Proletkult Proletkult

Proletkult

Letteratura italiana

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Che le proprie storie si mescolino alla realtà fino al punto di prendere vita: non è questo il sogno segreto di ogni narratore? Mosca, 1927. È ciò che accade ad Aleksandr Bogdanov, scrittore di fantascienza, ma anche rivoluzionario, scienziato e filosofo. Mentre fervono i preparativi per celebrare il decennale della Rivoluzione d'Ottobre e si avvicina la resa dei conti tra Stalin e i suoi oppositori, l'autore del celebre Stella Rossa riceve la visita di un personaggio che sembra uscito direttamente dalle pagine del suo romanzo. È l'occasione per ripercorrere le tappe di un'esistenza vissuta sull'orlo del baratro, tra insurrezioni, esilio e guerre, inseguendo lo spettro di un vecchio compagno perduto lungo la strada. Una ricerca che scuoterà a fondo le convinzioni di una vita.

Recensione della Redazione QLibri

 
Proletkult 2018-10-31 12:07:13 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    31 Ottobre, 2018
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Quando l’ideologia si scontra con la realtà

Con il titolo Proletkult è stata pubblicata l’ultima opera del collettivo di autori che si firmano con lo pseudonimo Wu Ming. E’ un romanzo originale, con qualche rallentamento nel ritmo della narrazione quando si sofferma su alcuni aspetti filosofici che sono stati alla base delle teorie marxiste e leniniste sulle quali si è fondata la nascita dell’Unione Sovietica.
Osserviamo innanzitutto la copertina del libro edito da Einaudi Stile Libero: l’illustrazione di Riccardo Falcinelli rappresenta una falce e martello costituita da un assemblaggio di astronavi, siluri, razzi proiettati verso galassie sconosciute o immaginarie. Ciò ci porta immediatamente a pensare che il romanzo voglia da una parte descrivere la realtà degli anni venti in quella che ormai non era più la Russia degli zar, e dall’altra parte rappresentare il sogno di un mondo ideale e perfetto che avrebbe ormai potuto realizzarsi solo in una sfera ultraterrestre.
Illusione e disillusione sono i sentimenti che hanno albergato a lungo nell’animo di Aleksandr Bogdanov, il vero protagonista del romanzo, filosofo e politico oltre che medico, il quale aveva enunciato la teoria della tectologia, scienza secondo la quale ogni istituzione, ogni forma della società moderna deve essere basata su una rigorosa organizzazione delle strutture. Su queste basi nacque il Proletkult, un organismo fondato nel 1917, per creare un’arte per i proletari, che si liberasse del fardello delle ideologie borghesi. -“L’arte non è una decorazione. Come la scienza, serve a organizzare le esperienze. Ma a differenza della scienza non usa concetti astratti. Usa immagini vive.”
“Proletkult era il divenire, era lo spostamento del punto di vista, il movimento che cambia il modo di organizzare l’esperienza del mondo. Cioè la realtà.”
“Ho sempre pensato che costruire una nuova cultura fosse il modo migliore di difendere la rivoluzione.” “Se gli operai conquistano le fabbriche, ma non hanno una nuova cultura per organizzarle, finiranno per dipendere dagli ingegneri e dai tecnici che già lavoravano per i vecchi proprietari, oppure ne imiteranno l’opera, con risultati peggiori, e così la pretesa rivoluzione non produrrà un reale cambiamento, se non in peggio.”- così dice Bogdanov con la sua genuina onestà intellettuale, la sua consapevolezza che il sogno comunista delle origini fosse ormai svanito. Da questa disillusione aveva visto la luce quel mondo immaginario, perfetto nella sua concezione, il mondo di Nacun, che viene descritto nel suo libro Stella Rossa. Nacun è una sorta di Città del sole, in cui regna la legge universale dell’organizzazione: sembra evidente anche l’influenza de La Repubblica di Platone.
Da questo mondo ideale immaginario crede di essere giunta Denni, sempre alla ricerca spasmodica di un rifugio, che le permetta di sfuggire alla solitudine e al deserto affettivo della sua adolescenza. Denni, personaggio che vive tra realtà e immaginazione, desidera solo tornare a Nacun.
Su questa contrapposizione realtà-sogno si muove tutto il romanzo, e sulla base di questa contrapposizione, chiudiamo il libro sull’ultima pagina per tornare a osservare la copertina, in una naturale e istintiva chiusura del cerchio.


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Proletkult 2018-11-27 15:07:31 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    27 Novembre, 2018
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Bidimensionalità

Alla base di questo nuovo romanzo del collettivo di autori “Wu Ming” vi è lo studio e la rianalisi delle teorie marxiste e leniniste che hanno portato al fondamento e alla nascita dell’Unione Sovietica e del comunismo. Non stupisce dunque che tutta la narrazione assuma i caratteri dell’illusione e della disillusione, del tempo che si sussegue a spezzoni frammentando presente e passato, per poi rallentare innanzi all’aspetto filosofico delle teorie enunciate stesse.
E nonostante l’opera abbia inizio con la figura di Denni, vero protagonista del componimento è Aleksandr Bogdanov, filosofo, politico, medico che ha teorizzato la tectologia ovvero quella scienza che statuisce che la società moderna debba essere necessariamente organizzata in strutture per avere un senso, una ratio, una ragione, una corretta organizzazione. Da qui nasce il Proletkult, organismo classe 1917 che ha quale caposaldo la classe proletaria e che rappresenta l’unica possibilità per il futuro (almeno nei suoi intenti in quanto questo avrebbe dovuto occuparsi di rivoltare l’organizzazione della realtà). Alla sua base vi è la necessarietà della cultura poiché senza questa qualsiasi operaio non avrà una vera possibilità di riscatto e di indipendenza perché dovrà sempre fare affidamento su soggetti più qualificati ed esperti in un determinato settore. Per trovare e dettare fondamento concreto al pensiero ideologico viene dato vita al mondo di Nacun, una città del Sole dove vige la legge universale dell’organizzazione. Per custodirne l’essenza e trasmetterne i caratteri quest’ultimo è trascritto nel libro di Bogdanov intitolato “Stella Rossa”. Un libro, che fa da perno agli sviluppi e che incentra e contestualizza anche la figura di Denni, la quale crede di essere giunta proprio da questo mondo ideale, luogo, tra l’altro, a cui cerca disperatamente di far ritorno. Il tutto in un connubio che oscilla tra realtà e immaginazione e che soprattutto nella prima parte dello scritto tende a confondere e a destabilizzare il lettore, non facendogli cogliere completamente in quale periodo storico si trova, l’oggetto della narrazione, il ruolo di ciascun personaggio introdotto. Soltanto superato il primo terzo del volume ciascun tassello inizia ad andare al proprio posto per condurre all’inevitabile e circolare epilogo.
Con “Proletkult” i Wu Ming tornano in libreria con un testo forte e riflessivo che richiede però impegno nella lettura a causa della bidimensionalità su cui è incentrata l’intera costruzione dello scritto nonché a causa dei ricorrenti riferimenti filosofici che lo impregnano. Ad ogni modo un libro acuto, intelligente, che suscita molteplici riflessioni in chi legge e che conferma, nuovamente, la bravura, la competenza e la conoscenza storica e filosofico-politica del gruppo di scrittori.

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