Narrativa italiana Romanzi autobiografici Perduti nei Quartieri Spagnoli
 

Perduti nei Quartieri Spagnoli Perduti nei Quartieri Spagnoli

Perduti nei Quartieri Spagnoli

Letteratura italiana

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Una ragazza americana a Napoli, ma non una delle tante. Heddi, studentessa di glottologia all'Istituto Universitario Orientale, non è venuta per un rapido giro nel folclore, ma per un'immersione che la porta ad avere della città, della lingua, del dialetto una conoscenza profonda, impressionante, che nasce dall'empatia, da un bisogno di radicamento e dall'entusiasmo della giovinezza. Con una colorata tribù di studenti fuorisede e fuoricorso Heddi vive ai Quartieri Spagnoli, dove la vita nelle case antiche costa poco, si abita su piani pericolanti che sembrano calpestarsi l'un l'altro, in fuga dalla folla e dai vicoli inestricabili, costruzioni affastellate che sbucano aprendosi sul cielo e sul vulcano, in balconi e terrazzi dove è bello affacciarsi a rabbrividire, fumare e discutere. Questo romanzo, scritto in italiano letterario, tanto più sorprendente considerando che l'autrice è di madrelingua inglese, è una doppia storia d'amore: per una città e per un giovane uomo. Pietro è studente di geologia, figlio di una famiglia contadina della provincia di Avellino, gente avvinta alla terra da un legame ostinato, arcaico. A Napoli, benché il suo paese sia distante solo cento chilometri, Pietro è straniero tanto quanto Heddi. Il coinvolgimento sentimentale non vela però lo sguardo della narratrice, che considera con sguardo affettuoso ma lucido la personalità di Pietro, al tempo stesso sognatore e velleitario, diviso tra l'emancipazione rappresentata dall'amore per una ragazza così lontana dal suo mondo e il richiamo agli obblighi ancestrali della terra. Anche il ritratto della madre di lui, apparentemente fragile e depressa, in realtà custode feroce dell'ordine familiare, è di spietata esattezza.

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Perduti nei Quartieri Spagnoli 2019-04-10 08:33:24 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    10 Aprile, 2019
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Heddi, Pietro e Napoli

Classe 1971 è Heddi Goodrich autrice de “Perduti nei quartieri spagnoli” edito da Giunti, che è arrivata in Italia, e più precisamente a Napoli, all’età di sedici anni per uno scambio culturale poi protrattosi nel tempo. Piccola curiosità che mi preme mettere subito in evidenza è che questo libro non è stato scritto in lingua straniera e poi tradotto in italiano, quanto scritto direttamente in italiano e di poi tradotto in altri idiomi.
Ma procediamo con ordine. Siamo a Napoli, una Napoli degli anni ’90, e Heddi è una studentessa di glottologia presso l’Istituto Universitario Orientale completamente immersa in un mondo che desidera assaporare, scoprire, conoscere nelle sue profondità. Ben presto, tra dialetto e sfogliatelle, tra appartamenti pericolanti e vicoli inestricabili, riesce ad entrare in una combriccola di variegati giovani del posto, alcuni fuorisede, altri fuoricorso, ma tutti accomunati dai colori e gli umori della realtà napoletana. Ed è in questo contesto che Heddi incontra Pietro, studente di geologia originario della provincia di Avellino, figlio di contadini e quindi di persone avvinte dalla terra e da quel legame arcaico che si viene a determinare. Ma egli è anche un sognatore diviso tra l’emancipazione rappresentata dall’amore per questa americana, così distante dal suo universo, e al contempo dal dovere e dagli obblighi di quel richiamo atavico, che, esattamente come lei, si sente straniero e perso nella moltitudine che Napoli è.
Quello che nasce è di fatto un doppio amore: quello per la città, che resta sempre sullo sfondo ma che non acquista mai la titolarità della scena se non nelle minuziose descrizioni degli ambienti in cui si sviluppano le vicende, e quello per questo personaggio così complesso e così radicato alle proprie origini da rendersi impenetrabile, inarrivabile. A ciò si aggiungono altri ritratti che vanno da quelli di un fratello, a quello degli amici, a quello della madre di lui, fragile di facciata, determinata e feroce nell’ordine, nelle regole e nella disciplina familiare.
Da un lato abbiamo ancora l’illusione della studentessa di vivere un amore profondo e indissolubile con un uomo che pensa di poter cambiare e dall’altro il dubbio costante che forse, questo amore, da parte del giovane, così forte non è, non riuscendo, o non volendo, o non potendo, egli, liberarsi delle proprie origini, da quel senso di possesso e pertanto risultando essere incapace di far appello a quel coraggio necessario a cambiare il proprio corso, la propria esistenza.
“Perduti nei quartieri spagnoli” è una storia stratificata, con molte sfaccettature e con molteplici tematiche affrontate, ma prevalentemente è una storia d’amore che racchiude mille aspettative che tuttavia non riesce a soddisfarle nella sua totalità. Se la narrazione ha avvio con un indiscutibile slancio, tanto che il lettore, nonostante lo stile narrativo tendenzialmente lento già nel suo principio, è curioso e conquistato dalle vicende, nel suo procedere, questa verve, rallenta, declina sino a quasi morire, ad afflosciarsi su se stessa. È come se qualcosa sfuggisse alla scrittrice che, troppo presa dal tema principale dell’amore della coppia, tralascia aspetti e dettagli che avrebbero potuto migliorare e rendere indimenticabile un elaborato con tutti i presupposti per riuscire.
Ad ogni modo, nel complesso, un romanzo godibile, piacevole, scritto in un ottimo italiano e capace di farci conoscere un’autrice che speriamo torni presto a farsi leggere.

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