Le recensioni della redazione QLibri

1549 risultati - visualizzati 1401 - 1450 « 1 ... 25 26 27 28 29 30 31 »
Ordina 
 
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
pirata miope Opinione inserita da pirata miope    15 Mag, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

IL FOLLETTO RICONOSCENTE

Il protagonista del romanzo della Libutti, Stefano, da bambino, passa le ore “con il naso appiccicato alla finestra a fissare le gocce” di pioggia e “ a immaginarci dentro l’universo intero”, la qual cosa preannuncia il futuro scrittore. Infatti è tale chi sa scorgere l’universo intero in una particella insignificante e tramite il processo creativo rende partecipi gli altri della sua visione. La costruzione di un mondo “parallelo” è una reazione alle frustrazione di un esistenza negata, una sorta di strategia di attacco e difesa come per una partita a scacchi, hobby prediletto da Stefano? Il rapporto arte/ vita è problema complesso, tuttavia i casi come quello di Stefano/ Thomas Jay nella loro schematica esemplarità sembrano darci una facile risposta: l’abbandono dei genitori, la segregazione nella celle di una prigione, l’emarginazione sociale stimolano il talento, basta leggersi “Diario di un ladro”di Genet o “L’educazione di una canaglia” di Bunker per averne conferma. Tuttavia a differenza dei suoi probabili modelli Thomas non descrive l’inferno carcerario né la realtà al di fuori di lui: i suoi libri sono allegorie non realistiche ambientate in isole dove “non sorge mai il sole” o dove tutto “è in bianco e nero”, il cui scopo è far nascere “il sorriso sul volto del lettore”. Coerentemente “Thomas Jay” ovvero la sua supposta autobiografia inviata in forma epistolare ad Ailie, una donna conosciuta un tempo, non è affatto tale: l’ estenuante percorso di autoanalisi dell’anima reclusa in cerca di redenzione inibisce il racconto degli eventi. Stefano in realtà è stato battezzato Thomas Jay da Max, il proprietario di una lavanderia che l’ha accolto ed amato da adolescente: questi è il nome di un folletto che si perde nella notte e non riesce più a ritrovare la strada di casa. Il tuffo nella coscienza del folletto ’ergastolano” non consente alla fine grandi risultati conosciutivi, se non appunto la gratitudine nei confronti di chi ci ha aiutato a trovare ciò che eravamo destinati a trovare.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
A chi è interessato alla seguente tematica: arte e vita.
Vale comunque la pensa di leggere i modelli lontani a cui il romanzo rimanda: le opere di Genet e di Bunker
Trovi utile questa opinione? 
41
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Elisabetta.N Opinione inserita da Elisabetta.N    14 Mag, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Viaggiando nel verde

Ultimamente mi capita di leggere libri molto interessanti e questo non fa eccezione.
Non ho potuto seguire il consiglio dello scrittore, ovvero sedermi all'ombra di un bell'albero e leggere questo libro, il tempo (sempre poco) non me lo ha consentito, ma non per questo ho trovato la lettura meno interessanre, forse sarebbe stata più suggestiva, chissà...
"La selva della seduttrice. Viaggio nel verde letterario" è un libro che analizza con umorismo e un pizzico di ironia, frammenti di opere di grandi autori dove si parla di alberi, boschi, natura e del loro rapporto, spesso conflittuale, con l'uomo..
Il titolo parla di viaggio, sì, è proprio un viaggio perchè lo scrittore non solo ripercorre la storia della letteratura prendendo opere che vanno dal 2500 a.C. al 1942, ma ripercorre anche le idee dell'uomo nei confronti della natura.
Quanti secoli! Quante visioni spesso contrastanti della natura!
Prima viene venerata come esempio da seguire, la pace a cui tutti dovremmo aspirare, il simbolo dell'innalzamento verso il cielo, poi l'uomo la sfrutta, diventa tenebrosa, velenosa.
Così il bosco viene visto nella sua duplicita: un luogo di pace da cui trarre ispirazione, ma, appena cala la notte, diventa un luogo di figure contorte e strani rumori.
99 capitoli e altrettante opere descritte con uno stile diretto, talvolta divertente e ironico.
L'autore ha anche inserito un 100esimo capitolo fatto apposta per il lettore. Non ho avuto molti dubbi riguardo al libro che sceglierei, metterei un pezzetto di "Le voci del bosco" di Mauro Corona dove gli alberi hanno una propria personalità e non sono poi così diversi dagli uomini, ma questa è un'altra storia (di cui ho fatto la recensione).
Concludo riportando una piccola parte della conclusione che lo stesso scrittore ha inserito nel libro, credo che non ci siano parole più appropiate di queste.
"Fermiamoci qui, per ora. Usciamo dal labirinto verde salutando i suoi inquieti abitanti sfuggiti alla fantasia degli scrittori per vagare in eterno nella foresta del nostro immaginario.
Li salutiamo mentre, tutti in cerchio, danzano intorno all'albero cosmico della vita":

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
o vuole legere di natura. A chi vuole concedersi una pausa dalla città.
Trovi utile questa opinione? 
61
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Sydbar Opinione inserita da Sydbar    14 Mag, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

L'ultimo Vangelo

C'è un proverbio arabo che dice: la vita si compone di due parti, del passato che è solo un sogno e del futuro che altro non è che un desiderio.
"Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, poiché forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore".
Altro proverbio arabo: Quando parli, il tuo discorso deve essere migliore di quello che sarebbe stato il tuo silenzio.
Ecco attraverso questi tre passaggi mi sembra di poter racchhiudere la descrizione di questo romanzo storico, che per stile e descrizione dei fatti può ricordare vagamente alcune opere del celebre Hitchcock, tra tutte la donna che visse due volte.
Pensate 583 pagine per descrivere gli avvenimenti che si sviluppano in un paio di giorni, inframmezzati dal racconto della conquista dei turchi di Costantinopoli, durante la quale i personaggi hanno dato il "là" agli intrighi ed enigmi che ci accompagneranno praticamente fino alle ultime pagine.
Sembra di attraversare un incubo, un sogno, una speranza disperata leggendo la trama descritta in queste pagine che si fa un po' fatica a leggere all'inizio ma poi l'autrice riesce a cogliere nel segno e ad attrarre, con una fosca trama, il lettore che divora letteralmente le parole per scoprire cosa è realtà e cosa è immaginazione.
Di sicuro impatto sono le descrizioni degli scontri sulle mura di una Costantinopoli cristiana asserragliata dai turchi musulmani.
Finale un po' affrettato ma non ha rovinato un altro buon colpo editoriale della Fannucci con Time Crime.
Buona lettura a tutti.
Syd

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Romanzi storici
Trovi utile questa opinione? 
160
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
mt Opinione inserita da mt    12 Mag, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gioco spietato

La scelta di questo libro?....Solo il titolo lo merita!
.....Laura, medico urgentista legata sentimentalmente all'abile chirurgo Alex, si sveglia dal coma dopo un grave incidente, piano piano recupera la memoria ma alcuni particolari continuano a sfuggirle.
....un uomo senza scrupoli, un manipolatore detto il Falco.....aspettava, osservava, programmava.
In un bosco viene ritrovata Anna una signora anziana orrendamente mutilata, ma ancora viva, rinchiusa nel suo stesso corpo senza la possibilità di comunicare con nessuno......Diego, Giuseppe, Andrea tre amici con l'abitudine di inaugurare la stagione del trekking, salendo su a la malga da Remo assistono ad un orrendo spettacolo e, solo uno di loro ne farà ritorno........il dott. Castello viene trovato ..suicida nel suo studio e uno stimato professore e una veterinaria svaniscono nel nulla.
Storie disseminate di indizi che si intrecciano legate da un filo comune alle quali l'astuto e intuitivo commissario Parola indaga.
Qualcosa di inspiegabile e sconcertante stava accadendo in un laboratorio sotterraneo dove un'equipe di scienziati, stava portando a termine un progetto "salva vita".
Che cos'è che si stava sperimentando? Cosa accade? Qualcosa di non previsto?
La trama la si può definire .....apparentemente irreale......la violenza è nella natura dell'uomo anche se è difficile da ammettere; fa parte di noi in qualche modo.
Questo libro non mi è piaciuto molto...ma di più, è un libro che ti tiene incollato alle pagine dalla prima all'ultima e non ti da mai nulla per scontato....scorrevole...bello!

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Medical trhiller
Trovi utile questa opinione? 
181
Segnala questa recensione ad un moderatore
Poesia italiana
 
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
EvaBlu Opinione inserita da EvaBlu    10 Mag, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Quando la Poesia diventa Stupore

Tra i miei sogni più grandi ce n'è sempre stato uno forse non troppo comune: quello di rinvenire per puro caso il taccuino di uno sconosciuto; uno di quegli affari con la copertina indifferente ma pieno zeppo di pensieri e di vita riversata su pagine e pagine di inchiostro da scoprire e da bere come fosse linfa.

Di taccuini non ne ho mai trovati, ma la scorsa settimana mi è arrivato per posta questo libro, catalogato tra il genere poetico, che io stessa ho richiesto e che non smetto di rigirarmi tra le mani rileggendone ogni tanto qualche stralcio. Estasiata.

Perché mai quarta di copertina fu più veritiera, ed Acrilirico è sul serio " un libro inclassificabile. Scomponibile e ricomponibile a piacimento".

Acrilirico è soprattutto un libro oltre le attese, oltre la prospettiva comunque limitata o limitabile dei versi, oltre la rassicurante e ordinaria tranquillità della pagina stampata ed editata ed oltre l'ordine contenutistico degli argomenti.

Acrilirico è Stupore, che si fa vivere solo se disposti a scivolare su uno stile-non-stile, libero come solo liberi possono essere i pensieri e stimolante come solo un linguaggio nutrito e ricco può rendere uno stile accompagnandolo in una danza sostenuta.

È così che luoghi e tempi differenti si accavallano o si danno il cambio in un andirivieni di poesia dell’anima e della mente che indossa a tratti un costume poetico del tutto originale ma assolutamente lirico e profondo; poesia che avvolge il lettore chi vi si immerge conducendolo al cospetto della vera essenza dell’autore.

“Accadde quando accadde e il quando proprio non me lo ricordo. […]
Vinsi una volta, so. Vinsi una volta, spermatozoo capace di saltelli
e di slanci, […]
ma adesso perdo il passo.
il tempo che non ho mi preme e quello che non ho mai avuto
i ricordi, punte rotte dentro di me […]”

Eccolo qui il mio taccuino, zeppo di pensieri e di vita; non ci sarò inciampata per caso per strada ma me lo tengo come fosse quello che ho sempre desiderato ritrovare. E soprattutto non avrò mai il cruccio di doverlo restituire; anzi, avendo preso nota dell’esistenza dell’autore Gian Maria Turi sarò felice di sperimentare altre sue eventuali opere.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
A chi ama la poesia in genere e sopratutto a chi desidera sperimentare forme nuove di lettura.
Trovi utile questa opinione? 
151
Segnala questa recensione ad un moderatore
Fantascienza
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
pirata miope Opinione inserita da pirata miope    10 Mag, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

PER STRADA

Esiste un modo per raccontare la fine della civiltà, dopo l’Olocausto nucleare? La scomparsa dei saperi, ha depauperato la lingua: i periodi si troncano, il pensiero si scarnifica in frasi brevissime, la parola è un respiro rattenuto nell’atmosfera mortifera per le radiazioni. Avoledo ne“Le radici del cielo”, capitolo italiano del ciclo fantascientifico dello scrittore russo Glukhovsky, al fine di rendere immediatamente percepibili gli orrori della distopia a cui i romanzi di fantascienza ci hanno abituato, ha elaborato un’architettura stilistica scheletrica, e per questo ansiogena, epidermica: in un pianeta deprivato della luce e dei colori, agli uomini ridotti a vivere nei sottosuolo per comunicare non restano che i residui di idiomi oramai morti. E ritrovando in sé il lessico perduto il protagonista del romanzo, Padre John, racconta in prima persona a un’improbabile posterità il suo viaggio da Roma a Venezia in compagnia di una scorta armata e di una scienziata: essi devono trovare e riportare indietro il Patriarca che possa convocare un Concilio ed eleggere un nuovo Papa, ovvero il simbolo di un possibile ripristino di un ordine spirituale/etico. Un uomo di fede è la guida morale più rassicurante per accompagnare il lettore inorridito nell’inferno italico, popolato di mostri e di pochi sopravvissuti obbligati a banchettare con le carni di bambini. La raccapricciante metamorfosi del mondo conosciuto include paesaggi, città, persone e dal disgusto si salva solo la dignità di una domanda: se esiste Dio, come una realtà del genere può essere anche solo immaginata? Dio ci ha messo per strada e noi pensiamo o sogniamo o ci illudiamo di arrivare alle radici del cielo: questo pensa John/Avoledo.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Per chi ama la letteratura dell'antiutopia.
Per chi è interessato ai seguenti percorso: il viaggio nell'immaginario dall'Odissea a "La strada" di Mc Carthy.
Utopie e distopia dalla riflessione filosofica alla narrativa fantascientifica.
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Ally79 Opinione inserita da Ally79    09 Mag, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il dolore che insegna

Lo ammetto:sono in profonda difficoltà con la recensione di questo romanzo.
In genere mi metto davanti un foglio word e in dieci minuti butto giù in pieno istinto le mie sensazioni.
Sono giorni che invece rimugino su Antologia della malata felice.
Il libro è breve,ma dotato di una tale intensità che per descriverlo ci vorrebbero più parole di quelle che lo compongono.
Racconta una storia se vogliamo semplice,sicuramente non innovativa,ma con al suo interno talmente tante sfaccettature da lasciar basiti.
Sono Mirna e Mia a parlarci da queste pagine.
La prima è una donna,una madre,una moglie abbandonata su cui,come uno sciacallo(perché tale è questa malattia),si avventa il cancro nel momento di maggior dolore.
Mia è sua figlia.Una figlia divisa a metà:tra il senso del dovere che le impone di restare al fianco della madre e la voglia di andare via per sentirsi libera;tra l’amore classicamente edipico per il padre e l’odio più profondo.(Perché se l’uomo che dovrebbe amarti di più al mondo se ne và……beh il male è troppo grande.)
Alternandosi come voci narranti di capitolo in capitolo, ci aprono le loro menti senza alcuna censura,senza nessun pudore.
Denso,intenso,viscerale,corposo:sono questi i primi aggettivi che mi vengono in mente.
Quando leggo un autore emergente,di nicchia o,diciamocela tutta,sconosciuto mi aspetto sempre molto poco.So che il mio è un pregiudizio,ma l’onestà mi impone di confessarlo.
Ecco perché sono rimasta cosi stupita e stranita da quest’opera.
C’è talmente tanto talento che il primo nome che mi è venuto da associare è stato Viola Di Grado.
(Per chi non la conoscesse è una giovane autrice di una bravura che sconvolge.)
Perché,come lei, la Bonanno ti trascina dentro la storia,te la scaraventa in faccia,forse con più garbo,ma con la stessa onestà.
Ci sarebbe tanto da aggiungere:ci sarebbero da sviscerare le dinamiche di competizione tra una madre e una figlia;ci sarebbe da discutere sul senso di inadeguatezza che un genitore prova;ci sarebbe da capire come chi ci ha amato, e dovrebbe farlo ancora, arriva a guardarci con indifferenza;ci sarebbe da soffermarsi sul momento in cui i figli si vedono costretti a diventare genitori e prendersi cura di loro in un capovolgimento di ruoli che mette paura;ci sarebbe da parlare della malefica intelligenza di una malattia che compare quando siamo già prostrati;ci sarebbe da andare indietro,fino a Nietzsche che ci ha insegnato che ciò che non ci uccide ci rende più forti.
Ci sarebbero milioni di cose da dire.

Ma perdonatemi:io stavolta ammetto il mio fallimento.
Tutto queste cose non le so dire.
Do solo un piccolo consiglio:leggetelo.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
220
Segnala questa recensione ad un moderatore
Storia e biografie
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuti 
 
4.0
Approfondimento 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
peucezia Opinione inserita da peucezia    06 Mag, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Storia di una grande donna semplice

Siamo soliti leggere della vita, le imprese e gli amori di grandi uomini o donne ma anche una persona apparentemente semplice come potrebbe essere una coiffeuse di provincia ha la sua storia che può diventare grande.
L'autrice, nonostante la scarsa istruzione "istituzionale" dimostra di avere un'ottima padronanza con la parola scritta descrivendo con accuratezza di termini e di immagini e dando al lettore la spinta giusta per leggere la sua biografia tutta d'un fiato quasi si trattasse di un'avvincente romanzo.
Pagina dopo pagina ci si appassiona alle vicende di questa grande donna semplice che passo dopo passo è riuscita a costruirsi una vita serena pur vittima anche assai prematuramente di avversità e contrarietà. Fosse vissuta negli States di sicuro il suo libro avrebbe dato origine a un film o a una serie televisiva di successo come simbolo dell'American o del Puritan dream che da' fortuna a chi è benedetto da Dio e riesce a far fruttare i talenti da Questi ricevuti. Da noi ci limitiamo ad ammirare le innumerevoli doti della scrittrice e ad augurarle nuovi scritti meno legati alle sue vicissitudini di vita e professionali a ribadire il suo personale talento nella scrittura.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
biografie
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Fantasy
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
Sordelli Opinione inserita da Sordelli    04 Mag, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Viaggio ad Aldimondo...

Zak Elliot è un ragazzo di 14 anni, orfano e con una sola passione: quella per la lettura.
Un mattino si ritrova, per l'ennesima volta, ad inseguire la cosa più sfuggente di tutta la sua vita: l'autobus per andare a scuola. Rassegnatosi all'averlo perso, torna sui soi passi; mentre riflette, arriva davanti alla vecchia libreria, abbandonata da molto tempo. Incuriosito si mette a sbirciare all'interno di essa, scorgendo scaffali pieni di libri polverosi. Improvvisamente, nel tentativo di evitare lo schizzo che una macchina aveva alzato da una pozzanghera, Zak si tuffa verso la porta della libreria, la quale cede. Una volta dentro, la porta si richiude e Zak è costretto a cercare qualcuno che possa aiutarlo ad uscire. Presto incontrerà un misterioso personaggio che gli racconterà di un altro mondo e di una guerra lontana, di un importante libro perduto e di eredi....e quando Zak sente profumo di avventura, non può che buttarsi a capofitto nell'impresa.

"Zak Elliot e il Libro del Destino" è la prima avventura de "Le Cronache di Aldimondo".
Aldimondo è un regno magico, abitato da gnomi, elfi, giganti e altre bizzarre creature. Zak si ritrova completamente catapultato da una vita pressoché normale, in un'avventura che ha dell'incredibile. La lettura è scorrevole e un capitolo "tira l'altro". L'unico difetto, se così si può definire, è che questo romanzo (io personalmente) lo catalogherei come un romanzo per ragazzi: durante la lettura, mi sono spesso immaginata a leggerlo a mio figlio, un giorno. Per i più giovani è un libro prezioso anche per il bell'insegnamento che lascia: l'unione fa la forza e anche nei momenti di sconforto non bisogna mai smettere di sperare.
Un'altra cosa molto bella di questo libro è la grafica: infatti è ricco di disegni e le pagine stesse sono stampate in modo tale da sembrare fogli antichi dai bordi rovinati.
Insomma, se volete tornare un po' ragazzi, sorridere e vivere una carinissima avventura, questo libro fa per voi!

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
peucezia Opinione inserita da peucezia    04 Mag, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Storia di un gigante buono

Scorrevole e gergale nella narrazione senza disdegnare termini pseudo-dialettali il romanzo racconta di un gigante buono, Lazzaro è il suo nome, che, come fece Zalone nel suo primo film, parte dalla natìa Polignano verso la tentacolare Milano in cerca di lavoro.
Di fatto la storia è divisa in due parti distinte: quella dedicata a Polignano più colorita anche se poco benevola nei confronti dell'incantevole paesello a picco sul mare e quella meneghina a volte più dura, che non manca di sottolineare gli aspetti più contraddittori e negativi della vita nelle grandi città.
Le vicende tragicomiche del nostro eroe sono raccontate con molta ironia anche quando il protagonista si trova nei guai così come fece Fielding narrando le avventure del suo Tom Jones.
Belle le descrizioni dei personaggi tese a catturare le essenze dei singoli difetti ma con molta amabilità. Narrazione onnisciente con uso di dialogo diretto libero e scarsa intrusione da parte del narratore nelle vicende del personaggio eccezion fatta per l'introduzione e la conclusione della storia che richiamano la divisione classica propria del romanzo ottocentesco , anch'esso omaggio ironico ai tanti romanzi che in passato si occupavano di narrare eroiche avventure.
Molto televisivo e attuale nelle citazioni corre il rischio di bruciarsi troppo in fretta perché col tempo molte allusioni alla stretta attualità potrebbero cadere nel dimenticatoio.
Sicuramente adattabile agli schermi televisivi ( e non a caso è stato scritto a due mani da due autori di trasmissioni di successo) il libro è adatto per una lettura spensierata estiva o domenicale perché godibile e ben scritto.Consigliato.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Carofiglio
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Ally79 Opinione inserita da Ally79    03 Mag, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Larghi fianchi color rubino

Annalisa mi osserva dalla quarta di copertina,con i suoi 23 anni,il viso grazioso,la bocca che sorride.
Gli occhi a onor del vero un po’ meno.
Mi conduce insieme a lei tra la sua fantasia e la sua realtà.
Piombiamo prima in una cantina piena di botti di rovere:ci si arriva da una scala stretta,con gradini irregolari, e a me sembra di essere con Alice nel paese delle meraviglie.
Sento il gusto del vino e ne osservo il color rubino.
Poi mi porta in Messico a mangiare del cioccolato consolatorio:avverto l’aroma e il sapore sulla punta della lingua.
Passiamo per Bologna,in un sogno di indipendenza realizzato.
Ci fermiamo a dormire in una suite che affaccia sul mare,chissà dove:vedo il sole che si riflette nelle onde e l’odore di sale che la brezza porta fino a noi.
E ancora mi guida a osservare suo padre mentre le prepara le castagne il sabato pomeriggio;le notti con le amiche a parlare finché, sfinite, gli occhi non si chiudono;mi lascia fare una carezza al suo cane amato e malandato;infine,solo dal buco della serratura, mi permette di spiare per un secondo l’immagine di una madre che non c’è più.

Un libro di racconti questo,a cui si alternano quelli che ritengo essere pensieri e sentimenti della vera vita di questa giovane scrittrice.
Normalmente quando in un libro troviamo la realtà dell’autore,tracce autobiografiche,tendiamo a empatizzare maggiormente.
In questo caso è accaduto il contrario.
Ho apprezzato profondamente i racconti di fantasia,quelli in cui Annalisa fa la scrittrice.
E’ brava.Riesce a portarti in atmosfere realistiche e devo dire che lontanamente si sente l’eco di Erri De Luca,forse per via del grande uso di aggettivi che fa.
Quando invece racconta esperienze personali(anche se rivisitate) diventa più banale:sogni,paure,inquietudini e senso d inadeguatezza sono simili in ogni ventenne.
Per quanto il suo animo sia sensibile e la sua penna buona non racconta nulla di nuovo.

Ecco perché mi piacerebbe davvero leggerla ancora,ma alle prese con un romanzo o con un lungo racconto totalmente frutto della sua immaginazione.
Ha talento e tutte le capacità per farlo.Per farlo egregiamente.
La sensazione è che il suo nome lo sentiremo di nuovo.
In bocca al lupo!



(Solo una breve digressione:Annalisa,stai serena,i vent’anni,ringraziando Dio passano in fretta!!!)

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
220
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    02 Mag, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Le occasioni piccanti di una viva sensualità...

Molto piacevole e vivace questa lettura che mi ha provocato un certo sconcerto, ma che comunque non trovo assolutamente volgare, semmai è da annoverare tra la letteratura erotica poichè ne porta l'inequivocabile marchio; è come se lo scrittore avesse voluto compiere un insieme di racconti tutti concentrati sull'approccio erotico, sulle occasioni piccanti che possono capitare all'uomo o alla donna durante l'arco della vita.
Non c'è nulla di male in questo; descrizioni particolareggiate e forse un po' colorite, ma non sicuramente volgari, stati d'animo perfettamente descritti.
L'attrazione del corpo, la passione fugace, i tradimenti coniugali, qualche piccola bizzarria
nel rincorrere un sogno.
Talvolta di passione e sensualità si può anche morire e non mi pare esagerato questo appunto dell'autore, vi sono incidenti di percorso, incidenti stradali, fatalità che possono condurre a una fine prematura e questo mi appare quasi come un ammonimento di non lasciarsi vincere completamente dagli impulsi sensuali fino a perdere la ragione e di conseguenza anche la vita.
Alcuni di questi dodici racconti mi hanno divertito, altri mi hanno commosso.
Il disprezzo per il sesso? Io non ce l'ho...personalmente penso che copulare sia una delle gioie più grandi della vita....e non mi sento di criticare uno scrittore che parla di questo argomento.
Si può discutere sulla volgarità, su come è trattato questo argomento: a me sembra che sia trattato con garbo, che non vi sia morbosità, ma anche pure in alcune parti del libro ve ne fosse qualche accenno, ricordiamoci che anche queste particolari deviazioni fanno parte della vita e quindi non si possono negare...
Passiamo infine a definire la concezione di sensualità. non solo labbra che si sfiorano o sguardi che si incontrano, la sensualità è il linguaggio del corpo di due persone che sono attratte l'una dall'altra
e che desiderano in qualche modo congiungersi in una maniera più intima.
La sensualità è il desiderio bruciante di essere tutt'uno con l'altro e di scoprire attraverso l'odorato e il tatto com'è fatto colui o colei dal quale ci sentiamo così "affini£".
Può essere un incontro fortuito o una passione che previene un amore che dura tutta la vita...
Questo dipende dal caso....
Ma tuttavia anche se si trattasse di una volta sola vale sempre la pena di non perdere l'occasione.
Mi viene in mente una massima di Lorenzo il Magnifico: "Chi vuol esser lieto sia...del domani non c'è certezza".
Un ultima parola riguardante la presunta volgarità: alla mia cara amica consiglio se vuol sapere che cos'è di preciso la volgarità di leggere qualche pagine del libro "Il tropico del cancro" di Henri Miller
e li ve ne troverà "a vagoni".
Consiglio questo libro agli amanti della letteratura erotica, a coloro che amano l'avventura e la gioia di vivere e agli anticonformisti.
Vietato alle signorine e ai perbenisti.
Forse per loro è un po' troppo osè.
Saluti.
Ginseng666

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
L'amante di Lady Chatterlay...Letteratura erotica di buona qualità...
Trovi utile questa opinione? 
80
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
2.8
Stile 
 
2.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
gracy Opinione inserita da gracy    01 Mag, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I sonnambuli

Deuteronomio: “Scegli dunque la vita, affinchè tu e la tua discendenza viviate”.

In una Germania in pieno fermento nazista agli albori del Terzo Reich, Willy Kraus ponderato e istintivo Detective della Kriminal Polizei deve risolvere un enigma molto ingarbugliato su presunte sparizioni e ritrovamenti di insoliti cadaveri deturpati, insolito è anche che Willy sia ebreo e pure pluridecorato eroe di guerra. La scelta dell’autore è molto ruffiana e contemporaneamente inevitabile per lo sviluppo della trama, il Nazismo di Hitler legato all’esoterismo e all’ideologia della ricerca della perfezione umana, senza approfondimenti e riferimenti eccessivi, dunque ingenuamente prevedibili e senza tanta suspance . Temi complessi e molto delicati se pensiamo alla Shoah e al numero di vittime del secondo conflitto mondiale, ma questa è una “godibile”story crime che si lega inevitabilmente con una triste pagina di storia, che ha lasciato tanti misteri insoluti e un numero imprecisato di morti che aspettano ancora una risposta.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
91
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
Illary Opinione inserita da Illary    01 Mag, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

COLPEVOLE ?

Davvero bello questo legal thriller!
Andy Barber è il primo vice procuratore distrettuale della cittadina di Newton, è lui ad indagare sui crimini più efferati che avvengono in città. Così quando Ben Rifkin, compagno di scuola di suo figlio Jacob viene brutalmente assassinato, Andy apre l'indagine. Ma qualcosa non quadra... perchè gli amici di Jacob gli chiedono se anche suo figlio sarà interrogato? Perchè Jacob aveva un coltello? E perchè tutte le prove sembrano portare a lui?

La vicenda viene raccontata in parte in prima persona da Andy Barber, ed in parte sotto forma di interrogatorio al cospetto di un gran giurì. In buona parte il tribunale e gli interrogatori sono alla base della storia, per la gioia degli amanti del legal thirller. Fino alle ultime pagine la trama continua a svilupparsi, e numerosi colpi di scena di susseguono inaspettati fino ad arrivare ad un finale per nulla scontato o banale. In particolare, oltre al filone "legal" al quale siamo abituati, in questo libro vengono sviscerati la disperazione della famiglia dell'accusato, i sensi di colpa, l'odio e l'indifferenza mostrati da vicini ed ex amici, i sentimenti, ed i difficili rapporti che intercorrono fra i componenti della famiglia colpita dalla gravissima accusa.

Forse questo libro poteva essere un pò più travolgente, la trama è molto ordinata e lineare soprattutto in linea temporale, ma nel complesso lo coinsidero davvero una lettura piacevole! Consigliato agli amanti del genere...

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Legal thriller in genere
Trovi utile questa opinione? 
150
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
ombraluce Opinione inserita da ombraluce    29 Aprile, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ineluttabile risveglio dell'anima

Questo romanzo mi ha tenuto compagnia per tre serate e solo perché nelle prime si era fatto veramente troppo tardi! E’ stata una lettura agile, insolita e deliziosa, che mi ha fatto attraversare i tormenti e le vicissitudini di queste tre amiche cinquantenni, arrivate, ognuna con una storia e una problematica diversa alle spalle, a un bivio nella loro scelta di vita. E, come sempre accade, questo bivio non si palesa espressamente come le indicazioni ad un incrocio stradale, ma si nasconde abilmente nell’atmosfera ovattata e neutrale delle loro vite, fino a quando può…. Poi, però, il susseguirsi degli eventi, con la scomparsa di Carmen e il coinvolgimento sempre più forte dei loro amici più cari, lo vedrà manifestarsi in tutta la sua prorompente potenzialità, fino a quando anche le più piccole, subdole e malcelate parti di opportunismo dovranno essere per forza cancellate e sostituite con qualcos’altro, pena il pensionamento dell’anima, la rassegnazione assurda a un’esistenza in cui non riescono più a riconoscersi. Ma attenzione, le donne di questo romanzo non sono una sorta di Thelma e Louise all’italiana, non hanno niente del loro estremismo e della loro totale mancanza di speranza nel domani; le donne di questo romanzo sono semplicemente “non addomesticate”, riescono a sentire che è l’ora del cambio della marea e si abbracciano non per disperazione, ma per trasmettersi l’un l’altra quella forza che, dopo le esperienze che ognuna di loro ha passato, sentono ora di avere e di non voler più perdere. La frizzante leggerezza che traspare dai loro dialoghi (a volte forse un po' troppo prolungati e "analitici") e la tragicomica essenza di qualche scena nulla tolgono al profondo senso di ricerca interiore e alla drammaticità di episodi che rendono la storia intensamente umana e attuale. L'autrice riesce quindi a guidare il lettore,con tenace dolcezza, verso la consapevolezza che la vita non è un libro già stampato ma è un romanzo che noi stessi scriviamo, giorno dopo giorno.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
220
Segnala questa recensione ad un moderatore
Storia e biografie
 
Voto medio 
 
3.6
Stile 
 
4.0
Contenuti 
 
4.0
Approfondimento 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    28 Aprile, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un dolore che viene da lontano

“Tutto è sbagliato. Stare fermi, camminare, guardare, ascoltare, toccare, pensare.. tutto”.
Questo libro è il diario di un dolore che viene da lontano e che diventa un aguzzino, imponendoti le sue regole illogiche e ferree e negandoti la vita.

Un dolore che vuole essere ascoltato e che fa capolino persino nella punteggiatura, in quei puntini di sospensione che sono due anziché tre. Il numero 2 è “il dubbio continuo”, quello in cui ci si dibatte in preda al disturbo ossessivo-compulsivo, ma anche, con un filo di speranza, “una possibilità di scelta”.

Già, i numeri, l'ordine matematico che dà momentanea sicurezza, insieme ad altri rituali compulsivi, come le preghiere rivolte a Dio, ma forse non a Dio: a “Lui”, a quell'entità tiranna che non lascia spazio alla volontà.

Quando si è preda di paure malate che ti impongono l'immobilità, metterle nero su bianco diventa una sfida e un atto catartico. Ed è così che la giovane autrice, con un flusso di coscienza che rivela un groviglio di sensazioni, un grumo di angosce, ci guida nei meandri del suo mondo interiore, spinta dal bisogno di comunicare e di dare speranza a chi, come lei, è stato avvolto dalle spire di un disturbo psichico.

Diviso in brevi paragrafi, ciascuno con un suo titolo, il libro riporta diverse citazioni letterarie e cinematografiche, perché ogni forma d'arte possiede un potere salvifico e riesce, raccontandola a suo modo, a dare un senso alla sofferenza.

Belli i versi dedicati alla psichiatra che ha avuto in cura Giulia, un distillato d'amore per chi, “con mano calda e sicura”, l'ha guidata verso una rassicurante consapevolezza di sé, confortando il suo cuore assiderato.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
100
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti
 
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    28 Aprile, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Carino e piacevole...

Non è certamente un capolavoro, ma in un certo qual modo questo libro ha i suoi pregi.
Per prima cosa dipinge la realtà e nel suo stile sapido e condito di leggera ironia, sa comunque condurre il lettore a trascorrere momenti lieti di piacevole rilassamento.
Lo si può leggere quando ci si trova in momenti di tristezza o pesantezza, perchè riesce comunque a strappare il sorriso; vi si trovano tutte le occasioni di malsano opportunismo, di tradimenti quotidiani, di bieca malignità che la vita ci offre....
Quattordici racconti con rapide pennellate delle beffe continue di cui purtroppo è costellata la nostra complicata esistenza e di cui bisogna essere pienamente consapevoli per non rimanere vittime di qualche trappola.
Anche il titolo risulta emblematico, carico di significati affini all'arte di vivere, che se non la si impara alla svelta, si rimane intappolati in qualche oscura trama....
Nonostante l'argomento che può sembrare pesante, lo stile è scorrevole.
L'ho trovato in alcuni punti divertente e rilassante.
Mi sento perciò di consigliarlo a tutti coloro che amano Camilleri, perchè in qualche modo lo ricorda, ma anche a coloro che amano la lettura poichè vi trascorrerrano qualche ora in lieta compagnia.
Consigliato.
Saluti.
Ginseng666

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
A tutti gli amanti della lettura..
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    27 Aprile, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Mai voltarsi indietro.

Che cos’è il Male? Scelta o necessità? Ambiente o arbitrio? Di certo il termine merita la maiuscola, anche oltre l’ambito filosofico.

Gran parte dei personaggi che danno vita a questo romanzo Lo conoscono bene. Molti di loro sembrano schiacciati dalle condizioni in cui sono “gettati a vivere”. Non sono privi di arbitrio, anzi cercano di combattere. Ma il minimo errore, in un ambiente così difficile, può costare più della vita. Tia non ha speranza, non ha i mezzi per lottare. Tonino ha delle possibilità, ma le cose andranno male anche per lui.

Tia è una bambina che vive nel buio, nel silenzio. La violenza le ha portato via la speranza, quindi le parole. Il protagonista del libro invece è Tonino, un ragazzino che vive in un ambiente degradato, ma non del tutto negativo. Non ha un padre, ma ha una madre, che lo ama davvero. Ci sono gli amici, che sono amici davvero.

Tonino è in grado di provare sentimenti, affetti, ma soprattutto desideri, anzi il desiderio. Il sesso è la sua ossessione, la sua mancanza principale. Non è un figlio di papà, quindi per ottenere ciò che vuole deve lavorare. Non cerca un lavoro onesto, quindi non ha difficoltà a trovarlo. Prima ancora di ricevere la sua prima lettera d’amore vive la sua prima esperienza con una prostituta. Ma i piccioli non bastano, deve dimostrare di "avere le palle". La strada della violenza gli si spalanca davanti, e lo porterà a incrociare l’esistenza buia di Tia.

La trama è ben costruita. La storia, radicata nella realtà sociale del nostro paese, è amara, coinvolgente e narrata con un ritmo brillante, che riesce a strappare più di un sorriso. I personaggi, soprattutto quelli principali, trascinano l’identificazione del lettore. Si può rimproverare la mancanza di originalità di alcune figure secondarie, come la puttana buona, la vecchia maestra bigotta e saccente, il figlio di papà dalla parlata ridicola... Ma anche questi personaggi risultano ben inseriti.

Un bel romanzo, per chi non ha paura di affrontare tinte ed emozioni forti.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
160
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    27 Aprile, 2012
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

BALLIAMO, VESTITE DI UN MATISSE.

Guido e Anna, una splendida storia d’amore tra un uomo e una donna.
Forse non quella che immaginavi da bambina leggendo le favole con l’immancabile Principe Azzurro. Ma una storia d’amore profonda e passionale che puoi perlomeno provare a capire o che magari tu stesso hai vissuto, una volta diventato adulto.
Perche’ poi si sa, i principi azzurri, da adulti, il cavallo bianco spesso lo usano per scappare.
E quando invece il cavallo bianco lo lasciano a pascolare, ci pensa la vita talvolta a giocare brutti scherzi. Guido e Anna.

Anna e Ginevra, una splendida storia d’amore tra una madre e una figlia.
Una mamma e una bimba prima, due donne poi.
Amore, amicizia, segreti, confidenze, sintonia, rispetto.
Mi sembra ancora di vederle ballare come due pazze, sole in casa , mi sembra di sentirle ridere per qualsiasi cosa , visitare un museo e fantasticare sui colori di un quadro o semplicemente chiacchierare davanti a una pizza .
Complici e felici. Anna e Ginevra.

Non so quali mie corde abbia raggiunto l’autrice inizialmente in questo romanzo, ma qualsiasi esse siano e’ riuscita a suonare una melodia toccante, che mi ha colpita dritta non so ancora dove, commuovendomi spesso, spessissimo.
Mi ha molto intenerita ed emozionata fin dalle primissime pagine questo libro. E quindi avevo aspettative altissime .
Poi invece dalla meta’ in poi, dalla partenza di Ginevra o poco prima diciamo, mi e’ sembrato entrare un po’ in difficolta’, l’ho visto annaspare, diventare talvolta un poco macchinoso ed improbabile.
I lunghi monologhi si sono fatti piu’ pesanti e la lettura piu’ lenta.
Peccato, la prima meta’ mi era piaciuta moltissimo.
Lo so, non sto motivando molto quanto asserisco ma rispetto l’autrice che in quarta di copertina dice poco o nulla della trama, ben venga, e’ bene scoprire il libro pagina per pagina, leggendolo.

Tirando le somme posso dire che e' un buon libro, molto sensibile e positivo, si legge velocemente e piacevolmente.

Buona lettura.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
190
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti di viaggio
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
silvia71 Opinione inserita da silvia71    18 Aprile, 2012
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Domani

Fardà venne dato alle stampe per la prima volta nel 1930, al rientro in Italia del giovane ingegner Pecorella (1898-1987), facente parte di una delegazione di tecnici, inviati in terra afghana per dare un contributo alla modernizzazione del paese fortemente arretrato, mediante la progettazione e la costruzione di strade, ponti e ferrovie.
Ottima l'iniziativa della casa editrice di proporre al pubblico una ristampa di questo vecchio lavoro, vista l'estrema attualità delle problematiche di politica internazionale insorte in Afghanistan.

Pecorella attraversa l'Afghanistan nel 1924, rimanendo profondamente colpito da questo mondo ancora arcaico, lontano secoli dalla modernità che già si respirava in occidente.
Egli annota fedelmente nel suo diario di viaggio, le impressioni ricevute dalla conoscenza di questo popolo, descrivendo con cura le usanze e le condizioni di vita.
Miseria, disagi, arretratezza estrema affiorano vividi dalla lettura di queste pagine, grazie ad una narrazione particolareggiata e incisiva.
Belle e di gran valore le descrizioni geografiche sulla conformazione del territorio; dai deserti di sabbia bollente alle montagne ghiacciate, dalle zone ad alta concentrazione di insediamenti a zone desolate e inospitali difficili da raggiungere.
Il racconto di questo giovane italiano è veramente interessante sotto il profilo storico e per poter comprendere l'identità culturale di questo popolo chiuso tra la Persia e l'India (oggi Pakistan), il cui isolamento commerciale ed economico ebbe pesanti ripercussioni sul suo sviluppo.
Un territorio davvero impervio e improduttivo, per di più logorato da lotte intestine tra fazioni rivali e da continui sovvertimenti delle forze di governo.

L'abilità di Pecorella va oltre alla capacità di cogliere il particolare, i colori, gli odori, i cibi, le case; egli dà un'ottima prova nel captare lo spirito dell'afghano, nel cercare di coglierne gli aspetti dell'indole e del carattere, dei pensieri, dei modi di agire e di affrontare il quotidiano ed il domani.
Fu proprio la concezione afghana del “domani”, ossia il “fardà”, che lo folgorò tanto da farne il titolo del suo diario; egli ci descrive un mondo indolente, dove tutto scorre senza fretta, dove la voglia di agire è poca, dove tutto può essere posticipato al giorno successivo.
Insomma, l'ingegnere si trova catapultato in un mondo culturalmente diverso dal suo, tanto da trasferire nelle sue pagine stupore, disappunto, sconcerto.

Al di là dell'indubbio valore documentaristico e storico-antropologico, questo scritto datato è apprezzabile per la sua autenticità, genuinità e schiettezza.
Le impressioni riportate dall'ingegnere nel suo racconto sono esenti da manipolazioni a scopo politico o propagandistico, ma nascono unicamente dal bisogno sincero di mettere a conoscenza gli italiani delle condizioni del lontano Afghanistan.
“Fardà” è una vera chicca, piacevole da leggere, considerata l'estrema grazia stilistica di Pecorella, che pur non essendo uno scrittore professionista, delizia il lettore di oggi con una scrittura raffinata ed elegante.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
140
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
Elisabetta.N Opinione inserita da Elisabetta.N    15 Aprile, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un mistero da scoprire

Ho trovato "L'oro di Polia" un libro molto piacevole da leggere.
L'ho scelto tra i libri proposti dalla redazione perchè gli ingredienti per un bel libro c'erano tutti: un mistero da scoprire, luoghi inesplorati da conoscere tramite i protagonisti e un bel viaggio che parte da Ferrara, citta che conosco e adoro, fino a Catania.
Un percorso fra realtà e fantasia incentrato su Lucrezia Borgia e sulla setta di Polifilo che venerava la donna come incarnazione della Dea Iside e dell'amore platonico verso tutte le donne.
Lo stile è semplice e questo rende la narrazione scorrevole; persino le iscrizioni in latino che compaiono all'interno del libro sono poste in maniera tale da incuriosire il lettore e di renderlo partecipe alle scoperte dei protagonisti. Il narratore è esterno e questo fa si che vi siano azioni compiute dai protagonisti che il lettore non conosce e che scopre solo in seguito, aggiungendo colpi di scena alla storia già ricca di suspance e mistero.
La vicenda si articola in due storie in parallelo.
Da una parte troviamo Nicoletta, il conte Maltraversi e Mr. Deville alle prese con le loro ricerche e scoperte, dall'altra, seguiamo le indagini del commissario Paluan. I personaggi si incontreranno solo alla fine per l'epilogo delle vicenda.
Un puzzle dove tutte le tessere alla fine trovano la loro collocazione.

Concludo con una citazione:
"grazie all'amore l'uomo diventa capace di incarnare il mistero della vita, fino in fondo".

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
100
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    13 Aprile, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Chi salverà il mondo?


L'improvviso crollo della piramide di Cheope fa emergere lo Zed: impalcatura monolitica, spina dorsale dell'antico monumento. All'interno dello Zed vengono ritrovate alcune antiche tavole scolpite in una lingua sconosciuta.
Il mondo trattiene il fiato. Siamo nel 2012, l'anno che l'antico calendario Maya indica come l'ultimo della civiltà umana.
Forse le tavole contengono la ricetta per salvare il mondo e l'umanità?
Uno studioso italiano viene chiamato dal Curatore delle antichità egiziane per tentare la traduzione del linguaggio sconosciuto.
Da qui una serie di peripezie, un intreccio avventuroso che tirerà in ballo, per la finale comprensione del messaggio, la filosofia ermetica e quella platonica, Giordano Bruno e Michelangelo, la fisica quantistica e la psicologia.
L'autore, alla sua prima prova, dimostra talento e fantasia nello sviluppo dell'azione e dell'intreccio, anche se la prosa, semplice e scorrevole, dimostra di essere un po' acerba, soprattutto nella ridondante ripetizione di alcuni concetti.
È comunque un libro piacevole nato da un'idea intrigante.


[…]
La grande piramide si era separata, si era letteralmente aperta in due. Aveva ricevuto la notizia dalla televisione, nel suo appartamento di Parigi, soltanto sei ore prima e subito aveva capito che doveva andare, ci sarebbe stato tempo per spiegare la sua assenza all'università dove era impiegato come ricercatore e professore di lingue e civiltà scomparse. Doveva andare, troppo tempo della sua vita era stato speso sognando di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a quelle civiltà misteriose, sapeva che quella era la sua occasione, semplicemente lo sentiva.
[…]

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
silvia71 Opinione inserita da silvia71    13 Aprile, 2012
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Una fuga per due

Con la pubblicazione di questo romanzo, Alessandro Perdon raggiunge quota tre nella sua produzione.
L'autore mette in pista due “novelli Indiana Jones”, regalandoci una lettura avventurosa e intrigante, dal sapore fresco e frizzante, priva di contenuti eccessivamente cupi o violenti.
Affiora da questo racconto la passione di Perdon per la subacquea e per quel contatto con la natura che essa ti concede, la passione per la ricerca storico-archeologica, la passione di girare in lungo e in largo il mondo cogliendone le innumerevoli sfaccettature.

Egli plasma i suoi personaggi infondendo in essi tanta parte di sé, facendo vivere loro, in parte, esperienze già vissute, in parte esperienze e situazioni adrenaliniche che vorrebbe vivere.
Questa lettura ti impone di correre: scordatevi il relax, perché se deciderete di salire a bordo di queste pagine, verrete rapiti in un vortice di fughe, corse a perdifiato, immersioni pericolose, evasioni rocambolesche, pallottole che fischiano, incendi, sabotaggi.

L'intreccio della trama è discreto, in quanto la storia corre su un parallelo presente-passato, fondendo elementi storici ad altri di pura fantasia; Perdon prospetta al lettore uno scenario insolito, ma a ben pensarci non del tutto inverosimile, ossia la sopravvivenza negli anni del cosiddetto “piano Odessa”, ideato dai nazisti per prepararsi una via di fuga agile e sicura.
E se dei superstiti nazisti si fossero salvati e continuassero a tessere le loro spietate trame?
E se questa loggia di ex aguzzini avesse utilizzato le ingenti sostanze depredate al popolo ebreo e non, riconvertendole in investimenti economici a livello mondiale?
Perdon ci catapulta nel mezzo di un intrigo internazionale, dove i criminali di un tempo si sono trasformati in magnati della finanza, manipolatori di interessi economico-finanziari e politici su larga scala.

Il romanzo si presta ad una lettura veloce ed anche gradevole, grazie ad un ritmo di scrittura fluido e ben articolato, e grazie all'ideazione di due personaggi curiosi e azzeccati, in grado di stemperare la tensione di certi momenti con una vena ironica deliziosa.
Di certo è che questo racconto non ha la pretesa di essere esaustivo su ogni argomento trattato, sia esso relativo al passato o alla situazione fotografata nel presente, compiendo talvolta qualche volo pindarico tra un episodio narrato e quello successivo.
Ricordiamo che si tratta di un autore agli albori e che un genere che possa sposare storia ad avventura è forse tra i più complessi su cui cimentarsi; in considerazione di ciò il livello qualitativo del romanzo è buono ed è animato ad ogni riga dalla presenza forte dell'autore, che vive in prima persona insieme ai suoi protagonisti, soffrendo e gioendo con loro.

Una giovane penna promettente, esuberante, con tanta voglia di andare alla ricerca di luoghi insoliti, di scoprire i retroscena storici meno conosciuti, di attraversare il mondo attratto da una insaziabile curiosità e spirito d'avventura.



Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
200
Segnala questa recensione ad un moderatore
Politica e attualità
 
Voto medio 
 
4.2
Stile 
 
4.0
Contenuti 
 
5.0
Approfondimento 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Henry Opinione inserita da Henry    12 Aprile, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Amare la vita

Un libro per non dimenticare quanti hanno combattuto la criminalità e soprattutto per non lascare soli quanti, con coraggio, hanno deciso di affrontarla oggi. Attraverso queste storie di autori siciliani e campani, conosceremo le vicende di personaggi come Don Tonino Palmese e Don Aniello Manganiello, i giovani calciatori dell’Arci Scampia, i giornalisti Pino Maniaci e Mauro Rostagno, il politico Peppino Impastato, il magistrato Raffaele Cantone, Rosario Crocetta sindaco di Gela e molti altri. Ognuno di loro ha deciso, con molti sacrifici, di stare dalla giusta parte. Ma cosa vuol dire stare dalla giusta parte? Vuol dire non piegarsi al potere di pochi, avere una dignità e un’integrità morale, amare la propria terra e la propria comunità. Vuol dire amare la vita e la libertà. Un libro ben scritto che ci farà conoscere una realtà che coinvolge tutti e, troppo spesso, filtrata e manipolata da televisioni e giornali.

Oltre a consigliarvi la lettura di questo libro vi segnalo un’iniziativa importante: i diritti d’autore saranno devoluti a un progetto culturale per i ragazzi dell’istituto penitenziario minorile di nisida.

Vi lascio con una citazione dal libro che riporta un passo di un’intervista fatta a Giuseppe Fava:
"I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee, i mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Il problema della mafia è un problema di gestione della nazione ed è un problema che rischia di portare alla rovina e al decadimento culturale definitivo dell'Italia [...] I mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono solo gli esecutori, anche ai massimi livelli sono solo esecutori. Sono nell'organizzazione, stanno al posto loro e fanno quello che gli altri gli dicono di fare"

Queste parole, così attuali viste le vicende dei giorni nostri, sono state dette a Enzo Biagi nella trasmissione Filmstory il 28 dicembre 1983. Questa è stata la sua ultima intervista perché Giuseppe Fava otto giorni dopo questa dichiarazione è stato ucciso con cinque colpi di pistola.
Vi consiglio di cercare su internet il video di questa intervista e di guardarlo con attenzione perché è molto attuale e molto toccante.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gomorra
I gattopardi
Storia di un giudice
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Scienze umane
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuti 
 
5.0
Approfondimento 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Éowyn Opinione inserita da Éowyn    11 Aprile, 2012
  -   Guarda tutte le mie opinioni

«Rigeneriamoci!»

«È necessario pensare la nostra era planetaria che ha assunto la forma della globalizzazione nell’unificazione tecno-economica sviluppatasi a partire dagli anni Novanta. La navicella spaziale Terra ha iniziato a viaggiare a velocità vertiginosa spinta dai quattro motori incontrollati scienza-tecnica-economia-profitto. Questa corsa ci sospinge vero pericoli crescenti: turbolenze critiche di un’economia capitalistica scatenata, degradazione della biosfera che è il nostro mezzo per continuare a vivere, moltiplicazione delle armi di distruzione di massa coincidente con le convulsioni belliche montanti, tutti pericoli che si sviluppano intrecciandosi vicendevolmente.»

Concepito – nelle parole dello stesso autore – con il proposito di considerare la grande regressione europea, Ma Gauche propugna oggi una «rigenerazione del pensiero, e in particolare del pensiero politico», ideale per cambiare “via” e porre rimedio alla gravità dei rischi dei popoli, delle democrazie e più in generale dell’umanità in crisi. Conformemente a questo intendimento, il filosofo e sociologo francese Edgar Morin ci dà un’immagine fedele del suo pensiero, che si muove fra istanze-impegno-proposte, e tende più a connettere che a distinguere le componenti della crisi planetaria e di civiltà che stiamo attraversando, «le crisi frammescolate e interdipendenti dell’economia, della civiltà occidentale, delle civiltà tradizionali, dello sviluppo»; una policrisi dunque, sulla quale torreggia – per lo più invisibile – la crisi del pensiero. Per meglio comprendere il corso attuale, del resto, è bene prendere coscienza del fatto che «non siamo soltanto in un’epoca di cambiamento, siamo soprattutto in un cambiamento d’epoca», ovverosia, a fronte delle urgenti sfide del nuovo secolo, è bene non occultare l’idea secondo la quale «il sistema planetario è condannato alla morte o alla trasformazione». Non bisogna dimenticare tuttavia le ragioni per sperare: la possibilità di una rifondazione antropo-politica, ma anche antropo-planetaria, e la realizzazione infine di una metamorfosi della politica dell’umanità – chiarirà Morin – in linea con un proficuo orientamento volto alla mondializzazione e parimenti alla demondializzazione, teso al tempo stesso alla crescita e alla decrescita e ancora allo sviluppo e alla contrazione.

Con la presentazione di Nichi Vendola, la nota introduttiva di Sergio Manghi e la postfazione di Mauro Ceruti, Il Centro Studi Erickson ha presentato nel 2011 i 23 articoli e saggi che compongono questo libro – capaci di motivare la volontà del lettore e di rigenerarne invero la speranza.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
100
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
pirata miope Opinione inserita da pirata miope    10 Aprile, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

AL DI LA' DEL BENE E DEL MALE

Difficile non considerare l’ultimo corposo romanzo di King una sorta di testamento spirituale. L’incipit, se la si legge con attenzione, è una dichiarazione di poetica: a mettere in moto l’azione è la lettura da parte del protagonista, Jake, insegnante di liceo, del racconto autobiografico in un tema di un massacro compiuto da un padre violento. C’è chi scrive “sulla difensiva”, riflette Jake, e sono i più; c’è invece chi riesca a scrivere “in attacco”. Lo scrittore autentico è dunque colui che aggredisce e mette in discussione le certezze del lettore e lo spinge a concentrare lo sguardo sulla realtà fino a scoprirne il buco” nascosto, quello che consente di penetrare in una dimensione altra, quella dove lui stesso convive con l’orrore e la follia. Avviene in tutte le opere di King, ma in “22/11/’63” l’esplorazione del caos è ancora più radicale: non si tratta più delle fogne di una città o dei fantasmi sepolti nell’albergo sulla montagna, bensì si chiede all’eroe protagonista di sconfiggere il tempo e la Storia, tornando attraverso una scala magica nel 1958 e impedire l’assassinio di Kennedy. Il clown malefico di “It” ha lasciato una sua impronta su Derry e Derry è la prima tappa del docente proveniente dal futuro: lì non vi sono che presagi, il segno che il male ha inquinato irrimediabilmente la città dell’uomo. Tuttavia il nemico vero di Jake è senza volto e non ha bandiere : è il passato che non ha altro scopo se non la preservazione di sé al di là del bene e del male. La lotta contro un’entità astratta, il cosiddetto caso, non è ad armi pari: l’uomo è mosso dalla volontà utopica di raddrizzare i torti perpetrati dalla Storia, può vincere o perdere, il destino vince solamente perché non ha direzioni precise da rispettare. L’ansia comunicata al lettore dall’eroe benefattore dell’umanità protagonista del romanzo non deriva tanto dalla curiosità di sapere come “andrà a finire”, ma dal dubbio sul senso della missione. È sufficiente l’anelito al bene per modificare la sorte dei popoli e degli individui? Forse si, forse no, tuttavia ciascuno di noi può scegliere se abitare a Derry, la città di It, o condividere con i “buoni” incontrati per strada l’idillio di un “anti-Derry”, un minuscolo villaggio sperduto, dove adolescenti ed adulti ballano la sera della festa.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Tulle le opere di King
A chi è interresato alla seguenti tematiche: i confini dei generi letterari nella letteratura contemporanea-la lotta dell'eroe contro il destino: dall'epica classica alla paraletteratura contemporanea
Trovi utile questa opinione? 
363
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Henry Opinione inserita da Henry    06 Aprile, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La macchina del fango

Cosa accade quando poteri contrapposti lottano per lo stesso obiettivo? Simone Luciani, in questo debutto letterario, ce lo delinea attraverso una Roma dalle tinte noir, dove politica, interessi economici e sesso si mescolano per mostrare una versione molto plausibile degli avvenimenti, che hanno una buona probabilità di accadere veramente.
Le elezioni politiche sono alle porte e Roma sta per scegliere il nuovo sindaco. Questo offre l’occasione a Davide Angeloni di fare il salto di qualità. Finora si è occupato di rovistare nella vita di personaggi famosi in cerca di notizie per il giornale scandalistico per cui scrive. Ora gli viene proposto di trovare qualcosa che possa screditare il candidato del centro sinistra dato per vincente. La macchina del fango, di cui lui è maestro, si mette in moto. Angeloni entra così in un meccanismo molto complesso di cui, a sua insaputa, diventerà presto un ingranaggio sacrificabile.
Un romanzo interessante che mostra come gli interessi economici manovrano lo scacchiere politico come in una partita a scacchi. Le prime pagine sono un po’ lente ma dopo si dimostra un buon libro. Consigliato.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
101
Segnala questa recensione ad un moderatore
Scienze umane
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuti 
 
5.0
Approfondimento 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Éowyn Opinione inserita da Éowyn    03 Aprile, 2012
  -   Guarda tutte le mie opinioni

Etica oggi

Acute riflessioni e questioni etiche di vasta eco nonché interesse. In questa direzione si muove la filosofa italiana Michela Marzano, autrice di un’opera notevole che, nel chiarire lo sviluppo dell’«etica applicata», offre un multiforme ritratto dei dibattiti etici contemporanei. Alle osservazioni della Marzano corrispondono infatti efficaci esemplificazioni di temi e problemi che «assillano oggi non soltanto i filosofi morali ma anche», chiarisce la pensatrice, «qualunque persona che, per via della sua professione o del suo impegno, si confronti con scelte difficili». Gli stessi interrogativi della Marzano emergono parimenti nitidamente e, d’altronde, il porre significative domande costituisce il tratto saliente della filosofia. «Interessarsi all’etica applicata significa […]», come verrà precisato, «cercare elementi di risposta, o quanto meno strumenti di analisi, per affrontare le grandi questioni di oggi». All’interno di questa ampia cornice la pensatrice individua sei gruppi tematici: il primo relativo allo sviluppo della bioetica e dell’etica medica; il secondo al dibattito sulle problematiche relative all’eutanasia; il terzo riguardante l’etica ambientale; il quarto l’etica delle relazioni internazionali; il quinto inerente alla morale sessuale contemporanea e, più in generale, all’evoluzione dei costumi; il sesto la responsabilità sociale delle imprese. Le pagine di Michela Marzano illustrano dunque alcune sfide della filosofia che possono fornire ai lettori elementi utili di confronto con le differenti realtà che oggi ci appellano cui solo l’etica applicata ai problemi reali sta restituendo centralità.

Pubblicata da Edizioni Centro Studi Erickson nel 2011, Etica oggi, per le sue notevoli capacità di analisi, è un’opera che suscita grande attenzione.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
170
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    03 Aprile, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Caotica esposizione...

E' decisamente una bella storia: in un complicato groviglio di vicende familiari, l'autrice ci introduce in punta di piedi in una vicenda che trasuda sangue, affetti ambigui e un sopito terrore...
La storia è sospesa fra passato e presente e in questo sta secondo me l'unico difetto del libro che altrimenti potrebbe definirsi un piccolo e prezioso gioiello: l'esposizione temporale è alquanto caotica; per il lettore diviene assai problematico restare dietro a questo salto incongruente del tempo.
Ci si chiede ma era ieri, oggi, una settimana fa?
Un mese fa? E per comprendere come in realtà e in quale successione temporale si sono svolti i fatti, occorre pazienza e anche una certa dose di lungimiranza, intuito, capacità di capire al di la di ogni logica.
Questa è una vicenda di affetti familiari, di legami di sangue in cui entra l'oscurità di una mente malata che per invidia tenta di distruggere ogni persona, ogni affetto appartenente alla sua immaginaria rivale.
La famiglia non è sempre garanzia di affetto e sicurezza, vi possono essere complotti, malvagità, oscure rivalità mai sopite.
Nella mente umana a volte può scatenarsi la tempesta dell'odio e non saranno sufficienti i "vincoli di sangue" per vincere la distruttività. l'odio mortale.
Ma la vita spesso riscatta i destini di chi è stato vittima di certi malsani legami affettivi.
Consigliato.
Non perfetto come esposizione, ma certo molto interessante nei contenuti.
Saluti.
Ginseng666

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
Sydbar Opinione inserita da Sydbar    02 Aprile, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I dannati non muoiono

La Fannucci, con la pubblicazione TimeCrime, ci propone un hard boiled davvero fresco e scoppiettante. Un libro, di circa 200 pagine, che si legge in un tranquillo pomeriggio senza mai stancarsi, infatti la trama, senza inutili intricate costruzioni, si dipana meravigliosamente e ci descrive una storia che ti arriva nella mente come un pugno in pieno viso.
Nisbet interpreta ottimamente, con il suo stile, il genere letterario di cui sopra, creando un investigatore privato, il buon Windrow, il quale in una San Francisco nebbiosa, viene coinvolto in una storia che ad ogni pagina lascia sgomenti sul come il genere umano possa interpretare la vita e la sessualità, senza mai scivolare nel volgare o nello scontato, descrive semplicemente la realtà, ecco un altro aggettivo da affibiare all'opera: concreta.
Il protagonista, Martin Windrow, mi ha ricordato un altro grande personaggio della letteratura scozzese, John Rebus, il frutto della creatività dello scrittore Ian Rankin. I personaggi sono tutti molto ben delineati e si inseriscono meravigliosamente in una trama asciutta, solida che solo in alcune descrizioni forse diviene un po' prolissa ma si sopravvive.
In questa storia il protagonista non si limita ad indagare su un caso di omicidio ma affronta il pericolo, in modo anche violento, mostrandosi come un vero dannato per il quale ci si chiede può non morire??? Questo non ve lo rivelo ma vi garantisco che Windrow vive e il suo modo di fare è semplice come un colpo di pistolla alla tempia.
Complimenti TimeCrime.
Buona lettura a tutti.
Syd

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Hard boiled, noir
Trovi utile questa opinione? 
142
Segnala questa recensione ad un moderatore
Fumetti
 
Voto medio 
 
4.7
Sceneggiatura 
 
5.0
Disegno 
 
5.0
Originalità 
 
4.0
antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    01 Aprile, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Umano, anche troppo

Avevo già letto diverse opere sulla mafia, compresi il libro intervista di Michelle Padovani e il saggio di Pino Arlacchi citati in questo stesso libro. Avevo già visto anche diversi film. Questa è la prima storia a fumetti, una novità che mi ha consentito di seguire gli stessi avvenimenti da una prospettiva diversa, mi ha aiutato a collegare diversi “fili” sparsi e mi ha insegnato anche qualcosa di nuovo. Inoltre, la storia è ben scritta, ben disegnata, ben strutturata.

La prima parte non è molto scorrevole, ma probabilmente è la complessità stessa della storia rende difficile la narrazione. Le tavole acquarellate, molto belle e realizzate con cura, aiutano a caratterizzare i personaggi e l’ambientazione. Avrei preferito l’utilizzo di caratteri più leggibili, ma nel complesso la parte grafica mi sembra di qualità eccellente: immagini e parole si fondono insieme per raccontare molto di più su un passato recente che troppi non conoscono, conoscono in modo confuso o hanno dimenticato.

Ottima anche la scelta dell’ispirazione ai pupi e ai cunti (il cunto è l’antica forma di racconto orale, da cui è nato anche il racconto fiabesco scritto che conosciamo oggi) di Mimmo Cuticchiu, che consente di agganciare la narrazione a un filone più ampio. Ho apprezzato in modo particolare l’approfondimento delle storie familiari dei protagonisti, perché la società non è altro che “la famiglia della famiglia”.

La storia non è leggera e nemmeno a lieto fine: ho assegnato il punteggio massimo per la piacevolezza valutando il modo in cui è stata raccontata. Un ottimo lavoro, da non perdere.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Soprattutto a chi desidera comprendere meglio il presente e il passato, a chi apprezza le storie raccontate in modo originale.
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti
 
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
Henry Opinione inserita da Henry    30 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Istantanee

24 racconti, come i fotogrammi necessari per fare un secondo di un film. L’autore, partendo da aneddoti realmente accaduti, sviluppa delle istantanee sulla vita di personaggi famosi legati al cinema. Scopriamo così aspetti sconosciuti della loro vita che li rendono più umani. Attraverso questi brevi racconti incontreremo Ingmar Bergman, Alfred Hitchcock, Akira Kurosawa. Scopriremo com’è nato Topolino, che Charlie Chaplin partecipò a un concorso per sosia di Charlie Chaplin e non vinse, che Rambaldi, padre di ET, chiamato a testimoniare in un processo si dichiarò orgoglioso del suo lavoro, in fondo se il regista era stato accusato di aver ucciso dei cani, era merito suo e dei suoi effetti speciali che facevano apparire veri animali dei semplici manichini.
Ad arricchire ulteriormente questi racconti ci sono una sezione speciale alla fine del libro e molte note che aggiungono curiosità agli aneddoti già presentati. Un libro godibile con alcuni racconti riuscitissimi. Un libro originale che gli amanti del cinema e le persone curiose sapranno certamente apprezzare.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
150
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Georgia Opinione inserita da Georgia    29 Marzo, 2012
Top 1000 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Comunque vada...sarà un successo

Marco e Fabiana sono due giovani individui come tanti, assolutamente figli del loro tempo storico; a loro è affidata la narrazione del romanzo, in realtà la narrazione della loro vita e della loro relazione sentimentale. Marco è uno specializzando universitario, un sognatore di professione, aspirante giornalista e scrittore, alla ricerca disperata del suo posto in questo universo confuso ed incerto. Vive e studia a Roma per generosa concessione dei suoi amorevoli genitori, ossessionato dall’eventualità di rimanere vittima di un’esplosione terroristica nella metropolitana, e per nulla sollevato all’idea di passare alla storia come un eroe nazionale. Appassionato di politica, economia, attualità, progetta di rivoluzionare il mondo della comunicazione e dell’informazione, contrariato dal quesito che tutti gli pongono, anche se perfettamente consapevole della sua fondatezza: come realizzare qualcosa sul pianeta Terra senza risorse economiche? Marco racconta gli aspetti emozionali di una generazione quotidianamente in lotta contro l’insicurezza, l’instabilità, l’abbandono, il precariato. Fabiana, da parte sua, è una pittrice in cerca di fama, in attesa della quale lavora come cameriera in un pub: cinica e risoluta, in realtà è stata duramente segnata da un’infanzia difficile che le ha lasciato ferite ancora sanguinanti, rendendola incapace di lasciarsi andare ai sentimenti. E anche quando ciò inaspettatamente accade, ha appena il tempo di assaporarne il piacere poiché il destino le riserva ancora spiacevoli sorprese. Nemmeno l’incontro con Marco allevierà questa sua inquietudine interiore, eppure per lui rappresenta molto, è la sua musa ispiratrice, al punto che il suo abbandono lo farà sprofondare in un forte disagio, un’apatia e un’insoddisfazione nei confronti della vita in genere. Sarà l’ottimismo profuso da quelle tre parole ricorrenti tra le pagine, “andrà tutto bene”, a restituire a Marco l’entusiasmo di ricominciare, di continuare a credere, di guardare oltre, di riappropriarsi del suo presente per costruire il suo futuro.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Poesia straniera
 
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
MCF Opinione inserita da MCF    29 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Poesia brasiliana

Tormentato e ironico: questo è Mario Quintana, un poeta brasiliano. In questo libro, dipinge un mondo che sembra il frutto degli errori di un apprendista stregone che trasforma la realtà provocando indifferenza e solitudine, anziché purificarla e migliorarla. Il risultato è un’umanità meschina, schiava dei suoi desideri, che rimane vincolata alla sfera materiale senza riuscire a proiettarsi verso l’infinito:

“Oh, prendiamo le barche dalle nuvole!
Gonfiamo le vele di venti!
Lanciamo nello spazio, sempre più in alto,
La rete delle stelle …
Ma dalla terra sale un pesante odore di capelli ...
Un lungo, ansimante fremito nei palmeti, intorno ...
La notte nera, lentamente,
Stringe il mondo tra le ginocchia.”

Secondo il poeta, l’uomo teme il nuovo, il diverso, il confronto con la propria interiorità; e quindi rifiuta la poesia che scalfisce le sue certezze:

“La poesia è un sasso nell’abisso,
l’eco della poesia scompagina i profili:
Per il bene delle acque e delle anime
Assassiniamo il poeta.”


Mario Quintana ha l’umorismo e la passionalità propria degli autori sudamericani, come Garcia Marquez e Isabel Allende; come loro, mostra abissi e verità con uno stile musicale e armonioso che si coglie leggendo la versione originale delle sue poesie presente nel testo a fronte.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
charicla Opinione inserita da charicla    28 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

UN MANTRA POSITIVO

Il libro inizia con una sorta d’ironica “promessa personale” atta ad esorcizzare i mali e i costumi della nostra attuale società fondata sulla mediocrità dell’individuo e sull’assoluta superficialità.
Il protagonista del romanzo è Marco, un eterno sognatore, insicuro e paranoico che teme per il suo futuro e per quello della società intera, quella stessa società che sembra avercela perennemente con lui. Vive la sua vita universitaria da alienato, con scarsa voglia di studiare e con incrollabile attrazione verso la più totale apatia, chiedendosi ripetutamente se la scelta universitaria sia davvero quella giusta, insomma quella in grado di dare la svolta definitiva alla sua vita da “sfigato”.
E proprio in seguito al suo trasferimento a Roma, Marco sembra davvero deciso e determinato a prendere in mano la sua vita e inizia a farlo cercando: prima di lasciarsi alle spalle la cocente delusione amorosa con Fabiana e poi tentando di realizzare il sogno di fondare una rivista indipendente e innovativa.
Ben presto però comprende che il percorso è arduo e frastagliato ma non impossibile da percorrere, soprattutto se a compierlo non si è più da soli. Infatti Marco, grazie alla sua ritrovata positività sarà in grado di scorgere anche l’amore che come nel più banale dei casi, era da sempre sotto i suoi occhi ancora troppo ciechi per rendersene conto.
La lettura di questo libro è veloce ed immediata, merito di un linguaggio fresco, semplice e giovanile anche se a tratti un po’ ripetitivo ma mai noioso. Inoltre l’autore, tramite le pagine del suo libro non dimentica mai di rivolgere uno sguardo critico nei confronti della società attuale, lanciando acute frecciatine senza però mai polemizzare troppo. A mio avviso, il messaggio principale del libro è perfettamente riassunto nel suo titolo che risuona da più pagine proprio come un mantra, ovvero che comunque vadano le cose … “Andrà tutto bene” e che piuttosto che una certezza sembra il buon auspicio alla più assoluta positività.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
Politica e attualità
 
Voto medio 
 
3.2
Stile 
 
4.0
Contenuti 
 
3.0
Approfondimento 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Henry Opinione inserita da Henry    28 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sorridere (amaramente)

L’autore, con un tocco d’ironia, racconta sei episodi realmente accaduti mostrando le banali situazioni in cui si perdono gli imprenditori italiani quando cercano di entrare nel mercato internazionale. Si passa dalla vecchia imprenditrice che pensa di saperne di più del consulente appena contattato, al commerciale che ha paura di prendere la macchina per andare da un cliente a Lugano, dal gestore di condomini cui scappa la situazione di mano, all’imprenditore che, senza avere le idee chiare di cosa offrire, esporta macchinari usati nei paesi dell’est. Emblematico l'incontro con la giovane moglie di un vecchio imprenditore, che si riempie la bocca di anglicismi convinta che questo sia sufficiente per rendere internazionale l'azienda.
Sei racconti piacevoli da leggere che in alcuni momenti fanno sorridere (amaramente) lasciando poche speranze per il futuro. Il quadro che ne viene fuori è troppo negativo perché sia rappresentativo del “Made In Italy” di cui tanto dobbiamo essere orgogliosi.
A mio parere la lettura sarebbe stata più piacevole con l'inserimento di qualche episodio, magari curioso, portando alla luce anche esempi di imprenditori che hanno saputo esportare con successo i loro prodotti all’estero.
Un libro adatto a chi ama leggere racconti brevi e ironici, e a chi vuole vedere, dal punto di vista del consulente, uno spaccato di imprenditoria italiana.
Nota dolente il costo (€ 13,50), non proporzionato alla lunghezza del libro (52 pagine).

Indicazioni utili

Lettura consigliata
  • no
Trovi utile questa opinione? 
80
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Argento Opinione inserita da Argento    27 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Si stava meglio quando si stava peggio!

Si stava meglio quando si stava peggio. Questo sembra suggerirci Emilia Apostoae, detta Mica, la protagonista del libro ”Sono una vecchia comunista”, di Dan Lungu, edito da Aìsara.
Scrittore rumeno da noi a oggi sconosciuto, ma, chiaramente, conosciuto nel mondo!
Prescindendo dal fatto che lo scrittore sia famoso oppure no, il libro è davvero interessante, sotto diversi punti di vista. La storia che ci narra attraverso Mica è una rivisitazione dei tempi del regime di Ceau?escu vista dalla prospettiva odierna
In Romania è tempo di elezioni e la figlia di Mica, Alice, che vive nel civilissimo Canada, telefona alla madre per chiederle per chi voterà. Ed ecco che Emilia si scopre a pensare con nostalgia ai tempi del comunismo, quando tutto sembrava peggio, ma, voltandosi indietro, forse si stava meglio.
“All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio…." (Marcel Proust, Dalla parte di Swann)
La telefonata della figlia sembra essere il pezzetto di maddalena che risveglia la memoria della protagonista con tutta la sua dolcezza. Ma la memoria spesso inganna, perché il tempo addolcisce i ricordi sfrondandoli dai contenuti più brutti. E questo succede anche a Mica, che ha oggi una visione nostalgica e quindi edulcorata del regime. I suoi dolci ricordi, come le belle giornate passate in fabbrica a lavorare e a giocare a Backgammon, diventano oggi quasi assolutori nei confronti di un comunismo che ha lasciato pochi nostalgici in coloro i cui amici e parenti ne sono stati vittime Come dimenticare le lunghe ore passate in fila per acquistare beni di prima necessità, la paura di essere perseguitati dal regime, come nemici del popolo, le privazioni accettate in silenzio per anni? Queste apparenti incoerenze portano Emilia a riflettere e a confrontarsi con la differenza che c’è tra il passato e il presente, che va avanti, si evolve, e passa il testimone di mano.
La narrazione si svolge, infatti, su diversi piani, quello di un oggi, moderno e capitalista, e quello di un ieri, in cui il comunismo la faceva da padrone. E con diverse digressioni ci porta ai tempi di Ceau?escu, "Geniul din Carpa?i", il genio dei Carpazi, raccontandoci come si svolgeva la “vita comune” durante il regime, dipingendolo a volte in modo grottesco attraverso storielle divertenti sul Condottiero. Il libro è scorrevole, ha un ritmo piacevole ed è a tratti divertente o amaro. La traduzione è ottima e non fa rimpiangere la lettura in lingua originale.
Dan Lungu è bravo nel farci immaginare come si viveva a quei tempi, senza mai indulgere in pietismi e in invettive politiche, ma soprattutto senza mai raccontare gli orrori di un regime totalitario. Lascia al lettore, conducendolo per mano, la scelta di schierarsi dalla parte di Mica o di Alice, e quindi di decidere, democraticamente, se si stava meglio quando si stava peggio.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
A chi ama l'ironia
Trovi utile questa opinione? 
160
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
2.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
Ally79 Opinione inserita da Ally79    26 Marzo, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il dono di Mariella.

Alle 16.00 di oggi pomeriggio mi sono ritrovata tra le mani questo libro.
Piccolo,piccolissimo con una copertina in bianco e nero meravigliosa.
E’ cosi che ho incontrato Mariella.
Mariella che a tre anni si è presa la poliomelite.
Mariella che ha avuto una madre che non l’ha accolta.
Mariella che scrive”Non mi sentivo cattiva,ma il rifiuto della vita dentro di me era tanto.”
Mariella che si è rifugiata nell’eroina.
Mariella che è stata stuprata.
Mariella che ha contratto l’Aids.

Quante cose le sono successe in una vita sola vero?

Eppure mentre leggi le sue parole,buttate li’ come una sorta di diario personale,come messaggi scomposti di cui si fa portatrice,non provi pietà per lei.
Provi rispetto.
Perché tra le sue inevitabili paure trovi la sua forza,l’accettazione di se stessa,la non rabbia per una vita che non ha di certo ecceduto in generosità nei suoi confronti.
Non c’è traccia di auto compatimento,nessun vittimismo,solo la sua realtà.

Questa donna non è una scrittrice e non ha bisogno di raccontarci storie.
Nessun romanzo,nessuna invenzione.
Non vuole nemmeno darci degli insegnamenti di vita.
Non ci dice “Non drogatevi” e nemmeno “Usate il preservativo”.
Con l’animo aperto ci concede semplicemente la sua vita.
E io le dedico tutta la mia stima.

Un piccolo,piccolissimo libro…prezioso e onesto.
Un piccolo regalo perché quando qualcuno ci permette di entrare cosi a fondo nella sua esistenza ci sta facendo un dono e accoglierlo è nostro dovere.

Buona lettura.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
150
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    25 Marzo, 2012
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Essere la foresta

Copio qui sotto un file musicale. Se voleste ascoltarlo mentre leggete le mie poche righe, per farvi arrivare quello che con le parole non sapro’ di certo trasmettere , il canto della foresta :

http://www.luisdevin.com/fotogallery-ricerca.php?foto=21

Luis Devin, giovane antropologo torinese classe 1975, nell’anno 2000, ancora studente, si reca nella foresta pluviale del Camerun, viene accettato da una comunita’ pigmea Baka, vive a stretto contatto con loro per circa tre mesi .
Viene addirittura approvato il suo accesso ad un rito di iniziazione , che permette ad un ragazzo di diventare un uomo. Un ragazzo bianco, diventera’ un uomo del clan.
Questa e’ una storia vera .
Questa e’ la foresta.
Quella a cui noi, di norma, non abbiamo accesso:

“Entriamo in una zona paludosa. Un’area di foresta sommersa a tratti dall’acqua dove sembra che la vegetazione abbia paura a toccare il suolo, dove gli alberi se ne stanno come in punta di piedi per non bagnarsi, protesi verso l’alto, in equilibrio sulle loro gigantesche radici aeree , dove i tronchi degli alberi si sostengono a vicenda abbracciandosi a un passo dal cielo.”

Finalmente qualcuno ha scritto questo libro, finalmente qualcuno ha vissuto questo libro.
Un meraviglioso connubio uomo bianco visitatore, uomo della foresta, foresta.
Un miscuglio di descrizioni dettagliate di ambientazione pluviale, di foresta vergine, di riti, costumi, usanze di una popolazione ancestrale che vive nel cuore della foresta, isolata dal mondo a noi noto.
Un racconto scritto da una penna brillante, una scrittura diretta e semplice quanto raffinata, spiritoso all’occorrenza Devin sa commuovere sa farti sorridere, ritmo incalzante, aneddoti affascinanti, un giovane uomo bianco che si fonde nel clan nero e ci trasmette la sua curiosita’, la sua inquietudine, la magia di questi luoghi, di questo popolo.

Un libro perfetto, scritto come una fotografia. Viva. Un canto di donne. Un rullo di tamburi. Strilli di scimmie. Un’esperienza di vita, scritta col cuore che al cuore arriva. Come la foresta.

http://www.youtube.com/watch?v=zwA6KXmTfJo&feature=share

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
250
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Georgia Opinione inserita da Georgia    24 Marzo, 2012
Top 1000 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Niente è come sembra

Ogni goccia di sangue che scorre via dalle vene è allo stesso tempo prova di vita e prova di morte: Sienna Hegarty, autolesionista per punizione, ha solo quattordici anni, anagraficamente pochi per regalare perle di saggezza, eppure per lei sono tanti al punto da concedersi filosofiche disquisizioni sull’amore e sul dolore che, concatenati indissolubilmente, governano la vita. Certo la sua di vita non le riserva serenità e spensieratezza adolescenziali , al contrario la proietta rapidamente su binari esistenziali pericolosi come un treno ad alta velocità. Vivace ed esuberante, Sienna è la migliore amica della figlia più grande di Joe, psicologo eccellente, professore universitario, consulente per la polizia di Bristol. Joe non è solo un professionista, ma anche un uomo di sana moralità, un padre premuroso e un marito ancora innamorato, malgrado la separazione. Ogni giorno raccoglie tutta la sua forza di volontà per dominare, assieme alle terapie mediche, il “Signor Parkinson”, in attesa, fiducioso, di una cura risolutiva. Una notte un omicidio efferato trascina Sienna e la sua famiglia in un inferno: il padre viene ritrovato senza vita nella camera di lei e Sienna, ricoperta di sangue e in stato catatonico, è la sospettata numero uno. Ma per Joe questo non è sufficiente, a lui non basta prendere atto di determinate circostanze e coincidenze, lui indaga i perché, le motivazioni, ricerca la causa che ha determinato un effetto: conosce Sienna da tempo, estroversa e disinibita, con la furbizia di una donna nel corpo di una ragazzina, pesantemente penalizzata dal proprio contesto familiare, vittima dei vizi di suo padre, ma non un’assassina! Una serie incalzante di eventi, di soprusi, di complicità, a volte semplicemente di silenzi, o magari di negazioni, perché la mente umana preferisce ignorare e rifiutare l’evidenza piuttosto che affrontarla, illudendosi che la sofferenza sia minore.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
201
Segnala questa recensione ad un moderatore
Libri per ragazzi
 
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Foschia75 Opinione inserita da Foschia75    24 Marzo, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Holly l'altruista

I tulipindi sono folletti molto carini che vivono in un villaggio nascosto allo sguardo degli uomini. Le loro case hanno la forma dei tulipani come anche il loro copricapo. Al compimento del centesimo anno, i simpatici folletti acquistano poteri magici grazie al ciondolo che gli viene donato dal re Tulipus e possono rendersi visibili agli occhi di un essere umano che diventa il loro protetto.
La storia si svolge nel giorno del centesimo compleanno di Holly, che recatasi nel bosco per raccogliere le bacche per la sua torta di compleanno, assiste al rapimento di una bambina da parte della malvagia strega Rubinda, che la rimpicciolisce e la porta nel suo castello per mangiarla allo scoccare della mezzanotte.
Holly con il suo amico Cocci, faranno di tutto per liberare la bambina, fino al sacrificio estremo.....Holly perderà la vita per salvare la bambina. Il sacrificio è un gesto talmente altruistico che verrà ricompensato. La lacrima della bambina restituirà la vita alla folletta che diventerà la sua protettrice.
Il messaggio che ho carpito da questo libricino? L'altruismo e il sacrificio ripagano sempre! Dare senza aspettarsi nulla in cambio, è il gesto più magico che si possa fare. Forse la cattiveria della strega che mangia bambini è un pò troppo forte per un pubblico molto giovane, soprattutto se letta prima di andare a dormire, ma la dolcezza degli altri personaggi la rende molto piacevole.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Da leggere ai bimbi prima di andare a dormire
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
mt Opinione inserita da mt    23 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La verità nascosta.....

La verità è nascosta nella più profonda psiche umana.....giochi di luce/ombre, fantasia/verità.....immaginazione/realtà....scavare nella mente, cercare di mettere i cocci a posto, ricomporre il tutto come se fosse un puzzle..è ciò che Simon sta cercando di fare dopo aver lottato e.....ammazzato un uomo che si era introdotto in casa sua.
Voleva capire perché quell'uomo aveva intenzione di ucciderlo, quell'uomo che a parte qualche dettaglio....gli assomigliava molto, anzi era identico a lui!
Dopo aver scoperto l'identità del suo doppio: Jeremy Shackleford, Simon decide di prendere il suo posto, la sua vita.
Ma chi era veramente Jeremy, cosa nascondeva?
Simon si mette a indagare.....si sente osservato, pedinato, qualcuno vuole farlo impazzire o meglio vuole fare impazzire Jeremy...
Ora non e più sicuro della sua scelta rivuole la sua vita tranquilla....la sua mente vacilla tra realtà e allucinazioni ma piano piano i tasselli si incastrano, la mente riordina i pensieri, la realtà affiora ed ora è tutto chiaro....Simon ora sa chi è e cosa deve fare.
Una trama intrigante, appassionante,originale, bella, bella davvero; una novità editoriale che non può che appassionare il lettore.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
180
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Éowyn Opinione inserita da Éowyn    23 Marzo, 2012
  -   Guarda tutte le mie opinioni

Una storia impossibile

L'amore, l’olocausto, la memoria rappresentano momenti essenziali del costituirsi di questa trama; non lineare né rapida, nel complesso dei mutamenti che la coinvolgono, la storia di Debora e Frydryk va al di là di se stessa e racconta il senso di pensare al passato e di concepirne i legami con il presente. Una storia impossibile, romanzo di Eleonora Heger Vita, testimonia l’identità ebraica e il tragico evento della guerra, ma è dedicato principalmente all’amore, ripercorrendo le vicende di una famiglia smembrata e al contempo tenuta insieme dall’identità dei suoi componenti. È ancora l’appello alla memoria ad alimentare, in queste pagine, la riflessione sulla vita e sulla Shoah. Nel ricercare le loro radici, e accomunati da questa prospettiva, i protagonisti di questa storia impossibile, «o forse anche possibile», semineranno nei cuori dei loro lettori il seme della speranza.

«Parlò un po’ in Yiddish e un po’ in polacco. Parlò a lungo, come fanno spesso i grandi vecchi, consci di essere i depositari di un tesoro che il tempo ha loro affidato e che presto si porterà via per sempre. Il signor Gruenberg sapeva di essere l’unico, l’ultimo possibile depositario di un passato che le tragedie della storia avevano quasi interamente cancellato, sapeva di essere la fonte che quei pellegrini del ricordo erano venuti a cercare.»

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
32
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
gracy Opinione inserita da gracy    22 Marzo, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

All night long!

Il Carver della Romania, così semplice, diretto e intelligente a coniugare i sentimenti attraverso piccole storie ricche di contenuti e sorprendenti risvolti dell'animo umano, quell'uomo che riflette, ama, pensa e attende, si perchè l'attesa del dopo, del poi, del futuro è come la rielaborazione del presente, del quotidiano, attraverso una semplice conversazione, l'osservazione di una moglie riflessiva o un amante casuale, tutto innaffiato da un J&B o una vodka secca. Lo sfondo non è l'America consumistica ma un paese dell'Est Europa che apre gli occhi dopo la dittatura di Ceausescu che sente i tram cantare, i trampoli correre e cadere, attori annebbiati, nonni intolleranti ma saggi, una romantica luna piena, un bambino lupo, topi e tartarughe in cerca di un semplice abbraccio...un altro giro, sciamano!

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
51
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi storici
 
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
Sydbar Opinione inserita da Sydbar    22 Marzo, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Wölfelìn

DA LEGGERE DA LEGGERE DA LEGGERE
Epico Epico ed ancora Epico, questo è l'unico aggettivo che mi viene in mente. Complimenti ad Angelo Caimi ed alla casa Edizioni Forme Libere, perchè questa è una grande opera che in alcuni tratti mi ha ricordato "I Pilastri della Terra" di Follett ed è solo per questo, non azzardato paragone, che non mi sento di dare il massimo dei voti a questo libro ma moralmente gli ho anche assegnato la lode ed il bacio accademico.
Romanzo storico, il primo di una saga di quattro parti, ambientato nelle terre tra l'odierna Lombardia e Piemonte nel XIII° secolo.
Wölfelìn, giovane lupo, un ragazzo di nome Stephan e della sua ascia da battaglia, la leggendaria Madaerin, sono i protagonisti attorniati da una svariata quantità di personaggi, alcuni esistiti realmente ed altri di pura fantasia dell'autore, tutti caratterizzati molto bene sia nei tratti fisici che psicologici. Fantastiche le figure di Gerbert l' esploratore e della spia - assassino Sa id, quest' ultimo un personaggio fosco e misterioso che ci farà restare col fiato sospeso fin dalla sua comparsa nella storia senza mai abbandonarci realmente.
Emerge, dal tutto, un quadro dei personaggi che mi porta a dire "l'abito non fa il monaco" e credetemi sarà così fino all'ultima pagina, di queste 600 che non permettono al lettore neanche una pausa, si, perchè la trama è così avvincente e le avventure così rocambolesche che non si possa abbandonarne la lettura.
La storia è caratterizzata da momenti di superba grandiosità espressa nella descrizione di battaglie o scontri tra fazioni soldatesche e regolamenti di conti, ma allo stesso tempo la trama è pervasa da tristezza e malinconia sconcertanti, alcuni momenti sono davvero crudi ed assurdamente crudeli senza scivolare mai nel banale e scontato. Una scioltezza narrativa che lascia vittima il lettore, da parte dell'autore carnefice che obbliga ad amare, odiare, subire, godere, ammirare e disprezzare allo stesso tempo i personaggi tutti, i sistemi organizzativi medioevali, ed a volte anche una trama davvero spietata sia col lettore che con i personaggi.
Il piacere che ne è derivato dalla sua lettura e soprattutto la voglia di rileggere Angelo Caimi mi impone di chiedere formalmente alla casa editrice quando verrà pubblicato il secondo capitolo di questa saga che mi ha conquistato al primo colpo.
Un plauso sempre alle Edizioni Forme Libere che hanno pubblicato un'opera credendo nel progetto e producendo un tomo rilegato con copertina rigida ed una sovracopertina, seppur semplice sicuramente indovinata, questa edizione è anche caratterizzata da una cartina geografica che aiuta il lettore per orientarsi lungo il tragitto percorso dai vari personaggi, durante la lettura.
Angelo Caimi, scrittore ITALIANO, i suoi protagonisti, la storia, la leggenda narrati, una vittoria editoriale su cui investire per una lettura che ammalia.
CONSIGLIATO L'ACQUISTO.
Buona lettura a tutti.
Syd

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Romanzi storici
Trovi utile questa opinione? 
263
Segnala questa recensione ad un moderatore
Racconti
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Elisabetta.N Opinione inserita da Elisabetta.N    21 Marzo, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La valle delle acacie

"La valle delle acacie" è un libro interessante che mostra un momento di un'epoca dove la vita era semplice, ma anche dove le guerre erano feroci e violente.
Ci troviamo nel 1228 alle porte di Gerusalemme dove l'imperatore Federico Svevo è accampato in attesa di conquistare la Terra Santa. Alla porta della sua tenda si presenta Gamal, un derviscio (monaco) egiziano che si appresta a raccontare la sua storia in cambio di un buon pasto.
All'inizio il racconto di Gamal si basa solamente sugli ultimi fatti che lo hanno condotto lì affamato e quasi cieco ed è interrotto dai vari commenti dell'imperatore, ma poi incomincia a narrare il suo viaggio dal luogo di partenza.
Gamal viveva a Organza e lì aveva conosciuto due musicisti, Safat, un ebreo gigantesco rispettatto da tutti, e Caterino detto Quatar-in.
Il gruppo così formato gira fra i vari banchi del mercato della città fino a trovare uno strano mago che li incuriosisce.
Il mago offre al gruppo di partire con lui per salvarli (a suo dire) e fa la stessa proposta anche a Ciassarre un ragazzo persiano, incuriosito come il gruppo dallo strano mago.
Alla fine Safat, Gamal e Ciassarre (Caterino non parte con loro, si rincontreranno?) decidono di seguire il mago che si rivela essere un principe mongolo di nome Ogodei.
Il principe vuole l'aiuto del gruppo solo per leggere un'antica iscrizione su una rupe che dovrebbe condurre a un tesoro.
Il gruppo compierà un viaggio tra tempeste e tormente di sabbia, incontrando anche, per un componente del gruppo, l'amore.

La trama è allettante, ma ci sono alcuni punti che mi hanno fatto dare un punteggio più basso.
In primo luogo vi sono alcune frasi in latino di cui si intuisce il significato ma che non vengono tradotte o spiegate.
Ho invece apprezzato le scritte in aramaico e in persiano che hanno dato, a mio avviso, un tocco di originalità, inoltre sono state in seguito spiegate o tradotte e quindi non hanno tolto compresibilità al testo.
Un'altra cosa che non ho apprezzato, è il fatto che, soprattutto all'inizio del libro quando ancora non si ha famigliarità con i personaggi, vengono usati nomi diversi per indicare la stessa persona. Ad esempio l'imperatore viene chiamato anche Lo Svevo, o solo Federico, così per Gamal viene usato anche derviscio o monaco.
Mi sare infine aspettata uno ampliamento della storia delle scritte miseriose che rimangono un gran punto interrogativo anche se capisco che al gruppo le iscrizioni non interessavano ma avevano altri valori da perseguire.

Nel complesso La valle delle acacie è una lettura gradevole e consigliata.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
90
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
Valerago Opinione inserita da Valerago    21 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Le mille trappole della rete

Storia di moderni truffatori, in “Schegge di Celeste” il computer diviene il mezzo attraverso il quale si possono manipolare le persone, organizzare affari illeciti, spesso rovinare la vita di perfetti estranei, facendo ben attenzione a non rimanere gabbati a propria volta!
Celeste Ardemagni è un’abile hacker, vive in simbiosi con il suo computer, lascia la fortezza rappresentata dalla sua casa solo se costretta e, in queste occasioni, prova una profonda ansia se si trova in mezzo ad altre persone. La sua vita prende decisamente una piega diversa dopo aver letto l’annuncio di Bianca Del Prado, nota attrice in declino, che cerca un uomo perfetto per poter avere un bambino, in cambio un bel mucchio di soldi! Celeste ingaggia, allora, il bello e stupido Vitaliano Spatuzzo, figlio di un boss mafioso latitante, e con lui organizza una truffa nella quale lui mette l’avvenenza mentre lei il cervello e un perfetto uso del computer. Ma Vitaliano e poco intelligente e molto chiacchierone, ben presto la hacker si troverà coinvolta in affari più grandi di lei e, alla fine, chi di frode informatica ferisce…
Trama piuttosto intrigante, anche se soffre di qualche semplificazione un po’ eccessiva in alcuni punti; lettura piacevole, che scorre in maniera fluida e porta il lettore a voler conoscere il finale il prima possibile. Libro adatto ai fissati del computer, la storia può essere un monito ad usare questo mezzo straordinario con intelligenza e moderazione.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
  • no
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    20 Marzo, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

In un fiato


L'ho letto proprio così: in un fiato.
È opera di uno degli autori emergenti proposti da Qlibri: Cinzia Franceschinelli, una donna giovanissima e già una penna promettente ed interessante.
Si tratta di un romanzo d'amore, d'amore giovane, fra giovani.
Il linguaggio, asciutto e moderno, è brillante nei dialoghi che arricchiscono il testo e descrive senza fronzoli l'evolversi di un sentimento e la maturazione di una coppia che (come di prassi) dovrà attraversare momenti di esaltazione e di sofferenza, dovrà cercarsi, perdersi e ritrovarsi per poi forse perdersi ancora...
Il romanzo ha un ottimo equilibrio ed i personaggi rimangono fedeli a loro stessi, si fanno amare e non si modificano nel corso del racconto, come spesso accade, per agevolare la trama.
L'ho letto con piacere e con altrettanto piacere lo raccomando soprattutto a chi è coetaneo dell'autrice, ma anche a chi ha voglia di sentirsi giovane per qualche ora.


[…]
Stringo le labbra e mi metto a fissare il pavimento.
Se l'anno scorso mi avessero detto che le cose si sarebbero messe così non ci avrei mai creduto. Non posso continuare così, sono sposata; seppur in modo strano amo Francesco e questa situazione mi uccide. Mi giro e vado verso la mia borsa.
“Non voglio farti del male, significherebbe farlo anche a me stessa.” - Sospiro - “Torno a casa, credo sia meglio.”
Scuote la testa, si prende le tempie fra le mani e io non ce la faccio a vederlo così; quando si tratta di Jean divento estremamente fragile. Mi rendo conto di non avere la forza di fare nulla, non riesco a lasciare lui, a lasciare Francesco, ma più di tutto non riesco nemmeno ad andarmene da questa casa.
[…]

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
a chi ama le storie d'amore ma teme l'iperglicemia...
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Gialli, Thriller, Horror
 
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Georgia Opinione inserita da Georgia    19 Marzo, 2012
Top 1000 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Tra delitti e storia

Pagine di storia e di testimonianze ci raccontano la distruzione, l’inedia e la crudeltà che qualsiasi guerra inevitabilmente reca con sé. Durante il secondo conflitto mondiale, in Italia, ideali nobili quali democrazia e libertà, violentemente soffocati dal nazifascismo, costituirono l’obiettivo comune della lotta partigiana: era il momento di resistere, anche al prezzo di uccidere per non essere uccisi, e per regalare al paese un barlume di speranza. Era il 1945…..e sulle sue rovine la gente fiduciosamente costruì, mattone dopo mattone, il proprio futuro; le atrocità della guerra furono relegate ad un tempo passato, ed il loro ricordo sepolto insieme alle vittime. A Case Rosse, però, piccolo borgo arroccato sull’Appenino tosco-emiliano, ancora nel 1995,qualcuno, forse, nonostante gli anni trascorsi, non ha trovato la forza di dimenticare, al contrario ha curato le proprie ferite alimentando un sentimento di giustizia a tutti i costi. Sarà Roberto Serra, sostituto commissario di questo minuscolo comune, abile investigatore un tempo appartenuto ad uno speciale reparto di indagini, a rievocare nella mente e nel cuore dei suoi abitanti la sofferenza e l’orrore vissuti 50 anni prima. La notte del Capodanno del 1995, appunto, un triplice omicidio infrange la quiete di questo paese silenzioso e desolato, inchiodato al suolo per non scomparire tra la nebbia delle montagne. Un delitto perpetrato con una violenza inaudita. Una verità nota a tutti, ma taciuta tra la paura e il dolore… per non ricordare. Case Rosse diventa il simbolo della giustizia e della vendetta, nella sua piazza centrale un angelo di bronzo che solleva un corpo: “Affinché i martiri riposino in pace”. Un thriller che cattura e non molla, un romanzo che coinvolge ed emoziona, un viaggio nella storia per non obliare il sacrificio di chi ci ha reso uomini liberi.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
200
Segnala questa recensione ad un moderatore
Romanzi
 
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Éowyn Opinione inserita da Éowyn    19 Marzo, 2012
  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il diario di Lara

Come è noto, i pensieri che si presentano in un diario corredano di routine le sue pagine di note riservate. Prendiamo dunque come esempio un diario di originale rilievo, ma sorretto da un curioso spirito di amichevole condivisione, cioè il diario di una donna, il cui interesse risulta considerevolmente accresciuto dal savoir vivre fresco e fantasioso dell’autrice. Non può che trattarsi del diario di Lara! Chiara Santoianni – scrittrice dagli accattivanti toni comunicativi – ci regala il comico ritratto di un’appassionata lettrice di Cosmopolitan, tracciato con larghi segni di amabilità, grazie ai quali, Lara – single “cosmocomica” – ispira la simpatia del lettore e appare forte e fiera a dispetto di una grande traversia sentimentale e contro le consuete vicissitudini lavorative emergendo raggiante e piena di vita. Il suo diario, lungi dal raccontare episodi barbosi, riuscirà a divertirvi.

«Ho letto l’articolo di Cosmopolitan Ottieni una pancia piatta in 24 ore. Mi basterà seguire tutti gli step, sarà un gioco da ragazzi. […] “Finisci la giornata con una cena leggera”, sentenzia il consiglio #5. “Mangia piano, mastica bene e non telefonare durante il pasto”. A farmi derogare a quest’ultima regola pensa Samantha, che mi chiama per organizzare l’uscita di stasera mentre sto spizzicando un sandwich carciofini e crudo. È sabato, me n’ero dimenticata! Il Cosmoprogramma, però, mi assiste anche in questo caso.»

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
1549 risultati - visualizzati 1401 - 1450 « 1 ... 25 26 27 28 29 30 31 »

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Ali d'argento
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Io sono il castigo
Valutazione Redazione QLibri
 
3.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Eredità
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Il senso della mia vita
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Primavera
Valutazione Utenti
 
4.5 (1)
Ohio
Valutazione Redazione QLibri
 
2.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La selva degli impiccati
Valutazione Redazione QLibri
 
4.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La locanda del Gatto nero
Valutazione Redazione QLibri
 
3.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Una lettera per Sara
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Come un respiro
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Predatori e prede
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
La pista. La prima indagine di Selma Falck
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Altri contenuti interessanti su QLibri