Narrativa straniera Classici La fattoria degli animali
 

La fattoria degli animali La fattoria degli animali

La fattoria degli animali

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È il racconto di come gli animali di una fattoria si ribellino e, dopo aver cacciato il proprietario, tentino di creare un nuovo ordine fondato su un concetto utopistico di uguaglianza. Ma ben presto emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con la loro astuzia, la loro cupidigia e il loro egoismo s'impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più docili e semplici d'animo. Gli elevati ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo della rivoluzione vittoriosa vengono traditi e, sotto l'oppressione di Napoleon, il grosso maiale che riesce ad accentrare in sé tutte le leve del potere e ad appropriarsi degli utili della fattoria, tutti gli altri animali finiscono per conoscere gli stessi maltrattamenti e le stesse privazioni di prima.

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La fattoria degli animali 2020-04-05 20:20:06 Martina248
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Martina248 Opinione inserita da Martina248    05 Aprile, 2020
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Il potere non è un mezzo, è un fine.


Indubbiamente una metafora ben riuscita, checché ne dicano i quattro editori che rifiutarono questo capolavoro ritenendolo non opportuno.
Quando l'uomo-tiranno viene cacciato, pare sia giunta la pace nella fattoria del patronato, ribattezzata fattoria degli animali, dove ogni animale, ora, lavora per il proprio bisogno e dà quanto gli è possibile, ricevendo il necessario. O almeno così pare, finché il necessario dei cavalli, delle pecore e delle galline diviene inspiegabilmente meno rispetto al necessario dei maiali, che per il loro servizio lodevole, necessitano più di altri, di qualche mela in più o del latte delle mucche.
Forse, proprio per la riuscita di questa incredibile metafora e la sua sconcertante verità che emerge dalla sola trama venne temuto, per la storia che si cela sotto ogni frase senza ombra di fraintendimenti.
L'uomo e il suo assetato desiderio di potere prendono la forma animalesca, propria di chi brama ad una libertà individuale, escludendo ogni collettività che mira al bene comune.
In un mondo dove l'io, incapace di percepire il proprio bene nella condivisione di un medesimo frutto, goduto dopo comuni sforzi, uccide, a proprio vantaggio, il noi.
Ma non possiamo meravigliarci del sorgere di un nuovo nemico, incredibilmente simile al primo poiché la bramosia ha un solo volto comune che si riconosce nell'eccesso e in un indivualismo che opprime l'altro annichilendolo.
E non dobbiamo nemmeno stupirci chiedendoci come si possa arrivare inconsapevolmente ad una situazione simile, in un mondo dove il valore della memoria si frantuma poiché anche un solo briciolo della storia, un solo dei 10 comandamenti della nuova fattoria, pagati con una dura rivoluzione, possono risvegliare quel sentimento di libertà e di comunità ormai dimenticato e solo il rammentarsi del passato in un presente deplorevole può far rinascere il desiderio di un nuovo futuro.

Consiglio di leggere la prefazione del romanzo stesso e, tra gli altri romanzi di Orwell, 1984 che riprende alcuni temi in un'altra chiave.

Buona lettura!

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1984, dello stesso autore
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La fattoria degli animali 2020-02-09 23:05:01 cristiano75
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cristiano75 Opinione inserita da cristiano75    10 Febbraio, 2020
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Il problema principale per l'uomo: è l'uomo

Che poi la fattoria degli animali, intesi come porci (tra tutti quelli che poteva scegliere il buon scrittore) non sono altro che uomini camuffati.
Prendiamo ogni tipo di ideologia: fascista, comunista, socialista oppure prendiamo ogni tipo di sistema politico: repubblicano, democratico.....prendiamo ora ogni tipo di sistema religioso: cristiano, buddista, ebraico, musulmnano.....etc etc etc.....il problema non è la forma di come si determina il potere.....il problema è l'uomo stesso (o il porco) che una volta volta che scala le vette gerarchiche non diviene alto che un altro essere corrotto dalla ricchezza e dal proprio trono.
In parole povere, se quando eravamo dei semplici sudditi pieni di belle idee romantiche, di voglia di uguaglianza, giustizia, fraternità e menate di questo tipo, appena riusciamo ad ottenere il potere (si badi bene, non solo il potere politico o sociale, ma anche per esempio il potere in un gruppo amicale, in famiglia, al lavoro, a scuola) diventiamo degli altri tiranni che non pensano ad altro che assoggettare i propri simili e far crescere il più possibile la propria egemonia economica e sociale.

Quindi l'uomo è un essere fallibile, abietto, ipocrita e dalla falsa morale.

La famosa frase: il potere logora chi non c'è l'ha......nel libro di Orwell viene esaltata dalla figura degli uomini-porci che all'inizio si crogiolano nel fango e nelle loro romantiche idee di giustizia e parità sociale ed economica fra tutti, ma una volta ascesi alla vetta del potere viene a loro instillato il veleno della lussuria, dell'orgia dantesca dell'ingordigia e alla fine si ritrovano da schiavi a padroni senza pietà per i loro simili.
Le prede si sono tramutate in predatori. Lunga vita al Re.

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1984
I demoni
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La fattoria degli animali 2019-11-19 09:19:33 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    19 Novembre, 2019
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Qui giace la fratellanza

“ Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni sono piu’ eguali di altri”.
Se dovessi parlare dell’opera di Orwell con una frase soltanto, senza dubbio userei questa. Perche’ la virgola fa da spartiacque al mondo che avremmo, se vivessimo di equita’ ed il mondo che abbiamo, essendo umanita’. Non c’e’ creatura che sfugga alla peggiore metamorfosi.

Il piccolo e tanto blasonato libro dell’autore inglese narra della ribellione degli animali alla tirannia umana. Ben sapendo si tratti di un’allegoria con cui si mira alla condanna politica e sociale della dittatura sovietica, devo ammettere che i personaggi del romanzo sono talmente ben descritti e perfettamente associati a chi vogliono ricondurre, che una forte zampata emotiva mi ha scalfita.
Una lettura empatica circondata da bestie, una lettura riflessiva laddove le bestie mi avrebbero condotta.

Così si schiude la narrazione sull’entusiasmo di ogni individuo che in nome dell’animalismo combatte il nemico. Non piu’ belati, latrati, muggiti e grugniti. Il canto dell’inno rivoluzionario infrange le mura e diventa un’unica voce di libertà, pregno e’ di orgoglio nella fattoria dei sovversivi.
Il duro lavoro piega comunque la schiena, piu’ esiguo e’ l’aggravio non essendo spronato a suon di scudiscio ma rivelandosi figlio dalla cooperazione e della giusta distribuzione delle fatiche.
La legge e’ scritta sui muri, DUE GAMBE MALE E QUATTRO GAMBE BENE.
Ma poi il leader diventa tiranno, ricompaiono le coercizioni, anche le zampe impugnano fruste.
E quando un guizzo di buon senso diviene squillo di allarme, ecco il belato delle pecore che snervante ribadisce ancora, ancora e ancora il motto capace di liquefare ogni senno.
E l’inganno? Bugie, astuzie e colpi di coda cancellano muri e memorie. Oh quanto e’ pratica e diffusa e brutale la fretta del piu’ abile a soverchiare il piu’ fragile, mistificando.

Esiste qualcuno che possa sfuggire alla brama di potere e ricchezza?
“Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni sono piu’ eguali di altri”.

Breve ed intenso, sorridendo e scoraggiandomi, tenerezza ed amarezza si sono alternate inesorabilmente in una lettura che ho concluso con ciò che amo definire un vero e proprio legame affettivo.

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La fattoria degli animali 2019-11-10 14:52:21 GioPat
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GioPat Opinione inserita da GioPat    10 Novembre, 2019
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Bestie d'Inghilterra

All’interno di una fattoria inglese un gruppo di animali, stanco dello sfruttamento da parte dell’uomo, decide di ribellarsi e cacciare il padrone della fattoria dando vita ad un movimento di soli animali i cui principi fondamentali sono l’uguaglianza e la fratellanza. Promotori di tale movimento sono i maiali i quali, in poco tempo e con pochi mezzi a disposizione, si impongono sugli altri animali come dei tiranni, tradendo i principi su cui si basava la rivoluzione. Così facendo daranno vita ad una vera e propria oppressione nei confronti degli animali più deboli che man mano che passa il tempo si accorgeranno che nulla è cambiato da quando a governarli era l’uomo.

Personalmente l’ho trovato un romanzo piacevole da leggere per via dei contenuti trattati che sono, inequivocabilmente, di natura storica. Ho apprezzato il fatto di raccontare un evento storico tanto conosciuto quanto importante sotto forma di un racconto allegorico con protagonisti gli animali. I personaggi di questa storia non sono molti ed ognuno è ben delineato tanto da rispecchiare un dato personaggio o pezzo di storia dell’era staliniana. A mio parere i ruoli impartiti da Orwell ai vari personaggi rispecchiano in toto quelli a cui si riferiscono, compresi i vari animali come le pecore e le galline che, rappresentando il popolo, non osano opporsi al regime totalitario impartito dai maiali.

Lo stile l’ho apprezzato in quanto semplice. L’autore non ha lasciato nulla al caso ed anche se in alcuni punti del racconto all’interno della fattoria succede qualcosa di misterioso, attraverso il comportamento di alcuni personaggi si riesce a capire cosa sia accaduto in realtà, nonostante non sia scritto espressamente. Un aspetto del libro che ho apprezzato è che non sono presenti molti dialoghi ma quei pochi che ci sono aiutano a contraddistinguere bene i diversi personaggi ed i loro modi di comportarsi e di pensare. Le descrizioni sono accurate e permettono al lettore di addentrarsi bene nella storia ed immaginarsi quanto si legge.

Non avevo mai letto prima un libro di George Orwell, ma ne sono rimasto colpito positivamente. E’ un romanzo che consiglio anche a chi non è appassionato di saggi storici, perché gli eventi reali narrati trovano la loro giusta trasposizione in un mondo di animali che portano avanti una fattoria.

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La fattoria degli animali 2019-03-30 17:25:24 leogaro
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leogaro Opinione inserita da leogaro    30 Marzo, 2019
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Ironia sui totalitarismi

Il racconto si svolge in un periodo imprecisato, in una fattoria piena di animali parlanti governata dal burbero signor Jones.
Una sera, Vecchio Maggiore, un saggio maiale rispettato da tutti, racconta agli animali della “Fattoria Padronale" un suo sogno, in cui gli animali sono liberi dal giogo dell'uomo, artefici del proprio destino: d’altro canto, “l’uomo è l’unica creatura che consumi senza produrre. Non dà latte, non depone uova, è troppo debole per tirare l’aratro, non corre abbastanza per catturare un coniglio”. Vecchio Maggiore convince tutti e insegna loro un inno intitolato “Bestie d'Inghilterra”, dove si profetizza un futuro di libertà.
Il signor Jones, ormai un alcolista, cura poco la fattoria, finché un giorno dimentica di dare il cibo alle bestie. Gli animali assaltano i magazzini, mentre Jones e i suoi aiutanti si scagliano contro di loro. Gli animali combattono e scacciano gli umani dalla fattoria, ribattezzandola "Fattoria degli Animali".
Napoleone e Palladineve, i maiali più scaltri, sono gli unici a saper leggere e scrivere, così che assumono il controllo e decretano le nuove regole, riassunte in sette comandamenti scritti su un muro. Tra essi, si afferma l’uguaglianza tra tutti gli animali e la proibizione di assumere i tipici comportamenti umani, come ubriacarsi, gozzovigliare, dedicarsi al commercio, ecc… . I maiali, gli unici a saper leggere insieme all’asino Beniamino, emergono presto come burocrati sfruttatori e, osteggiando la loro superiorità culturale, si impongono con cupidigia sugli animali più semplici e ingenui. “Dall’esterno, le creature volgevano lo sguardo dal maiale all’uomo, e dall’uomo al maiale, e ancora dal maiale all’uomo: ma era già impossibile distinguere l’uno dall’altro”.
Napoleone e Palladineve sono spesso in disaccordo sulle attività da fare e sulla gestione della fattoria: in particolare, lo scontro si accende sulla costruzione di un mulino e termina con la cacciata di Palladineve.
Pian piano, i maiali assumono comportamenti sempre più simili agli umani: intraprendono commerci con i vicini, dormono nei letti, bevono whisky, indossano abiti eleganti … Analoghi trattamenti di favore spettano ai loro devoti seguaci, i cani. Alle richieste di chiarimento da parte degli altri animali, i maiali rispondono rileggendo i sette comandamenti sul muro, che stranamente risultano sempre modificati rispetto all’originale che le bestie ricordavano! Solo Beniamino comprende tutto, ma scuote la testa e tace.

La vicenda evolve in modo tutto sommato prevedibile, considerando che l’intero libro è un’allegoria dei regimi totalitari in cui facilmente si possono individuare vari soggetti: i teorici, i capi feroci, gli esiliati, la macchina mediatica, la gente comune che subisce in silenzio, l’austera e indifferente aristocrazia, gli intellettuali (di cui, alcuni, asserviti al potere). Lo stile di narrazione, veloce e ironico, rende piuttosto piacevole la lettura.
Gli ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo della rivoluzione vengono ironicamente riassunti in un unico comandamento che sostituirà gli altri sette: “Tutti gli animali sono uguali… ma alcuni sono più uguali degli altri”.

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Bradbury, "1984" di Orwell, Virginia Woolf, Joyce, Pirandello ... a chi ama la fantascienza... ma, in realtà, è consigliato a tutti!
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La fattoria degli animali 2018-08-20 16:32:26 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    20 Agosto, 2018
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Il maiale cattivo e i tre contadini (sempre cattiv

Iniziata con “Noi” di Zamjatin e la sua società futuristica, in cui imperava un rigido governo comunista, e continuata con l’utopia fordista de “Il mondo nuovo” di Huxley, oggi la nostra analisi dei classici distopici si arricchisce di un nuovo -ed originale- tassello.
Lo si può vedere come un ritorno alle origini, in quanto anche in questo caso la critica è rivolta al regime stalinista, ma ne “La fattoria degli animali” Orwell presenta la sua distopia in una formula del tutto inusitata, trasformandola in una moderna favola esopica.
Protagonisti del romanzo sono appunto degli animali dai tratti antropomorfi, in quanto sanno parlare ed alcuni anche camminare eretti; la storia non ha però nulla a che spartire con un classico disneyano, sebbene a me abbia ricordato nella parte iniziale il famoso lungometraggio “La carica del 101”, con il fattore Jones (novello Crudelia de Mon) messo nel sacco da quelli che ritiene degli ottusi animali.
La vicenda ha inizio qualche tempo prima della cacciata di Jones, precisamente una notte in cui l’anziano e saggio maiale noto con il nome di Maggiore convoca gli altri animali per illustrare loro il suo utopistico sogno: un mondo in cui tutti gli animali siano liberi dal giogo dell’uomo e possano lavorare insieme in una società priva di disuguaglianze. Il Maggiore si dice inoltre certo che prima o poi questo progetto diverrò realtà e si adopera per insegnare agli astanti l’inno “Bestie d’Inghilterra”.
Non passa molto tempo prima che, come accennato pocanzi, l’indolenza di Jones e le scarse razioni di mangime portino gli animali a volersi ribellare ai padroni umani, scacciando non solo il signor Jones e la moglie ma anche i suoi dipendenti.
La fattoria padronale viene quindi rinominata fattoria degli animali e il sogno del Maggiore sembra davvero prossimo alla realizzazione. Dopo un primo periodo di prosperità ed armonia però i maiali, acclamati come la specie più intelligente, assumono il governo della fattoria trasformandola poco alla volta in una loro attività su cui comandano con pugno di ferro, soprattutto per merito del braccio armato composto dai cani da guardia.
In questa brillante satira del totalitarismo sovietico, ogni animale o gruppo di animali (ad esempio, pecore e galline sono quasi sempre prive di individualità) rappresenta in modo marcato un personaggio storico o una categoria di individui protagonisti della Rivoluzione Russa; tra tutti, i personaggi che meglio evocano e rielaborano le loro controparti storiche sono il cavallo stakanovista Boxer, il corvo predicatore Mosè con la sua promessa della Montagna di Zucchero Candito ed il maiale Clarinetto, voce della propaganda “animalista”.
Il romanzo può annoverare tra i suoi personaggi altri contadini, oltre al già fin troppo citato Jones, personificazioni dei governi degli Stati europei, che in un primo frangente sono spaventati all’idea che l’”animalismo” si estenda alle loro fattorie, ma poi ne comprendono i vantaggi grazie ai maiali e stabiliscono con essi un’alleanza.
E fu proprio l’alleanza tra Inghilterra ed URSS a creare tanti problemi alla pubblicazione del romanzo. La narrazione diretta e chiara di Orwell non lascia infatti nessun dubbio su quale regime sia l’oggetto della sua critica, che i suoi conterranei valutarono come offensiva specie per l’associazione tra i comunisti ed i maiali.
È necessario tenere a mente che Orwell non rinnega affatto gli ideali del comunismo bensì la loro corruzione ad opera di Stalin e dei suoi fedelissimi; ne sono prove lampanti l’armonia con cui prospera inizialmente la fattoria e le regole che gli animali si auto impongono sulla base del discorso del Maggiore.
In conclusione, mi sento in dovere di elogiare l’ottima edizione targata Mondadori, casa editrice che sovente bistratto, ma non questa volta: la traduzione è resa più completa ed efficace grazie alle utili nota esplicative; l’introduzione è chiara e serve sicuramente per fornire al lettore un quadro generale sulla vita dell’autore e, soprattutto, sulla genesi dell’opera; la prefazione infine risulta ottima per comprendere in quale situazione versava l’editoria britannica negli anni Quaranta.

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La fattoria degli animali 2017-09-12 12:35:51 Franco Pompei
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Franco Pompei Opinione inserita da Franco Pompei    12 Settembre, 2017
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La grande illusione perduta del novecento

Ad un secolo di distanza dalla rivoluzione d’ottobre leggere questo piccolo romanzo di Orwell continua a lasciare l’amaro in bocca, poiché “La fattoria degli animali” altro non è se non una tristissima rappresentazione della fine della più grande illusione che aveva caratterizzato il passaggio dal XIX° al XX° secolo, ossia che fosse possibile realizzare un’alternativa alle diseguaglianze della società capitalistica, un nuovo paradigma dei rapporti umani in grado di anteporre la giustizia sociale e la condivisione di un patrimonio comune agli egoismi individuali. Tale possibilità, ancora una volta e (probabilmente) per sempre, è stata negata dalla brutale realtà della storia. Al di là della vivida satira della ferocia stalinista, ciò che Orwell sembra voler evidenziare è soprattutto l’incapacità delle collettività sociali di difendersi dalle derive autoritarie e demagogiche e di determinarsi secondo modalità ispirate alla cooperazione ed alla non violenza. In questo senso “La fattoria degli animali” travalica l’allegoria del bolscevismo sovietico e diviene qualche cosa in più: una riflessione sul potere politico e sulla sua “naturale” tendenza a strutturarsi in senso oligarchico ed al contempo populista, sia nei regimi autoritari o totalitari che in quelli liberal – democratici i quali ultimi, pur tuttavia, continuano a costituire il “male minore”.

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La fattoria degli animali 2017-05-16 14:38:22 FrankMoles
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FrankMoles Opinione inserita da FrankMoles    16 Mag, 2017
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La dittatura dei maiali

La fattoria degli animali è un romanzo in forma di favola satirico-allegorica, sul modello di Esopo, che Orwell iniziò a progettare nel 1937 ma riuscì a pubblicare, dopo svariate difficoltà, solo nel 1945, a guerra terminata. Infatti, come da lui illustrato nello scritto "La libertà di stampa", pensato per esser posto come prefazione all’opera, gli editori, pur in mancanza di ferme disposizioni dall’alto, erano riluttanti a pubblicare il romanzo per i suoi chiari riferimenti al regime sovietico di Stalin, un importante alleato dell’Inghilterra durante la guerra. Il suo operato, pertanto, era ignobilmente giustificato o sottaciuto dall’ortodossia corrente, dall’autore descritta come un vero e proprio scrupolo di coscienza da parte di intellettuali accusati di difendere il liberalismo dal nazifascismo non esitando a far ricorso a metodi totalitari, quali la censura della libertà di parole o di stampa. Come anche nel romanzo, di cui questo scritto è un autentico corollario esplicativo e teorico, Orwell denuncia una perdita del senso reale di valori alla base dell’identità culturale del mondo occidentale, ovvero il pensiero critico e la libertà: “Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.”.

Il romanzo è ambientato in una fattoria. Un giorno gli animali decidono di ribellarsi al dominio degli umani, incarnati nel fattore ubriacone e distratto Jones: cacciato costui, essi dunque stabiliscono un regime detto Animalismo, in cui ognuno lavora per la comunità, producendo secondo le sue capacità e ricevendo secondo le sue necessità. Tuttavia, ben presto i maiali, guidati da Napoleone, che ha preso il posto del Vecchio maggiore, ispiratore della rivoluzione, concentrano il potere nelle loro mani: Napoleone diventa sempre più un despota autoritario e astuto, si dota del sostegno dei cani, reprime ogni resistenza (come quella delle galline), espelle l’idealista Palladineve accusandolo di sabotaggio e incolpandolo di ogni successivo danno. Napoleone promuove a parole una situazione di uguaglianza, ma nei fatti gli altri animali vivono in una condizione di povertà e indigenza cui sono incapaci di ribellarsi per asservimento, per cecità, per timore, per rassegnazione o per incapacità di pensare. Nonostante i sospetti sul tempestivo variare di leggi, i maiali in qualche modo convincono sempre i loro sudditi all’obbedienza in nome del bene comune, tra inni e sentenze. I maiali vivono nell’ozio e nella ricchezza mentre gli animali faticano quotidianamente nella miseria. Il tradimento diventa massimamente evidente nel finale, quando si scopre che i maiali hanno imparato a camminare su due zampe e persino il motto iniziale della rivoluzione, “Quattro gambe buono, due gambe cattivo”, viene opportunisticamente modificato in “Quattro gambe buono, due gambe meglio”: ormai più nulla distingue i maiali dagli uomini, i nuovi padroni dai vecchi padroni.

L’allegoria è chiaramente volta a denunciare le ipocrisie e il fallimento della rivoluzione bolscevica: all’idealismo del Vecchio Maggiore, che rimanda a Lenin, e al sincero animo rivoluzionario di Palladineve, che rimanda a Trockij, è subentrata l’astuzia di Napoleone, che rappresenta chiaramente Stalin. Questo mette in pratica una politica dispotica fatta di opportunismo e crudeltà, di abili mistificazioni con le parole sue e dei suoi asserviti o con le iniziative pubbliche – come quella per la costruzione del mulino a vento, che sembra far riferimento ai piani quinquennali di Stalin –, di violente repressioni delle resistenze – le galline che si oppongono rimandano ai kulaki che contrastavano la collettivizzazione delle terre – e di leggi e idee teoriche manipolate o rielaborate all’occorrenza. L’instaurazione di un simile regime è, invero, resa possibile dal sostegno dei cani, che rappresentano il corpo di polizia staliniano, dalla propaganda di regime di Piffero o Minimus, fatta di omissioni e mezze verità, e dall’incapacità degli altri animali di ribellarsi per cieca fedeltà alla rivoluzione e per accettazione acritica degli ordini (Boxer, Trifoglio, simboli della gente comune, dei lavoratori sovietici), per cinica rassegnazione (Beniamino), per disinteresse (Mollie, simbolo degli aristocratici russi), per parassitismo (i topi e i conigli, che rimandano agli strati più bassi della società, come ladri e mendicanti).
Ciò che Orwell rappresenta dunque è il fallimento di una rivoluzione, i cui ideali vengono traditi per desiderio di potere. “Tutti sono uguali, ma c'è chi è più uguale di altri”: i valori di uguaglianza e libertà che l’avevano animata non riescono a trovare compimento nella supposta società comunista poiché il nuovo regime della Fattoria degli Animali degenera in una nuova condizione di povertà e schiavitù. Il regno dei maiali non rivela alcuna differenza col precedente regno degli uomini che tanto era stato combattuto: “Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo e dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.
Invero, la caduta dei sinceri ideali rivoluzionari appare rappresentata come un tratto non specificamente proprio del regime staliniano, ma di qualsiasi rivoluzione. Il tema centrale del romanzo è dunque la corruzione, presente in forma germinale in ogni atto rivoluzionario. La morale della favola è che ogni ideale si corrompe nel momento in cui viene raggiunto il potere e che molto spesso le masse non sono in grado di realizzarlo e opporvisi, preferendo assumere un implosivo atteggiamento passivo.

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La fattoria degli animali 2017-02-05 09:04:13 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    05 Febbraio, 2017
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niente cambia

Bisogna essere dei grandi scrittori per riuscire attraverso quella che sembra all'apparenza una favoletta, a far una delle più feroci satire del '900. Questo volume di metà del secolo scorso, infatti è ancora assolutamente attuale e probabilmente lo sarà anche negli anni a venire.
La storia è nota: in una fattoria gli animali decidono di ribellarsi agli umani. Stanchi di vivere in condizioni disagevoli, di lavorare ottenendo poco in cambio, senza essere apprezzati attaccano il fattore e lo vincono. Comincia così la vita ideale: tutti felici e liberi, ognuno ha il giusto e nesuno ha la supremazia sugli altri. Il paradiso, però dura poco. I maiaili si "umanizzano", vanno ad abitare nella casa del fattore e ne prendono tutte le abitudini compresi sopprusi e mortificazioni. In sostanza tutto cambia e niente cambia.
Bel romanzo, facile da leggere. Piacevole con o senza riflessioni.

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La fattoria degli animali 2016-11-06 10:19:02 Nuni83
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Nuni83 Opinione inserita da Nuni83    06 Novembre, 2016
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Satira sulla società di ogni tempo

Eric Arthur Blair, è questo il vero nome dell'autore di questo bellissimo libro che per tutta la vita ha usato il nome d'arte George Orwell per firmare alcune tra le opere più celebri del 900.

L' autore scrisse La fattoria degli animali nel 1943. Concluse il suo lavoro nel febbraio 1944 ma il testo riuscì ad essere pubblicato da Secker & Warburg solo in agosto.

Il manoscritto venne rifiutato da diversi editori a causa delle esplicite allusioni allo stalinismo, una volta pubblicato divenne immediatamente un successo internazionale.

La storia è ben nota, si svolge in una fattoria come tante. Gli animali lavorano ininterrottamente per il proprietario della fattoria, il quale si rende protagonista di continui soprusi. Gli animali, stanchi della loro vita, stanchi di lavorare per arricchire il padrone senza per questo ricevere adeguata ricompensa, decidono di ribellarsi. Si organizzano e cacciano il proprietario. Il loro obiettivo è quello di gestire la fattoria insieme creando un nuovo ordine fondato sull'uguaglianza.

Purtroppo le loro speranze si trasformano in pura illusione. Le dinamiche di sempre si ripresentano con altri volti. La satira orwelliana è magistrale, gli spunti di riflessione sono infiniti.

Il testo è universale, riguarda tutti e qualsiasi epoca. C'è sempre una lotta tra il forte e il debole dove il debole non può che soccombere.

L'uguaglianza è davvero solo utopia?

Orwell ha le idee chiare in proposito, basti pensare che

"TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI
MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' UGUALI DI ALTRI"

Consiglio la lettura di questo testo a chiunque non l'abbia ancora fatto.

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