Martin Eden Martin Eden

Martin Eden

Letteratura straniera

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Romanzo largamente autobiografico, Martin Eden riflette l'inquietudine di London, la sua vita stravagante, la tensione autodistruttiva che lo porterà al suicidio. Il protagonista è un marinaio americano che finisce casualmente per frequentare il mondo borghese. Tra l'iniziale timidezza e un'irresistibile attrazione per il nuovo ambiente, Martin Eden dovrà misurarsi con due impreviste passioni: la giovane Ruth Morse e la letteratura. Attraverso sogni delusi e speranze che sfumano, la strada verso la conquista di una fama che si rivelerà effimera sarà costellato dal conflitto tra le sue origini modeste e una cultura che comunque gli è estranea.

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Martin Eden 2018-10-10 13:10:26 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    10 Ottobre, 2018
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Emotivamente devastante

Questo libro mi ha devastato. Entra di diritto nella mia top 5, e credo che meriti ampiamente la definizione di capolavoro.
Certo, un’opera letteraria entra nel cuore di un lettore soltanto se quel cuore è pronto ad accoglierla, se la sente sua, e mai come in questo caso devo dire che il mio entusiasmo verso questa lettura è dovuto in buona parte alla mia immedesimazione nel protagonista. Tuttavia, anche se il mio apprezzamento per quest’opera è stato aumentato esponenzialmente dalla mia empatia personale, credo che possa piacere davvero a chiunque.
La prosa di London è stata definita una delle più potenti della storia della letteratura, e dopo questa lettura non posso che essere d’accordo: un modo di scrivere coinvolgente, che travolge con la forza dei suoi sentimenti.
Fino alla metà di “Martin Eden” non credevo che mi sarebbe piaciuto fino a questo punto, ma quella è tutta una preparazione per quello che ci travolgerà nella parte finale, soprattutto nell’ultimo terzo di storia; ho divorato la seconda metà in una sola sera, e non si tratta di un libro piccolo, né l’edizione aveva un carattere e dei margini ampi. Nonostante questo sono stato travolto da quanto travolge il protagonista, affascinato dalle persone che irrompono nella sua vita (in particolare Brissenden) e dal cambiamento che causano nel suo modo di vivere e percepire la vita, nel bene e nel male.
L’empatia per Martin (e dunque per London, considerato che quest’opera è largamente autobiografica) è stata per me fortissima, perché nelle ambizioni e nei pensieri del protagonista, nelle difficoltà che affronta, ho trovato molti dei miei pensieri e delle mie prove, e devo dire che London riesce a trasmetterle in maniera superba.

Martin Eden è un giovane marinaio, che appartiene al piano più basso della piramide sociale e che un giorno, all’improvviso, si ritrova nel salotto di una famiglia borghese. Invitato da un giovane che ha conosciuto lungo i suoi viaggi, al preciso scopo di divertire la sua famiglia quasi fosse un fenomeno da baraccone, Martin si ritrova affascinato da quel mondo che aveva avuto modo di conoscere soltanto nei pochi libri che aveva avuto modo di sfogliare. Ma, soprattutto, rimane affascinato da una donna, Ruth, sorella del suo conoscente. Martin, sotto la sua natura rozza e nonostante il suo passato tutt’altro che nobile, nasconde dentro di sé delle capacità fuori dal comune e l’amore a prima vista per questa donna lo spingerà in maniera irrefrenabile verso lo studio, per potersi avvicinare all’altezza di lei.
Martin comincia a divorare un libro dopo l’altro; ha una capacità d’apprendimento decine di volte più accentuata di quella degli uomini normali e in breve tempo innalza la sua conoscenza a livelli che neanche molti membri della nobiltà riescono a raggiungere. Nello studio, scopre l’amore per la scrittura e decide che è proprio quello che vuole fare nella vita. Peccato che non sia facile e che gli ostacoli non siano pochi.
Nonostante il suo amore sia ricambiato dalla bella Ruth, lei non crede nelle sue capacità e non ritiene possibile che lui possa aprirsi una strada nella letteratura. Vuole incitarlo in tutti i modi a cambiare, a trovarsi un posto rispettabile in modo che possano sposarsi. È quello che gli intimano di fare tutti, in realtà, perché nessuno crede in Martin, nessuno a parte lui stesso.
Soffrirà la fame nell’indifferenza di tutti, pur di inseguire il suo sogno. Nessuno crede in lui, nessuno lo sostiene.
Non voglio raccontarvi altro, dovete assolutamente leggere questo libro.
Favoloso.

“Ciò che voglio dire è che quest’uomo mi dà l’impressione che sia giunto al fondo delle cose, e sia rimasto così atterrito da ciò che ha visto, che cerca di persuadersi di non aver visto nulla. […] Un uomo che avrebbe potuto compiere cose importanti, ma che non ha voluto attribuire alcuna importanza a ciò che avrebbe potuto fare, e tuttavia, nel profondo del cuore, rimpiange di non averlo fatto; che in segreto ha cercato di ridere delle ricompense che ne avrebbe ricevuto, e tuttavia, ancor più segretamente, ha sempre sentito la nostalgia di quella ricompensa, delle gioie che avrebbe conseguito, compiendo quelle cose.”

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Pronto soccorso per scrittori esordienti di Jack London
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Martin Eden 2016-11-02 19:26:56 FrancescoMirone
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FrancescoMirone Opinione inserita da FrancescoMirone    02 Novembre, 2016
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Icaro moderno

+++SPOILER+++
Trovo consono definire Martin Eden, il nostro protagonista, un Icaro moderno. Perché? Semplicemente perché Martin anela a volare al di là delle proprie possibilità; il prezzo da pagare è dunque una rovinosa caduta. Martin, il marinaio tutto muscoli e poco cervello, cela dentro di sé un potenziale inespresso, che esplode grazie ad una serie di catalizzatori, su tutti la dolce Ruth, è principalmente per lei, per avvicinarsi almeno un po' a quel mondo costituito da teorie,idee,dibattiti letterari e false cortesie o smancerie (è qui che emerge il sottile ma discreto rigurgito antiborghese).

Il nostro Icaro è saturo di aspettative nei confronti del mondo borghese della bella Ruth, quando scoprirà che quel mondo altro non è che mera finzione, sarà una grandissima delusione per lui , ciò lo porterà a mettere in discussione il suo desiderio di diventare egli stesso borghese , il disgusto si impadronirà del nostro eroe ribaltando le sorti del gioco. Martin si illuderà di trovare in Ruth la realizzazione dei suoi ideali, l'errore del protagonista sembra essere situato proprio nell'idealizzazione di Ruth, idealizzare persone o cose si rivela spesso un errore.

Tuttavia, tema tipicamente americano è quello della scalata sociale. La povertà è qui rappresentata come un trampolino di lancio, Martin sembra essere addirittura orgoglioso del proprio stato indigente.
Il nostro Martin, come ogni scrittore alle prime armi, cela dentro di sé un mondo di idee da esprimere, senza però avere i mezzi necessari per farlo. Solo dopo molteplici tentativi un suo saggio sarà pubblicato, trascinando con sé tutti gli altri, ma sarà troppo tardi, il disgusto nei confronti del mondo moderno si sarà già impadronito dell'animo del nostro eroe. A questo punto, tutto perde valore, il mondo pieno di idee di Martin sprofonda nel nulla, non vi è più gioia nello scrivere, il protagonista viene pervaso da quella malattia mortale che potremmo chiamare banalmente insoddisfazione ( o presa di coscienza della vanità di certi aspetti della vita ?).

Non credo sia eccessivamente audace vedere un po' Martin di ognuno di noi, chi di non si è mai sentito insoddisfatto o inadeguato? Chi non ha mai idealizzato qualcuno o qualcosa? La decisione di porre fine alla sua esistenza deriva dal fatto che la realtà inizia a stargli stretta, è questa la malattia che affligge gli insoddisfatti cronici . Tali condizioni causano un'implosione dell'io in stile goethiano (nonostante le condizioni siano diverse, il disagio sembra essere simile), tanto che la realtà diventa una terribile gabbia.

L'elemento autobiografico sembra essere dominante, London , personalità complessa e poliedrica, proprio come il complicato scorcio temporale che gli Stati uniti vivono a cavallo tra Ottocento e Novecento, si incarna in Martin, il quale è ossessionato dall'evoluzionismo Spenceriano ; Martin sembra essere un po' la rappresentazione del suo senso di inadeguatezza o meglio di impotenza, di fronte a un mondo che può inghiottirti come un pesce vorace. In tipico stile naturalista, Martin affronta la vita e perde, poiché quest'ultima è spietata.

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Martin Eden 2013-08-14 08:04:28 Lorenzo Roberto Quaglia
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Lorenzo Roberto Quaglia Opinione inserita da Lorenzo Roberto Quaglia    14 Agosto, 2013
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Martin Eden

Martin Eden e' un'opera della maturità artistica di Jack London.

Ho riletto in questi giorni il romanzo, nell'edizione degli Editori Riuniti del 1979, anno della mia precedente lettura dell'opera dello scrittore americano. Jack London nasce a S. Francisco nel 1876, novant'anni prima del mio anno di nascita e scrive il romanzo Martin Eden tra il 1907 e il 1908; la pubblicazione è del 1909, settant'anni avanti la mia prima lettura del romanzo.

Perché evidenzio queste date? Perché se ci pensiamo bene, non sono passati molti anni, solamente qualche decennio, e il mondo di Jack London, di Martin Eden non esiste più, è radicalmente mutata la realtà descritta nel romanzo, dal romanzo.

Le esperienze di vita compiute dallo scrittore (strillone agli angoli delle strade, segna punti in un bocciodromo, pescatore di ostriche nella baia, ubriacone nei bassifondi di S. Francisco e poi ancora marinaio su una baleniera, cercatore d'oro nel Klondike, militante socialista e infine autore sempre più apprezzato, ricco e famoso) non ci trasmettono più il significato profondo che aveva segnato così duramente la vita di London.

E ancora, i risultati di tutto il lavoro, della fatica bestiale compiuti in pochi anni da Martin Eden, la sua volontà di elevarsi dalla povertà culturale, ancor prima che sociale, in cui era nato, sono stati ottenuti da moltissimi uomini e donne, soprattutto da quelli che vivono nella parte superiore alla linea dell'equatore, grazie alla realizzazione di buona parte delle idee di uguaglianza, libertà, fraternità alle quali lo stesso Martin Eden si era avvicinato agli albori della gioventù e che professava forse più di quanto ne fosse consapevole.

Viceversa la critica aspra, a tratti feroce, che Eden compie alla classe borghese, è un dato del romanzo permanente nel tempo. La borghesia, come classe sociale, forse non è mai esistita, ma come concetto, la mentalità borghese esiste dalla notte dei tempi.Ogni epoca storica ha avuto le proprie idee borghesi e le persone che le incarnavano.

Al tempo dei primi cristiani, chi erano i cittadini romani che credevano nell'imperatore e nella sua discendenza divina se non dei borghesi? E al tempo di San Francesco d'Assisi, chi erano i vescovi e i ricchi prelati della curia romana se non dei borghesi?

E' stata questa la scoperta che ha più deluso il protagonista del romanzo. Martin era pronto a morire per Ruth, la dea borghese, all'inizio del loro rapporto. Ma più cresceva la consapevolezza di Martin grazie allo studio della scienza, della filosofia e alle esperienze di vita, e più ai suoi occhi diventava evidente la piccolezza del mondo borghese in cui Ruth era nata e viveva, trovandovi la sua felicità.

Il problema di Martin alla radice, era il problema esistenziale di ogni anima sensibile: trovare le ragioni della propria esistenza, del proprio amore e del proprio morire.

Eden non incontra nella sua vita la persona che può offrire alla fine del suo cammino, così carico di sofferenza, una speranza per il domani. Quello che uccide il giovane scrittore di successo, ricco e solo, è la fatica quotidiana del vivere senza uno scopo.

Nel 2013 come nel 1909 il suicidio di Martin Eden simboleggia lo sbocco lucido e disperato dell'uomo che ha preso sul serio le domande ultime sul proprio destino, ma non ha trovato un compagno di viaggio disposto a fargli compagnia, a condividere i momenti difficili e quelli gioiosi.

L'umanità di oggi, come quella del secolo scorso, ha sete di rapporti veri che superino le consuetudini e le abitudini borghesi che soffocano la libertà delle persone attraverso l'offerta di una vita semplice e spensierata e per questo scialba e triste, senza un orizzonte cui tendere.

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Martin Eden 2013-02-03 20:35:16 Daimon
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Daimon Opinione inserita da Daimon    03 Febbraio, 2013
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Pura Vita

Pura Vita, perchè questo è Martin Eden, e di tutta la sua vita parla il romanzo, puro forte e incrollabile come la sua Passione per la scrittura... il libro scorre veloce mentre Martin ex marinaio di umili origini consuma tutto il suo Amore per Ruth, una ragazza altolocata e ben istruita che ha avuto modo di avvicinarlo alla passione travolgente per i libri tramite le poesie; e questa passione crescerà sempre di più dentro di lui dandogli lo sprone per proseguire fino a realizzare il suo sogno, ossia diventare scrittore...

Non lo hai mai letto? Devi farlo.. pulirai con lui i ponti delle navi, ti ubriacherai con lui, lavorerai sodo e ruberai al sonno il tempo da dedicare alla filosofia eppure troverai il tempo per far girar la testa alle ragazze

Non lo hai mai letto e scrivi o vuoi scrivere? Fallo subito, immergiti insieme a Martin nel mondo più reale e vivo, venendo sommerso da lettere di rifiuto e quindi al tempo stesso rifiutato dalla gente che ti circonda eppure quando la fortuna gira e quelle stesse opere verranno pubblicate le stesse persone che ti hanno voltato la faccia saranno le prime a tornare: perchè questo è il frutto di una società basata sul denaro.

IL finale è veramente forte; ma non lascia delusi, anzi! Volendo ci fa percepire totalmente una filosofia fondamentale del Buddhismo: la Vita è sofferenza, e la sofferenza nasce dall' attaccamento; un libro forte in tutti i sensi e ci mostra al tempo stesso da quanti piccoli e piccolissimi schiavi sia formata la nostra "Libera società".. London non delude mai, sin da quando ero un ragazzino e correvo a perdifiato mentre sognavo con le lacrime agli occhi attraverso Zanna Bianca o il richiamo della foresta..tutto sommato forse ora ho ancora da asciugarle

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Martin Eden 2012-11-23 11:51:58 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    23 Novembre, 2012
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La macchina del pensiero

Un grande classico. Un romanzo introspettivo, ma non privo di azione. Non mancano nemmeno le descrizioni, che avvolgono i sensi del lettore. Un romanzo in cui si può riconoscere chiaramente il disturbo dell’umore che affligge il personaggio principale; ma la “diagnosi” non spiega e non risolve: costituisce solamente un elemento in più, che contribuisce ad completare la complessità della storia.

Un romanzo pessimista, perché l’avventura porta a conseguenze tragiche. La crescita interiore trascina il protagonista fuori dal suo mondo, ma la speranza di trovarne uno migliore precipita in una delusione irrimediabile. Non si può tornare indietro e nemmeno andare avanti: la macchina del pensiero è ammalata. La fatica, la perdita dell’amore e il successo l’hanno guastata in modo irreparabile. Ma è anche un romanzo ottimista perché oltre la perdita del desiderio del protagonista, l’autore continua a mostrarci un mondo di cose belle e di nobiltà umana. E sempre, vicino o lontano nel ricordo, il mare.

Questo romanzo è anche la storia di un amore dagli effetti prodigiosi, talmente prodigiosi che infine superano e spezzano l’amore stesso. E poi c’è la storia di una vocazione fatale per la scrittura. Gli elementi autobiografici rivestono sicuramente un’importante fonte di ispirazione. Non stupisce, che questo romanzo abbia coinvolto aspiranti scrittori e scrittori “emergenti”. Il sistema editoriale descritto da London è lontano nello spazio e nel tempo, ma non è cambiato. Di certo non è migliorato.

Il linguaggio non è moderno, ma questo “fa parte della sua bellezza”. L’interiorità del personaggio avvince e sorprende: soprattutto nella prima parte, gli ingranaggi della macchina del pensiero sono narrati e osservati con maestria d’altri tempi.

Leggetelo. Non perdete questa perla di mare.

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classici, libri dello stesso autore, libri di qualsiasi genere:-) Insomma, consigliato a tutti.
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Martin Eden 2010-02-02 20:25:48 Matelda
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Matelda Opinione inserita da Matelda    02 Febbraio, 2010
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Un grande libro

Ho letto "Martin Eden" con entusiasmo da piccola e l'ho riletto da poco e con altrettanto entusiasmo .
Spono una lettrice onnivora ma di gusti difficili.
London ha una straordinaria capacità di narrare una storia , con uno stile scarno ed essenziale , riducendo all'osso le parti descrittive e quelle dedicate all'analisi psicologica del protagonista .
L'azione è serrata e corre spedita e implacabile verso il tragico finale.
Queste grandissime pagine hanno una loro spendida autonomia, ma, nello stesso tempo,sono indispensabili per capire cosa abbia condotto London al suicidio.
A conclusione ,un grandissimo libro di un grandissimo scrittore.

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London e i grandi libri della letteratura americana del '900
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