Narrativa straniera Racconti Diario dell'anno del Nobel
 

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Diario dell'anno del Nobel

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"Diario dell'anno del Nobel" è l'ultimo dei quaderni di Lanzarote, quello relativo al 1998. Se ne conosceva l'esistenza perché Saramago lo aveva promesso ai suoi lettori nel 2001, ma se ne sono perse le tracce. Prima gli impegni, poi un cambio catartico di computer, e il sesto quaderno si è smarrito, seppellito in una macchina che nessuno usava più. Come racconta la moglie Pilar del Río nell'introduzione, ci sono voluti vent'anni e varie casualità "saramaghiane" perché questo testo venisse alla luce, ma forse ciò non è stato un male, certe riflessioni e confidenze dovevano aspettare. I principali assi tematici sono la politica, i viaggi, la dimensione sociale dello scrittore e dell'intellettuale, e ancora la sfera più personale e la letteratura. Svetta il discorso proferito in occasione della consegna del Nobel, forse il punto più alto della sua esistenza, ma nel complesso questo quaderno restituisce al lettore una dimensione intima, a tratti perfino domestica, di Saramago, e risulta agevole e intrigante ricostruire i fili che uniscono uno all'altro, come in una fitta ragnatela, i temi che animano la scrittura di questo autentico genio della letteratura.

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Diario dell'anno del Nobel 2019-07-26 11:11:25 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    26 Luglio, 2019
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Quel tanto atteso anno felice

Seppur dal contenuto chiaro e semplice, questo sesto e ultimo quaderno, datato 1998, non giunge per caso al lettore e/o alla lettrice del nostro tempo a distanza di ben ventuno anni dopo la sua stesura e a diciotto dopo l’annuncio dell’autore della “prossima” apparizione pubblica di queste pagine. Perché il destino dei liberi scritti è quello di consegnarsi l’amante della parola, di non rimanere in quel limbo di indeterminazione quanto, al contrario, di diventare sostanza, certezza, lettura che perdura nel tempo e nello spazio.
José Saramago diede notizia dell’esistenza dei “Quaderni di Lanzarote – Diario VI” nell’ottobre del 2001, tuttavia la pubblicazione fu rimandata e rimandata. La curiosità era tanta così come l’attesa perché si prospettava che al suo interno fossero racchiusi quei pensieri e quelle angosce antecedenti alla vincita del Nobel sinonimo di quell’anno felice e di quel traguardo faticosamente raggiunto. Eppure, le pubblicazioni si sono susseguite, apparve “La Caverna” e apparvero tanti altri libri, ma di questo diario nulla, quasi come se fosse caduto nell’oblio della memoria, quasi come se fosse andato inesorabilmente perduto. Nulla fino a che quelle causalità “saramaghiane” hanno portato a farlo manifestare da solo rinvenendolo per caso nel pc del portoghese e a fare ancora una volta parlare di Lanzarote, ultima residenza di Saramago e della seconda moglie Pilar Del Rìo, giornalista e traduttrice andalusa.
Già la sua definizione come diario, fa presupporre di trovarsi di fronte ad un’opera diversa da quelle più celebri che siamo abituati a conoscere. Ciò accade anche perché questo strumento fa pensare alla dimensione intimistica, più personale dell’uomo, quando invece viene utilizzato dall’autore per raccogliere gli articoli pubblicati o semplicemente per mettere al sicuro lettere private, ricevute dagli ammiratori, interventi a sua firma destinati alla lettura ad alta voce o a incontri con autori, congressi e quant’altro. Talvolta la sensazione è infatti quella di trovarsi di fronte ad un’agenda tanto i fatti sono riportati sotto la forma del resoconto. Pochissimo è oltretutto riservato alla sfera privata che mai prevarica, mai è in primo piano e che si limita ad apparire se non in modo sparso e disomogeneo con qualche dettaglio sul come il piccolo Josè è cresciuto, sul come ha iniziato a scrivere, sulle ansie e sulle paure. A ciò si aggiungono e contrappongono i ricordi più vividi dei successi, di quel discorso pronunciato nella cerimonia di premiazione a Stoccolma, ai riferimenti ai saggi più conosciuti, alla politica, ai viaggi, alla constatazione che il bello della vita arriva sempre tardi.
Un viaggio nel passato che ha quel gusto del presente e che conclude quel ciclo per troppo lasciato aperto.

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