Narrativa straniera Classici Umiliati e offesi
 

Umiliati e offesi Umiliati e offesi

Umiliati e offesi

Letteratura straniera

Classificazione

Editore

Casa editrice

Pubblicato a puntate nel 1861 sulla rivista «Vremija», Umiliati e offesi è costruito secondo il modulo classico del romanzo d'appendice: colpi di scena, intricate vicende amorose, inquietudine, sopraffazione, malattie si intrecciano seguendo ritmi narrativi ora precipitosi ora trattenuti, ma sempre avvincenti, in una narrazione ad effetto, spesso avvolta nel mistero. Il perfido principe Valkovskij si staglia sulla schiera delle sue vittime, umiliate e offese: la spartizione tra bene e male, luce e tenebre, non si spegne però mai in un facile schematismo.



Recensione Utenti

Opinioni inserite: 5

Voto medio 
 
4.1
Stile 
 
4.4  (5)
Contenuto 
 
3.8  (5)
Piacevolezza 
 
4.0  (5)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
Umiliati e offesi 2020-04-22 08:26:14 Belmi
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
Belmi Opinione inserita da Belmi    22 Aprile, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Opera minore? Per me no.

“Umiliati e offesi” per molti è considerata un'opera minore del famoso russo conosciuto più per altri titoli che per questo, io personalmente ne sono rimasta piacevolmente colpita.

Come premessa posso dire di aver letto questo libro dopo “I fratelli Karamazov” e “Delitto e castigo”, considerate fra le opere più importanti dell'autore e forse questa scelta mi ha fatto apprezzare ancora di più l'opera.

Stiamo parlando di un libro che al tempo era uscito a puntate e pubblicato su una rivista; l'autore era appena tornato dalla Siberia e per tenere il pubblico incuriosito e pronto a comprare anche il numero successivo della pubblicazione ha creato una storia un po' “soap opera”, ricca di colpi di scena.

Il protagonista è lo scrittore “sfortunato” Vanja, l'autore si è molto ispirato alla sua esperienza personale per descriverlo. Come ogni soap che si rispetti c'è: l'amore non corrisposto, l'amore infantile, il rifiutato, l'amante, il cattivo, i litigi e chi più ne ha ne metta.

Quello che colpisce, oltre alle scelte dei vari personaggi in alcuni casi davvero incomprensibili, è il carattere e le varie interazioni che fra di loro avvengono. Quando parlo di soap opera, voglio ricordare che il titolo dell'opera è “Umiliati e offesi” e le lacrime, i rancori, i dolori e le ingiustizie non mancano, soprattutto se penso alla piccola Elena.

“Tutto quello che accade è molto comprensibile e resta nella memoria; si impara a capire che anche l'uomo più disgraziato, l'ultimo di tutti, è pur sempre un essere umano, un nostro fratello”.

Un Dostoevskij molto lontano dalla sua maturità ma che si fa apprezzare anche per questo. Il libro si legge bene e scorre velocemente e per chi avesse “paura” di avvicinarsi all'autore russo, questo potrebbe essere un buon punto di partenza.

Lo consiglio, sono rimasta incollata alle pagine per seguire la storia, io la rivista l'avrei comprata!

“Dicono che “un sazio non capisce un affamato”; io dirò, invece, Vanja, che non sempre un affamato capisce un altro affamato.”

Buona lettura!

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
180
Segnala questa recensione ad un moderatore
Umiliati e offesi 2015-12-06 09:37:38 Pelizzari
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    06 Dicembre, 2015
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Emozioni mancate

Ho deciso di cominciare a conoscere questo scrittore russo, partendo da uno dei suoi libri considerati minori e devo dire che non mi ha molto entusiasmato, in quanto l’ho trovato un po’ noioso, sia come ritmo, sia anche come coinvolgimento, però, nonostante questo, alcuni aspetti mi hanno particolarmente e positivamente colpito. Come ogni romanzo russo, è popolato di personaggi minori e secondari e l’autore è veramente molto bravo a tratteggiarli, delineandone i tratti e facendoci conoscere in particolare timori e paure, tanto da non farceli dimenticare di mano in mano che prosegue la lettura. Ce li fa conoscere attraverso tanti dialoghi con il protagonista, il personaggio di Vanja, che è lo stesso scrittore. Ed è proprio la scelta dell’io narrante l’aspetto che più ho apprezzato, un narratore interno alla vicenda narrata e partecipe ad essa. E’ una scelta stilistica che pone fin da subito la lettura su un piano speciale. La trama però non è nulla di speciale; l’amore, tema centrale attorno al quale ruota il libro, è presentato in tante sue forme e sfaccettature, ma non mi ha dato emozioni, se non sporadiche. I ritmi sono morbidi e lenti, a mio parere un pò troppo, in quanto, soprattutto nella prima parte, la lettura è veramente un po’ noiosa.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
140
Segnala questa recensione ad un moderatore
Umiliati e offesi 2015-06-25 16:03:43 Cristina72
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    25 Giugno, 2015
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sotto il greve cielo pietroburghese

“Sotto il greve cielo pietroburghese, negli angoli oscuri e nascosti dell'enorme città...”.
Non è il miglior romanzo di Dostoevskij, ma lo stile dello scrittore russo si apprezza ugualmente e soprattutto in certe pagine lascia il gradevole retrogusto di un prodotto qualitativamente alto.
L'influsso romantico ottocentesco è un po' troppo marcato, l'enfasi spinta all'eccesso fino a inzuppare le pagine delle lacrime facili dei personaggi, più che dell'umidità di Pietroburgo.
La personalità di alcune figure spicca ben delineata, ed è affascinante scorgere le contraddittorie sfaccettature di quelli che si collocano nella linea di confine tra bene e male, senza decidersi a varcare definitivamente l'una o l'altra.
Ci sono gli umiliati e gli offesi, che si nutrono di nobile orgoglio anziché di pane fino a rasentare il masochismo, e poi c'è il carnefice, astuto e demoniaco, il furbastro traffichino (che è il personaggio più riuscito) e l'io narrante, super partes ma non troppo.
Ogni tanto fa capolino l'ironia, che non basta però ad alleggerire una narrazione un po' prolissa: ci si dilunga troppo sul dramma iniziale a scapito degli sviluppi finali, che restano in sospeso, e si calca talmente la mano su quelli che dovrebbero sembrare sentimenti puri e nobilissimi da renderli addirittura stucchevoli.
Come il discorso di una fanciulla alla sua rivale in amore, a proposito dell'uomo che quest'ultima le ha appena ceduto per spirito di sacrificio: “L'ama immensamente, l'amerà sempre, tanto che se un giorno smetterà di rimpiangerla pensando a lei, subito io stessa cesserò di amarlo per questo...”.
Il greve cielo pietroburghese dovrà aspettare ancora qualche anno per ispirare i capolavori dello scrittore.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
181
Segnala questa recensione ad un moderatore
Umiliati e offesi 2015-02-22 09:51:34 viducoli
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
viducoli Opinione inserita da viducoli    22 Febbraio, 2015
  -   Guarda tutte le mie opinioni

Entusiasti e ammirati: B. svelato 150 anni fa

La lettura di Umiliati e offesi è un’esperienza profonda, al termine della quale si è sicuramente arricchiti nella capacità di comprendere le contraddizioni dell’animo umano. Può alle volte non piacere come Dostoevskij scrive, si può dissentire dalla sua visione delle cose e della società, ma è indubbio che questo autore rimane uno dei grandissimi scavatori, uno dei massimi speleologi della personalità che la letteratura ci ha dato.
Umiliati e offesi è precedente ai quattro grandi capolavori della maturità, e, come detto nell’introduzione riportata qui sopra, fu concepito quasi come un romanzo d’appendice, da pubblicare a puntate su una rivista popolare, e quindi non è scevro dai difetti del romanzo che deve tenere sempre desto l’interesse del lettore: in particolare, alcuni colpi di scena, alcuni intrecci sono sicuramente forzati, come pure in alcuni passi la narrazione assume toni eccessivamente melodrammatici.
Purtuttavia, questi difetti vengono spazzati via dalla forza con cui l’autore sa tratteggiare i caratteri dei protagonisti, dalla sua capacità di restituirci personaggi duramente scolpiti ma nello stesso tempo articolati e complessi.
All’inizio del romanzo sembra che il personaggio principale sia l’io narrante Vania (userò, per i nomi dei personaggi, l’italianizzazione proposta dai traduttori dell'edizione da me letta). In lui non è difficile scorgere lo stesso Dostoevskij: è un letterato, solitario, destinato a svolgere, come l’anonimo protagonista del racconto Le notti bianche, il ruolo di innamorato a senso unico della protagonista femminile (qui Natascia, lì Nasten’ka), di suo confidente e amico che l’accompagna verso l’altro, reprimendo ciò che veramente sente. Vania quindi rappresenta un vero e proprio topos Dostoevskijano, è lui, è l’intellettuale rinchiuso in sé stesso dopo la perdita di ogni illusione circa la sua capacità di incidere sulla realtà, che anzi è costretto a giocare un ruolo di testimone anche rispetto al fallimento dei suoi sentimenti e delle sue aspirazioni personali, restandogli solo la possibilità di riversare sulla pagina le sue sofferenze.
Se Vania è sicuramente un personaggio chiave del romanzo, il vero protagonista, il gigante negativo è il principe Valkovsky. Egli assomma su di sé tutti i caratteri tipici della piccola aristocrazia di campagna russa che costituiva un anello fondamentale nell’organizzazione sociale dell’autocrazia zarista: è falsamente bonario, paternalista, aperto al nuovo e tollerante nei confronti della infatuazione del figlio Alioscia per la povera Natascia; anzi, apparentemente vuole favorire il matrimonio tra i due, dichiarando il suo apprezzamento per la personalità e il carattere di Natascia. In realtà Vania/Dostoevskij ci avverte subito, sin dal suo apparire sulla scena, che nei suoi occhi, nei gesti e nei momenti meno controllati affiora la vera personalità del principe, che è egoista ed avido, che mira solo a portare il figlio verso un matrimonio “adeguato” a risolvere i suoi problemi finanziari. C’è un momento del libro in cui anche noi lettori non capiamo bene la strategia del principe, che è talmente sottile da essere difficilmente interpretabile. Prima Natascia, che è sicuramente il personaggio più appassionatamente lucido del libro, poi il principe stesso, nel corso di un memorabile colloquio con Vania che rappresenta l’acme del romanzo, ci apriranno gli occhi.
Rispetto a questo personaggio non posso esimermi da due considerazioni. La prima è relativa al fatto che, anche se il romanzo non assume mai al suo interno elementi di critica sociale, essendo un romanzo “psicologico”, la figura del principe è sicuramente una critica feroce ad una intera classe sociale, che come detto era uno dei bastioni dell’arretrata e sommamente ingiusta società russa. La seconda, sicuramente più azzardata, riguarda la straordinaria somiglianza che si può individuare tra Valkovsky e un noto personaggio della vita politica italiana dei nostri giorni: stessa capacità di ammaliare, di apparire simpatico e attento alle esigenze degli altri, perseguendo al contempo spietatamente i propri interessi personali.
Il romanzo ci presenta molti altri personaggi, ed anche storie parallele a quella principale. Non voglio però togliere il piacere della lettura entrando in dettagli eccessivamente rivelatori: basti sapere che in meno di quattrocento pagine Dostoevskij ci offre una vera enciclopedia di tipi umani, che insieme compongono un quadro psicologico e sociale di grandissimo spessore emotivo.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli altri romanzi del nostro.
Trovi utile questa opinione? 
210
Segnala questa recensione ad un moderatore
Umiliati e offesi 2012-03-20 00:17:02 Hypo
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Hypo Opinione inserita da Hypo    20 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Nobiltà e decadenza

"Umiliati e Offesi" è rimasto nell'ombra rispetto alle opere più famose di Dostoevskij , la cosa un po' mi infastidisce poiché la lettura è stata estremamente piacevole nonostante il classico "compiacersi" del nostro (che diventa ulteriore godimento per chi si nutre del suo linguaggio o viceversa inutilità per chi mal lo sopporta).
Me lo immagino il buon Fedor mentre butta giù pagine su pagine di questo romanzo, un romanzo perfettamente spiegato dal titolo scelto. Noi assistiamo alla vicende per mezzo di Vanja (Ivan Petrovic) astro nascente della letteratura grazie al suo primo fortunato romanzo. Il nostro si viene a trovare in mezzo ad una serie di faccende per nulla semplici da districare. Da una parte c'è la famiglia che lo ha cresciuto, da una parte l'affetto per la bella Natasa e dall'altra quella di una dolce ma "selvatica" orfanella. Su tutto incombe la figura "diabolica" del principe decaduto Valkovskij, sempre pronto ad infastidire chiunque si metta sulla strada del denaro.

Leggere Dostoevskij è come completarsi, la sua nobiltà emerge su ogni rigo con straordinaria eleganza, sia che parli di ambienti aristocratici o di quelli poveri ogni oltre criterio. Trovo il primo capitolo (quello che ci presenta il vecchio e il suo cane) di una straordinaria forza narrativa, mi ha praticamente tenuto incollato alle righe in maniera incredula. Così ampio il bagaglio, un continuo compiacimento narrativo che ha ben pochi eguali.
Non mancano nemmeno alcuni colpi di scena anche se bisogna dirlo la lettura è abbastanza lineare e priva di "sobbalzi", diciamo che quando ci sono sono sempre in qualche modo attutiti e sta a noi recepirli secondo nostre sensazioni.
Caratteri da non trascurare sono quelli del principino Alesa (dove magari ritroveremo qualcuno di nostra conoscenza) e della piccola Nelly (straordinari i suoi primi ingressi in scena).

Se la scrittura di Dostoevskij potrà essere un ostacolo per tanti lo stesso non si può dire per la storia che scorre avanti in maniera precisa e mai confusa. Nel suo angolino nascosto "Umiliati e Offesi" chiede più attenzione, ora sta a voi decidere se dargliela o meno.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Tre
Tre
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
L'arresto
Valutazione Utenti
 
2.0 (1)
I sette killer dello Shinkansen
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Vecchie conoscenze
Valutazione Utenti
 
4.6 (2)
La stagione dei ragni
Valutazione Utenti
 
4.3 (2)
Il pozzo della discordia
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Le vite nascoste dei colori
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Figlia della cenere
Valutazione Utenti
 
5.0 (1)
Un bello scherzo
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
L'ossessione
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La spiaggia degli affogati
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Il suo freddo pianto
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Altri contenuti interessanti su QLibri