Narrativa italiana Romanzi storici L'angelo di Monaco
 

L'angelo di Monaco L'angelo di Monaco

L'angelo di Monaco

Letteratura italiana

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Monaco, settembre 1931. Il commissario Sigfried Sauer è chiamato con urgenza in un appartamento signorile di Prinzregentenplatz, dove la ventiduenne Angela Raubal, detta Geli, è stata ritrovata senza vita nella sua stanza chiusa a chiave. Accanto al suo corpo esanime c'è una rivoltella: tutto fa pensare che si tratti di un suicidio. Geli, però, non è una ragazza qualunque, e l'appartamento in cui viveva ed è morta, così come la rivoltella che ha sparato il colpo fatale, non appartengono a un uomo qualunque: il suo tutore legale è «zio Alf», noto al resto della Germania come Adolf Hitler, il politico più chiacchierato del momento, in parte anche proprio per quello strano rapporto con la nipote, fonte di indignazione e scandalo sia tra le file dei suoi nemici, sia tra i collaboratori più stretti. Sempre insieme, sempre beati e sorridenti in un'intimità a tratti adolescenziale, le dicerie sul loro conto erano persino aumentate dopo che la bella nipote si era trasferita nell'appartamento del tutore. Sauer si trova da subito a indagare, stretto tra chi gli ordina di chiudere l'istruttoria entro poche ore e chi invece gli intima di andare a fondo del caso e scoprire la verità, qualsiasi essa sia. Hitler, accorso da Norimberga appena saputa la notizia, conferma di avere un alibi inattaccabile. Anche le deposizioni dei membri della servitù sono tutte perfettamente concordi. Eppure è proprio questa apparente incontrovertibilità dei fatti a far dubitare Sauer, il quale decide di approfondire. Le verità che scoprirà, così oscure da far vacillare ogni sua certezza professionale e personale, lo spingeranno a decisioni dal cui esito potrebbe dipendere il futuro stesso della democrazia in Germania...



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L'angelo di Monaco 2020-07-06 21:31:15 ALI77
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    06 Luglio, 2020
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UNA CRIME STORY DA LEGGERE

Siamo di fronte ad una crime story ambientata nel 1931 e il prologo del romanzo ci svela che una ragazza sta morendo, lei è Angelika o Angela Raubal, detta Geli, nipote di Hitler.
L'indagine sulla morte di Geli è al centro del romanzo, inizialmente tutti gli elementi fanno pensare che la giovane si sia tolta la vita, ma per Sauer e Forster, i due commissari che indagano sul caso, le cose sembrano essere andate diversamente.
"La storia non la scrive chi vince, avrebbe dovuto dirgli, ma chi sopravvive.
Anche gli sconfitti, prima o poi, trovano voce."
Inizia così per i due, la ricerca della verità che non sarà facile da scoprire, tra strani suicidi, testimoni che non parlano, la mancata autopsia e vari depistaggi delle indagini; i due metteranno a repentaglio la loro stessa vita pur di risolvere il caso.
"«Vai a casa. E guai a te se vengo a sapere che continui a indagare sul caso Raubal. Lascia che i morti riposino in pace.»"
Inizialmente Sauer e Forster avrebbero dovuto, in sole otto ore, trovare le prove e dare una spiegazione del motivo per cui Geli si sia uccisa, ma non riuscendoci il caso viene subito archiviato per poi essere riaperto. C'è sicuramente qualcosa di strano sotto, qualche verità scomoda che non doveva venire alla luce.

Il romanzo parte da un fatto realmente accaduto la morte di Geli, che non sembra essere solamente la nipote di Hitler, ma alcune voci la darebbero come la fidanzata/amante dell'allora leader del partito nazionalsocialista dei lavoratori.
L'amore dello zio per Angela era sicuramente particolare, molto possessivo, non potremmo mai sapere cosa sia successo veramente, se Geli si sia suicida, per la paura di superare un provino di canto lirico; oppure sia stata eliminata, perché era una persona scomoda per la futura ascesa politica di Hitler.
Personalmente trovo, che la motivazione che è stata data per il suicidio, sia alquanto debole.
Fabiano Massimi si destreggia in questo crime storico tra realtà e finzione e lo fa molto bene per quasi tutta la durata del romanzo, forse meno nella parte finale dove la parte storica, lascia il posto ad ad una conclusione un po' troppo romanzata.
Nella prima parte ho trovato la narrazione un po' statica, quasi come se i personaggi continuassero a girare attorno ad un cerchio, ma non trovassero una via d'uscita per procedere con l'indagine.
Dopo aver superato queste prime cento pagine, la storia mi ha coinvolto moltissimo e ho trovato che la vicenda sia stata sempre più coinvolgente e incalzante; volevo capire cosa fosse successo a Geli, o meglio quale soluzione l'autore avesse pensato per la morte di Angela, visto è rimasto un caso tuttora irrisolto.
"Forse, si disse, il destino non esiste tutti i giorni, ma in alcuni sì.E questo è ciò che sto vivendo ora.Questa è la mia occasione."

Lo stile di Fabiano è sicuramente molto curato, ho trovato che abbia fatto un'ottima ricostruzione storica, è un libro che si legge velocemente nonostante sia comunque un romanzo storico di quasi cinquecento pagine. Ho trovato che i capitoli brevi e l'utilizzo alla fine di questi, dei cliffhanger, che io personalmente adoro, abbia aumentato la tensione e la curiosità del lettore nel proseguire la lettura.
Credo che parlare di Geli e mettere in luce questo fatto storico, sia stata un'idea vincente, questo libro è sicuramente un modo per ricordarla, forse non sapremo mai la verità sulla notte del 18 settembre del 1931, ma almeno l'autore le ha dato una sorta di rivincita.
Credo che oggi scrivere un romanzo storico inserendo anche degli elementi thriller sia molto difficile, credo lo sia proprio come genere letterario, molte sono le insidie che si va incontro, se l'autore non si documenta bene e non cura i dettagli storici, potrebbe incorrere in gravi errori di credibilità del libro stesso.
Nel nostro caso credo che l'autore sia riuscito, per almeno tre quarti del romanzo, a confondere perfettamente la realtà e la finzione narrativa, forse nella parte finale ci sono un po' troppi colpi di scena e intuiamo che la conclusione sia stata una libertà narrativa che l'autore si è concesso. Poco male, purtroppo di elementi e prove schiaccianti su quello che è successo veramente non ci sono e quindi Fabiano ha dato una sua conclusione alla storia.
Dobbiamo considerare anche che siamo di fronte a un libro d'esordio, un caso letterario a quanto posso leggere nella fascetta gialla del libro, che è in corso di traduzione in dieci paesi, quindi assolutamente mi sento di consigliare questo romanzo. La storia è interessante e poco conosciuta, il libro si legge velocemente perché si vuole scoprire cosa succederà alla fine, ai nostri commissari e cosa scopriranno su Geli.
Finalmente un buon libro nel panorama narrativo italiano.

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L'angelo di Monaco 2020-06-08 15:15:11 lalibreriadiciffa
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lalibreriadiciffa Opinione inserita da lalibreriadiciffa    08 Giugno, 2020
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Cosa è successo a Geli?

Leggo e "studio" fin da quando ero una ragazza appena sopra la pubertà, il periodo tra le due Guerre Mondiali con un occhio speciale al periodo del nazismo in Germania e del fascismo in Italia. Oltre alle note storiche ufficiali mi diletto anche a leggere "sordidi" gossip riguardanti i personaggi controversi, non solo per la parte storica, di quel periodo così nero e nefasto.
Quando, a fine anno, lessi la trama di questo libro, iniziai subito a pensare di acquistarlo per l'argomento trattato che è uno dei miei preferiti: la morte della nipote di Adolf Hitler, Geli Raubal, a soli 24 anni, suicida con la pistola dello zio.

Pensavo, erroneamente che il libro fosse un romanzo thriller/avventura e per questo inventato di sana pianta e, badate bene, mi sono trovata davanti un libro inventato, sì, di sana pianta ma basato su fatti conosciuti e ufficiali (o semi-ufficiali). La storia è quella che, se si conosce un po' la storia del nazismo e affini, è risaputa: siamo nel 1931, il nazismo è in forte ascesa e si prepara a conquistare il potere (1933 quando Hitler sale al cancellierato) ma è già quella macchina di paura e fango che abbiamo imparato a conoscere sui libri di storia. Hitler vive a Monaco di Baviera in una grande casa con vari attendenti e camerieri e la giovane nipote, figlia della sorellastra, Angela Maria Raubal detta Geli. La ragazza è molto bella, appariscente e sempre allegra, viziata e contornata da ricchezza esibita. Ma succede che in una calda giornata di settembre si uccida con la pistola dello zio, in casa sua. Lo scandalo potrebbe travolgere il prossimo Fürher e quindi gli attachè di partito si muovono nell'ombra per dimostrare in tutto e per tutto che la povera Geli si sia effettivamente suicidata per dissidi insolubili con lo zio Adolf, suo tutore legale. Il marcio c'è e si sente la puzza fino ai giorni nostri, quando si scopre - ma erano voci risapute anche ai tempi e da qui l'insabbiamento - che la povera ragazza era dovuta diventare l'amante dello zio che preferiva ragazze appena maggiorenni e pratiche sessuali a dir poco vergognose e contro ogni natura. Geli o sapeva troppo di cose di partito o della vita privata dello zio per lasciarla in vita. E qui conosciamo i due commissari della Polizia criminale di Monaco, Siegfried Sauer - ex SA pentita - ed Helmut Forster rubizzo omone amante della cucina, della birra e delle belle donne a cui viene chiesto di indagare per finta il suicidio. Naturalmente i due non si accontentano delle notizie palesemente falsate che vengono loro date e infangando scoprono che....

Non posso andare avanti nel resoconto del libro perché oltre ai fatti conclamati, ogni aggiunta è un colpo di scena. Cosa che mi ha fatto leggere il libro con molta attenzione. Mischiati a fatti e personaggi realmente esistiti, ci sono fatti di questi stessi personaggi che sono completamente inventati dalla fervida mente dell'autore e talmente verosimili da risultare veri se non si sapesse che per esempio Reinhardt Heydrich non poteva essere e fare quello che afferma del libro Massimi. La scrittura è discorsiva, i dialoghi mai banali, i due personaggi principali sono ben delineati fisicamente e psicologicamente anche se impariamo a conoscerli nelle 450 pagine del romanzo, non potremmo mai aspettarci quello che veniamo a sapere nelle ultime pagine del libro e che lascerà a bocca aperta chiunque.

Si nota tantissimo il lavoro di ricerca storica e anche visivo della città di Monaco, descritta in modo molto vivido e amorevole in ogni sua bellezza paesaggistica e artistica. Niente è lasciato al caso e questo fa sì che questo sia un romanzo thriller storico che dovete assolutamente leggere perché, unisce voglia di evasione - con l'avventura raccontata - e voglia di conoscere un periodo storico che, forse, si crede ormai sepolto ma che potrebbe ritornare visto anche dalla parte più "leggera" come erano i rapporti di Adolf Hitler con le donne - che come ho avuto modo di raccontare nelle mie storie erano decisamente "deviati".
Complimenti all'autore Fabiano Massimi che ha dimostrato di saper scrivere un libro thriller storico senza risultare pesante o, peggio, artefatto e frivolo.

Volevo poi aggiungere: un grande abbraccio, dovunque sia, alla povera Geli Raubal, che la terra le sia sempre lieve.

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L'angelo di Monaco 2020-04-07 15:57:21 topodibiblioteca
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topodibiblioteca Opinione inserita da topodibiblioteca    07 Aprile, 2020
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Quando la Storia entra nel romanzo

Indubbio merito di questo esordio letterario di Fabiano Massimi è l’avere fatto luce su un episodio storico sconosciuto al grande pubblico in un’epoca, quella dell’ascesa del partito Nazionalsocialista in Germania all’inizio degli anni ’30, già oggetto di numerosi romanzi oltre che di numerosi approfondimenti storici. La tragica morte di Angela Maria Raubal, detta Geli, nipote di Adolf Hitler e sua pupilla prediletta, avvenuta in circostanze tuttora misteriose e non chiarite dalla storia, nell’appartamento di Prinzregentenplatz nr. 16 a Monaco di Baviera, è al centro dell’indagine poliziesca condotta da due investigatori, Helmut Forster (detto Mutti) e Siegfried Sauer. L’angelo di Monaco può di fatto considerarsi un “thriller storico” perché ha tutte le caratteristiche del genere, compresi il susseguirsi di molti e inattesi colpi di scena,mentre del romanzo storico ha quello che costituisce un validissimo presupposto, come lo stesso Massimi precisa nella postfazione al libro. “Luoghi, tempi, personaggi coinvolti e ipotesi avanzate sono tratti dalla cronaca, non dalla fantasia, così come le dichiarazioni dei testimoni, gli articoli di giornale e tutti i documenti riportati”, tranne pochissime eccezioni. Gli stessi protagonisti, i due poliziotti Mutti e Sauer sono realmente esistiti con questi nomi ed anche i numerosi personaggi di contorno, collaterali allo svolgimento dell’indagine sono reali. Massimi è riuscito nell’impresa di intrecciare una storia in cui i più illustri e noti gerarchi nazisti, a partire dallo stesso Hitler fino a Himmler, passando per Goring, Goebbels, Strasser e tanti altri, compaiono sulla scena e interagiscono con i protagonisti. Questo perché la misteriosa morte di Geli, ragazza giovane, brillante, estroversa, vivace, si nasconde nelle pieghe della politica, in una zona di chiaro-scuro nella quale gli interessi del Partito e dei suoi membri vengono prima del rispetto della vita e delle persone e Geli stava diventando un personaggio molto scomodo e ingombrante, non solo per il futuro Fuhrer ma anche per tanti altri che la conoscevano. La storia infatti racconta che Geli fosse non solo la nipote prediletta bensì l’amante di Hitler, oggetto delle ardite concupiscenze dello zio, di attenzioni e controlli morbosi, di comportamenti indecenti e perversi. La stessa storia cataloga la morte di Geli come suicidio, avvenuto nel settembre del 1931, sparandosi un colpo al cuore con la pistola dello stesso Hitler nell’appartamento di Prinzregentenplatz, in una camera chiusa da dentro. Tuttavia la realtà e le indagini condotte all’epoca evidenziarono numerose zone d’ombra, instillando il sospetto di un suicidio inscenato per nascondere altro, un omicidio su commissione dello stesso zio forse, o di altri gerarchi nazisti.

Su questo terreno si muove il romanzo di Massimi sullo sfondo di una Monaco descritta con precisione e molto dettagliatamente (“Quando infine svoltò a sinistra sulla grande via imperiale, una delle ultime progettate dal compianto re Ludwig, davanti ai loro occhi in lontananza, comparve l’angelo della pace. La statua dorata, che vegliava su Monaco dall’alto di una colonna in riva all’Isar con le ampie ali spiegate…”), alla ricerca della verità storica perché “La Storia non la scrive chi vince….…ma chi sopravvive. Anche gli sconfitti, prima o poi, trovano voce”.

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L'angelo di Monaco 2020-02-19 22:44:55 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    20 Febbraio, 2020
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ANGELA

Fabiano Massimi ci riporta con questa sua opera prima ad un fatto realmente accaduto ma poco conosciuto degli anni della Repubblica di Weimar nei quali si affermò il potere di Adolf Hitler e dei nazisti. Il fatto in sé è il suicidio dell'amata nipote del futuro Fuhrer Angela Raubal detta Geli, figlia della sua sorellastra, della quale egli era anche il tutore. Da questo episodio l'autore tira fuori un romanzo molto interessante, ben scritto, avvincente e credibile al punto giusto. Infatti Massimi usa una commistione di vero e verosimile per far luce su un mistero rimosso dalla grande Storia; nello scrivere questo romanzo storico sotto forma di thriller, dopo anni di studio e ricerche, arriva ad una verità convincente che rende in parte giustizia alla figura di Geli. Tutto è vero e documentato tanto che l'autore aggiunge alla fine del romanzo una nota storica ed una bibliografia più una sua nota nella quale spiega come ha utilizzato la mole di informazioni di cui è venuto in possesso.
“L'angelo di Monaco” inizia con un prologo di effetto (gli ultimi istanti di vita di Geli) che da solo vale tutto il libro e nel quale ci sono elementi che serviranno a capire meglio la storia.
Il 19 settembre del 1931 al 16 di Prinzregentenplatz, residenza di Adolf Hitler, viene rinvenuto in una stanza chiusa dal di dentro il corpo di una giovane identificata come sua nipote Angela Raubal. Il caso viene assegnato a due commissari della polizia criminale Siegfried Sauer e Helmut Forster detto Mutti, amici di lunga data oltre che colleghi con molti casi risolti brillantemente all'attivo. Da qui in poi, per sette lunghi giorni, i due commissari si scontreranno con depistaggi, bugie, tradimenti, verranno a contatto con i vertici del partito Nazionalsocialista Tedesco e con il suo leader. Quelli in cui si trovano a dover lavorare Sauer e Forster sono tempi bui, intrisi di corruzione politica e morale a tutti i livelli, nei quali non ci si può fidare di nessuno. Il ritmo del romanzo è serratissimo, ad intricare ancora di più la situazione arrivano quattro strani suicidi tutti con una lettera d'addio firmata H e il lettore viene trascinato nella storia tra mille domande alle quali verrà data risposta in un finale spettacolare.
Sono molti i punti di forza de “L'angelo di Monaco”: innanzi tutto la verità storica molto documentata (tutti i personaggi sono realmente esistiti), poi la splendida descrizione della città di Monaco con le sue strade, i monumenti e i parchi tanto che sembra quasi di viverla veramente, aver reso molto bene modi di essere e di parlare tedeschi (l'uso dei diminutivi nei nomi), una scrittura coinvolgente e realistica che cattura il lettore. Quello che principalmente mi è rimasto di questo libro è la caratterizzazione di nomi (Hitler, Hess, Goring, Himmler, ecc) che finora avevo conosciuto come personalità storiche fortemente negative; l'autore li presenta nel loro quotidiano con un bagaglio di fisicità, passioni, tic, sentimenti e a volte perversioni rendendoli più “normali” e vicini a noi di quanto possa sembrare leggendoli nei libri di storia.
“In seguito, quando la sua vita era ormai deragliata e non c'era più alcun modo di rimetterla sui binari, avrebbe ripensato spesso a quell'ultima colazione con Mutti al Viktualienmarkt – a come nessuno, mai, si accorge del momento esatto in cui il suo destino inizia a compiersi, che lo voglia oppure no”

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L'angelo di Monaco 2020-02-18 17:49:37 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    18 Febbraio, 2020
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Geli

«C’è chi è fatto per la realtà, commissario Forster, e chi è fatto per la finzione»

Il destino. Quando siamo davvero consapevoli di quando questo comincia a compiersi? Siamo davvero sicuri di riuscire ad accorgerci di questo fato che incombe su di noi, che si paventa sul nostro cammino fiero e imperscrutabile al punto tale da sconvolgere quei sentieri che credevamo certi? E, ancora, quando e di chi possiamo davvero fidarci? Forse non ce ne accorgiamo che a fatti occorsi, forse, semplicemente non ce ne accorgiamo altro che quando la nostra fiducia è stata donata con la massima sincerità, certezza e umiltà a chi ci ha fatto credere di potersela guadagnare. Certe volte, ancora, a rendere tutto un po’ più complesso è anche l’insieme delle circostanze storiche e sociali che ci circondano, un po’ come accade ne “L’angelo di Monaco”, romanzo d’esordio di Fabiano Massimi, modenese classe 1977 che ci destina di un testo dalle mille sfaccettature e dalle molteplici riflessioni.
È il 19 settembre 1931 quando il corpo di Angela Maria Raubal, detta Geli, nata a Linz, Austria, il 4 giugno 1908, viene rinvenuto privo di vita negli appartamenti in Prinzregentenplatz 16, Bogenhausen, Monaco, abitazione dove risiedeva sotto la tutela di Adolf Hitler. Rinvenuto dalla servitù del palazzo, il cadavere, che giaceva in posizione prona, al centro di una pozza di sangue rappreso e stimabile all’incirca nella quantità di un paio di litri, sembra chiaramente oggetto di una morte avvenuta per mano propria. I due ufficiali incaricati per la polizia di Monaco e più precisamente i commissari Siegfried Sauer e Helmut Forster, sono indotti a ritenere di trovarsi di fronte ad un suicidio. Dall’arma del delitto appartenente allo zio e soventemente riposta con accuratezza in un suo cassetto, alla camera chiusa dall’interno, dall’ordine che rinvengono in questa, al presunto litigio con il tutore: tutto fa supporre che si sia trattato di un gesto volontario, autoinflitto. Tuttavia, qualcosa non convince Sauer che, andando avanti nelle sue personali considerazioni è sempre più convinto che qualcosa sia loro sfuggito all’osservazione. A distanza di brevissimo tempo, ancora, segue la morte del fabbro che proprio quella mattina aveva aiutato ad aprire la stanza in cui giaceva la giovane minorenne. Che i due fatti siano tra loro collegati? Perché l’archiviazione della morte di Geli è così rapida e repentina? Perché il duo viene immediatamente sollevato dall’incarico di investigare almeno sulla morte dell’uomo?

«Spesso, diceva quel pensiero, gli uomini considerano chiuso ciò che si è aperto a malapena.
Spesso, nella loro eterna ignoranza delle cose, gli uomini chiamano fine ciò che in realtà è solo l’inizio.»

Siamo nella Germania dell’astro nascente della politica tedesca, del leader del Partito nazionalsocialista dei lavoratori, dell’ormai prossimo Fuhrer, dell’ormai prossimo dittatore. Certamente la responsabilità di un tale delitto potrebbe ledere alla sua ascesa e se presumibili motivi incestuosi o pedopornografici fossero veri, la suddetta Geli sì che potrebbe diventare il simbolo dell’Angelo della Libertà, un monumento che potrebbe mutare il corso degli eventi.
Tra realtà e finzione, tra fatto storico realmente accaduto, tra arte e maestria del narratore, quello proposto da Fabiano Massimi è un testo di grande pregio e valore che non delude le aspettative e che al contrario invita chi legge a riflettere e ad interrogarsi. Oltre che ad essere caratterizzato da una penna precisa, minuziosa, mai prolissa e ininterrottamente accattivante, all’autore va il grande merito di essere riuscito a ricostruire il periodo storico con estrema accuratezza. Chi legge, infatti, non solo è incuriosito dal giallo, ma è anche stimolato a tal punto dal desiderare di approfondire questa vicenda storica per alcuni sconosciuta, per altri dimenticata.
Fabiano ci fa meditare sulla forza del male, sui suoi meccanismi, sui suoi mezzi di diffusione e insediamento, su quei tentacoli che giorno dopo giorno si insediano nelle nostre vite, silenziosamente, senza che vi sia modo di accorgersene o di rendersene conto, di fare qualcosa per impedire che il seme trovi terra fertile per crescere e svilupparsi. Una giustizia che arriverà a scoppio ritardato per questo giovane angelo che non deve essere dimenticato.

«Se il nemico è alle tue spalle non si chiama libertà, si chiama fuga. […] Ma la verità è più pesante dell’acqua, e non affiora mai da sola: va cercata, dissepolta, sostenuta. Va esercitata. […] La Storia non la scrive chi vince, avrebbe dovuto dirgli, ma chi sopravvive. Anche gli sconfitti, prima o poi, trovano voce.»

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L'angelo di Monaco 2020-01-09 19:07:37 Bruno Izzo
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Bruno Izzo Opinione inserita da Bruno Izzo    09 Gennaio, 2020
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Il corso della Storia

C’è una frase nel primo capitolo del romanzo storico: ”L’angelo di Monaco” dell’esordiente Fabiano Massimi che, nella sua semplicità, esprime in estrema sintesi tutto il tessuto rilevante del libro; la frase recita: “…nessuno, mai, si accorge del momento esatto in cui il suo destino inizia a compiersi, che lo voglia oppure no.” L’opera, infatti, è quella che si dice una storia romanzata, un metodo di raccontare che prende a pretesto un periodo o un evento storico specifico realmente accaduto, e ne fa lo sfondo di una storia partorita dall’arte dell’autore. Ne sono valenti interpreti per esempio Ken Follet e Federick Forsyte, e Fabiano Massimi agisce su questa falsariga, basandosi su un fatto storicamente verificatosi quali la tragica fine per presunto suicidio da arma da fuoco di una giovane minorenne. Episodio banale, se non esistesse accertata vox coram populi di una relazione, per certi versi misteriosa e presumibilmente illecita e scabrosa tra la vittima, la 17nne Angela “Geli” Reubal, e suo zio, l’allora astro nascente della politica tedesca, il leader del Partito nazionalsocialista dei lavoratori, Adolf Hitler. Adolf Hitler, non ancora il Fuhrer della disperata e disperante Germania Nazista, ma prossimo a divenirlo. Va da sé che l’ascesa al potere del dittatore sarebbe certamente compromesso da voci incontrollate su una tragedia avvenuta fra le sue mura domestiche per presumibili miseri motivi incestuosi e pedopornografici. La figura della giovane vittima potrebbe allora realmente divenire un simbolo come l’Angelo della Libertà, un monumento simbolo di Monaco di Baviera, è questo il momento esatto in cui il corso della Storia potrebbe mutare di colpo, preservando l’umanità dai lutti prossimi venturi. Ma è purtroppo una chimera: già il fatto che l’indagine va espletata e chiusa entro 8 ore anziché le settimane di prammatica, ci fa ben intendere che il Male è forte e astuto e i suoi tentacoli in rapida crescita, anche se…farlo scivolare su una buccia di banana è una tentazione davvero forte. La Storia finirà per fare giustizia, a scoppio ritardato. La storia, gli uomini, o forse, chissà, un angelo di Monaco di nome Geli: la vendetta si gusta meglio a freddo, dopotutto.

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A chi ama la Storia, in genere, e i suoi protagonisti, nel Bene e nel Male; specie la storia recente dell'ultimo conflitto mondiale.
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