Narrativa straniera Racconti Una cosa sull'amore
 

Una cosa sull'amore Una cosa sull'amore

Una cosa sull'amore

Letteratura straniera

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La scoperta della propria sessualità, il tumulto dell’adolescenza, l’amore dentro e fuori la famiglia: sono i temi che hanno fatto la fortuna dei romanzi di Jeffrey Eugenides e che ora tornano in questa prima, straordinaria raccolta di racconti. Una cosa sull’amore ha per protagonisti uomini e donne nel mezzo di una crisi personale o del mondo che li circonda, del loro paese. Un poeta fallito e roso dall’invidia che si trasforma in abile truffatore negli anni della bolla immobiliare. Un suonatore di clavicordo costretto ad accantonare la sua passione per l’arte in nome della moglie e dei figli; il docente universitario piuttosto confuso sulla sua identità sessuale e la studentessa indiana che, per sfuggire alle imposizioni della sua famiglia, arriva a compromettere la vita privata e la carriera di un professore di mezza età. Con una forza narrativa dirompente e una straordinaria bravura nel creare personaggi memorabili, questi racconti mostrano il percorso e l’enorme talento di uno dei più grandi scrittori americani.

Recensione della Redazione QLibri

 
Una cosa sull'amore 2018-09-26 20:22:41 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    26 Settembre, 2018
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Tracce di romanzi minimi

"Hanno scoperto una cosa sull’amore. Una cosa scientifica. Hanno fatto degli studi per capire che cosa tiene unite le coppie. Sapete che cos’è? Non è l’andare d’accordo. Non sono i soldi, o i figli, o una visione condivisa della vita. E’ avere cura uno dell’altro. Le piccole gentilezze reciproche. Passarsi la marmellata a colazione. Oppure, durante un viaggio a New York, tenersi per mano un istante nell’ascensore della metropolitana. Chiedere: ‘Com’è andata la giornata?’ facendo finta che ti interessi. E’ questa la roba che funziona.”

Questa è una, solo una cosa sull’amore; nell’intero libro, l’unico riferimento espresso al titolo.
In realtà, la cosa sull’amore di cui parla Eugenides nei suoi dieci racconti sono quelle tante cose su cui ciascuno riversa se stesso, l’umana necessità di “sentire” amore (nel darlo e nel riceverlo).
Per Charlie quella cosa sull’amore è restare nascosto in una siepe a guardare attraverso la finestra di casa, immobile per non farsi scoprire mentre viola la distanza di cinquanta metri dalla sua famiglia stabilita dall’ordinanza restrittiva di un giudice (“Trova il cattivo”).
Per Mitchell è il paradiso che, nel pieno della notte del Bengala, riesce ad assaporare nel ritmo della terra, nel sale che si succhia dalla pelle, nel sangue che sente pulsare alla luce della luna, nonostante la malattia contratta in quei posti lontani da casa, nonostante la consapevolezza che le persone che lo amano, dopo il suo prosciugarsi, non capiranno (“Posta aerea”).
Per Tomasina, alle soglie dei quarant’anni (passati a rendere inattaccabile la sua posizione di manager aziendale, e quindi il suo tenore di vita), quella cosa sull’amore è la maternità – ora è l’ultima occasione, oltre sarà troppo tardi – da ottenere attraverso la selezione del miglior seme dei propri conoscenti (“Siringa per ungere la carne”).
Per Kendall, è la capacità che avevano i suoi genitori di rendere la casa ordinata e accogliente, ciò che lui, in condizioni di relativa povertà, non riesce a garantire ai propri figli, e che lo convince ad organizzare una truffa impossibile ai danni del suo datore di lavoro ("Great experiment").

C’è una letteratura americana contemporanea che sa guardare i propri personaggi nella quotidianità, sa descriverli intenti in quelle cose nelle quali la vita ha (o dovrebbe avere) davvero un senso. Jeffrey Eugenides, nato a Detroit da famiglia di origini greche, fa parte di questa tendenza a pieno titolo: i suoi racconti sono curati, eterogenei, venati di umanità. Sembrano tracce di romanzi che intendono ripiegarsi discretamente su se stessi, lasciando al lettore la possibilità di immaginare una storia che prosegua oltre la sua trama. Merito di personaggi ottimamente descritti e caratterizzati (anche in quei racconti che appaiono un po’ meno riusciti), cui non mancano sprazzi di intensa ironia, o di disillusione.
In definitiva, uno stile ed una sostanza da scrittore vero, capace di generare nei lettori la sana curiosità di seguire le storie, e consumarne le pagine.

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