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La caduta
 
La caduta 2019-12-27 09:23:16 archeomari
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Contenuto 
 
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archeomari Opinione inserita da archeomari    27 Dicembre, 2019
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Duplicità e dialettica di un narcisista

Con inevitabili sprazzi di SPOILER

“Non ho mai avuto bisogno di imparare a vivere. Sapevo già tutto dalla nascita”

Il commento inizia così citando le parole di Jean-Baptiste Clamence

Un libro molto breve, ma dalle pagine densissime di concetti e riflessioni degne di essere annotate e riprese ogni volta che se ne sente la necessità.

Scritto nel 1956 ed ambientato in Olanda, precisamente ad Amsterdam in un bar del porto chiamato Mexico-City, l’opera consiste nel lungo discorso tenuto dall’ex avvocato parigino, ora giudice-penitente- come ama definirsi- Jean-Baptiste Clamence, ad un avventore del locale.
Il monologo, perché di un monologo si tratta, non essendoci replica da parte di chi sta ascoltando, subisce interruzioni nella finzione della storia, ma nella realtà del lettore è un fluire di parole in continuità.

Il linguaggio è garbato, affabulatore, cinico, forbito “ confesso di avere un debole per il congiuntivo” dirà Clamence, che nel parlare ostenta conoscenze in vari ambiti della cultura (scienze, arte, storia). L’auto compiacimento non si limita al solo linguaggio raffinato e ricco, ma si estende a tutta la sua persona, al suo modo di vivere, al suo aspetto fisico che emana, a sentire le donne con cui è stato, un certo fascino. Per amor di chiarezza spiega anche cos’è il fascino:

“Sa cos’è il fascino: quella cosa per cui ti senti rispondere sì senza aver fatto alcuna domanda precisa”

In una parola: irresistibile per una donna.

Perché l’uomo è duplice “non può amare senza amarsi”, non può essere felice se l’autostima è nella media, se non è libero dai giudizi degli altri. Nel momento in cui mostra una debolezza, scatta il giudizio e il pre-giudizio della gente.

A discapito della brevità, l’opera tratta tantissimi temi interessanti: non solo la superficialità dei sentimenti, dall’amicizia all’amore, ma tocca altre tematiche. La morte come spettacolarizzazione del dolore, come unica chiave che apre quella porta dei sentimenti veri sempre chiusa, la dialettica del potere e della servitù, dell’innocenza e della colpa, toccando anche il personaggio di Gesù.
Ed in questa dialettica spietata che egli spiega al suo interlocutore come mai da avvocato, ricco, ammirato e felice è diventato giudice-penitente.

Un uomo pieno di sé che tranquillamente confessa di aver amato tante donne solo sensualmente e mai nella profondità di un sentimento, mai “appesantito” da un legame. Questo concetto dell’amore fisico senza legame ricorda, con le dovute precisazioni e distanze, il libro di Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, (pubblicata circa trent’anni dopo l’opera di Camus): Clamence fa pensare molto a Tomaš che, nonostante “il peso” del matrimonio con Theresa, separa allegramente l’amore dal sesso.

Il nodo cruciale è però il suo trauma che cerca di risolvere, ma a noi non è dato di sapere se ci riuscirà: nella notte sente una risata acuta e poi una ragazza che si getta nella Senna. Lui non ha fatto nulla per salvarla, si è nascosto dietro ad un “ormai è troppo tardi” “è troppo lontano”. La caduta della ragazza che rideva mentre si stava ammazzando, un po’ come Demetra che riesce a trovare la via degli Inferi ridendo nonostante il cuore a pezzi, rimarrà il suo incubo e la sua colpa. Anche agli occhi della sua coscienza Clamence non più innocente, si è macchiato di qualche colpa. Non può più essere giudice e in qualche modo dovrà provare ad espiare questo peccato, sarà un penitente a modo suo.
Clamence è un personaggio cinico e spietato che si nasconde dietro il ben parlare e la gentilezza dei modi. Un uomo attuale quale Camus ha sempre cercato di delineare nei suoi romanzi poiché
“L’ottimismo comodo, nel mondo attuale, non ha tutta l’aria di una derisione? Detto questo io non sono tra coloro che assicurano che il mondo corra verso la sua rovina. Non credo alla decadenza definitiva della nostra civiltà. Credo – beninteso senza nutrire su questo nient’altro che illusioni…ragionevoli – sì, credo che una rinascita sia possibile”. Con queste parole di speranza, tratte dall’intervista presente nella raccolta “L’estate ed altri saggi” (Bompiani) invito a leggere un altro grande libro di Camus , “L’uomo in rivolta “.

La lettura condivisa di questo libro con QFriends ha dato modo di scoprire tantissimi richiami letterari, per questo rimando alla discussione dedicata al libro creata da siti (Laura).


Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli altri libri di Camus.
Ho trovato tratti del pensiero camusiano in Houellebecq, in particolare Serotonina
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Commenti

11 risultati - visualizzati 1 - 10 1 2
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Marianna, un commento che ti rendere onore! Complimenti
Bella recensione, Marianna. La citazione del mito di Demetra è una chicca preziosa!
Grazie a voi e ai vostri contributi. Onorata di partecipare a questi gruppi di lettura così stimolanti. Grazie a Daniele per la proposta camusiana
Marianna, la tua interessante recensione dà una freschezza d'interpretazione inaspettata. Per ciò che ho letto di Camus ("La peste", "Lo straniero") mi rende poco attraente la lettura di questo autore, benché gli riconosca qualità di scrittura.
Dopo aver letto "Lo straniero" ho trovato di grande interesse la lettura di un recente romanzo , "Il caso Meursault" di Daoud, scrittore arabo (vincitore del Premio Goncourt-opera prima) : una risposta araba al libro di Camus.
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archeomari
28 Dicembre, 2019
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Ti ringrazio Emilio, il francese premio Goncourt è veramente garanzia di qualità ! Segno subito.
Io ricordo invece che la ragazza si è buttata con un grido e non ridendo, anzi, era particolarmente disperata, e solo in seguito mentre passeggiava sulla Senna, vicino quindi al luogo della caduta, ha sentito la risata che proveniva dalla sua sporca coscienza di non aver fatto nulla per salvarla. Per arrivare poi alla soluzione finale che "era troppo tardi ormai", quasi compiaciuto della scelta più comoda per lui, "brr, sai che acqua fredda", "meglio così" etc...Con Houellebecq qualche somiglianza ci ho visto pure io, sono a metà Serotonina e devo dire che mi aspettavo di più, a metà libro ancora non ha intrapreso una direzione specifica e si perde in racconti vari e temi vari, e, per il momento, di serotonina non se ne parla :-)). Spero in una seconda parte migliore...
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archeomari
31 Dicembre, 2019
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Sì la giovane donna vestita di nero vicino al parapetto del Lungosenna grida e si tuffa, ma ride mentre il fiume la porta via.
Quanto ad Houellebecq io l'ho conosciuto prima con Serotonina ed ho faticato anche io ad apprezzarlo, non ero abituata a quel modo di scrivere. Non ricordo però di essermi annoiata, anzi! poi mi è molto piaciuto, con "La carta e il territorio" , secondo me il migliore, tra l'altro vincitore del Goncourt. Ma de gustibus...rimarrò l'unica Qfriends che lo apprezza. Pazienza!
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DanySanny
31 Dicembre, 2019
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Marianna, non demordere con Houellebecq! Prossima settimana vado anche io con "Sottomissione", magari mi piacerà e ti farò compagnia nella schiera degli ammiratori ahah
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archeomari
02 Gennaio, 2020
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Ahahah grazie Dany per il pensiero!
siti
03 Gennaio, 2020
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Brava Marianna, bellissima recensione, a distanza di tempo richiama in maniera magistrale i temi trattati dal libro e discussi fra noi. Sono molto soddisfatta di questa lettura condivisa che ci ha dato modo di rendere più vivace la nostra interazione, spiegando meglio le nostre personali posizioni come dentro una recensione non sempre è possibile fare.
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