Narrativa straniera Racconti Il paese dei desideri. Il ricordo di Hiroshima
 

Il paese dei desideri. Il ricordo di Hiroshima Il paese dei desideri. Il ricordo di Hiroshima

Il paese dei desideri. Il ricordo di Hiroshima

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Pubblicati tra il 1949 e il 1951, i racconti Hi no kuchibiru (Labbra di fuoco), Chinkonka (Requiem), Eien no midori (Verde infinito), Shingan no kuni (Il paese dei desideri) sono incentrati sullo stato del Giappone del dopoguerra e soprattutto sulla complessa condizione psicologica dell'autore che, comune a molte persone, e in particolare a molti intellettuali del tempo, lo faceva oscillare tra ansie, paranoie, senso di colpa e apatia. Nei racconti qui presentati si ravvisano frammenti di memoria che affiorano e intervengono a riempire gli spazi vuoti di una realtà incompleta, ma il risultato non è mai rassicurante. La speranza di ritrovare una parvenza di normalità è frustrata, nelle persone più sensibili, da un senso di precarietà che sembra impossibile da estirpare. In Utsukushiki shi no kishi ni (Sulle rive di una morte meravigliosa), il quinto racconto, vi predominano le due immagini del protagonista maschile che, ormai presago del lutto della moglie, colpita da grave malattia, che lo colpirà di lì a poco, cerca di inventarsi una nuova quotidianità all'interno della città in guerra, e sua moglie che, nell'approssimarsi della morte, si rivela sempre più bella. "Il paese dei desideri" è considerato il testamento di Hara, poiché ne anticipa in maniera agghiacciante il suicidio.



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Il paese dei desideri. Il ricordo di Hiroshima 2020-02-10 12:09:17 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    10 Febbraio, 2020
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Acqua per favore

Ad Hiroshima era il 6 agosto 1945 quando la prima bomba nucleare della storia venne sganciata sulla popolazione civile. Ci si soffermi su quel “prima”, perché oltre all’atrocità insita in un’arma di distruzione di massa, nessuno sapeva con certezza quale sarebbe stato il corso clinico dei superstiti negli anni e nei decenni successivi.
Hara Tamiki sopravvisse all’atomica e di essa fece il cuore della sua letteratura e la sua ultima ragione di vita. Nella disperazione di chi trovò scampo perdendo tutto e tutti, eroso dai sensi di colpa che accumunavano molti superstiti, egli convertì rabbia e disperazione in prosa e poesia per trasmettere l’orrore e spingere le generazioni future alla consapevolezza, sognando un’umanità impegnata nello smantellamento. Terminata la sua missione letteraria Tamiki, considerato uno dei massimi scrittori della letteratura dell’atomica, si diede la morte.

Il volumetto e’composto da una appassionata prefazione di Kenzaburo Oe e da una approfondita analisi critica del testo. La mia votazione sara’ alta perché trovo preziosi i suoi componimenti, ma potrebbe essere anche nulla non utilizzando i medesimi criteri di valutazione impiegati altrove.
Non e’un libro piacevole, non esiste una trama, nei racconti non si ravvisa alcun anello narrativo. Sono spezzoni che uniti portano al senso compiuto, macerie di una città distrutta che si accumulano in un’architettura distorta, singole ferite di mille uomini che si sommano in un nuovo corpo martoriato.
Sa essere elegante poetica e delicata quella sua scrittura in cui incontro a tratti squarci di cielo blu, alzando le dita più che posso sfioro le ali di un angelo.

Questa non e’ lettura, questa è un’esperienza sensoriale: incubo agonia tormento e strazio.
Mentre sostengo il libro non leggo, abbandono la mente ed il braccio ad un'infinita trasfusione. Il tuo sangue compromesso col mio sangue intatto. Sei il polmone destro annerito dal cancro, io il sinistro che dovra’ respirare per parlare di te e di Hiroshima. Mentre la pelle di meta’ del tuo corpo e’ stata sciolta dal raggio di luce, io saro’ ciò che avanza a riempire il bicchiere con cui dissetarti, mentre mi implori.
Acqua per favore, dell’acqua per favore. Acqua per f…

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