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L'uomo che allevava i gatti
 
L'uomo che allevava i gatti 2014-07-31 11:53:15 C.U.B.
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    31 Luglio, 2014
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Rosso diffuso

L'uomo che allevava i gatti e' uno dei nove racconti contenuti  in questa raccolta del Nobel Mo Yan.
Essi sono ambientati nella Cina rurale, luoghi ed epoca sono quelli ben conosciuti dall'autore che nacque e crebbe in un isolato villaggio abitato da una manciata di famiglie  stipate in misere casupole, in un contesto di assoluta poverta'. 
Ecco allora che il racconto diviene narrativa e memoria, l'impatto realistico della penna e' di una potenza tanto seducente quanto invalidante. Il libro cementifica il lettore bloccato nello strazio della crudelta' umana, imbavagliato privo di parole egli contempla lo stile che condisce con un lirismo cristallino l'atrocita' della vita.
Sbalorditi dalla bellezza che la scrittura puo' conferire alla crudezza indigesta del mondo, il contrasto diviene un equilibrio direttamente proporzionale : piu' il dolore aumenta , piu' la grazia dell'espressione di Mo Yan risale la china dal baratro.
Si tratta di un mondo  dove poverta' ed ingiustizia sociale sommano durezza alla durezza. Terra ghiacciata dagli inverni rigidi si spacca a zolle infruttifere , pelle contadina fatta scorza bruciata dal sole rovente, mani callose che lavorano senza tregua per strappare quell'unico misero frutto al terreno , cuori liofilizzati di uomini e donne che alzano le mani e infieriscono senza pieta'.
Racconti dove il colore rosso diviene fissazione, nel sangue che sgorga dalle ferite di un piccolo picchiato , nel volto rubizzo di una neonata abbandonata in un campo di girasoli, nel folto pelo di una volpe che corre a perdifiato lontano dal suo destino, nei petali di un fiore che galleggia sul fiume in piena, nell'immenso tramonto che si deforma fino ad esplodere nel culmine del pomeriggio tingendo l'acquitrino di cremisi.

Frastornata e infatuata, sbalordita e addolorata, la spugna si comprime e si rilassa, assorbe la sofferenza ed il risentimento con cui  Mo Yan  inonda le pagine. Io sono una spugna.

E' la prima opera che leggo dell'autore e se il livello e' questo il Nobel alla letteratura era il minimo indispensabile. Buona lettura.

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Commenti

6 risultati - visualizzati 1 - 6
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che voglia di rileggere Mo Yan!!!!
Bravissima nel fare arrivare il contenuto anche a chi non l'ha letto!
Sempre abbagliata dal tuo modo di scrivere! Come ti ho scritto altre volte Cub è pura poesia, una fitta ragnatela di emozioni, colori, odori, sapori....
Che meraviglia! La tua scrittura è magia di parole e sensazioni.....
Troppo buone, in realta' parlare dei racconti e' una gran fatica, si tratta di un genere che non mi entusiama . Pero' ci sono racconti e racconti, dovro' proprio prendere Sorgo Rosso.
Grazie dei crommenti !
C.U.B. i tuoi commenti sono sempre interessanti.
Non ho ancora letto l'autore; ovviamente ne ho molto sentito parlare. La tua recensione mi incoraggia nella scelta.
In risposta ad un precedente commento
C.U.B.
01 Agosto, 2014
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Ciao Emilio, grazie.
Io credo sia un buon compromesso per chi vuole provare l'autore ma teme la mole di Sorgo Rosso.
Visto come scrive direi che ora sono pronta al Sorgo ;-)
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