Ragione e sentimento Ragione e sentimento

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Anna_ Opinione inserita da Anna_    24 Novembre, 2021
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Ciò che il Senno non rappresenta

"No, davvero, non sono mai troppo occupata da non pensare a S&S. Non posso scordarmelo più di quanto una madre possa scordarsi di allattare un figlio": così Jane Austen parlava di "Sense and Sensibility" a sua sorella Cassandra in una lettera dell'aprile del 1811. Il romanzo, la cui stesura la scrittrice aveva avviato nel 1795 con forma epistolare e con l'iniziale titolo di "Elinor and Marianne", fu poi pubblicato, primo fra tutti quelli austeniani, nell'ottobre dello stesso anno con l'anonima firma "By a lady" dall'editore Thomas Egerton.

Le vicende sentimentali delle due maggiori delle sorelle Dashwood rappresentano il cuore di "Ragione e Sentimento"; il titolo ne racchiude già il tema, principale ma non unico, e allo stesso tempo ne anticipa la conclusione nonché il pensiero della scrittrice (un equilibrio tra i due estremi è il presupposto per una stabile felicità). Che poi la preferenza della Austen sia stata per la più grande è lei stessa a scriverne nella lettera di cui sopra: "Mrs K. si rammarica in maniera molto lusinghiera di dover aspettare... Credo che le piacerà la mia Elinor".

L'assennatezza, la prudenza e l'autocontrollo di Elinor in ogni situazione - anche nell'esternare i suoi sentimenti verso il colto quanto introverso Edward - la rendono, da un lato, una saggia consigliera per la madre, donna impulsiva e imprudente, dall'altro sono il motivo per cui la sorella le riconosce un "cuore freddo".

Romantica e intrepida, Marianne, infatti, vive ogni sentimento senza quella moderazione che appartiene a Elinor. Che siano di gioia o di dolore, che nascano dalla musica o dai versi di Cowper (entrambi interessi anche di Jane Austen), dalla nostalgica bellezza del paesaggio o che siano per il giovane e affascinante Willoughby, Marianne vive i suoi sentimenti in modo manifesto ma anche (eccessivamente) estremo. È evidente dal suo agire una contrapposizione tra la sua personale morale e quella collettiva, socialmente riconosciuta.

Il contrasto Elinor-Ragione (Senno) e Marianne-Sentimento (Sensibilità) è tanto iniziale quanto mai del tutto privo di eccezioni.
Marianne, alla fine, acquisisce quell'assennatezza utile a non lasciarsi sopraffare da una sensibilità per nulla contenuta, impara ad attuare, con fatica, quell'autocontrollo che in Elinor viene meno alla fine e comprende che la vivacità di parole e azioni non è l'unica forma del sentimento.
Parimenti sua madre: "La signora Dashwood fu colpita dal vedere la sofferenza dipinta sul volto di Elinor... la sofferenza di Marianne, perché più riconosciuta e immediatamente sotto i suoi occhi, aveva monopolizzato la sua tenerezza e l'aveva portata a dimenticare che in Elinor poteva avere una figlia che soffriva quasi altrettanto e certo con minore autocommiserazione e maggiore coraggio."

Se il percorso di evoluzione di Marianne è più 'lineare', quello di Elinor è disseminato di eccezioni che indicano come la sua prudenza e il suo autocontrollo, pur espressione delle convenzioni sociali del suo tempo, non siano assenza o negazione del sentimento né totale mancanza di sensibilità: tradisce "tanto calore", pur sentendosi poi a disagio, parlando di Edward, si avvede della "forte sensibilità" del colonnello Brandon per il quale Elinor matura rispetto e compassione prima, gratitudine poi; e ancora la malattia della sorella non le risparmia ore "nell'ansia più atroce", non la lascia indifferente la tardiva quanto non giustificante spiegazione di Willoughby e da ultimo lei stessa si scopre più vulnerabile di quanto credesse: "Elinor si accorgeva adesso della differenza che esiste tra l'attesa di un evento temuto, nonostante quanto si possa dire e fare perché la mente lo accetti per certo, e la certezza di esso."

Se Ragione equivale a freddezza estrema, totale mancanza di sensibilità allora come non pensare all'egoista Fanny Dashwood: a lei appartiene una fine e astuta dialettica che fa venir meno ogni buona (ma evidentemente debole) intenzione di John Dashwood, cui il padre morente affida gli interessi della matrigna e delle sorelle (sorellastre secondo una puntualizzazione di sua moglie).

Ma "Ragione e Sentimento" oltre il tema cui il titolo rimanda è anche altro: è la critica all'ozio, alla dissipazione e al lusso; è i soldi quale misura della classe sociale di appartenenza e dell'opportunità di un buon partito; è il matrimonio quale momento centrale della vita di una donna. Matrimonio che la Austen mostra (con riferimento a quelli che maturano nel corso del romanzo) sotto diversi punti di vista (ora a ragione della società del suo tempo ora a ragione del suo pensiero): uno strumento di ricerca di una ricchezza personale atta a soddisfare la propria vanità e/o a ricavarne una rispettabile posizione, un riconoscimento sociale come nei casi di Willoughby che sceglie il matrimonio con la ben più ricca Sophia e di Lucy Steele con Robert, fratello minore di Edward; il matrimonio come epilogo di un percorso di educazione (o adattamento?) progressivo e totalizzante del cuore che si avvede grazie al buon senso maturato (e grazie agli incoraggiamenti?) dell'opportunità, anche socialmente riconosciuta, di un carattere piuttosto di un altro: è il caso di Marianne e del colonnello Brandon di cui all'inizio la giovane Dashwood aveva sottolineato con impeto che "non ha né talento, né gusto, né spirito. Che la sua mente non ha niente di brillante, i suoi sentimenti non hanno passione e la sua voce non ha espressione."
E, da ultimo, il matrimonio tra Elinor e Edward che è quello più vicino al sentire della Austen ("Nulla può essere paragonato alla disgrazia di un legame senza amore") eppure non scevro da quell'aspetto materiale (tanto fittizio e antico quanto reale e attuale) di un vivere dignitoso ("Erano uniti dal reciproco affetto...e nessuno dei due era accecato dall'amore tanto da credere che trecentocinquanta sterline l'anno li avrebbero mantenuti negli agi").

Leggere "Ragione e Sentimento" dopo "Orgoglio e Pregiudizio" mi ha portata a un confronto che ha favorito, nell'immediato, la prima lettura. Ciò sia per l'inizio freddo e incolore di "Ragione e Sentimento" rispetto a quello più movimentato e irriverente di "Orgoglio e Pregiudizio" grazie allo scambio di battute tra i coniugi Bennet che tanto resta impresso sia per caratteri (Mr Palmer, Edward, Lucy Steele) che, pur ben delineati nel contesto del romanzo, non riescono a conquistarsi la stessa simpatia di altri del romanzo successivo (Mr Bennet, Mr Darcy, Charlotte Lucas) sia per le storie delle sorelle Bennet che appaiono più coinvolgenti. Eppure alla fine posso affermare che tra queste due opere della Austen, la mia preferenza è proprio per "Ragione e Sentimento" tra le cui pagine vi è, o almeno a me è parso di cogliere, un fondo di maggiore e più tangibile realismo.

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cristiano75 Opinione inserita da cristiano75    13 Mag, 2020
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La fantasia che vince su tutto

Il titolo deriva dal fatto, che leggendo la biografia di questa scrittrice, sono venuto a conoscenza che avendo una salute alquanto cagionevole, la Austen aveva trascorso, gran parte della propria relativamente breve esistenza (tenendo conto di quel periodo in cui visse) per lo più all'interno delle mura domestiche o comunque con pochi e sporadici incontri "esterni" alla propria abitazione.
Quello che mi sorprende è appunto la capacità di inventiva di questa grande scrittrice, unita a una non disprezzabile ricerca delle trame psicologiche dei vari personaggi che caratterizzano i suoi romanzi, per lo più sentimentali e scarsamente storici.
E' un po come se la scrittura fosse stato per lei un modo per uscire dal proprio isolamento, viaggiare con l'immaginazione e attraverso i propri libri riuscire a entrare in contatto con tutto quel mondo che le era precluso.
Questo "Ragione e Sentimento" con "Orgoglio e Pregiudizio" sono forse le opere più mirabili.
In questo romanzo si intrecciano le vicende di due sorelle, giovani.
Il contrasto tra la ragione di Elinor e il sentimento di Marianne. Due figure che appunto contrapponendosi alla fine si attraggono e fanno gravitare intorno a loro le vite e i destini di diversi personaggi.
La ragazza dalla sua stanza attraverso fantasia e sentimento si creava tutto un mondo di personaggi, sentimenti, amori, lotte, morte.
Colpisce la fine e acuta descrizione della psicologia dei vari protagonisti dei suoi scritti.
Un prodigio di inventiva, sentimenti, passioni che andavano oltre le limitazioni fisiche e spaziali.
Cosa può renderci veramente liberi, se non la nostra immaginazione. Almeno a quella, per ora, ancora non sono riusciti a tarpare le ali.
In alto i cuori.

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standupeight Opinione inserita da standupeight    30 Marzo, 2020
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Il cuore e le sue (incomprensibili) morali

Verso la Austen ho sempre nutrito una caterva di pregiudizi. Questo romanzo, ahimè, li ha confermati – quasi – tutti.
Pubblicato per la prima volta nel 1811, racconta le traversie della nobile famiglia Dashwood, originaria del Sussex, in Inghilterra. Alla morte del padre, le tre sorelle e la madre si vedono privare dell'eredità (spettante al fratellastro John e alla sua detestabilissima moglie, Fanny Ferrars), costrette ad abbandonare Norland Park e a rifugiarsi in un piccolo cottage nel Devonshire, tra le colline.
Elinor è la sorella maggiore; è anche la più razionale, dotata di acume e di una perspicace intelligenza che fanno di lei la "consigliera" della madre, frenandone gli impulsi. Marianne è più simile alla genitrice - romantica e passionale – portata a vivere all'estremo ogni sentimento, senza moderazione. Margaret, la minore, ha un ruolo insignificante, tanto da chiedersi il perché sia stata inserita nella narrazione, dato che nell'arco della storia farà timidamente capolino solo due o tre volte.
Punto nevralgico del romanzo sono le pene d'amore delle sorelle Dashwood.
Il raziocinio di Elinor vacilla e si piega di fronte a Edward Ferrars, fratello minore della cognata; in seguito, con grande sgomento della protagonista (e del lettore) si scopre essere promesso a un'altra signorina, Lucy, classica arrampicatrice sociale la cui perfidia è genetica. Benché la Austen si ostini a definirlo come "un giovane timido ma intelligente, dal cuore aperto e affettuoso", Edward altri non è che un rammollito, succube di una madre dispotica e per questo incapace di compiere una scelta decisa tra le due donne – salvo nell'ultimo capitolo, giusto per imbastire uno stucchevole lieto fine. A pagare le conseguenze della sua ignavia è naturalmente Elinor, condannata a soffrire in religioso silenzio per tutto il romanzo.
La vena ingenuamente romantica di Marianne è invece scalfita dal giovane Willoughby, seducente e consumato corteggiatore, il quale, dopo pochissimi mesi di frequentazione, la illude su un possibile matrimonio. Peccato che, a un passo dal concretizzarlo, si professerà vincolato a un'altra donna (ricca e, per questo motivo, assai più appetibile), notizia giunta alla destinataria tramite lettera. Umiliata da quello che credeva fosse il Grande Amore, Marianne dà sfogo al suo dispiacere torturando il povero lettore con pietose scene isteriche ed elucubrazioni mentali. Purtroppo, anche per Willoughby ci sarà una sorta di "riscatto" finale, nel quale l'autrice gli condona tutte le malefatte attraverso una confessione strappalacrime che Elinor, vera martire della faccenda, è costretta a sorbirsi all'insaputa della sorella, lasciandosi intenerire.
L'unico in grado di suscitarmi simpatia, dotato di quel po' di dignità che agli altri personaggi manca, è il Colonnello Brandon, sinceramente innamorato di Marianne fin dalle prime pagine, e da lei scansato con la medesima intensità (fatta eccezione quando, rinsavita dal delirium, accetterà di sposarlo).

Conoscendo la fama della scrittrice, mi aspettavo di meglio. Potrei elogiarne la penna, arguta e deliziosamente ironica, ma non di certo la fantasìa, tantomeno i personaggi che la popolano, frivoli e noiosi (salvo rare eccezioni). Se l'intento era quello di restituire al mondo l'immagine di due donne forti e indipendenti, capaci di svincolarsi dal ruolo georgiano di "angeli del focolare" poiché libere di manifestare le proprie inclinazioni, allora lo ritengo un totale fallimento. Altro non sono che due povere anime sottomesse ai capricci del grande Dio Maschio che, con una sorta di masochismo intrinseco, perdonano e (cosa ancor più terrificante) giustificano.

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Opinione inserita da Angie    07 Agosto, 2016

Un meraviglioso labirinto

Premetto una doverosa nota tecnica: lo stile e la forma sintattica non sono tra i più piacevoli, vista la complessità dei concetti, che sovente ricorrono e il loro meccanico sviluppo che rende la lettura poco sciolta e talvolta stucchevole.

Ma veniamo al romanzo e partiamo proprio dal suo titolo: Ragione e Sentimento. Elinor Dashwood, la ragione, Marianne Dashwood, il sentimento: due sorelle diverse, ma complementari, accomunate da un'ineguagliabile assennatezza, intelletto (come spesso ricorda la Austen), intelligenza, ma soprattutto consapevolezza dei propri sentimenti. Le due sorelle, in età da marito, si affacciano alla cultura e al mondo dell'epoca, esibendo i loro caratteri esemplari e facendo fiorire nei gentiluomini pallide simpatie, prima, energiche passioni, dopo. E a pagare le conseguenze della superficialità di tali uomini saranno proprio Elinor e Marianne che,con le diverse sfumature dei loro caratteri, reagiranno diversamente, facendo trionfare, alla fine, il sentimento genuino che sempre spicca.

"Ragione e sentimento" è una storia e la Austen ne è la sua "mamma" straordinaria, che educa il lettore alle vicende e lo guida in esse man mano che si districano nel loro labirinto complesso.
All'inizio si prova distacco e timidezza nei confronti della storia, ma il vortice emotivo che colpirà la tormentata storia di Marianne e il bagno di forza in cui dovrà affogare Elinor per far fronte alla sua sofferenza, non possono che coinvolgere anche il lettore meno sensibile.

Ricorderò questo romanzo per gli splendidi colpi di scena che hanno rinvigorito le ultime 100 pagine: il finale è prevedibile, ma non banale, l'intreccio tra le storie d'amore, meraviglioso.

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Orgoglio e Pregiudizio
Jane Eyre
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deborino Opinione inserita da deborino    11 Luglio, 2016
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Quale sentimento vincerà?

"Non sono il tempo né le circostanze a creare l'intimità
ma solo la predisposizione.
Sette anni non basterebbero a fare in modo che certe persone si conoscano l'un l'altra,
mentre per altri sette giorni sono più che sufficienti"

Ecco una delle più belle frasi di questo romanzo di Jane Austen.
"Ragione e Sentimento" è il secondo che leggo, dopo "Orgoglio e Pregiudizio" quindi è inevitabile un confronto tra i due.
Vorrei precisare prima che il romanzo tratta la storia di due sorelle molto legate tra loro: Elinor (che rappresenta la "ragione" e Marianne che rappresenta il "sentimento" entrambe molto giovani ma in età da marito per quell'epoca.
La storia quindi è ricca di intrighi sull'incontro con vari ragazzi, innamoramenti e delusioni in stile Jane Austen.
Leggendo questo libro, la cosa che mi ha interessato di più è stata vedere la differenza tra le due sorelle, la differenza nel reagire ad un determinato evento in base alla ragione (per Elinor) e al sentimento (per Marianne).
Devo inoltre aggiungere che questo libro è ricco di frasi, come la prima che ho citato che è la mia preferita, assolutamente attuali.
Questo ci fa capire quanto poco in realtà è cambiata la società in così tanti anni nonostante in apparenza sembri il contrario.
Ora veniamo al confronto con "Orgoglio e Pregiudizio".
Devo dire che quest'ultimo è più ricco di romanticismo ed intrighi, i personaggi sono meglio definiti e il finale mi ha soddisfatta di più ma comunque anche "Ragione e Sentimento" cattura subito l'attenzione e si può considerare, come l'altro, un capolavoro di questa autrice.

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Queen D Opinione inserita da Queen D    07 Marzo, 2016
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Prima di Elisabeth e Jane c'era...

Di due anni precedente rispetto al famosissimo "Orgoglio e pregiudizio" (1813), questo romanzo della Austen, il suo primo romanzo, inevitabilmente mi porta a fare dei paragoni col fratello successivo. Essendo il suo primo sforzo letterario, e non me ne vogliano i super fan della Austen, ho trovato "Ragione e sentimento" leggermente meno maturo di "Orgoglio e pregiudizio" di cui ho maggiormente amato i protagonisti.
In questo romanzo, la Austen fa girare le vicende intorno a una piccola famiglia tutta al femminile, la famiglia Dashwood: Elinor, la sorella maggiore, Marianne, Margaret e ovviamente la signora Daswood, la madre. Le protagoniste, non assolute in questo caso, sono Elinor e Marianne, la prima spirito razionale, posato, assennato, maturo, la seconda più ribelle, vivace ed estrema in tutte le sue esternazioni emozionali, che siano nel bene o nel male. Tutto il libro si gioca sul contrasto tra il senno di Elinor e l’impulsività di Marianne che, posti su una bilancia immaginaria, cercheranno l’uno di superare l’altra. In alcuni momenti sembra vincere il sentimento, che sfugge a qualsiasi gabbia razionale, in altri la ragionevolezza di Elinor prende il sopravvento, in un’alternanza tale che alla fine non si può giudicare chi sia il vincitore.
Ho letto da qualche parte che il rapporto tra Elinor e Marianne non è altro che una trasposizione di quello reale tra Jane Austen e sua sorella maggiore, Cassandra: quest’ultima ispirò Elinor mentre la Austen prende sembianze nell’uragano Marianne ed è per questo motivo, nel romanzo, c’è quasi un equilibrio fra i diversi caratteri delle due protagoniste.
Un grande affetto le lega l’una all’altra e alla propria madre (Margaret, la sorella più piccola, è solo una comparsa) molto diversa dalla bisbetica e sciocca signora Bennet, mamma impicciona di Elisabeth e Jane in “Orgoglio e pregiudizio”.
Troviamo una madre attenta, abbastanza intelligente e dotata degli stessi identici sentimenti della sua seconda figlia Marianne: Elinor, così, deve combattere per far ragionare non una ma ben due esponenti della sua famiglia, portandovi un pizzico di sale in zucca.
La storia, e in questo punto ci avviciniamo al romanzo successivo, parla delle delusioni amorose delle due sorelle le quali, ovviamente, reagiranno in modi opposti agli eventi. Alla fine, la bilancia si capovolge e l’assennata Elinor cederà al fuoco del suo primo tenero amore, mentre Marianne, dopo varie disgrazie, sembrerà mettere la testa a posto e cederà ad un amore inizialmente respinto dalle sue sciocche e infantili idee romantiche, in un capovolgimento metaforico dei ruoli.
Ho trovato alcuni personaggi, come Edward, poco piacevoli (non me ne vogliano le sue fan): uomo di poco polso, di nessun fascino e, a mio avviso, non meritevole del finale. Ho trovato abbastanza attrattive nel colonnello Brandon ma se paragoniamo i due al signor Darcy, ahimè, il risultato è impietoso.
E’ pur vero che questo è un altro romanzo ma sfortunatamente per me il paragone è stato immediato ed automatico: in questo troviamo l'eterna lotta tra il cuore e la ragione, nell'altro tra il pregiudizio, l'opinione affrettata data solo in base all'apparenza, contro l'orgoglio, sentimento altrettanto prevenuto e tanto distruttivo quanto il primo.
Ciò non toglie che il romanzo sia, in modi diversi, un capolavoro e che chiunque, fan o no della Austen, può solo guadagnarci in senno o sentimento (a voi la scelta) leggendolo.

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"Orgoglio e pregiudizio"
"Emma"
"Persuasione"
"L'abbazia di Northanger "
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Giaada85 Opinione inserita da Giaada85    30 Dicembre, 2014
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Elinor e Marianne

Jane Austen racconta le vicissitudini sentimentali delle giovani sorelle Dashwood: Elinor di 19 anni e Marianne di quasi 17, due personaggi dal carattere completamente diverso. La maggiore è molto riservata e ragionevole, la minore è molto istintiva e fragile, incapace di nascondere, nel bene e nel male, le sue emozioni e i suoi sentimenti. Entrambe dovranno affrontare delle delusioni amorose, dalle quali emergeranno le loro diverse caratteristiche.
Inutile il confronto con orgoglio e pregiudizio, col quale è vero ci sono delle somiglianze, ma quest'opera è la prima scritta dalla Auten e già si nota il suo stile ironico col quale descrive i personaggi del suo tempo, che ragionavano più in termini monetari e di eredità che di cuore, nelle questioni matrimoniali o interpersonali. Le rendite e la posizione sociale determinavano chi si poteva frequentare e chi si poteva sposare e i genitori potevano ancora interferire negando il loro consenso se giudicavano il matrimonio poco conveniente. Questa è la linea conduttrice di tutti i libri della Austen, e le sue eroine si sposano sempre per amore, mai per soldi, come in questo libro.
Lettura piacevole, anche se mi sarebbe piaciuto vedere più approfondito il carattere della terza sorella, Margaret, della quale si dice poco e nulla è sembra un personaggio fantasma, preso in poca considerazione perché troppo giovane per pensare a fidanzarsi.
Ho trovato inoltre odioso il personaggio di Lucy Steel, della quale si parla fin troppo, a volte anche con dettagli poco utili al fine della narrazione. Un libro assolutamente da leggere e che non può mancare nella propria biblioteca,

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Jane Austen, sorelle Bronte.
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ClaudiaM Opinione inserita da ClaudiaM    27 Aprile, 2014
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Ragione e Sentimento – Jane Austen

Il confronto di questo romanzo con “Orgoglio e Pregiudizio” viene spontaneo. Per quanto siano due libri a cui difficilmente troverei qualcosa da ridire, non posso negare che il secondo mi sia piaciuto di più. “Ragio-ne e Sentimento” è molto simile al suo successore in molti aspetti, alcuni personaggi si associano facilmen-te ad altri già conosciuti nell’altra storia. Willoughby è per certi versi simile a Wickham, il Colonnello Bran-don a Darcy ed Edward Ferrars a Bingley, così come le due sorelle più grandi della famiglia Dashwood (Elia-nor e Marianne) alle due maggiori Bennet (Elizabeth e Jane). Tuttavia, come appunto suggeriscono i titoli stessi delle opere, per quanto in “Orgoglio e Pregiudizio” le vicende siano dominate dai rispettivi pre-giudizi e dalla poca conoscenza delle situazioni altrui, in “Ragione e Sentimento” lo sono più i travagli sentimentali di Marianne apertamente manifestati e quelli di Elianor, invece, silenziosamente trattenuti.
Unica cosa che potrei dire di non aver apprezzato (se proprio devo trovarne una) è la celerità con cui la trama è stata conclusa, forse perché dopo l’immenso struggimento di Marianne per il suo amore finito male, il suo ritrovato affetto verso un nuovo personaggio è poco credibile se spiegato in un paio di pagine circa.
Assolutamente consigliato: la Austen è incredibile e ha uno stile impeccabile!

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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    24 Settembre, 2013
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Rendite ed eredita'

Ambientato nei primi anni dell' Ottocento in un' Inghilterra prevalentemente agreste , il romanzo narra le vicende della famiglia Dashwood, in particolare delle giovani sorelle Marianne ed Elinor che affronteranno crescendo delizie e disgrazie del cuore.
Signorine di buona estrazione sociale, la piu' diplomatica Elinor e la piu' istintiva Marianne si troveranno ben presto segnate  dai lividi di una lotta senza tregua tra ragione e sentimento. 
I personaggi del libro appartengono all'alta borghesia dei redditieri,  bene abituati a vivere di rendita e ozio, dilettandosi nelle arti piu' in voga -dalla musica alla cultura- o semplicemente destreggiandosi tra un ricevimento e l'altro, sempre attenti alla diplomazia ed al politically correct che non puo' che giovare in societa' - ed in banca-. Buon per loro.
La penna della Austen e' decisamente elegante e raffinata e si confà alla perfezione al contenuto del libro, dal cui accostamento emerge un tuttuno degno di nota, i contenuti e la forma del testo raggiungono la fusione perfetta. 
Cio' riconosciuto devo ammettere di avere trovato la lettura molto noiosa e lenta, assai approfondito l'aspetto economico ed il predominio di esso sui sentimenti a discapito di emozione e passione, non si puo' sfogliare una pagina senza che  si provveda a valutare una persona in sterline, tra capitale ed interessi annuali. 
Forse non ne ho colto l'ironia, probabilmente non ne ho apprezzato il senso realistico che  narra in maniera coerente un'epoca storica, di sicuro mi aspettavo altro e purtroppo dopo quest'immane fatica ammetto, io e Lady Jane abbiamo poco in comune.
Non mi ha coinvolta e non sono riuscita ad entrare in sintonia, l'ho finito solo per la bellezza della penna prima e per testardaggine poi. Pecora nera su Qlibri, sono certa che a voi andra' meglio.

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Opinione inserita da Giuli    31 Agosto, 2012

Un solo giorno

Mentre bevo un caffè ad una stazione di servizio diretta a Taormina vengo affascinata dal titolo del libro "Ragione e Sentimento". Penso che ho già comprato tre thriller e che passerò la mia intera vacanza tra assassini e cadaveri e che non avrebbe senso aggiungere un altro libro agli altri.
Ma lo prendo in mano, lo sfoglio e penso che sia giusto a volte comprare anche un classico.
Il 13/08 armata di matita siglo il libro e lo dedico " a te" ed inizio a leggerlo.
La Austen con linguaggio assolutamente elegante descrive le vicende amorose legate a due ragazze Elinor e Marianne rispecchiando fedelmente i loro caratteri.
Elinor riservata e razionale che piange per amore in silenzio, per un amore che in principio sembra non essere corrisposto e pronta ad aiutare la sorella Marianne passionale e indipendente fin quando non trova l'amore .
Le frasi che mi hanno maggiormente colpita sono state " a volte si è guidati da quello che esse dicono di sé e moto spesso da quello che ne dicono gli altri senza darsi il tempo di riflettere e giudicare" o "detesto tutti i luoghi comuni e a volte mi sono tenuta per me i miei sentimenti perché non trovavo un linguaggio adatto ad esprimerli se non parole comuni e logorate all'uso, prive di senso e significato" o riferendosi al colonnello Brandon " un uomo che non sa che fare del proprio tempo non si rende conto di intrometersi in quello degli altri" e " suscita una buona parola da parte di tutti e l'attenzione di nessuno; ha più denaro di quanto ne possa spendere, più tempo di quanto ne sappia impiegare e due giacche nuove all'anno. La sua intelligenza non brilla, i suoi sentimenti non conoscono ardore e la sua voce non ha nessuna espressione"
La Austen è capace di renderti parte attiva della storia.
Il 14/08 ho risiglato il libro con una dedica "grazie".

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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    09 Giugno, 2012
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Una partita a scacchi

Splendido classico che descrive le vicende di un'anima ingenuamente romantica che, attraverso l'esperienza, giugne a comprendere la realtà dell'esistenza. La trama è piena di grazia ed ironia. La prosa è, come sempre, molto elegante. Conosciamo delle piccole donne: Elinor, dall'indole razionale e riservata; Marianne, romantica, passionale; Margaret, estremamente vivace. Le vediamo crescere. E in tutto questo percorso, la scrittrice oppone, in modo magistrale, i personaggi e i valori: moderazione contro ardore; discrezione contro vivacità; decoro contro passione. Come se fosse una partita a scacchi, bianchi contro neri. Un libro davvero bellissimo sul mondo romantico.

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peucezia Opinione inserita da peucezia    05 Marzo, 2012
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Tra cuore e ragione

Primo capolavoro della scrittrice britannica Jane Austen ,Ragione e sentimento ruota intorno a due sorelle Elinor e Marianne, la prima razionale, l'altra romantica ed esuberante.
Donna pratica e poco incline a mostrarsi, la Austen chiaramente simpatizza per la sorella maggiore Elinor che di fatto è la protagonista e l'io narrante della vicenda malgrado la storia sia in terza persona.
In questo primo romanzo importante l'ironia è un po' più defilata e spesso la scrittrice si dilunga eccessivamente in dialoghi e disquisizioni, ma la storia è comunque scorrevole e interessante.
Colpisce una relativa modernità di trattazione: Elinor continuamente cerca di indicare a sua sorella il modo corretto di rapportarsi al prossimo e in particolare con il sesso maschile, Marianne che simpatizza con un accattivante e tenebroso vicino non fa nulla per nascondere il suo interesse malgrado ciò sia assolutamente negativo per una ragazza di buona famiglia.
Austen riesce a creare una giusta dose di suspence e pathos e così malgrado il lieto fine sia scontato si giunge all'happy end finale con un sospiro di sollievo dopo aver tanto tribolato per le due protagoniste.
I personaggi sono dei round characters che non rimangono fedeli a se stessi, ma crescono nel corso della vicenda arricchendosi e così Elinor perde la sua totale freddezza iniziale mentre Marianne impara a essere pratica scegliendo come consorte un uomo meno affascinante del suo primo spasimante ma fedele e devoto. Meno femminista del successivo Ragione e sentimento , ma sicuramente dalla parte delle donne che comunque vengono mostrate con dei difetti ma anche con un naturale buonsenso e una pronta intelligenza a dispetto di chi le voleva silenziose fattrici e angeli del focolare

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Opinione inserita da Little_Dolly    08 Dicembre, 2011

Jane Austen si rivela sempre geniale

Come sempre lo stile della Austen riesce a rendere fantastica una storia banalissima.
Penso di aver letto un miliardo di volte questo libro e averne apprezzato ogni volta l'ironia, la sagacia, le descrizioni e i dialoghi.
Nulla in questo libro risulta contraffatto nemmeno il classico lieto fine.
I personaggi femminili hanno una caratterizzazione perfetta. Per quanto riguarda invece la descrizione dei personaggi maschili la storia lascia un po' a desiderare.
Pur non essendo il mio libro preferito dell'autrice lo amo immensamente.

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Ally79 Opinione inserita da Ally79    08 Dicembre, 2011
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Devota a Jane Austen

In una sera estiva,su una di quelle bancarelle dove con pochi euro porti via una valigia di libri ho incontrato per la prima volta Jane Austen.
L'innamoramento verso questa autrice è stato immediato,è una storia d'amore che dura oramai da ben sedici anni.
Ho letto,riletto e stra-riletto ogni suo romanzo consumando e “sporcando”le pagine.
Ognuno di noi ha le sue storie preferite,quelle che ripeschi ogni tanto per rifugiarti in una certezza.
Per me questa certezza è nei volumi della Austen,perfetti per serate invernali in cui hai voglia di perderti in altri spazi e tempi.
Ragione e sentimento è il romanzo per eccellenza:Elinor Dashwood 19enne è la ragione,dignitosa e fiera ama Edward di un amore timido e osteggiato dalla di lui famiglia.
Marianne,sorella minore 17enne, è il sentimento.A lei toccherà incontrare Willoughby,attraente,scapestrato e profondamente imperfetto.
A fare da cornice un folto gruppo di personaggi:l’attenta madre signora Dashwood e la piccola sorellina Margaret,il debole e un po'arcigno fratellastro John,Sir Middelton e la sua lady,la signora Jennings,le sorelle Steele,la signora Ferrars e il saggio e timido colonnello Brandon.
Sfogli le pagine e ti ritrovi piena di trine e merletti pronta per partecipare al ballo,arrossisci facendo tuo un pudore che non appartiene ai nostri tempi,osservi stucchi dorati e camini rossi di un dolce fuoco,suoni al pianoforte musiche che non conosci,corri a perdifiato ridendo per colline che mai hai visto,leggi trepidante lettere che non ti appartengono,ti emozioni al semplice tocco di una mano,attendi proposte di matrimonio che tardano ad arrivare,assorbi il dolore di Marianne e rispetti il contegno di Elinor,scopri un mondo pieno di regole e di una formalità che quasi ti spazientisce.
Lo stile dell’autrice è elegante,raffinato,delicato,oserei soave. Ogni parola scorre nel punto esatto in cui deve.
Le descrizioni ti trasportano sia quando testano la profondità dei personaggi,sia dove ti incantano nella descrizione dei luoghi.
Jane Austen ti porta davvero nell’Ottocento e io non riesco a smettere di adorarlo.

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Debs Opinione inserita da Debs    09 Ottobre, 2011
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Che triste mondo per una donna...

Il romanzo è raffinato, delicato e superbo allo stesso tempo. Ci presenta l'immagine di personaggi in un'Inghilterra storica, fatta di carrozze, doti e passeggiate nella lussureggiante campagna inglese. La vicenda è quelle di due sorelle agli antipodi nel modo in cui affrontare le passioni, l'amore, la vita. E è proprio questo diverso approccio al mondo che l'autrice vuole presentare: uno più impulsivo e travolgente, l'altro più prudente e misurato. E' inevitabile schierarsi e identificarsi in Elinor o Marianne, senza comunque screditare nessuna delle due. Purtroppo, a mio avviso, sicuramente opinabile, ho trovato il romanzo svilente per la condizione della donna. O meglio, l'epoca imponeva uno svilimento per la propria condizione. L'otium artistico alla quale erano costrette, questa indolenza scandita solo da partite a carte, letture e inviti a sempre nuovi ospiti mi hanno amareggiata e non mi hanno certo fatto rimpiangere la figura della donna odierna. Certo Marianne rappresenta la volontà di riscattarsi da determinati crismi e clichè, rincorrendo l'amore, indipendentemente dalla posizione economica e sociale dell'amato e senza rispettare tutte quelle regole di buon costume che l'epoca richiedeva. Ma sebbene questi sforzi anche lei rimane intrappolata nei meccanismi di matrimoni vantaggiosi e programmati, dapprima con insofferenza per poi adagiarsi e amare quella condizione di vita. Per me è stato deludente un finale di tale sorta; vedere piegata anche la figura più forte e intrigante del romanzo ha rappresentato per me un fallimento del genere femminile, per quanto gli intenti della Auesten fossero del tutto opposti. E' comunque un classico scorrevole e leggibile.

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Sara S. Opinione inserita da Sara S.    07 Luglio, 2011
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incantevole

Adoro lo stile della Austen e sono fermamente convinta che i suoi romanzi andrebbero gustati poco per volta per apprezzarli di più. Ma, ahimè, da buona divoratrice di libri non ho potuto fare a meno di leggerlo in 3 giorni. La storia di per sé è molto semplice, incentrata principalmente su dolori e gioie amorose di due sorelle. Ma la Austen è bravissima a tessere intorno uno scenario che fa rimanere incantati, con dialoghi deliziosi e guizzi di ironia taglienti come rasoi, che mettono sottilmente in ridicolo gran parte della società aristocratica inglese ottocentesca. Poi la caratterizzazione dei personaggi femminili è minuziosa e articolata a tal punto che sembra di averceli davanti; un po' meno per quanto riguarda i personaggi maschili, però anche qui, con brevi tratti, si riesce a scorgere gran parte della personalità di ognuno. Unico punto debole è il finale, che, dopo tutte le puntigliose descrizioni che si è avuto il piacere di leggere per tutta la lunghezza del libro, si sarebbe aspettato meno frettoloso.

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elfina Opinione inserita da elfina    06 Giugno, 2011
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Ragionamento!

Affascinante ed elegante sono i termini che utilizzerei per descrivere lo stile utilizzato da Jane.
Un continuo incontro di personaggi, per un attimo ho temuto di non riuscire a ricordarli, ma in realtà il lettore diventa parte attiva del romanzo, partecipa alle merende, all'ora del te, ai balli e quindi incontra personalmente tutti.
Dolcissima Elinoir, così premurosa e cordiale, a servizio della famiglia, pronta a inghiottire il proprio malessere per supportare Marianne, sua sorella, afflitta da pene d'amore.
Ma poi la giusta ricompensa, il colpo di scena finale degno di un romanzo classico.

Ho gustato la piacevolezza del racconto in se, ma è stato spettacolare "ascoltare" i ragionamenti fatti dalle due sorelle per dare una spiegazione anche a ciò che agli occhi del lettore pare essere l'azione più ignobile.
Dietro ogni azione, ogni sentimento c'è sempre una ragione!

E' il primo romanzo della Austen che leggo, e non sarà l'ultimo.
Questa volta devo ringraziare mia sorella che con il suo entusiasmo mi ha invogliata a conoscere Jane, e ora è nata una bella amicizia!
Dai Jane ora cosa mi racconterai?

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rimax81 Opinione inserita da rimax81    16 Novembre, 2010
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Elinor e Marianne

Ragione e sentimento narra la storia di due sorelle, Elinor e Marianne, dal carattere profondamente diverso. L'una più razionale, riflessiva e composta, l'altra più sentimentale, istintiva e preda di facili entusiasmi.
Dopo la morte del padre si trasferiscono, assieme alla madre e alla sorella minore, in un piccolo cottage nel Devonshire dove vivono passioni e delusioni amorose.
Attorno alle due protagoniste ruotano numerosi personaggi ognuno dei quali rappresenta una caricatura di vari aspetti della società del tempo.
La storia è narrata con grande maestria dalla Austen la quale sembra voler prendersi gioco della borghesia e della nobiltà dell'Inghilterra di fine '700 piuttosto che descrivere un'appassionante storia d'amore. Le stesse protagoniste sono vittime di questa visione sarcastica: infatti, pur distinguendosi per la loro intelligenza e dedizione alle arti e alla cultura, vedono nel matrimonio il principale e forse unico mezzo di realizzazione nella vita.

Lo stile è ironico ma fine, solo i dialoghi a volte non sono scorrevoli diventando noiosi e fini a se stessi, soprattutto quando il discorso ruota intorno all'amore.

Non ho apprezzato il buonismo di fondo e la volontà di mettere in buona luce tutti i personaggi, di far tornare i tasselli tutti al loro posto anche se con forza, ma d'altronde la figura dell'antieroe a quel tempo non era ancora stata creata e non sarebbe neanche stata accettata.

Bello se letto in chiave ironica ma come romanzo d'amore ne ho letti di migliori.

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Gabriella79 Opinione inserita da Gabriella79    02 Giugno, 2010
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da non perdere

Meno scorrevole di orgoglio e pregiudizio, in questo libro la Austen usa un linguaggio più ricercato. Anche i personaggi sono psicologicamente più complicati, adatti alle trame intrecciate che la Austen ama usare. Divertente, commovente, intrigante. La condizione della donna in quei tempi è malinconicamente descritta dalla Austen con una storia che lascia il segno per sempre. Non per niente è stata fatta una trasposizione cinematografica meravigliosa. Bellissimo libro

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sabrinat2601 Opinione inserita da sabrinat2601    01 Giugno, 2010
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Sense and Sensibility

Una dolcissima lettura che mi ha tenuta incollata fino alla fine per scoprire se dopo tutte le avversità affrontate le due sorelle protagoniste sarebbero riuscite a coronare il loro e nostro sogno dell' happy ending.
Meno entusiasmante di Orgoglio e Pregiudizio, che considero un capolavoro, ma lo stile della Austen è sempre impeccabile.
Consigliatissimo ai lettori inguaribili romantici.

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Orgoglio e pregiudizio.
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