Narrativa straniera Racconti E' ricca, la sposo e l'ammazzo
 

E' ricca, la sposo e l'ammazzo E' ricca, la sposo e l'ammazzo

E' ricca, la sposo e l'ammazzo

Letteratura straniera

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Qualcuno, forse un suo personaggio, dichiarò una volta: "Ebbi la sensazione che quel tipo avrebbe potuto scrivere Guerra e pace sul retro di una cartolina". Ebbene, Jack Ritchie, sarebbe anche stato capace di proporre nuove versioni per il finale di Rashomon, di mostrare che Pietro Gambadilegno in realtà era una dama di San Vincenzo, di indurre il sospetto che Marilyn Monroe fosse una spia. Lo scopo? Truffare i lettori, a ogni racconto. Leggendo Ritchie, si viene folgorati da un elemento impensabile e imprevedibile, non visto, nascosto nella storia dall'abilità di un prestigiatore. E alla folgorazione, si accompagna molto spesso una solenne risata.



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E' ricca, la sposo e l'ammazzo 2020-01-21 09:32:51 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    21 Gennaio, 2020
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Il delitto paga (e pure bene!)

Jack Ritchie era fermamente convinto che ogni romanzo avrebbe avuto tutto da guadagnare da una sua riduzione in racconto, anche breve; forse perché lui padroneggiava benissimo la stringata lunghezza di storie fatte di pochi paragrafi nei quali riusciva a condensare un’incertezza, una poliedricità di situazioni idonee a spiazzare e sconcertare il lettore più e più volte.
Nel suo universo totalmente amorale è etico immaginare che un timido e ritroso cassiere possa rapinare la propria banca truffandone il direttore, troppo sospettoso e precipitoso nel trarre conclusioni. Che un malato terminale possa trascorrere gli ultimi mesi che gli restano da vivere ripulendo il mondo da un po’ di quei maleducati che lo infestano e che assillano la povera umanità che deve tollerarli. Che una truffa, soprattutto se elegante e ben progettata, meriti il successo. Che l’uxoricidio, entro certi limiti di decoro, sia una pratica non condannabile a priori e che, per evitare di restar vittima del killer di turno, si possa saltare il fosso e passare dalla parte dei mandanti di un omicidio.
Il questa gustosissima collana formata da dodici racconti, uno più imprevedibile e irriverente dell’altro, ci viene mostrata con gioiosa amoralità un’improbabile carrellata di situazioni nelle quali ciò che comunemente viene definito delitto altro non è che il modo più sbrigativo, pulito e drastico per risolvere una faccenda spinosa.
In nessuno dei racconti viene affermato il concetto che il crimine non paga, anzi, spesso, la remunerazione è piuttosto gratificante, soprattutto se lo scopo della storia è quello di sorprendere con un colpo di scena finale che rimescoli tutte le carte e strappi un’ultima risata liberatoria.
Lo stile, asciutto e senza fronzoli, ma fresco e stimolante, giunge sempre a segno coinvolgendo il lettore in una narrazione che non si riesce a interrompere sino alla conclusione, che giunge sempre, puntualmente, inaspettata, magari preceduta da una beffarda strizzatina d’occhi.
I personaggi sono tratteggiati con poche decise pennellate che, tuttavia, riescono a caratterizzarli a tutto tondo. Le storie, nella loro concisa semplicità, sono tutte deliziose.
Nel racconto eponimo (in origine: The Green Heart/The New Leaf), che fu sceneggiato per farne lo splendido film del 1971 ove brillano il cinismo di Walter Matthau e il candore di Elaine May (che ne curò pure la regia), solo un guizzo di romanticismo conclusivo evita il finale più noir. Negli altri racconti neppure questa scriminante è presente, ma proprio il candido disprezzo per il comune senso della legalità (se non proprio della giustizia) ne fa storie godibilissime e di puro divertimento.
Non conoscevo Ritchie che scopro solo ora essere stato pure uno degli sceneggiatori per i telefilm di Hitchcock, ma adesso, dopo questo primo assaggio, mi si è acceso un acuto desiderio di leggere altre sue opere. Purtroppo molte antologie sono ormai esaurite.

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
... e conosce Ritchie e, in generale a chi ama leggere storie briose anche se di tono noir
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