insegnerà a scrivere il suo nome. Il messaggio è di grande speranza e sottolinea come un dramma possa trasformarsi nel tempo, lasciata decantare la sofferenza, in un'occasione di pace interiore. La prosa e la struttura del racconto sono molto semplici. Brevissimi i capitoli, aventi ad oggetto ora l'uno, ora l'altro protagonista. L'inizio è buono, ma poi la narrazione a mio parere diviene noiosa e del tutto prevedibile.
La trama in sé è buona, ma poteva essere declinata e narrata in maniera più approfondita per gli aspetti di storia sociale; evitabili alcune ripetizioni, a tratti ridondanti. Nel complesso lo colloco fra i libri "senza infamia e senza lode".

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