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I demoni di Berlino I demoni di Berlino

I demoni di Berlino

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Berlino, 27 febbraio 1933. Alle nove di sera le strade della città sono deserte per colpa del freddo pungente. Fino a quel momento, la serata è identica a tante altre che segnano la fine dell'inverno tedesco. Ma in un attimo cambia tutto: i pompieri della città ricevono una chiamata concitata. Devono accorrere al Reichstag, il parlamento, perché qualcuno ha appiccato il fuoco. Sulla scena, in un tempo troppo breve, giungono anche Adolf Hitler e Hermann Göring, che non perdono tempo a indicare i colpevoli dell'attentato: i comunisti. Nell'arco di poche ore, il segretario del sempre più potente partito nazionalsocialista chiede e ottiene lo stato di emergenza. E, nell'arco di pochi mesi, vince le elezioni con il 44 per cento delle preferenze. Ma chi ha ordito davvero la trama dell'attentato che ha innescato la concatenazione di eventi più tragica della storia dell'umanità? Chi era a conoscenza di questi piani? E chi, pur sapendo, non è intervenuto? O forse qualcuno ci ha provato? Qualcuno che ora vive a Vienna e si guadagna da vivere come custode; qualcuno che ogni volta che esce di casa deve lasciare un capello tra lo stipite e la maniglia della porta d'ingresso; qualcuno che nasconde una pistola sotto al cappotto. Qualcuno che era noto come commissario Sigfried Sauer della polizia di Monaco. Poche sere prima dell'incendio, Sauer è stato attirato a Berlino da una vecchia conoscenza, l'ispettore Karl Julian, il quale gli ha comunicato che Rosa, la donna di cui l'ex commissario è innamorato, si è unita alla Resistenza ed è sparita. Nella capitale, gli intrighi, gli assassini, i loschi giochi di potere, i tradimenti si moltiplicano mentre Sauer prova a rintracciare Rosa e a sciogliere le intricate trame tessute dalle forze politiche in lotta. Ad aiutarlo Johanna Tegel, l'unica donna operativa nella sezione criminale della polizia. Ma la Storia irromperà presto e con violenza nelle loro vite…



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I demoni di Berlino 2021-06-17 20:40:04 Bruno Izzo
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Bruno Izzo Opinione inserita da Bruno Izzo    17 Giugno, 2021
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Tutti gli uomini del Fuhrer

La Storia con la maiuscola, il resoconto fedele dei fatti e delle vicende umane così come sono realmente avvenute, è di per sé una lettura romanzata, avvincente ed intrigante, a riprova dell’assioma che nulla supera la fantasia quanto la realtà.
Ispirandosi ai fatti conosciuti, la fantasia ed il talento di un romanziere possono però ugualmente sbizzarrirsi, certo non per travalicare la verità storica, il che apparirebbe estremo, disdicevole o reso invece straordinariamente necessario ai fini di un romanzo distopico, piuttosto per riproporcela, riesumarla per una lettura colta ma piacevolmente scorrevole come un tomo di narrativa, anziché un saggio storico.
Questo di Fabiano Massimi è un libro realizzato davvero bene, un lavoro accurato, scrupoloso, fedele e certosino nei particolari offerti, ben fatto, scritto ancora meglio, una scrittura interessante, garbata, ben congegnata che accompagna il lettore, suggerisce e suggestiona, ma non si impone con la valenza del docente.
La lettura risulta ancora più avvincente ed interessante, perché lo scritto si addentra nei particolari meno noti al grande pubblico dei non addetti, che di certi eventi conosce solo le linee essenziali, restando all’oscuro di antefatti, coincidenze, sincronismi o minuzie spesso tanto singolari quanto stupefacenti.
L’intendimento, oltre a quello di offrire al lettore una gradevole lettura, ha come tutti i buoni libri anche un proposito più profondo, la Storia in un romanzo è utile soprattutto per rinnovarne facilmente il ricordo: la narrazione sistematica degli avvenimenti più oscuri e tragici, rilevanti nella vita dell'umanità, elaborata secondo un'interpretazione critica talora, quando ben esposta e meglio ascoltata, suona come monito perché certi aspetti deteriori e deleteri, per non dire infimi e delittuosi, non abbiano più a ripetersi.
Questo, quindi, è uno di quei romanzi che mescola realtà storica con la fantasia, con un corollario di personaggi inventati di sana pianta, che però tanto sono ben caratterizzati, ed immersi completamente nella realtà del tempo e delle vicende descritte e risapute, che talora appare davvero difficile distinguere la realtà dalla fantasia.
Questo è un punto di merito dell’autore, si è portati a chiedersi fino a che punto queste figure che agiscono a fianco, intorno, e insieme ai Grandi Nomi dei Grandi Fatti siano frutto di fantasia, del tutto inventati e mai esistiti, o siano davvero reali comprimari dei fatti del tempo narrato, che solo la nostra ridotta e frammentaria conoscenza degli eventi ci porta ad ignorarne l’esistenza.
Mettere insieme figure storiche che la Storia l’hanno segnata, nel bene come nel male, e altre comparse immaginarie che quei fatti ce li descrivono come se stessero veramente avvenendo sotto i loro occhi, anzi di più, che li vedono coinvolti in prima persona, non è un compito agevole, ci riescono al meglio solo grandi firme, il primo che mi viene in mente è Ken Follet, per esempio.
Su questa falsariga si muove Fabiano Massimi, un giovane autore colto, preparato, direi letteralmente un uomo da biblioteca, e bibliotecario lo è per davvero, oltre che romanziere è un vero e proprio studioso, un esperto particolarmente addentro nella Storia delle iniziali avvisaglie prodromiche che portarono all’avvento del nazismo in Germania e la salita al potere di Adolf Hitler, con le relative funeste conseguenze.
Direi che la Storia incanta e avvince di per sé, e Massimi non necessita perciò di romanzarla, però la sa sistemare meglio con trama e intrecci, e ne trae allora un bel romanzo tutto suo.
“I demoni di Berlino” è a suo modo un sequel, quello del precedente, e fortunato, romanzo dell’autore, intitolato “L’angelo di Monaco”, un testo originale, con un fascino da thriller, che esaminava una vicenda terribilmente reale, e però avvolta volutamente nelle spire del mistero, perché se resa nota all’epoca dei fatti accaduti, avrebbe stroncato sul nascere la salita al potere dell’allora astro nascente della politica tedesca, Adolf Hitler, di lì a poco cancelliere del Reich.
L’angelo di Monaco non faceva riferimento ad una statua simbolo della città bavarese, quanto all’esistenza tragica, triste e disperata, culminata in un presunto suicidio, di Angela Raubal, detta Geli, la giovanissima nipote del futuro Führer, che pareva ad ogni effetto legato alla congiunta da un ambiguo rapporto con connotati sia di incesto che di pedofilia, data la forte differenza di età zio – nipote. Data la morale corrente, infine, era un rapporto fonte di grande indignazione e scandalo sia tra le fila dei suoi nemici, sia tra i collaboratori più stretti, che cercavano mellifluamente di distogliere il Capo del Nazismo da questa insana fissazione per la ragazzina: tant’è che le indagini sul suicidio della giovane furono rapidamente sviate ed insabbiate.
In “I demoni di Berlino” Massimi riprende il filo della narrazione partendo dall’ex commissario Sigfried Sauer detto Siggi, un uomo retto, onesto e imparziale, sebbene in gioventù fosse stato anch’egli abbagliato dalle mirabolanti teorie del nascente nazionalsocialismo, ricredendosi ben presto e scontrandosi con i gerarchi coinvolti nel depistare le sue indagini sul delitto Raubal.
Sauer aveva investigato con onestà e diligenza, ma i poteri forti lo avevano brutalmente distolto per non compromettere la reputazione del capo del nazismo, costringendolo ad allontanarsi e a nascondersi a Vienna, mentre la donna di cui è innamorato, Rosa, si è unita alla Resistenza.
Sauer proprio per amore, perché viene a sapere che la propria donna è in pericolo, si reca a Berlino, nonostante i dolori e le disgrazie, lo sconvolgimento totale che ha comportato per la sua esistenza interessarsi a quanto non avrebbe dovuto interessarsi neanche per un attimo, data la posta in gioco; ma giunge un momento nella vita in cui un uomo deve fare quanto ritiene più giusto, incurante delle conseguenze, malgrado abbia già provato l’orrore:
“Non ho più paura di fare un passo falso e cadere, perché sono già caduto, e sono ancora intero”.
Sauer a Berlino incontrerà amici, nemici, conoscenti, commilitoni, colleghi vecchi e nuovi, alleati, simpatizzanti, spie; e ancora, ragazze assassinate brutalmente e gettate nei canali, e sadici torturatori, e tutte le persone che incontrerà sono l’emblema dell’epoca, lo specchio dei tempi: nessuno è, tutti appaiono, c’è chi lo aiuterà, chi lo tradirà, chi non è chi dice di essere, e chi invece è ben altro di quel che sembra. Può contare fedelmente solo su sé stesso:
“…l’unico modo per uscire da un labirinto di specchi è smettere di guardare la propria immagine riflessa e affidarsi alla logica.”
Tutto e tutti sembra convergere su Berlino, su cui il cielo non è mai azzurro ma ingombro di nubi scure, si avverte nell’aria lo scandire di un conto alla rovescia prima di un disastro imminente, che può segnare l’avvio o la fine di qualcosa che si avverte essere foriero di gravi tempeste future.
L’ex commissario tornato in campo per un’unica missione verrà coinvolto in una gigantesca e vorticosa girandola di azioni, missioni, avventure, tutto questo frenetico raccontare è il pezzo forte dell’intera narrazione, quello che ti inchioda alle pagine, non te ne fa staccare, ti tiene all’erta a forza, malgrado chiunque con un minimo di cultura storica sa già dove si andrà a parare.
Fabiano Massimi va a cento allora, il suo scritto non ha nulla dei testi di un placido bibliotecario, ma racconta una e tante storie insieme, intrecciate saldamente, delinea il Bene ed il Male in contrapposizione tra loro ma saldamente avvinti e confusi l’uno nell’altro, esattamente come accade nella Storia, nella vita reale.
Storia che vede contrapposte differenti forze in campo perché l’ago della bilancia delle prossime, imminenti elezioni, penda dall’una o dall’altra parte.
Da un lato gli uomini del futuro Fuhrer, tutti gli uomini del Fuhrer, i suoi demoni, la feccia del suo entourage e dei poteri forti che lo sostengono, decisi a vedere il piccolo caporale fregiarsi di capo del prossimo parlamento, sfruttando le paure e le rivalse del popolo tedesco uscito distrutto dal primo conflitto mondiale, perché possa farsi promotore di leggi autoritarie e liberticide volte alla conquista assoluta del potere.
Dall’altro la Resistenza, che comprende un coacervo non organizzato di individui ed associazioni di varia matrice politica, non solo avversari politici, ma cittadini comuni, le persone di buon senso, quanti ancora conservano equilibrio di giudizio sufficiente per dubitare della propaganda del partito.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è vero che il popolo tedesco all’unanimità stravedesse per Hitler, tutt’altro, la stragrande maggioranza non coinvolta affaristicamente con il regime ne diffidava, spesso disapprovavano quanto vedevano quotidianamente, violenze gratuite di ogni genere, squadracce di SA, vessazioni, ingiustizie e persecuzioni nei confronti degli ebrei usati come capro espiatorio, e sui dissidenti a ogni titolo dell’idea del Terzo Reich, la resistenza in sintesi comprendeva quanti, in patria e fuori, erano ben consci del pericolo dell’avvento delle teorie nazionalsocialiste, in particolare per quanto riguarda la questione ebraica.
Cosa teneva allora frenato il popolo tedesco dal rivoltarsi contro i nuovi capi?
Quello che dichiarò espressamente uno dei massimi esponenti del Terzo Reich, vi riporto la testimonianza diretta di Hermann Goering al tribunale di Norimberga:
«L’unica cosa che si deve fare per rendere schiave le persone è impaurirle. Se riuscite a immaginare un modo per impaurire le persone, potete fargli quello che volete».
La paura, il terrore, l’ansia, l’angoscia non tanto per sé, quanto per i propri cari.
Tutto il racconto di Fabiano Massimi trasuda di queste emozioni, riporta fedelmente le sensazioni di ansia e di stress continuo comuni dell’epoca nell’una e nell’altra parte, perciò questa è una storia avvincente, di trepidazione, di corse, di svolte repentine, di affanno.
Si narrano vicende di morte, di sofferenze, di torture: tutti insieme appassionatamente troviamo vittime e carnefici, condannati e torturatori, giustizieri e giustiziati. Assai più che nel primo volume, Fabiano Massimi descrive un’epoca, ma ancora di più descrive le emozioni correnti di quell’epoca.
Tratteggia il Male, indicandone i suoi maggiori rappresentanti in terra tedesca, che non sono tanto Adolf Hitler, che tutt’al più era un utile idiota, se non un ridicolo burattino manovrato da chi dal Nazismo traeva ricchezza e potere, ma i veri demoni di Berlino, tutti gli uomini del Fuhrer, che rispondono ai nomi di Joseph Goebbels, Hermann Goring, Reinhard Heydrich, Heinrich Himmler, e vari altri.
Questo romanzo altro non è che la precisa indicazione dei responsabili di una tragedia immane, e sottintende qual è lo scopo primario della lettura, dei libri, della cultura, della conoscenza storica:
“…Il mio lavoro è rimediare alle ingiustizie. Scovare i colpevoli e fargliela pagare.”
Perché i colpevoli sono tutti pittoreschi, e tutti banalmente cattivi.
Perché il Male è banale, ha ridicoli baffetti, ma il Dolore che provoca è enorme, eccessivo, ingiusto e ingiustificato. Non esita ad appiccare il fuoco ad un parlamento, e scaricarne la responsabilità sui buoni, pur di convincere gli indecisi a dargliela vinta, decantando di avere i mezzi per fare ordine e pulizia. Certamente sono in grado di far tacere il caos, con un silenzio tombale, però.
Questo romanzo, infine, insegna:
“…anche oggi, per passare dalla democrazia più evoluta ad un incubo totalitario basterebbe ben poco: un incidente, un pretesto, la minima distrazione.”
Perché tutto non ritorni, non si ripeta, la Storia va conservata, va rievocata.
Diffusa, come un buon romanzo.



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I demoni di Berlino 2021-06-13 15:58:45 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    13 Giugno, 2021
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L'incendio del Reichstag, il palazzo del potere.

E’ il terzo romanzo di Fabiano Massimi, bibliotecario, traduttore, collaboratore di varie case editrici e curatore di antologie. Dopo “Il club Montecristo” e “L’angelo di Monaco”, ecco “I demoni di Berlino”, thriller storico incentrato sull’inarrestabile ascesa del Partito Nazionalsocialista di Hitler, e culminato nell’incendio doloso del Palazzo del Reichstag, simbolo del potere, che infiammò anche l’opinione pubblica favorendo la vittoria elettorale di Hitler. La storia è imperniata su un personaggio, l’ex commissario Siegfried Sauer, che da Vienna si trasferisce a Berlino per cercare e recuperare la sua amata Rosa, una simpatizzante comunista decisa a compiere un’azione dimostrativa (un attentato?) per frenare la lenta ascesa di Hitler. Sauer ha conoscenze in città, si fa aiutare, dando inizio ad una serie di indagini, anche pericolose per la sua incolumità, alla ricerca di Rosa, di cui nel frattempo si sono perse le tracce. Si teme un assassinio da parte dei servizi segreti, soprattutto quando via via vengono ripescati nei canali alcuni cadaveri di ragazze, molto somiglianti a Rosa, torturate e barbaramente uccise, e quando successivamente ne viene trovata una, massacrata di botte, addirittura nella camera della pensione dove alloggia Sauer. Gli appoggi del nostro commissario a Berlino sono ambigui, non è ben chiaro se appartengono agli organi del partito o se fanno parte della resistenza: fatto sta che tramite essi Sauer riesce a venire a contatto in vari modi con eminenti figure legate a Hitler (Goring, presidente del Reichstag, Heydrich, il temuto capo dei servizi segreti hitleriani, Himmler, capo delle famigerate SS). Alla fine Rosa viene ritrovata, ma quasi subito arrestata dalle SS, che architettano un piano diabolico: far ritrovare il cadavere di Rosa tra le macerie di un attentato (sarà l’incendio del Reichstag), in modo tale da indicarla come colpevole. E l’attentato è nell’aria: l’incendio e la distruzione del Palazzo del Reichstag (la data storica è il 27 febbraio del 1933) avviene infatti puntualmente, organizzato dai nazisti per colpire l’opinione pubblica e favorire la vittoria finale del partito hitleriano. Rosa si salva, fugge con il suo amato su un treno che lascia Berlino, ma il finale è tragico e sembra vanificare tutta l’impresa disperata del protagonista. Così finisce il romanzo: “Un fischio lugubre si levò in quell’istante dalla locomotiva, mentre il treno si gettava nel buio di una galleria, lunga, lunghissima, interminabile. Chissà quando sarebbero tornati a rivedere la luce.”
Il romanzo può essere definito “storico” soprattutto nella prima parte, quando Sauer vaga per Berlino raccogliendo indizi e seguendo tracce. L’ambientazione è perfetta: una Berlino degli anni ’30, con le sue vie maestose, i suoi palazzi storici, il traffico incessante, la voglia di vivere dei suoi abitanti, le birrerie, i locali notturni esclusivi. Si respira l’aria di un famoso film del 1930, “L’angelo azzurro”, protagonista l’affascinante Marlène Dietrich. Facciamo anche la conoscenza di importanti gerarchi nazisti dell’epoca, con i loro vizi e le poche virtù, spinti dall’ideologia ma anche, e non poco, da banali interessi personali.
Nella seconda parte, il romanzo assume le caratteristiche di un vero e proprio thriller: la narrazione è più concitata, il ritmo aumenta, i colpi di scena si susseguono, culminando nella fatidica data dell’incendio del Reichstag e nelle peripezie di Sauer per salvare la sua pelle e quella della sua compagna.
Lo stile a tratti appare un po’ enfatico, nei momenti più tragici, ma ci può stare, dati gli argomenti trattati.
Alla fine del romanzo, l’autore aggiunge note storiche sulla notte dell’incendio del Reichstag e sugli avvenimenti che portarono Hitler, soltanto un mese dopo l’incendio, il 24 marzo, alla guida democratica della Germania. Aggiunge poi, in una lunga nota, altre precisazioni sulle indagini, sul comportamento ed il coinvolgimento dei capi nazisti e sulla ricerca di eventuali colpevoli. Oltre poi ad una lunga bibliografia ed ai doverosi ringraziamenti, l’autore fa un dettagliato elenco dei personaggi del romanzo: per questa lodevolissima iniziativa (dovrebbero farlo tutti gli Autori, soprattutto per riguardo a lettori anziani o un po’… smemorati !), aumento di un punto il voto sul “contenuto”.

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"Il club Montecristo" e "L'angelo di Monaco" dello stesso autore.
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I demoni di Berlino 2021-06-11 12:47:00 topodibiblioteca
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topodibiblioteca Opinione inserita da topodibiblioteca    11 Giugno, 2021
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Giocare col fuoco è pericoloso

"I demoni di Berlino, essendo un romanzo e non un saggio, può permettersi di fare un passo in più e prendere posizione.......Lo fa rispettando le fonti esistenti- prima regola di un buon romanzo storico- e inventando là dove le fonti tacciono, sempre inseguendo coerenza e verosomiglianza". 

Con queste parole l'autore, Fabiano Massimi, definisce quelli che rappresentano i "confini" di un romanzo storico. Perché la sua credibilità consiste proprio nel rispetto di questa "regola aurea". Attraverso l'impiego di uno stile fluido e scorrevole, di dialoghi serrati tra i personaggi, e lasciando ampio spazio  alla descrizione di una Berlino perfettamente calata nello spirito del tempo, il libro riesce a raggiungere l'obiettivo di intrattenere il lettore, ottemperando  alla necessità di rispettare la realtà storica dei fatti riguardo al rogo del Reichstag del febbraio 1933. Un episodio sul quale le zone d'ombra sono ancora parecchie, dubbi che la Storia non è ancora riuscita a chiarire definitivamente, anche se l'inequivocabile realtà dei fatti evidenzia nettamente l'abilità del Partito Nazista a trarre tutti i vantaggi possibili attribuendone la responsabilità agli avversari politici. Sancendo così quel sintetico e terribile concetto che traspare fin dalle pagine iniziali de "I demoni di Berlino", vale a dire che l'incendio del Parlamento tedesco ha rappresentato l'inizio della fine perchè "Il Reichstag bruciò in una sera, ma per spegnerlo accorsero dodici anni e sessanta milioni di morti."

 "I demoni di Berlino" rappresenta la naturale prosecuzione de "L'angelo di Monaco" (nel quale si indagava sul misterioso suicidio di Geli Raubal nipote del Fuhrer), tanto per la continuità storica dei fatti, quanto per la continuazione delle storie private dei protagonisti del libro precedente: la coppia di commissari Sauer e Forster, questa volta ovviamente non più a Monaco bensì nella nuova location berlinese, affiancati da nuovi  e vecchi personaggi, ognuno dei quali piuttosto ambiguo ed apparentemente doppio giochista . E come nel romanzo precedente realtà storica e realtà romanzesca si intersecano, considerato che se Sauer decide di recarsi a Berino per fare luce sulla scomparsa della sua ex fiamma, una volta sul posto si troverà proprio di fronte ai più noti gerarchi nazisti: quei Goring, Himmler, Heydrich già comparsi nell'Angelo di Monaco, alimentando così nuovi e vecchi dissapori.

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I demoni di Berlino 2021-05-23 14:10:05 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    23 Mag, 2021
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Fiamme su Berlino

«Allora l’amarezza e il dolore gli allagano il cuore, mentre comprende la verità. Questo incendio non è solo l’inizio, ma la fine.»

È nella notte che è andato a fuoco un negozio, l’attività di una vita di un individuo colpevole di essere ebreo. Peter Rach, che è l’uomo più abitudinario di sempre e che nella vita ha imparato che la logica e l’istinto da soli non bastano, sta tornando a casa dopo una notte di lavoro in quel di Vienna quando prende consapevolezza dell’accaduto. È un attimo a cui ne susseguono altri ma che lo segnano e accompagnano rappresentando quasi un preludio di quel che a breve lo avrebbe atteso in quell’appartamento che fino a pochi mesi fa stava occupando con lei, la sua amata Rosa. E talvolta sono gli attimi quel che fanno la differenza. Una melodia, un capello non al suo posto, un pianoforte occupato da una persona che non è lei ma che a lei è vicino da sempre; da una persona, l’ispettore Karl Julian, che lo riporta alla verità. Rosa non ha potuto dimenticare i fatti di Monaco, non ha potuto – e non può permettere – che il regime continui ad avanzare, non ha potuto non unirsi alla Resistenza per cercare di dare il suo contributo. Anche se questo ha significato separarsi da Peter, o meglio, da Sigfried Sauer l’ormai ex commissario nato dalla penna di Fabiano Massimi che abbiamo conosciuto ne “L’angelo di Monaco” e di cui “I demoni di Berlino” è il naturale e consequenziale seguito.
Rosa che ha conquistato il cuore dell’uomo e che con lui è fuggita è però scomparsa. Non si è presentata all’appuntamento concordato e di lei si è persa ogni traccia. Che sia diventata ostaggio del nemico? Che sia morta? Oppure, forse, c’è ancora una blanda possibilità che ella sia in vita? C’è soltanto una persona che può ritrovarla e quella persona è Sauer. La donna ha infatti lasciato un messaggio in codice per lui. La partenza è rapida e immediata, Peter/Sauer insieme a Julian non sono però diretti a Monaco. Questa volta la scena si sposta in quella che è la capitale del regime, Berlino. Ed è qui che le vicende prendono campo in un susseguirsi di azione e adrenalina che nulla risparmia al lettore. Perché pagina dopo pagina quest’ultimo è catapultato per mano in un titolo intriso di suspense, emozione e colpi di scena che ben mixano gli elementi canonici del thriller, del poliziesco e del romanzo storico. Il tutto tra una Berlino di opulenza e sfarzi, il nazismo che incombe e prende sempre più campo con tutte le sue restrizioni, una discriminazione razziale sempre più acuminata, un Fuhrer sempre più crudele e una Resistenza che non cede nemmeno di un passo a quell’ascesa che in qualunque modo deve essere contrastata anche correndo il rischio di compiere le stesse virulente e violente azioni del Nemico. Perché questo è l’unico modo per fermarlo, perché questo è il momento più propizio – e forse anche l’ultimo a disposizione – per fermarlo. Ma riuscirà la Resistenza nel suo intento? E cosa ne è stato di Rosa? Sauer riuscirà a ritrovarla e a fermare quell’incendio che anima i cuori e le anime dei tedeschi prima che sia troppo tardi?

«A volte deve essere il destino a scegliere per noi. Il destino, o il caso, o comunque uno si senta di chiamarlo.»

Avvicinarsi a un libro come “I demoni di Berlino” significa immergersi completamente in una lettura dalla quale è impossibile staccarsi. Pagina dopo pagina Fabiano Massimi trattiene, incanta, coinvolge, conquista. La sua prosa erudita e accattivante è musica che riecheggia nella mente, che canta al suo pubblico intonando una melodia che mai stona. L’opera è talmente appassionante e ricca di spunti di riflessione che nonostante le 443 pagine, e per quanto forti siano gli sforzi di rallentare nello scorrere per gustarsi con calma ogni sfumatura, si esaurisce in poco più di una giornata. La mente è e resta lì durante la lettura ma anche in seguito. Attendevo con ansia l’uscita di questo titolo tanto che non ho atteso un istante e lo stesso giorno del suo arrivo in libreria l’ho reso mio per rendermi conto, il giorno successivo, di averlo già concluso. Quale è stata la sensazione immediatamente provata? È stata una sensazione di appagamento mixata a un senso di vuoto, di nostalgia. Mi mancavano Sauer, Rosa e tutti i protagonisti conosciuti in questo viaggio che nulla risparmia e che assicura non solo un thriller ben riuscito quanto anche un esaustivo e soddisfacente approfondimento storico sia per gli appassionati del periodo che non. Sono passati molti giorni dalla conclusione della prima lettura e quel vuoto è rimasto, quella sensazione di essersi separati da amici unici e rari è ancora qua. Questo è per me sinonimo di componimento ben riuscito, di uno scritto che segna il suo conoscitore in modo indelebile, che lascia e marchia nell’anima.

«Mentre il treno sferragliava implacabile verso est, Sauer rimase a fissare il vuoto che si lasciava alle spalle, trovandolo uguale a quello dentro il suo cuore. La guerra non era mai finita.»

Fabiano Massimi torna in libreria con uno scritto che dimostra anche una sua grande maturazione creativa nonché stilistica. La penna è precisa, ricca, minuziosa, articolata ed è anche più sciolta rispetto che al precedente elaborato. Si evince il grande lavoro di ricostruzione storica celato dietro alle battute che ne caratterizzano lo scorrere ma anche all’arguzia di riuscire a proporre un fatto così rilevante per quello che è stato il nostro passato in modo tale da giungere con facilità a ogni tipologia di lettore. Al contempo i personaggi sono tutti ben delineati, sia i nuovi che i già conosciuti che tornano con tutte le loro più pregnanti caratterizzazioni.
Con “I demoni di Berlino” scopriamo di quell’incendio che consentì la nascita del Terzo Reich, l’impero ariano che doveva conquistare il mondo e durare almeno un millennio, scopriamo di quel Reichstag che dodici anni dopo simboleggiò la fine di quel dominio. Sono passati quasi novant’anni da quel rogo che segnò la svolta decisiva nell’ascesa nazista ma mai dobbiamo dimenticare quello che hanno significato quegli anni e quell’avvenimento. Perché, come ci ricorda e ammonisce, Fabiano, “il Reichstag bruciò in una sera, ma per spegnerlo occorsero dodici anni e sessanta milioni di morti. Oggi può sembrare una storia lontana, lontanissima, quasi ininfluente, eppure le sue fiamme continuano a covare sotto la cenere”. Non dobbiamo mai dimenticare, non dobbiamo mai abbassare la guardia. Ora e sempre. Buona lettura!

«Un fischio lugubre e disperato si levò in quell’istante dalla locomotiva, mentre il treno si gettava nel buio di una galleria, lunga, lunghissima, interminabile. Chissà quando sarebbero tornati a rivedere la luce.»

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