Narrativa straniera Classici Guanciale d'erba
 

Guanciale d'erba Guanciale d'erba

Guanciale d'erba

Letteratura straniera

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Guanciale d'erba narra di un giovane artista, pittore e poeta, che si avventura per un ameno sentiero di montagna di un piccolo villaggio giapponese. Lungo il cammino, in un'atmosfera incantata, incontra viandanti solitari, contadini, paesani, nobili a cavallo e ogni specie d'umanità, finché, sorpreso dalla pioggia, si rifugia in una piccola casa da tè tra i monti. Qui, dalla dolce voce della vecchia tenutaria, apprende la storia della fanciulla di Nakoi, che ebbe la sfortuna di essere desiderata da due uomini e andare in sposa a quello che lei non amava.



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Guanciale d'erba 2015-06-29 12:38:19 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    29 Giugno, 2015
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Se rinasco: pianta

Cammina per un sentiero di montagna, pensa che quando il mondo degli uomini stringe addosso, quando il substrato di malessere e' inalienabile, non resta  che cercare di migliorarlo.
Passeggia su un manto di foglie tra i profumi di bosco, c'e' un panorama di serenita' accessibile agli uomini : quello della natura, della bella solitudine, della poesia, del disegno.
Pittore e poeta di indole e di animo, una vocazione che non si misura nella qualita' delle opere ma nella purezza degli intenti. Assaporare la bellezza e lodarla e' il traguardo che porta lontano dal mondo dei calcoli, vivere e contemplare avvolti dal paesaggio, riscoprire la nostra natura arcaica e diventare foglia tra le piante, goccia tra i ruscelli.
" Mi piacerebbe trascorrere due settimane immobile come una pianta spuntata da sotto le stuoie", mossa dal vento, dalla notte di luna, dall'ombra delle fate, dalla rugiada del sole nascente.
Il giovane artista incontra storie e persone nel suo viaggio, mentre assorto in un'atmosfera magica si abbandona a fruscii di bambù e armonia dei sensi.
Collocazione paesaggistica incantevole, racchiude in ogni riga quel misto di fascino e mistero che benedice i  paesaggi nipponici tra legni, rocce e piccoli specchi d'acqua che la tradizione shintoista vuole popolati da divinita' della natura. 
Bella la scrittura in una narrativa che veleggia tra filosofico e onirico , contenuti e scenografia sono tipicamente giapponesi, anche nel ritmo di lettura piacevolmente ovatttato.
Per decidere se optare o no per questo lavoro di Soseki direi che si potrebbe azzardare una scelta sensoriale. Osservate la foto in copertina e valutatene gli effetti . Se svenevoli vi sentite assorbiti dal magico sussurrare dei rami dove l'eco e' attutito dallo sciabordio del lago, armatevi di null'altro che un guanciale d'erba e siate per qualche ora un poco piu' poeti, un poco piu' pittori. Buona lettura.

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Guanciale d'erba 2014-04-15 06:40:13 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    15 Aprile, 2014
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Camminando col viandante

"Fortunato colui che può con ala
vigorosa slanciarsi verso campi
sereni e luminosi (...) ;
Colui che sulla vita
plana e, sicuro, intende la segreta
lingua dei fiori e delle cose mute " (C. Baudelaire)

Questi versi del grande poeta francese possono servirci per introdurre il discorso su "Guanciale d'erba" di N. Soseki.
La trama del romanzo non è di per sé rilevante: si tratta del percorso di un viandante, durante il quale incontra luoghi e persone, storie suggestive, ma soprattutto l'ambiente naturale nelle sue varie forme e meraviglie.
La voce narrante è quella di un artista, poeta e pittore, capace di posare lo sguardo sulla bellezza, che è ovunque.
Pensa sia "difficile vivere nel mondo degli uomini"; pertanto "si deve tendere di renderlo più accogliente, così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all'effimera vita umana" . Sì, perché nel libro si coglie innanzitutto la piena e serena accettazione della caducità delle cose e della vita stessa:
"Alla rugiada scesa
sui fiori di muscanthus
quando s'annuncia l'autunno
assomiglio ,
io che devo svanire" .

Sa che "in tutti i piaceri è insita la sofferenza, perché traggono la loro origine dall'attaccamento alle cose"; invece gli artisti "si nutrono di nebbia, bevono la rugiada (...). Il loro piacere non dipende dalla materia (...). Hanno spontaneamente abbandonato i limiti angusti e fangosi , nel loro copricapo penetra l'infinita azzurra tempesta".
Questo approccio 'innocente' alla natura può ricordare la poetica del Fanciullino di Pascoli, di cui Soseki era contemporaneo (il libro è del 1906) , anche se spazialmente e culturalmente c'è tutta la distanza che separava l'Italia dal Giappone ad inizio '900.
Anche nell'autore nipponico si rileva una grande fiducia nelle potenzialità del poeta: "Gli artisti sono preziosi, perché rasserenano questo mondo e arricchiscono il cuore degli uomini" ; "dove il volgo guarderebbe cieco, l'artista scopre innumerevoli gemme, infiniti tesori".
Ciò che pure colpisce, leggendo questo testo, è quanto I. Calvino, in "Lezioni americane", chiamava "leggerezza"; infatti vi è uno straordinario e bellissimo uso di immagini lievi, 'senza nulla che pesi o che posi', nella consapevolezza che, "se si tenta affannosamente di rendere la bellezza ancor più attraente, si ottiene al contrario il risultato di sminuirla. Come dice il proverbio: 'Completare è diminuire' ". C'è è, quindi, la scoperta della semplicità essenziale; la contemplazione della 'bellezza delle cose fragili', che quasi paiono esistere momentaneamente per destare il nostro stupore: "La luna proietta (...) l'ombra obliqua di due o tre rami. E' una chiara notte primaverile"; "...nell'aria un presagio di pioggia"; "La pioggia è tanto tenue che sembra aspergere segretamente la primavera di nascosto dagli occhi della notte"; dunque, "In quale luogo sostare?
Lontano nel paese delle candide nuvole".

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