Narrativa italiana Romanzi storici La cercatrice di corallo
 

La cercatrice di corallo La cercatrice di corallo

La cercatrice di corallo

Letteratura italiana

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Achille e Regina si incontrano per la prima volta nell’estate del 1919, di fronte alle acque spumeggianti di una Sardegna magica. Regina dona ad Achille un rametto di corallo rosso come il fuoco, il più prezioso, con la promessa che gli porterà fortuna. Anni dopo, quella bambina è diventata una delle più abili cercatrici di corallo; quando si tuffa da Medusa, il peschereccio di suo padre, neanche l’onda più alta e minacciosa la spaventa. Lei è come una creatura dei mari ed è talmente libera da non avere mai conosciuto l’amore. Finché, un giorno, la sua strada si incrocia di nuovo con quella di Achille: nel viso di un uomo ritrova gli occhi del ragazzino di un tempo. A travolgerli non è solo un sentimento folle, ma anche un passato indelebile. Le loro famiglie, infatti, sono legate a doppio filo da rancori e vendette ed è in corso una guerra senza ritorno. Spesso non basta l’amore per cambiare un destino che sembra già scritto. Ma l’unico modo di scoprirlo è provarci, fino all’ultimo…

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La cercatrice di corallo 2018-02-27 10:53:32 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    27 Febbraio, 2018
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Achille e Regina

Sardegna, 1918. Dolores Sitti, rimasta vedova, pur di consentire ai suoi numerosi figli di sopravvivere decide di mettere da parte ogni forma di orgoglio e di recarsi dal cugino del marito Fortunato per ottenere un aiuto economico. Il tentativo si dimostra fallace, troppi sono i rancori legati ai beni terreni che vincolano i due nuclei familiari, vivido è ancora l’astio che acceca i parenti. Questo incontro, che da un lato rappresenterà il consolidarsi dell’odio nella madre di famiglia, dall’altro siglerà quello tra Achille, figlio di quest’ultima, e di Regina, figlia “bastarda” e prediletta dello zio cercatore di coralli. Una pagnotta, del formaggio, un semplice gesto di affetto da parte della bambina, al contrario, si incastoneranno immancabilmente il cuore del giovane uomo.
Per fortuna la malasorte che ha colpito la vedova ha vita breve; nelle terre ereditate dal de cuius viene riscoperto un cospicuo giacimento di guano, un ottimo concime ricco di azoto risultato delle feci di pipistrello, che porterà lucro e prosperità agli orfani di padre e alla loro madre.
La vendetta è un piatto che va servito freddo, e questo Dolores lo sa molto bene. Sono ormai trascorsi dieci anni dall’infausto giorno in cui Fortunato ha rifiutato il suo aiuto ai nipoti e ora è venuto il momento di prendersi quanto è dovuto. Achille, l’erede più amato, sarà colui che dovrà rendersi autore dell’avvenuta rivincita.
Eppure dal rincontrarsi dei due giovani non può che nascere amore. Un amore che si ciba della purezza d’animo, dell’innocenza, del desiderio. La vendetta viene rifiutata da questi due moderni Romeo e Giulietta che fanno del loro sentimento il più forte degli alleati.
Tratti salienti dell’opera sono senza ombra di dubbio l’alternarsi del successo e dell’insuccesso dall’uno all’latro nucleo familiare (così da ricordare a chi legge che la ruota gira per tutti e che nella vita le soddisfazioni e i benefici arrivano in uno scambiarsi costante con le difficoltà tanto che il male fatto prima o poi ritorna) nonché i miti e le leggende.
Non solo. L’elaborato è intriso di odori, di sapori. Nello scorrere dello stesso l’avventuriero percepisce vividamente quelle che sono le ambientazioni, rivive nelle narici il sale, percepisce con il tatto il granulio della sabbia, immagina davanti a sé l’azzurro del mare, il suo essere in tempesta, il suo essere calmo. La Roggeri riesce, infatti, con la sua penna chiara e precisa, a trasportare il conoscitore in tempi e luoghi che sanno di magia, rendendo così tangibile il suo componimento. Quest’ultimo passa dall’amare all’odiare Dolores, al tifare per i due giovani, al soffrire per la loro separazione allo sperare per quel tanto agognato epilogo.
Uniche due pecche dello scritto sono l’eccessiva lentezza della parte iniziale, necessaria, ma che poteva comunque rendere lo stesso risultato con qualche taglio in più e un ricordare eccessivo del tanto amato “Romeo e Giulietta” Shakespeariano.
Affascinante, godibilissimo, intenso. Difficile staccarsene.

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La cercatrice di corallo 2018-02-18 07:54:06 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    18 Febbraio, 2018
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"Giulietta e Romeo" sardi

Il corallo è certamente un grande primo attore nella narrazione del libro di Vanessa Roggeri, La cercatrice di corallo, che giunge in libreria dopo Il cuore selvatico del ginepro e Fiore di fulmine. Il libro segna il ritorno in auge dell’autrice che con le sue storie di passioni, ambientate in una Sardegna antica e atavica, magica e misteriosa ha emozionato molti lettori.

Due sono gli argomenti precisi tratti con sapienza letteraria e storica: la pesca del corallo e della sua fortuna in Sardegna, e l’estrazione del guano, attività forse meno nota.

“Considerato un ottimo concime ricco di azoto, il guano di pipistrello è stato scoperto in almeno sette grotte sarde, ma è stato estratto con un ingegnoso sistema meccanico solo dalla grotta di Ulari (Borutta) e commercializzato a livello nazionale fino agli anni Venti. Il caso sardo rappresenta un unicum in Italia, per quell’epoca un’eccellenza in tutta Europa. Ancora oggi la grotta di Ulari accoglie una colonia di pipistrelli composta da cinque specie e migliaia di esemplari rigorosamente tutelati e protetti.”

La storia, ivi narrata, copre un arco temporale molto ampio, che va dal 1919 al 1931, in una Sardegna dal sapore antico. E’ la storia d’amore tra Achille e Regina, figlia del mare. I due si incontrano per la prima volta da bambini, in circostanze tragiche: la madre di Achille, Dolores, rimasta vedova con tanti figli a carico, è in cerca di un aiuto economico. Respinte le sue richieste disperate in nome di un antico odio e rancore che affondano le radici in un passato vetusto, a Dolores non resta che maledire il cugino e tutta la sua famiglia. Ma la scoperta della possibilità di estrarre il guano in una grotta di sua proprietà cambia le sorti della sua famiglia. Così come la dinastia di Dolores si arricchisce, così quella di Fortunato, cugino della stessa e padre di Regina, subisce un declino inesorabile. Ma la sete di vendetta e i rancori non si placano mai, e si riversano tragicamente anche sulla bella storia d’amore tra Achille e Regina.

Un tratto caratteristico di tutto il romanzo è il passaggio continuo del successo all’insuccesso, e viceversa, che si riflette nei personaggi di questa storia, tanto negli uomini come nelle donne, che sono tutte dal forte temperamento, coraggiose, caparbie, pronte a mettersi in gioco per tutto e in tutto. Un racconto che affonda nelle sue radici anche nei miti del passato, come nel mito di Medusa, per cui:

“E’ stato il grande Ovidio a narrare la leggenda di Perseo, l’eroe che tagliò la testa di Medusa per offrirla alla dea Atena. Devi sapere che Medusa era un mostro con un corpo di donna e serpenti al posto dei capelli. Il suo sguardo era capace di pietrificare qualunque essere vivente! (…) Perseo fu l’unico a riuscire nell’impresa leggendaria di sconfiggere il mostro Medusa. Le tagliò la testa e la poggiò su un letto di rametti d’alghe; il sangue del mostro, ancora pieno della sua forza malefica, bagnò i ramoscelli tingendoli di rosso e pietrificandoli all’istante. Allora le creature fatate del mare presero i semi dei ramoscelli pietrificati e li gettarono in acqua per farli moltiplicare. E’ così che è nato il corallo.”.

Una lettura affascinante per una storia narrata con una prosa semplice, vivace e frizzante. Una sorta un po’ di “Giulietta e Romeo” sardi, del tempo passato; molto avvincente e precisa, anche da un punto di vista strettamente storico. Un costrutto narrativo denso e preciso per una bella storia d’amore.

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Consigliato a chi ha amato Vanessa Roggeri, Fiore di fulmine o Grazia Deledda, Canne al vento.
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