Narrativa straniera Classici E le stelle stanno a guardare
 

E le stelle stanno a guardare E le stelle stanno a guardare

E le stelle stanno a guardare

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Sullo sfondo delle miniere del Galles, una storia umanissima di grandi, fondamentali conflitti sociali, civili e sentimentali. Nel cuore dei protagonisti divampa la lotta per ottenere più giustizia, libertà e realizzare finalmente un ideale e un progetto di vita più felice. Molti sono i contrasti e i conflitti che Cronin ritrae con sottile e attenta psicologia, dando ai personaggi una profondità autentica, che si può riscontrare solo nei ritratti dei grandi e affermati romanzieri. Il soffio della vita vissuta è presente in tutto il libro ed è la caratteristica che ha fatto conoscere Cronin.



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E le stelle stanno a guardare 2018-10-29 07:56:28 Niki
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Niki Opinione inserita da Niki    29 Ottobre, 2018
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Nella vita vincono i furbi

In primo luogo, lo consiglio a chi ama le epopee: siamo di fronte a 600 pagine che coprono la vita dei protagonisti per circa trent'anni. Si trattano molti temi sociali e storici: la condizione dei minatori che lavorano nelle miniere di carbone all'inizio del '900, le disparità di classe, le rivendicazioni sociali e politiche, i primi movimenti operai, la grande guerra, ma è soprattutto una storia di persone. Secondo me a Cronin interessava solo marginalmente il tema sociale, egli è molto attento alla psicologia dei personaggi e direi che la tematica che più salta all'occhio è quella che, nella vita, vince il più furbo, l'uomo che si fa strada senza scrupoli, senza morale; questa figura è incarnata principalmente da Joe Gowlan che da minatore diventa padrone, attraverso sotterfugi e illegalità, ma anche da Riccardo Barras, proprietario della miniera di carbone che ha come unico scopo quello di arricchirsi sempre di più, ai danni della povera gente. Per contro, nulla possono l'onesto Davide Fenwick e il sensibile e giusto Arturo Barras, destinati a soccombere nonostante siano interessati solo al bene degli altri. Bellissima la figura della madre di Davide, Marta, che nonostante le disgrazie, mantiene la propria integrità e la propria rigida visione della vita per cui gli uomini sono tali solo se minatori, il voler alzare la testa e credersi qualcosa d'altro porta solo guai. In ultimo, lo consiglio solo a chi ama i melodrammi, perché è una storia romanzata in cui accade di tutto e di più, sorretta da una scrittura molto particolareggiata, soprattutto nella descrizione fisica e psicologica dei personaggi.

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E le stelle stanno a guardare 2015-04-06 13:44:15 paola melegari
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    06 Aprile, 2015
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Coal Mines Bill

Il romanzo inizia in casa Fenwick, a Sleescale, cittadina probabilmente immaginaria, nei pressi dell’attuale Newcastle.
Paese di minatori, tutto il romanzo ruota intorno alla miniera, ai minatori , ai proprietari della miniera Nettuno ; la famiglia Barras.
L’autore, Archibald Joseph Cronin, ci presenta la vita dei minatori, avendola conosciuta da vicino, essendo stato lui stesso medico dei minatori per alcuni anni, prima di dedicarsi definitivamente alla scrittura.
Le misere condizioni di vita dei minatori, i pericoli ai quali erano continuamente esposti, posposte agli interessi dei padroni, vite perdute per il lucro di pochi.
Nonostante questo la miniera rappresentava la possibilità di vivere, era pur sempre un lavoro di cui andare fieri, un lavoro di veri uomini, che all’alba si calavano nel pozzo, per uscirne col buio, dopo fatiche fisiche inimmaginabili, in ambienti angusti, umidi, nei quali l’aria satura di gas rendeva il lavoro ancora più pesante e pericoloso.
Dicevo che l’autore esordisce rappresentando il risveglio nella famiglia di un minatore, Robert F. , tre figli, tutti minatori. E’ in corso uno sciopero, a causa delle pericolose condizioni di lavoro,( la galleria dove stanno lavorando, rischia l’allagamento), sono tre mesi che in casa non entrano soldi e la cosa si sta facendo davvero pesante.
Robert è un esperto della miniera ed è un promulgatore dello sciopero.
Purtroppo la ribellione dei lavoratori deve finire, si rientra tutti nel pozzo con le orecchie basse.
Suo figlio David, ragazzo intelligente ed istruito, diventerà deputato, si batterà per i diritti dei minatori.
Per la nazionalizzazione delle miniere, per la sicurezza sul lavoro.
Siamo all’inizio del novecento, alla vigilia della prima guerra mondiale.
Le donne oltre a perdere i figli nelle miniere, li immolano sull’altare della patria.
Ci sono gli idealisti, ma d’altro canto c’è chi si imbosca e approfitta del momento per fare soldi senza scrupoli.
Joe Gowlan è senza dubbio la figura più meschina del romanzo, insieme a Barras senior.
Sono parecchi i personaggi del racconto, che si sviluppa in cinquecentocinquanta pagine, tutte piacevoli, interessanti , diviso in tre libri.
Il primo riguarda lo sciopero, fino al disastro della miniera.
Il secondo la famiglia Barras alla sbarra, ove gli interessi dei ricchi valgono molto più delle povere vite di cento minatori e dove il figlio di Barras , Artur, vuole riparare al danno del padre.
Il terzo , che vede David Fenwick diventare deputato laburista, e nonostante la buona volontà e la fermezza di valori, si scontra col mondo dei potenti che non vanno certo contro l’interesse dei ricchi.
I l romanzo inizia con un giovane di quattordici anni che si reca per la prima volta in miniera, e termina con un giovane, il nipote, di soli quattordic’anni che orgoglioso si reca al lavoro in miniera.
Sotto un cielo di stelle, con in lontananza il rumore dell’oceano, nulla è mutato, i poveri sono rimasti poveri e privi di diritti, chi ha l’animo puro deve abbassare il capo e inghiottire i propri valori ; lasciando la prevaricazione del prepotente disonesto.
Ma chi ha diritto al voto non capisce che il giovane Barras è sempre stato dalla loro parte ?
Non capisce che David difendeva i loro diritti?
Le madri non si rendono conto che la miniera ha ingoiato i loro figli?
Le stelle stanno sempre lassù a guardare, imperterrite, il disastro che gli umani continuano a perpretare.


E’ un romanzo di grande valore, ve lo consiglio fortemente, anche se forse lascia poco spazio all’ottimismo.
Diciamo che è fortemente realista.

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