Narrativa straniera Classici La fattoria degli animali
 

La fattoria degli animali La fattoria degli animali

La fattoria degli animali

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È il racconto di come gli animali di una fattoria si ribellino e, dopo aver cacciato il proprietario, tentino di creare un nuovo ordine fondato su un concetto utopistico di uguaglianza. Ma ben presto emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con la loro astuzia, la loro cupidigia e il loro egoismo s'impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più docili e semplici d'animo. Gli elevati ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo della rivoluzione vittoriosa vengono traditi e, sotto l'oppressione di Napoleon, il grosso maiale che riesce ad accentrare in sé tutte le leve del potere e ad appropriarsi degli utili della fattoria, tutti gli altri animali finiscono per conoscere gli stessi maltrattamenti e le stesse privazioni di prima.

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La fattoria degli animali 2019-03-30 17:25:24 leogaro
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leogaro Opinione inserita da leogaro    30 Marzo, 2019
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Ironia sui totalitarismi

Il racconto si svolge in un periodo imprecisato, in una fattoria piena di animali parlanti governata dal burbero signor Jones.
Una sera, Vecchio Maggiore, un saggio maiale rispettato da tutti, racconta agli animali della “Fattoria Padronale" un suo sogno, in cui gli animali sono liberi dal giogo dell'uomo, artefici del proprio destino: d’altro canto, “l’uomo è l’unica creatura che consumi senza produrre. Non dà latte, non depone uova, è troppo debole per tirare l’aratro, non corre abbastanza per catturare un coniglio”. Vecchio Maggiore convince tutti e insegna loro un inno intitolato “Bestie d'Inghilterra”, dove si profetizza un futuro di libertà.
Il signor Jones, ormai un alcolista, cura poco la fattoria, finché un giorno dimentica di dare il cibo alle bestie. Gli animali assaltano i magazzini, mentre Jones e i suoi aiutanti si scagliano contro di loro. Gli animali combattono e scacciano gli umani dalla fattoria, ribattezzandola "Fattoria degli Animali".
Napoleone e Palladineve, i maiali più scaltri, sono gli unici a saper leggere e scrivere, così che assumono il controllo e decretano le nuove regole, riassunte in sette comandamenti scritti su un muro. Tra essi, si afferma l’uguaglianza tra tutti gli animali e la proibizione di assumere i tipici comportamenti umani, come ubriacarsi, gozzovigliare, dedicarsi al commercio, ecc… . I maiali, gli unici a saper leggere insieme all’asino Beniamino, emergono presto come burocrati sfruttatori e, osteggiando la loro superiorità culturale, si impongono con cupidigia sugli animali più semplici e ingenui. “Dall’esterno, le creature volgevano lo sguardo dal maiale all’uomo, e dall’uomo al maiale, e ancora dal maiale all’uomo: ma era già impossibile distinguere l’uno dall’altro”.
Napoleone e Palladineve sono spesso in disaccordo sulle attività da fare e sulla gestione della fattoria: in particolare, lo scontro si accende sulla costruzione di un mulino e termina con la cacciata di Palladineve.
Pian piano, i maiali assumono comportamenti sempre più simili agli umani: intraprendono commerci con i vicini, dormono nei letti, bevono whisky, indossano abiti eleganti … Analoghi trattamenti di favore spettano ai loro devoti seguaci, i cani. Alle richieste di chiarimento da parte degli altri animali, i maiali rispondono rileggendo i sette comandamenti sul muro, che stranamente risultano sempre modificati rispetto all’originale che le bestie ricordavano! Solo Beniamino comprende tutto, ma scuote la testa e tace.

La vicenda evolve in modo tutto sommato prevedibile, considerando che l’intero libro è un’allegoria dei regimi totalitari in cui facilmente si possono individuare vari soggetti: i teorici, i capi feroci, gli esiliati, la macchina mediatica, la gente comune che subisce in silenzio, l’austera e indifferente aristocrazia, gli intellettuali (di cui, alcuni, asserviti al potere). Lo stile di narrazione, veloce e ironico, rende piuttosto piacevole la lettura.
Gli ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo della rivoluzione vengono ironicamente riassunti in un unico comandamento che sostituirà gli altri sette: “Tutti gli animali sono uguali… ma alcuni sono più uguali degli altri”.

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Bradbury, "1984" di Orwell, Virginia Woolf, Joyce, Pirandello ... a chi ama la fantascienza... ma, in realtà, è consigliato a tutti!
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La fattoria degli animali 2018-08-20 16:32:26 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    20 Agosto, 2018
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Il maiale cattivo e i tre contadini (sempre cattiv

Iniziata con “Noi” di Zamjatin e la sua società futuristica, in cui imperava un rigido governo comunista, e continuata con l’utopia fordista de “Il mondo nuovo” di Huxley, oggi la nostra analisi dei classici distopici si arricchisce di un nuovo -ed originale- tassello.
Lo si può vedere come un ritorno alle origini, in quanto anche in questo caso la critica è rivolta al regime stalinista, ma ne “La fattoria degli animali” Orwell presenta la sua distopia in una formula del tutto inusitata, trasformandola in una moderna favola esopica.
Protagonisti del romanzo sono appunto degli animali dai tratti antropomorfi, in quanto sanno parlare ed alcuni anche camminare eretti; la storia non ha però nulla a che spartire con un classico disneyano, sebbene a me abbia ricordato nella parte iniziale il famoso lungometraggio “La carica del 101”, con il fattore Jones (novello Crudelia de Mon) messo nel sacco da quelli che ritiene degli ottusi animali.
La vicenda ha inizio qualche tempo prima della cacciata di Jones, precisamente una notte in cui l’anziano e saggio maiale noto con il nome di Maggiore convoca gli altri animali per illustrare loro il suo utopistico sogno: un mondo in cui tutti gli animali siano liberi dal giogo dell’uomo e possano lavorare insieme in una società priva di disuguaglianze. Il Maggiore si dice inoltre certo che prima o poi questo progetto diverrò realtà e si adopera per insegnare agli astanti l’inno “Bestie d’Inghilterra”.
Non passa molto tempo prima che, come accennato pocanzi, l’indolenza di Jones e le scarse razioni di mangime portino gli animali a volersi ribellare ai padroni umani, scacciando non solo il signor Jones e la moglie ma anche i suoi dipendenti.
La fattoria padronale viene quindi rinominata fattoria degli animali e il sogno del Maggiore sembra davvero prossimo alla realizzazione. Dopo un primo periodo di prosperità ed armonia però i maiali, acclamati come la specie più intelligente, assumono il governo della fattoria trasformandola poco alla volta in una loro attività su cui comandano con pugno di ferro, soprattutto per merito del braccio armato composto dai cani da guardia.
In questa brillante satira del totalitarismo sovietico, ogni animale o gruppo di animali (ad esempio, pecore e galline sono quasi sempre prive di individualità) rappresenta in modo marcato un personaggio storico o una categoria di individui protagonisti della Rivoluzione Russa; tra tutti, i personaggi che meglio evocano e rielaborano le loro controparti storiche sono il cavallo stakanovista Boxer, il corvo predicatore Mosè con la sua promessa della Montagna di Zucchero Candito ed il maiale Clarinetto, voce della propaganda “animalista”.
Il romanzo può annoverare tra i suoi personaggi altri contadini, oltre al già fin troppo citato Jones, personificazioni dei governi degli Stati europei, che in un primo frangente sono spaventati all’idea che l’”animalismo” si estenda alle loro fattorie, ma poi ne comprendono i vantaggi grazie ai maiali e stabiliscono con essi un’alleanza.
E fu proprio l’alleanza tra Inghilterra ed URSS a creare tanti problemi alla pubblicazione del romanzo. La narrazione diretta e chiara di Orwell non lascia infatti nessun dubbio su quale regime sia l’oggetto della sua critica, che i suoi conterranei valutarono come offensiva specie per l’associazione tra i comunisti ed i maiali.
È necessario tenere a mente che Orwell non rinnega affatto gli ideali del comunismo bensì la loro corruzione ad opera di Stalin e dei suoi fedelissimi; ne sono prove lampanti l’armonia con cui prospera inizialmente la fattoria e le regole che gli animali si auto impongono sulla base del discorso del Maggiore.
In conclusione, mi sento in dovere di elogiare l’ottima edizione targata Mondadori, casa editrice che sovente bistratto, ma non questa volta: la traduzione è resa più completa ed efficace grazie alle utili nota esplicative; l’introduzione è chiara e serve sicuramente per fornire al lettore un quadro generale sulla vita dell’autore e, soprattutto, sulla genesi dell’opera; la prefazione infine risulta ottima per comprendere in quale situazione versava l’editoria britannica negli anni Quaranta.

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La fattoria degli animali 2017-09-12 12:35:51 Franco Pompei
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Franco Pompei Opinione inserita da Franco Pompei    12 Settembre, 2017
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La grande illusione perduta del novecento

Ad un secolo di distanza dalla rivoluzione d’ottobre leggere questo piccolo romanzo di Orwell continua a lasciare l’amaro in bocca, poiché “La fattoria degli animali” altro non è se non una tristissima rappresentazione della fine della più grande illusione che aveva caratterizzato il passaggio dal XIX° al XX° secolo, ossia che fosse possibile realizzare un’alternativa alle diseguaglianze della società capitalistica, un nuovo paradigma dei rapporti umani in grado di anteporre la giustizia sociale e la condivisione di un patrimonio comune agli egoismi individuali. Tale possibilità, ancora una volta e (probabilmente) per sempre, è stata negata dalla brutale realtà della storia. Al di là della vivida satira della ferocia stalinista, ciò che Orwell sembra voler evidenziare è soprattutto l’incapacità delle collettività sociali di difendersi dalle derive autoritarie e demagogiche e di determinarsi secondo modalità ispirate alla cooperazione ed alla non violenza. In questo senso “La fattoria degli animali” travalica l’allegoria del bolscevismo sovietico e diviene qualche cosa in più: una riflessione sul potere politico e sulla sua “naturale” tendenza a strutturarsi in senso oligarchico ed al contempo populista, sia nei regimi autoritari o totalitari che in quelli liberal – democratici i quali ultimi, pur tuttavia, continuano a costituire il “male minore”.

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La fattoria degli animali 2017-05-16 14:38:22 FrankMoles
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FrankMoles Opinione inserita da FrankMoles    16 Mag, 2017
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La dittatura dei maiali

La fattoria degli animali è un romanzo in forma di favola satirico-allegorica, sul modello di Esopo, che Orwell iniziò a progettare nel 1937 ma riuscì a pubblicare, dopo svariate difficoltà, solo nel 1945, a guerra terminata. Infatti, come da lui illustrato nello scritto "La libertà di stampa", pensato per esser posto come prefazione all’opera, gli editori, pur in mancanza di ferme disposizioni dall’alto, erano riluttanti a pubblicare il romanzo per i suoi chiari riferimenti al regime sovietico di Stalin, un importante alleato dell’Inghilterra durante la guerra. Il suo operato, pertanto, era ignobilmente giustificato o sottaciuto dall’ortodossia corrente, dall’autore descritta come un vero e proprio scrupolo di coscienza da parte di intellettuali accusati di difendere il liberalismo dal nazifascismo non esitando a far ricorso a metodi totalitari, quali la censura della libertà di parole o di stampa. Come anche nel romanzo, di cui questo scritto è un autentico corollario esplicativo e teorico, Orwell denuncia una perdita del senso reale di valori alla base dell’identità culturale del mondo occidentale, ovvero il pensiero critico e la libertà: “Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.”.

Il romanzo è ambientato in una fattoria. Un giorno gli animali decidono di ribellarsi al dominio degli umani, incarnati nel fattore ubriacone e distratto Jones: cacciato costui, essi dunque stabiliscono un regime detto Animalismo, in cui ognuno lavora per la comunità, producendo secondo le sue capacità e ricevendo secondo le sue necessità. Tuttavia, ben presto i maiali, guidati da Napoleone, che ha preso il posto del Vecchio maggiore, ispiratore della rivoluzione, concentrano il potere nelle loro mani: Napoleone diventa sempre più un despota autoritario e astuto, si dota del sostegno dei cani, reprime ogni resistenza (come quella delle galline), espelle l’idealista Palladineve accusandolo di sabotaggio e incolpandolo di ogni successivo danno. Napoleone promuove a parole una situazione di uguaglianza, ma nei fatti gli altri animali vivono in una condizione di povertà e indigenza cui sono incapaci di ribellarsi per asservimento, per cecità, per timore, per rassegnazione o per incapacità di pensare. Nonostante i sospetti sul tempestivo variare di leggi, i maiali in qualche modo convincono sempre i loro sudditi all’obbedienza in nome del bene comune, tra inni e sentenze. I maiali vivono nell’ozio e nella ricchezza mentre gli animali faticano quotidianamente nella miseria. Il tradimento diventa massimamente evidente nel finale, quando si scopre che i maiali hanno imparato a camminare su due zampe e persino il motto iniziale della rivoluzione, “Quattro gambe buono, due gambe cattivo”, viene opportunisticamente modificato in “Quattro gambe buono, due gambe meglio”: ormai più nulla distingue i maiali dagli uomini, i nuovi padroni dai vecchi padroni.

L’allegoria è chiaramente volta a denunciare le ipocrisie e il fallimento della rivoluzione bolscevica: all’idealismo del Vecchio Maggiore, che rimanda a Lenin, e al sincero animo rivoluzionario di Palladineve, che rimanda a Trockij, è subentrata l’astuzia di Napoleone, che rappresenta chiaramente Stalin. Questo mette in pratica una politica dispotica fatta di opportunismo e crudeltà, di abili mistificazioni con le parole sue e dei suoi asserviti o con le iniziative pubbliche – come quella per la costruzione del mulino a vento, che sembra far riferimento ai piani quinquennali di Stalin –, di violente repressioni delle resistenze – le galline che si oppongono rimandano ai kulaki che contrastavano la collettivizzazione delle terre – e di leggi e idee teoriche manipolate o rielaborate all’occorrenza. L’instaurazione di un simile regime è, invero, resa possibile dal sostegno dei cani, che rappresentano il corpo di polizia staliniano, dalla propaganda di regime di Piffero o Minimus, fatta di omissioni e mezze verità, e dall’incapacità degli altri animali di ribellarsi per cieca fedeltà alla rivoluzione e per accettazione acritica degli ordini (Boxer, Trifoglio, simboli della gente comune, dei lavoratori sovietici), per cinica rassegnazione (Beniamino), per disinteresse (Mollie, simbolo degli aristocratici russi), per parassitismo (i topi e i conigli, che rimandano agli strati più bassi della società, come ladri e mendicanti).
Ciò che Orwell rappresenta dunque è il fallimento di una rivoluzione, i cui ideali vengono traditi per desiderio di potere. “Tutti sono uguali, ma c'è chi è più uguale di altri”: i valori di uguaglianza e libertà che l’avevano animata non riescono a trovare compimento nella supposta società comunista poiché il nuovo regime della Fattoria degli Animali degenera in una nuova condizione di povertà e schiavitù. Il regno dei maiali non rivela alcuna differenza col precedente regno degli uomini che tanto era stato combattuto: “Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo e dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.
Invero, la caduta dei sinceri ideali rivoluzionari appare rappresentata come un tratto non specificamente proprio del regime staliniano, ma di qualsiasi rivoluzione. Il tema centrale del romanzo è dunque la corruzione, presente in forma germinale in ogni atto rivoluzionario. La morale della favola è che ogni ideale si corrompe nel momento in cui viene raggiunto il potere e che molto spesso le masse non sono in grado di realizzarlo e opporvisi, preferendo assumere un implosivo atteggiamento passivo.

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La fattoria degli animali 2017-02-05 09:04:13 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    05 Febbraio, 2017
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niente cambia

Bisogna essere dei grandi scrittori per riuscire attraverso quella che sembra all'apparenza una favoletta, a far una delle più feroci satire del '900. Questo volume di metà del secolo scorso, infatti è ancora assolutamente attuale e probabilmente lo sarà anche negli anni a venire.
La storia è nota: in una fattoria gli animali decidono di ribellarsi agli umani. Stanchi di vivere in condizioni disagevoli, di lavorare ottenendo poco in cambio, senza essere apprezzati attaccano il fattore e lo vincono. Comincia così la vita ideale: tutti felici e liberi, ognuno ha il giusto e nesuno ha la supremazia sugli altri. Il paradiso, però dura poco. I maiaili si "umanizzano", vanno ad abitare nella casa del fattore e ne prendono tutte le abitudini compresi sopprusi e mortificazioni. In sostanza tutto cambia e niente cambia.
Bel romanzo, facile da leggere. Piacevole con o senza riflessioni.

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La fattoria degli animali 2016-11-06 10:19:02 Nuni83
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Nuni83 Opinione inserita da Nuni83    06 Novembre, 2016
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Satira sulla società di ogni tempo

Eric Arthur Blair, è questo il vero nome dell'autore di questo bellissimo libro che per tutta la vita ha usato il nome d'arte George Orwell per firmare alcune tra le opere più celebri del 900.

L' autore scrisse La fattoria degli animali nel 1943. Concluse il suo lavoro nel febbraio 1944 ma il testo riuscì ad essere pubblicato da Secker & Warburg solo in agosto.

Il manoscritto venne rifiutato da diversi editori a causa delle esplicite allusioni allo stalinismo, una volta pubblicato divenne immediatamente un successo internazionale.

La storia è ben nota, si svolge in una fattoria come tante. Gli animali lavorano ininterrottamente per il proprietario della fattoria, il quale si rende protagonista di continui soprusi. Gli animali, stanchi della loro vita, stanchi di lavorare per arricchire il padrone senza per questo ricevere adeguata ricompensa, decidono di ribellarsi. Si organizzano e cacciano il proprietario. Il loro obiettivo è quello di gestire la fattoria insieme creando un nuovo ordine fondato sull'uguaglianza.

Purtroppo le loro speranze si trasformano in pura illusione. Le dinamiche di sempre si ripresentano con altri volti. La satira orwelliana è magistrale, gli spunti di riflessione sono infiniti.

Il testo è universale, riguarda tutti e qualsiasi epoca. C'è sempre una lotta tra il forte e il debole dove il debole non può che soccombere.

L'uguaglianza è davvero solo utopia?

Orwell ha le idee chiare in proposito, basti pensare che

"TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI
MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' UGUALI DI ALTRI"

Consiglio la lettura di questo testo a chiunque non l'abbia ancora fatto.

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La fattoria degli animali 2016-08-15 20:30:56 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    15 Agosto, 2016
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Tremendamente attuale...



Illuminante.
Geniale.
Irriverente.
Satirico.
Allegorico.
Disarmante.
Sarcastico.
Inquietante.
Amaro.
Realistico.
Potrei continuare per ore...
Una favola amara che ci racconta e descrive lo scenario di qualsiasi rivoluzione e forma di totalitarismo, ma che attraverso l'allegoria ci riporta fedelmente fatti e accadimenti della Rivoluzione sovietica, in cui ad ogni personaggio del romanzo corrisponde un preciso personaggio storico.
Ci sono proprio tutti: a partire dallo Zar Nicola II (Il signor Jones), passando per Lenin e Marx (Il Vecchio Maggiore), Stalin (Napoleon), Trotsky (Palla di Neve), Stachanov (Gondrano)...non mancano neanche i chiari riferimenti ai giornali propagandistici governativi (Clarinetto), le masse facilmente manipolabili dagli slogan (le pecore), la gente comune sfruttata e ingannata dalla dittatura (Berta), la posizione della Chiesa Russa Ortodossa (Il Corvo Mosè), la polizia governativa con la sua politica del terrore (i cani), l'aristocrazia (la cavalla Mollie)...
Sinceramente credo che leggere questo romanzo senza andare a rispolverare le pagine di storia, non permetta di comprendere in pieno tutti i significati e i messaggi che Orwell ci dà...e sarebbe un peccato non farlo.
Anche se, alla fine, la morale della favola è applicabile anche a contesti differenti e molto più vicini a noi.
L' umanizzazione dei maiali è la rappresentazione lampante di come la sete di potere trasformi chiunque riesca a sedersi sulla giusta poltrona, dimenticando tutto quello per cui si era combattuto.
Per cui alla lista degli aggettivi iniziale, mi sento di poter aggiungere anche:
Attuale.
Tremendamente e tristemente attuale.

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La fattoria degli animali 2016-04-13 06:37:55 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    13 Aprile, 2016
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Una critica non celata

Leggere “La fattoria degli animali” e rimanerne indifferenti è qualcosa che non può succedere. Ho finito di leggere questo libro una settimana fa e sono ancora in difficoltà nel trovare le giuste parole per rendere il mio pensiero. Questo libro mi ha sconvolto.

Orwell con un linguaggio semplice e diretto ci presenta, se così si può definire, una satira politica. “La fattoria degli animali” cela molto più di quel che vuol mostrare. Se agli occhi di un profano può quasi sembrare una storiella senza un lieto fine, per un lettore più attendo, ma neanche più di tanto, la critica di Orwell per il comunismo e per tutti i governi totalitari è palese.

I protagonisti sono gli animali di una fattoria patronale, che decidono di ribellarsi al padrone, attraverso la rivoluzione, uno strumento necessario per diventare liberi e finalmente tutti uguali. Il passare da “Fattoria Padronale” a “Fattoria degli Animali” può sembrare un sogno che si realizza, ben presto diventerà altro:

“Questo lavoro sarebbe stato assolutamente volontario; chi se ne fosse astenuto però avrebbe avuta ridotta di metà la sua razione”.

Orwell ci mostra il corso degli eventi, di come si possa cercare il nemico ovunque, della necessità di un capo espiatorio su cui riversare i problemi, senza dimenticare l’ingenuità e il terrore che può nascere nei deboli. Di come un buon oratore può far diventare bianco qualcosa che invece è nero e di come la difficoltà di farsi avanti e di esporsi ci fa diventare se non proprio dei vigliacchi comunque degli assecondatori passivi.

Nella mente del lettore diventa molto semplice sostituire il ruolo degli animali con quello degli uomini. Personalmente ho trovato particolarmente toccante il cambiamento dei “I sette comandamenti” che venivamo “leggermente” modificati per trovare il vantaggio di chi prima era uguale agli altri. Orwell ci ha mostrato tutto ed è difficile non puntare il dito sul singolo o su chi passivamente ha accettato gli eventi. Però forse in maniera involontaria, ci ha anche mostrato di come il singolo difficilmente poteva fare la differenza.

Una lettura che consiglio. Le riflessioni possono solamente aiutarci a vedere che purtroppo la società, anche da noi, non è poi così diversa, le caste ci sono ancora.

Buona lettura!

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La fattoria degli animali 2015-07-29 16:23:24 Radici
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Radici Opinione inserita da Radici    29 Luglio, 2015
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The Farm-Cage

"The animals, trap trap till the cage is full, the cage is full, stay awake" uso le parole di "you've got time" di Regina Specktor
per riassumere una parte di questa storia,vera e attuale. La fattoria degli animali edito nel 1945, è una metafora della società
che pur ad anni di distanza non è cambiata. Orwell racconta questa società, una gabbia, dove l'uomo-animale, nasce,cresce, evolve
e a un certo punto si omologa. la rivoluzione del cambiamento diventa una moda e un passo quasi d'obbligo per entrare nei ranghi
della gabbia.
Il punto di forza dello scrittore sta nel riuscire a raccontare il tutto senza parole o concetti pesanti, ma come una favola.

I protagonisti sono presentati come animali, scelti per le loro peculiarità che riprendono quelle umane.
Il gruppo leader dei maiali, i cavalli gran lavoratori e il popolo al seguito.
Una delle frasi più significative e senz'altro la finale "Tutti gli animali sono uguali, Ma alcuni animali sono più uguali degli altri".

Un libro da leggere per trovare un modo di uscire dalla gabbia piena, per restare svegli e non correre fra le sbarre di un'altra.

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La fattoria degli animali 2015-06-15 17:06:32 LaClo
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LaClo Opinione inserita da LaClo    15 Giugno, 2015
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Lo Stato in una fattoria

La fattoria degli animali è la rappresentazione di una società totalitaria che a mio avviso non va identificata solo con quella russa comunista ma anche con ogni società repressiva. Il romanzo si presta infatti a molte considerazioni tuttora valide. La metafora della società avviene attraverso l'immagine di una fattoria che costituisce una sorta di stato i cui sudditi sono gli animali e il despota è il fattore che cura unicamente i propri interessi e dimentica di nutrire i suoi "cittadini". Come ogni popolazione anche gli animali protestano e cominciano a sviluppare idee rivoluzionarie, se vogliamo anche utopiche come insegna tristemente la storia. Il rapporto tra l'Uomo e gli animali è un esempio per mostrare come gli esseri che producono i beni materiali, i lavoratori vengano sfruttati da una classe parassitaria che può essere la nobiltà, i ricchi, coloro che detengono il potere e hanno il controllo di una nazione. Tale rapporto viene meno grazie alla dura battaglia degli oppressi ma è destinato a ricostituirsi perché purtroppo le idee teoriche di uguaglianza e fratellanza si disgregano di fronte all'avarizia e alla sete di potere dei maiali che sono anche di natura i più simili all'uomo. Infatti nella fattoria essi non possono trainare un aratro o produrre altri beni come le galline o le pecore e sono destinati ad assimilarsi con gli uomini al punto da non riuscire a distinguere più gli uni dagli altri. Significative sono le analogie tra il governo umano e quello animale: per esempio lo sfruttamento dell'ignoranza degli altri animali da parte dei maiali che sono i più furbi che è esattamente uguale a quello dell'uomo verso tutta la fattoria. Dal libro emergono elementi che caratterizzano la società comunista russa e quella moderna come il tentativo di manipolare le leggi, l'utilizzo di una squadra di polizia corrotta al servizio dei potenti e i dati che mostrano una situazione diversa rispetto a quella percepita. Importante è il ruolo dell'educazione perché è proprio dell'ignoranza che si nutre il potere dittatoriale.
A livello stilistico la prosa si mostra chiara e semplice, infatti non deve essere aulica e oscura perché di primo impatto deve sembrare quasi una favola ma al contempo deve far trasparire che si tratta di qualcosa di diverso, di una storia che tutta l'umanità conosce molto bene e che si ripete anche a distanza di anni e secoli.

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